martedì 18 febbraio 2020

Gli arazzi ATTI DEGLI APOSTOLI di Raffaello in CAPPELLA SISTINA


In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello Sanzio (Urbino 1483-Roma 1520), dal 17 al 23 febbraio 2020 i Musei Vaticani hanno il piacere di presentare la Cappella Sistina magnificamente adorna dei preziosi arazzi della serie Atti degli Apostoli realizzati su cartoni di Raffaello.

“1520-2020: una celebrazione favolosa – 500 anni – la metà di un millennio, che ha visto Raffaello Sanzio da Urbino protagonista della bellezza, dell’armonia, del gusto e dell’ispirazione creativa di generazioni di pittori, scultori, decoratori, architetti ed artisti.
Un artista universale, Raffaello, che ha fornito alla civiltà figurativa occidentale i modelli supremi della Bellezza.” afferma Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani. Dopo la presentazione della ricostruita Pala dei Decemviri opera di Pietro Perugino maestro di Raffaello, ai Musei Vaticani le Celebrazioni Raffaellesche entrano nel vivo con la rievocazione del suggestivo grandioso allestimento in Cappella Sistina degli arazzi ideati da Raffaello che l’artista non poté mai ammirare al completo causa la morte prematura. I Pontefici Sisto IV (1471-1484) e Giulio II (1503-1513) fecero eseguire nella Cappella Magna di Palazzo rispettivamente il ciclo pittorico delle pareti e la volta michelangiolesca. Papa Leone X (1513-1521) volle completare tramite l’arte il messaggio religioso di uno dei luoghi più sacri della Cristianità e, nel 1515, incaricò Raffaello del prestigioso compito di realizzare i cartoni preparatori per una serie di arazzi destinati a rivestire la zona inferiore delle pareti affrescate a finti tendaggi. Tra il 1515 e il 1516 Raffaello concepì un grande ciclo monumentale con le storie delle vite di San Pietro e San Paolo, i cui cartoni preparatori vennero mandati a Bruxelles per la realizzazione degli arazzi presso la nota bottega del tessitore Pieter van Aelst. I dieci arazzi giunsero in Vaticano fra il 1519 e il 1521.

“Pochi mesi prima della prematura ed improvvisa scomparsa dell’artista – il 26 dicembre 1519 – per la festività di Santo Stefano, i primi sette arazzi della serie vennero esposti alla presenza del suo illustre committente. Il cerimoniere della Cappella Papale, Paris de Grassis, annotava che a universale giudizio non si era mai visto niente di più bello al mondo:ut fuit universale juditium, sunt res qua non est aliquid in orbe nunc pulchrius.”

‘’L’intenzione dei Musei del Papa è quella di condividere – a cinquecento anni di distanza – la stessa Bellezza in omaggio al divino Raffaello.

Per comprendere pienamente Raffaello bisogna venire in Vaticano.” precisa il Direttore dei Musei V aticani. La rievocazione storica che si presenta il 17 febbraio 2020 offre per un’intera settimana l’eccezionale opportunità di ammirare nella sede per cui furono pensati e voluti da Papa Leone X tutti gli arazzi di Raffaello conservati nelle Collezioni Vaticane ed esposti a turno nel Salone di Raffaello della Pinacoteca Vaticana: in omaggio al ‘divino’ Raffaello, ma anche quale suggestiva memoria dell’antica consuetudine di adornare la maggiore Cappella Papale durante le solenni cerimonie liturgiche del lontano passato. Tale eccezionale rievocazione è il frutto di lunghi anni di impegnativi studi da parte di specialisti internazionali, che hanno confrontato le scarne notizie storiche riguardanti le rare antiche solenni cerimonie liturgiche per le quali erano stati adoperati gli arazzi con la realtà delle pareti della Cappella Sistina. Provato per alcune ore nel 1983 e nel 2010 secondo varianti interpretative, nell’anno 2020 – in onore del grande Raffaello nel V centenario della morte – si è deciso di proporre nella sua interezza la serie completa di tutti gli arazzi nell’originale posizionamento, compatibilmente con le trasformazioni subite nei secoli dalla Cappella Sistina, a cominciare da quella della parete dell’altare per la realizzazione del Giudizio Universale di Michelangelo.
Come speciale omaggio a Raffaello da parte della Direzione dei Musei e dei Beni Culturali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, a cura di Alessandra Rodolfo (Curatore dei Reparti Arazzi e Tessuti e Arte dei secoli XVII e XVII dei Musei Vaticani) con la preziosa collaborazione del Laboratorio di Restauro Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani e grazie all’intenso sforzo corale di tutti i competenti uffici e servizi impegnati nell’operazione, la ineguagliabile rievocazione dell’antico allestimento viene offerta alla pubblica visione per l’intera settimana dal 17 al 23 febbraio.

In tale periodo, la possibilità di ammirare la straordinaria esposizione sarà offerta a tutti i visitatori dei Musei Vaticani durante il consueto orario di apertura museale e secondo le consuete modalità di visita.


Orario di visita da lunedì 17 a domenica 23 febbraio 2020: ore 9,00-18,00 (ultimo accesso ore 16,00). Visita libera inclusa nel biglietto d’ingresso dei Musei Vaticani.

Orario di visita domenica 23 febbraio 2020: ore 9,00-14,00 (ultimo accesso ore 12,30). Visita libera gratuita poiché ultima domenica del mese.

INFORMAZIONI
Ufficio Stampa Musei Vaticani: stampa.musei@scv.va− tel. 06 69883041.
www.museivaticani.va


pubblica: 

lunedì 17 febbraio 2020

Charlotte Thiis Evensen - Children Falling


La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con Children Falling, la mostra personale dell’artista svedese Charlotte Thiis Evensen.

Charlotte Thiis-Evensen, nata a Nyköping , in Svezia , ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Oslo ma ha anche una formazione in letteratura comparata e ha lavorato come giornalista presso la Norwegian Broadcasting Corporation sia per documentari che per programmi ed eventi culturali.
Per il suo particolare background come giornalista e artista, in numerosi progetti artistici ha esplorato il rapporto tra arte e documentario realizzando incontri ravvicinati ,interviste e storie di vita personale che sono divenuti un fattore comune in molte delle sue opere e installazioni video. 
Il suo lavoro si svolge nell' ambito della fotografia, del video, della performance e dell'installazione ed è stato presentato a livello internazionale presso importanti istituzioni come il Lillehammer Art Museum, OSLO Contemporary e Kunstnernes Hus. I suoi film sono stati proiettati in numerosi festival in Francia, Germania, Spagna, Norvegia e altrove.

L’artista propone in questa mostra due video Children Falling e The Bathtub e una serie di stampe fotografiche che fanno parte del suo ultimo lavoro , Gold Watch.

Charlotte Thiis-Evensen pone le questioni personali e familiari al centro della sua arte e, utilizzando una forma documentaristica, crea delle narrazioni basate sull'esperienza vissuta da individui che fanno parte della sua cerchia di conoscenze, per lo più bambini e adolescenti. Il suo intento è di realizzare opere che esplorino questioni riguardanti la libertà individuale, affrontando il tema complesso delle relazioni di potere spesso non esplicite che limitano gravemente la possibilità di agire dell'individuo.
Children Falling fa parte di una serie di tre video che esaminano bambini e adolescenti mentre formano la loro identità.La libertà personale è un tema centrale: fino a che punto si ha l'opportunità di agire liberamente? In questo lavoro , l’artista invita lo spettatore a leggere in profondità in che modo movimenti minimi possano esprimere azioni e scelte esistenziali e Io slow motion consente di esaminare come una semplice azione possa passare dal bene al male in un solo attimo.
The Bathtub è il terzo lavoro della serie, realizzato nel 2014.
E’ un'opera video a doppio canale che rappresenta l'amicizia e la tenerezza tra persone diverse tra loro per età e colore della pelle. Ma le immagini mettono anche in discussione la nostra percezione di ruoli e relazioni di potere . Attraverso un'azione meditativa e calma - versare acqua su un altro essere umano - assistiamo a scene di intimità domestica che si svolgono in una stanza bianca e neutra: un ragazzo africano versa acqua su una ragazza bianca europea, un bambino versa acqua su una ragazza più grande, una ragazza dalla pelle scura versa acqua su una ragazza bianca, e così via. Mediante un'azione apparentemente di tipo quotidiano e semplice come lavarsi l'un l'altro, si rappresentano la cura reciproca e la riconciliazione. Bathtub affronta i nostri preconcetti e riflette sull’idea di uguaglianza e rispetto. 
Infine Gold Watch , il più recente lavoro dell’artista, sei ritratti di adolescenti di Notodden, scattati in un momento in cui erano disoccupati. Il titolo allude all’orologio ricevuto dal proprio nonno dalla ditta in cui aveva lavorato per 25 anni. L’artista ha conversato con loro sul significato del lavoro e li ha fotografati in studio mentre indossano l'orologio d'oro del nonno, chiedendo ad ognuno di scegliere una postura da pubblicità di orologi di lusso.

Charlotte Thiis-Evensen (1968) vive e lavora a Oslo, in Norvegia. Ha conseguito un Master in Scienze letterarie presso l'Università di Oslo e ha studiato arte alla National Academy of the Arts di Oslo. Come artista esplora il rapporto fra arte e documentario in video, foto e installazioni. Molte delle sue opere illustrano come le strutture di potere non dette limitino seriamente la libertà di azione dell'individuo. Oltre alla produzione artistica ha lavorato come giornalista presso la Norwegian Broadcasting Corporation per quindici anni sia con film documentari che con programmi giornalistici. Negli ultimi cinque anni Charlotte Thiis-Evensen ha condotto il suo programma televisivo nella Norwegian Broadcasting Corporation chiamato The Architects Home. È regista e presentatrice di questo programma. Thiis-Evensen ha esposto in luoghi e festival d'arte nazionali e internazionali, tra cui: The Artist's House, Oslo in Norvegia, Bergen Art Museum (KODE) a Bergen, Norvegia. Biennale di fotografia di Riga in Lettonia, OSL Contemporary, Oslo. DOK Lipsia, in Germania, Festival del documentario nella città di Goyang, Corea del Sud, Museo nazionale d'arte, Oslo in Norvegia e DokumentART, Neubrandenburd in Germania.

Charlotte Thiis Evensen - Children Falling
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 29 febbraio, 2020, ore 19.30

Periodo
29 febbraio– 15 aprile2020

Orario di apertura
Lunedì ,martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 392.5985840
info@muratcentoventidue.com

domenica 16 febbraio 2020

Alla Fondazione Gianfranco Ferré: The Spirit of Sahiwal di Sohail Karmani

Sohail Karmani - The Spirit of Sahiwal
courtesy the artist

Martedì 18 febbraio alle ore 18.30 presso la Fondazione Gianfranco Ferré (Via Tortona 37, Milano) si terrà la conferenza stampa di presentazione del libro The Spirit of Sahiwal del fotografo Sohail Karmani, un progetto editoriale nato dall’idea di Francesca Interlenghi, docente di Storia del Costume e della Moda presso IAAD -Istituto d’Arte Applicata e Design.

Accanto a Francesca Interlenghi che modererà l’incontro, interverranno Sohail Karmani, l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo del Corno, l’artista di fama internazionale Mustafa Sabbagh e lo storico, critico e docente di fotografia Roberto Mutti.

“La città di Sahiwal è diventata improvvisamente reale il giorno in cui dentro vi ho scovato gli occhi di una bambina. Sbucavano timidi e scuri da dietro una tenda e nell’affacciarsi alla vita mi hanno dato l’impressione di essere più forti della vita stessa. E’ nato così, in maniera del tutto spontanea, il mio interesse per questa ricognizione fotografica” spiega la curatrice Francesca Interlenghi ideatrice del progetto.

In effetti le immagini raccolte in questo volume e scattate a Sahiwal, in Pakistan, sono ricche di pathos. Il viso, luogo per eccellenza dell’espressione dei sentimenti, e il suo equivalente artistico, il ritratto, sono quasi sempre protagonisti e sempre cristallizzano l’esistere dell’Altro. Foto che raccontano l’uomo e le sue necessità, le diverse culture e il loro quotidiano evidenziando ciò che il nostro spirito ha di fondamentale: la dignità.

A sollecitarmi nella realizzazione di questo progetto, un linguaggio dell’evidenza - continua Interlenghi- che sa imporsi senza artifici, in maniera netta e densa, tanto agli occhi quanto al cuore. Un linguaggio limpido, inequivocabile, quasi tangibile, capace di restituire l’immediatezza e la vitalità di una natura umana feconda, fatta di volti e di corpi cristallizzati in tutta la loro autenticità. Colte da un’angolazione realista, le fotografie di Sohail Karmani sono come finestre che si aprono sulla vita e sul quotidiano: frammenti di istanti che offrono una rappresentazione intima, ravvicinata e cromaticamente esuberante di una civiltà di stampo rurale in cui prevalgono ancora gli aspetti pratici, concreti, dell’esistenza. Proveniente da una famiglia di origini pakistane, il fotografo Sohail Karmani si è recato per la prima volta nel 2010 a Sahiwal dove sopraffatto dai colori e dalle storie racchiuse in ogni angolo di strada, ne ha tratto la ricognizione fotografica oggetto appunto di questo libro. Mantenendosi lontano dal cliché dolorosamente affascinante di un Oriente fatto di ultimi e di dimenticati, ed evitando qualsiasi spettacolarizzazione o strumentalizzazione della sofferenza, il volume, secondo lo stesso intento di Francesca Interlenghi, intende offrire uno spaccato ravvicinato, e in molti casi intimo, della società sahiwaliana cogliendone frammenti e suggestioni della vita quotidiana.

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CONTATTI CON LA STAMPA
Antonella Maia
cell 349 4757783
press@antonellamaia.com

Francesca Interlenghi
cell 331 6400946
francesca@thedummystales.com

Francesca Interlenghi
Classe ’73, Francesca Interlenghi è scrittrice, curatrice indipendente, performer e docente di Storia del Costume e della Moda e di Comunicazione presso IAAD (Istituto d’Arte Applicata e Design) nelle sedi di Torino e Bologna. La sua esperienza professionale nel campo della moda inizia nell’azienda tessile di famiglia e prosegue poi tra Londra, Parigi e Bruxelles dove collabora con lo stilista belga Olivier Theyskens. Attualmente scrive di arte e moda per diverse riviste tra cui Il Fotografo - dove firma una propria rubrica sulla fotografia di moda - l’austriaca StayInArt e Rivista Segno, oltre a essere autrice del proprio blog thedummystales.com. Da sempre interessata alla contaminazione dei linguaggi espressivi, indaga i rapporti di mutua reciprocità che la moda instaura con le arti focalizzando la propria attenzione in particolar modo sui designer emergenti italiani e stranieri. La sua è una ricerca multisfaccettata che ambisce a una lettura della complessità dei fenomeni della contemporaneità e insiste sui temi dell’identità e del cambiamento. Ha partecipato a diverse video performance, realizzato performance pubbliche e preso parte al film “Voglio vivere senza vedermi” di Bruno Bigoni e Francesca Lolli presentato alla 37^ edizione di Torino Film Festival. Nel 2019 ha curato la pubblicazione internazionale italiano/inglese del volume del fotografo Sohail Karmani edito da Skira Editore. 

Sohail Karmani
Sohail Karmani, londinese, nato e cresciuto in Inghilterra, risiede ad Abu Dhabi dove è professore ordinario presso la New York University. Ha un background accademico in linguistica applicata e attualmente tiene il corso di laurea Power and Ethic in Photography. Nel 2016 è stato selezionato per la seconda edizione del talent show Master of Photography e alla sua ultima serie fotografica, nella quale documenta la vita dei pescatori gujarati di Abu Dhabi, si è interessata la CNN dedicandogli un ampio servizio. Nel Novembre 2019, edito da Skira Editore e curato da Francesca Interlenghi, è stato pubblicato il suo primo libro dal titolo “The Spirit of Sahiwal”.


Sohail Karmani
‘THE SPIRIT OF SAHIWAL’
Curatore: Francesca Interlenghi
Editore: Skira 
Collana: Fotografia Cataloghi
Lingua: bilingue (italiano-inglese)
Anno: 2019
Dimensioni: 28 x 30 cm
Pagine: 156
Illustrazioni a colori:120

Fondazione Gianfranco Ferré (Via Tortona 37, Milano) 
Presentazione libro
The Spirit of Sahiwal di Sohail Karmani 
a cura di Francesca Interlenghi
Martedi 18 febbraio 2020 ore 18,30



pubblica: 

venerdì 14 febbraio 2020

Gabriel Orlowski - Technicolor


Shazar Gallery presenta Technicolor, la prima personale italiana di Gabriel Orlowski. L’artista polacco ha prodotto in esclusiva per la galleria di via P.Scura un progetto fotografico focalizzato sulle capacità della luce di trasformare la fisicità dei soggetti ritratti, di cambiarne l’essenza in favore in una consistenza eterea e autonoma. 

Classe ’89, il fotografo, che vive e lavora a Varsavia, è stato recentemente nominato come uno dei "Giovani Lynx" dalla rivista Contemporary Lynx, l’elenco dei più importanti giovani artisti polacchi (2018). Autore e collaboratore di varie riviste e libri d'arte, si interessa ai linguaggi digitali e alla musica ed ha esposto in mostre personali e collettive in tutta Europa. In Technicolor Orlowski mostra i recenti lavori concepiti per l’occasione, nove fotografie che aprono finestre su mondi isolati, silenti ed equilibrati in cui l’occhio indaga una realtà parallela fatta di linee e pulviscoli dorati che definiscono nuove prospettive. L’artista ingaggia con la luce una specie di gioco, serio, a caccia di potenziali scoperte: “Lascio filtrare un poco di luce, lascio che la stanza sia inondata da una sottile aura di psichedelia, e aspetto che essa si insinui vicino alla soglia, che proietti la sua ombra sui muri o che scivoli su una distesa d’acqua, evitando qualsiasi contatto diretto… solo allora sono consapevole che essa, la luce è proprio lì”. La ricerca del fotografo si concretizza in composizioni pulite, nette, precise in cui tuttavia i viraggi di luce sono sempre accesi, caldi, decorativi, un approccio peculiare che diventa la sua cifra stilistica 

Gabriel Orlowski vive e lavora a Varsavia, ha conseguito il Master in Fotografia presso il Dipartimento di Fotografia della Scuola Nazionale di Cinema, TV e Teatro di Łódź. Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive in tutta Europa, tra cui Agnes B. Galerie du Jour a Parigi (2014), Galeria Leto a Varsavia (2015) e Zigutamve a Vienna (2018), nonché una mostra durante la Warsaw Gallery Weekend 2018 nello Stroboskop Art Space.


Gabriel Orlowski - Technicolor
fino al 31 marzo 2020 
dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 19.30 e sabato su appuntamento

Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli Tel. 081 1812 6773 – info@shazargallery.com
Instagram: shazargallery – FB: shazargallery

giovedì 13 febbraio 2020

Massimo Bartolini - On Identikit

Massimo Bartolini, Madrigali A Cinque Voci Dell'Illustrissimo, & Eccellentissimo Prencipe Di Venosa, D. Carlo Gesualdo - Libro Terzo, inchiostro su carta, 2019




Dal 16 febbraio al 22 marzo 2020, lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con l’installazione di Massimo Bartolini dal titolo On Identikit, primo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

Le opere di Bartolini, spesso pensate a partire da un contesto specifico – un’opera, una collezione – vivono in stretto legame con l’ambiente che le ospita. L’artista interviene sullo spazio in maniera del tutto antimonumentale, modificandolo, interpretandolo e definendolo. In questo caso, Bartolini è stato invitato a confrontarsi con l’Archivio-Museo dello CSAC di Parma, che conserva oltre 12 milioni di materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Un patrimonio preziosissimo su cui l’artista ha lavorato interpretando i suoi elementi come fossero note musicali: se accostati gli uni agli altri, fanno intravedere qualcosa di diverso rispetto a quando sono considerati isolatamente. Gli archivi dunque sono luoghi in cui “si compone musica”, dove gli oggetti e le opere possono, in maniera involontaria e irreversibile, diventare altro.

Nel corso della sua residenza allo CSAC, Bartolini si è focalizzato in particolare sulle opere di due grandi maestri quali Luigi Ghirri e Luciano Fabro, presenti nelle collezioni CSAC.
Nella fase preliminare del progetto, Bartolini si è concentrato sulla ricerca di tutti i dischi in vinile fotografati da Ghirri nella serie “Identikit” (1979), dove l’artista emiliano restituiva in maniera veritiera e implacabile un ritratto di sé stesso attraverso quello della propria libreria. Negli scatti fotografici si possono distinguere solo le spine dei dischi e dei libri, il loro contenuto è celato dalla bidimensionalità dell’immagine. I titoli dei vinili, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno provocato in Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poter sfilare finalmente i dischi dalla libreria e ascoltarli, rigorosamente su vinile, in un luogo ben preciso e in compagnia di qualcuno. Questo qualcuno è Lo Spirato di Luciano Fabro (1968-73), opera allestita in una delle cappelle nobiliari della Chiesa dell’Abbazia di Valserena, una scena che per Bartolini sta “a metà tra un letto sfatto ed un letto posseduto” dove il corpo è allo stesso tempo presente e invisibile: al di sotto delle lenzuola c’è una sagoma, che scompare appena fuori da esse, per poi riapparire come presenza sul guanciale deformato dal peso.
La musica è nascosta dentro l’immagine di Identikit come la figura è nascosta dentro il gesso de LoSpirato. Con il lavoro On Identikit, Bartolini intende fare incontrare l’essere invisibile e presente dello Spiratocon l’essere, invisibile per natura, della musica, che risuonerà nei suggestivi spazi della Chiesa.

Come scrive l’artista nel libro che accompagna l’evento espositivo, edito da All Around Art: “quando uno è sdraiato molto spesso si riposa o dorme, meno spesso è morto. In tutte e tre queste circostanze la musica è indicata […] La ninna nanna è una musica per dormire, per morire per poco tempo, per cambiare stato… Come fare una serenata al sonno che non si sveglia: dormi, che domani quando ti sveglierai ti ricorderai di una musica senza provenienza e per quello sarà la più musica di tutte le musiche”.

L’installazione concepita da Massimo Bartolini coincide con la riapertura degli spazi espositivi CSAC dopo la prima fase di lavori che ha visto il rinnovamento dell’impianto di illuminazione e dei supporti espositivi. I lavori proseguiranno nei prossimi mesi e interesseranno gli spazi dell’abbazia destinati agli archivi, in vista dell’apertura di nuovi percorsi.

Massimo Bartolini è nato, vive e lavora a Cecina. Studia all’Istituto Tecnico per Geometri B. Buontalenti di Livorno e all’ Accademia di Firenze. Dal 1993 espone in numerose mostre, tra le collettive si ricordano: Biennale di Venezia del 1999, 2001 (evento collaterale), 2009, 2013; Biennale di Valencia, 2001; Manifesta 4, Francoforte, 2002; Ecstasy, in and about altered states, MOCA Los Angeles, 2005; Biennale di Shangai 2006 e 2012; International Triennale of Contemporary Art, Yokohama, 2011; Biennale di San Paolo, 2004; Biennale di Pontevedera (Spagna), 2004; Documenta 13 Kassel, 2012; Etchigo Tsumari Tiennal, Tokamachi, 2012; Track, Ghent (Belgio), 2012; One on One, Kunstwerke, Berlino, 2012; The City, My Studio/The City, My Life, Kathmandu Triennale (Nepal), 2017; Habit Co-Habit, Pune Biennale (India), 2017; Starting from the desert… Yinchuam Biennal (Cina), 2018. Fra le mostre personali: Manifesta 12 (evento collaterale) Caudu e Fridu, Palazzo Oneto, Palermo, 2018; 4 organs, Fondazione Merz, Torino, 2017; Studio Matters+1, Fruitmarket Gallery, Edimburgo, e SMAK Ghent, 2013; Serce na Dloni, Centre of Contemporary Art Znaki Czasu, Torun, (Polonia), 2013; Hum Auditorium Arte, Roma; MARCO, Vigo (Spagna), 2012; Museu Serralves Porto; Ikon Gallery, Birmingham, 2007; GAM di Torino, 2005; Museum Abteiberg, Mönchengladbach (Germania), 2002.

Lo CSAC riaprirà al pubblico con la mostra On Identikit di Massimo Bartolini domenica 16 febbraio 2020 con ingresso libero dalle ore 11 alle 13. Si tratta del primo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato dallo CSAC in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

Strada Viazza di Paradigna 1, 43122 Parma

Per informazioni e prenotazioni
info@csacparma.it


mercoledì 12 febbraio 2020

Nino Migliori – One day in London


Nino Migliori, Cuprum, 2015


Palazzo Buonaccorsi ospiterà fino al 6 marzo la mostra/evento "One day in London" con le opere di Nino Migliori. Si tratta di un’iniziativa promossa all'interno del Festival In-dipendenze giunto alla quarta edizione, organizzata in questa formula innovativa da Accademia di Belle Arti di Macerata, Dipartimento Dipendenze Patologiche Area Vasta 3 ASUR Marche Comune di Macerata e Macerata Musei. Un percorso dedicato a promuovere pensiero critico, espressività, cultura, salute. 

Un sodalizio speciale per realizzare un appuntamento di riflessione a beneficio della cittadinanza e in particolar modo per lanciare un messaggio ai più giovani.

In-dipendenze mette insieme i temi sociali e i linguaggi dell'arte, per creare nuovi percorsi di senso, promuovere l'espressività giovanile, lanciare la sfida culturale della lotta alle dipendenze, che purtroppo sono sempre più connaturate al nostro sistema sociale, frammentato e individualista, e ora con l'avvento dell'era digitale ancora più afflitto da derive di isolamento e disagi psicologici. 

“Compito delle Istituzioni è anche quello di creare opportunità alternative di dialogo e di confronto sui vari piani della vita sociale – interviene il sindaco Romano Carancini -: l’arte, per sua natura, è fonte di bellezza e di relazione ma altresì strumento di partecipazione e di riflessione. Che siano le opere e l’esperienza di Nino Migliori a veicolare il percorso di sensibilizzazione contro le dipendenze patologiche condotto dal Comune di Macerata, dall’Area Vasta 3 e dall’Accademia di Belle Arti e, ci fa onore: la fotografia di Nino Migliori, oggi ospitata a palazzo Buonaccorsi, diventa voce di racconto per le nuove generazioni e sfida culturale. Essa, infatti, suscita interrogativi che ci invitano a riflettere sulla nostra presenza in un mondo in continua trasformazione.” 

“È un onore per Macerata ospitare Nino Migliori ai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, uno dei più grandi fotografi del dopoguerra – afferma l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde -. Ancora una volta i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi dimostrano di essere la casa dove la comunità si ritrova intorno al patrimonio culturale e all’arte in tutte le sue forme. Per questo progetto è nata una rete di istituzioni che conoscono il valore della cultura per il benessere della società, perché la cura del pensiero critico e della libera ricerca artistica rende più forte contro ogni dipendenza.” 

“Protagonista di questa edizione del festival In-dipendenze – interviene la direttrice dell’Accademia di belle Arti, Rossella Ghezzi - è stato proprio Nino Migliori che ha incontrato gli studenti e le studentesse dell'Accademia di Belle Arti di Macerata lo scorso 4 dicembre nell'Auditorium Svoboda. Contestualmente, alla galleria GABAyoung sono state esposte le opere video e fotografiche degli stessi allievi, ideate e sviluppate, nei mesi precedenti, in seguito al progetto artistico proposto da Emanuele Bajo e Matteo Catani, docenti dei corsi di Fotografia e Multimediale. Le opere, sapientemente misurate agli strumenti tecnologici utilizzati, rappresentano riflessioni profonde sul concetto di identità personale e indipendenza, racconti intimi e coraggiosi, espressioni di desideri nascosti e rivelati. Nino Migliori con quell’incontro ha testimoniato l’importanza della fotografia di fermare tutto ciò che suscita un’emozione - prosegue la Ghezzi - per creare dei racconti da rendere pubblici e da condividere, ed è questo il senso più pregnante sotteso alla sua opera. In quell’occasione, non solo l’artista ha mostrato agli studenti e alla città di Macerata il proprio lavoro ma ha permesso alla comunità tutta di cogliere quello spirito sperimentale che muove gli sguardi dei creativi di domani. Con questo stesso spirito oggi Nino Migliori si ridona alla città di Macerata, impaginando una mostra che racconta la sua storia di fotografo ma anche il suo sguardo presente costantemente teso al futuro. 

Nino Migliori rappresenta un testimonial ideale per promuovere pensiero indipendente e percorsi di senso. “La fotografia è più letteratura che arte visuale, serve a raccontare noi stessi, a fare domande ... io trovo che le nuove possibilità di fotografare in digitale siano utili, permettono a tante persone che lo vogliono fare di esprimersi e dare una propria visione, io vi esorto a farlo, raccontate quel che vedete e che vi incuriosisce”, così Nino Migliori ha parlato agli studenti dell'Accademia di Belle Arti e alla cittadinanza di Macerata nell'incontro del dicembre scorso, mostrando a oltre 90 anni un animo rampante, pronto a raccogliere nuove sfide e rilanciarle alle nuove generazioni”. 

“Sconfiggere le dipendenze è una sfida culturale – interviene il Direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche AV3 ASUR Marche Gianni Giuli - poiché dobbiamo contrastare isolamento, superficialità, individualismo. A favore di relazione, partecipazione e responsabilità. Appunto questo è il cammino intrapreso con l'Accademia in questi quattro anni del Festival Indipendenze. Nino Migliori diviene portatore del nostro messaggio due volte: la prima con la sua vita di artista, mai accomodata e accomodante, vogliosa di comunicare e incidere; la seconda con la sua opera, che anche stavolta ci stimolerà a pensare fuori dal consueto. Perché infine è lì racchiusa la possibilità di difenderci dai mali odierni e costruire una società migliore: nel pensiero che si attiva e diventa espressione condivisa.” 


La mostra One day in London rappresenta una grande occasione per Macerata: ci paleserà un artista in ulteriore evoluzione, con nuove tecniche e nuovi punti di vista su come Londra si presenti al viaggiatore, frutto di una visione indipendente e fuori dai canoni. La mostra, curata da Roberto Maggiori, è divisa in tre sezioni: dai colori sgargianti del Camden Market, ai tavoli di un pub segnati dal passaggio degli avventori, infine una visione di nuovo insolita, aggiuntiva, quella che si gode osservando le ombre dai vetri smerigliati di un museo. In tutto 27 scatti, stampati in grande formato. 

Altra data da tenere a mente è giovedì 13 febbraio 2020 quando si avvierà un laboratorio che coinvolgerà gli studenti delle scuole medie superiori di Macerata dal titolo: "One day in Macerata", presso Palazzo Buonaccorsi. Il laboratorio prevede alle ore 15 un incontro di breve durata in cui verrà spiegato l'obiettivo: fotografare con il proprio smartphone qualcosa che sia in grado di raccontare se stessi e gli altri, il territorio che viviamo, insomma per fare delle foto uno strumento di conoscenza, per porre domande, indagare la realtà, come sostiene Migliori. 
I ragazzi partecipanti avranno solo poche ore, in cui autonomamente si muoveranno in cerca dello scatto giusto, fino all'orario di ritrovo fissato per le 19.


Nino Migliori – One day in London
a cura di Roberto Maggiori
Dal 06 Febbraio al 06 Marzo 2020

MACERATA - Palazzo Buonaccorsi
via Don Minzoni 24

http://www.abamc.it


martedì 11 febbraio 2020

Pino Pinelli - Frammentità


La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 20 febbraio 2020 alle ore 18.30 una mostra personale di Pino Pinelli. Il progetto, ideato in relazione allo spazio espositivo della galleria, presenta opere che mettono in luce il desiderio di sperimentare materie e supporti e la peculiare scelta di riduzione cromatica che sin dagli anni Settanta ne hanno guidato la ricerca.

Le “Pitture” (1987) esposte nella prima e nella seconda sala del piano superiore guidano il visitatore all’interno di un percorso dal ritmo definito e tuttavia aperto, in cui la pittura emerge come un’entità libera dai vincoli del supporto della tela. Questi lavori sono la naturale evoluzione di una ricerca iniziata a partire dagli anni Settanta; infatti già nei monocromi realizzati tra il 1973 e il 1975 - alcuni dei quali esposti al piano superiore della galleria - Pinelli trasgredisce l’aspettativa sull’omogeneità della superficie dipinta e nebulizza il colore stendendolo sulla tela con l’areografo. In questi lavori lo spazio occupato dalla pittura si espande dal centro dell’opera sino a sovrapporsi interamente alla superficie, che diviene il campo reale dell’azione e non è più solo il “luogo” della rappresentazione. Il processo di messa in crisi del supporto tradizionale porta, nella seconda metà degli anni Settanta, a una vera e propria frantumazione e frammentazione dell’unitarietà della tela. Pinelli inizia a creare delle nuove forme-supporto rivestite con tessuto dipinto in cui il colore diviene corpo, presenza fisica e reale immersa nello spazio. 
Nelle sue “Pitture” il rapporto tra gli elementi e l’ambiente circostante acquisisce il valore di un’indagine sia spaziale che percettiva, come emerge nei lavori esposti al piano inferiore della galleria. Ogni frammento crea una diversa dinamicità rispetto alla superficie toccata e, nel proprio insieme, l’opera costruisce tracciati, percorsi e andamenti allusivi. Come scrive Giorgio Verzotti “la pittura diviene indice di spazialità, diventa funzione di un’indagine spaziale che dinamizza le superfici toccate dall’intervento, che costruisce percorsi, andamenti, indica direzioni, allude a margini e confini e dunque a virtuali scompaginazioni e riassestamenti ambientali. [...] Ad un al-di-là solo evocato però corrisponde un qui-e-ora altamente enfatizzato nella sua presenza al senso. Ciò si manifesta fin dall’inizio, col creare una pittura che scambia alcune delle sue caratteristiche decisive con la scultura. Nata da un fare concreto (pensare è fare e fare è pensare, è un po’ il motto dell’artista) l’opera dipinta viene sospesa nella dimensione ambigua del bassorilievo, sulla soglia fra due identità canoniche. E d’altra parte l’apertura allo spazio non avviene, non può avvenire, solo sulla dimensione del piano. La pittura ha un corpo plastico, attestato dall’atto costruttivo su cui si fonda, che si offre alla percezione”.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Giorgio Verzotti, corredato da materiale iconografico e bibliografico che ripercorre il lavoro realizzato dal pittore nel corso degli anni in collaborazione con A arte Invernizzi, sia presso la galleria che in spazi pubblici e privati.

PINO PINELLI
FRAMMENTITÀ

INAUGURAZIONE
GIOVEDÌ 20 FEBBRAIO 2020 ORE 18.30

CATALOGO CON SAGGIO DI GIORGIO VERZOTTI

20 FEBBRAIO - 6 MAGGIO 2020


A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12 20124 MILANO ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855 info@aarteinvernizzi.it www.aarteinvernizzi.it

Per ulteriori informazioni e richiesta immagini
Alessandra Valsecchi Tel. 340 3405184 | ale.valsecchi@gmail.com

domenica 9 febbraio 2020

SEBASTIÃO SALGADO Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni


Pistoia, Palazzo Buontalenti / Antico Palazzo dei Vescovi
8 febbraio – 14 giugno 2020
a cura di Lélia Wanick Salgado
Dall’8 febbraio al 14 giugno 2020 Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo, e Contrasto, casa editrice leader nella realizzazione di libri fotografici, presenta Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, mostra personale del grande fotoreporter Sebastião Salgado.
La mostra, a cura di Lélia Wanick Salgado e composta da un corpus di 180 fotografie, racconta la storia del nostro tempo attraverso i momenti drammatici ed eroici di singoli individui. Per anni infatti il fotografo brasiliano ha documentato le migrazioni di massa restituendo con i suoi scatti la condizione esistenziale di milioni di uomini che sono stati capaci di spezzare i legami con le proprie radici, cercando loro stessi in un viaggio verso altri luoghi.
È ormai passata quasi una generazione da quando queste fotografie sono state esposte per la prima volta, eppure per molti aspetti il mondo che ritraggono non è cambiato.I profughi di oggi sono solo le vittime più visibili di un processo globale che dimostra quanto tutto ciò che accade sulla Terra sia collegato, dal crescente divario tra ricchi e poveri alla crescita demografica, dalla meccanizzazione dell’agricoltura alla distruzione dell’ambiente, dai cambiamenti climatici al fanatismo sfruttato a fini politici.
Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni racconta la condizione di profugo, l’istinto di sopravvivenza, i momenti di esodo, i disordini urbani e le tragedie di continenti ormai alla deriva, racconta la paura e la povertà così come la volontà, la dignità e il coraggio.
La mostra è realizzata da Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con Pistoia – Dialoghi sull’uomo, Contrasto, Fondazione Caript e Comune di Pistoia e con il contributo della Camera di Commercio di Pistoia.
Sabato 8 febbraio – domenica 14 giugno 2020
Pistoia Palazzo Buontalenti, via de’ Rossi 7
Antico Palazzo dei Vescovi, piazza Duomo 3

Orari:
Dal giovedì alla domenica ore 10-18
Lunedì e martedì ore 10-14
Mercoledì chiuso

Info:

0573 974267

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Letizia Gatti

ZIPARTY | "Z.I.P. Zone Interdisciplinar Projects”, il progetto di innovazione urbana e sociale vincitore del Creative Living Lab del MIBACT



ZIPARTY
COMUNICATO STAMPA

Sabato 15 febbraio al GOS di Barletta, una giornata intera tra videoproiezioni, incontri pubblici, dj set, per tirare le somme di "Z.I.P. Zone Interdisciplinar Projects”, il progetto di innovazione urbana e sociale vincitore del Creative Living Lab del MIBACT
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Ci eravamo lasciati con queste domande: il termine “bellezza” ha un valore nelle politiche per le città? Il verde cittadino è un bene da tutelare e valorizzare al pari di un bene culturale? La street art è arte pubblica o decoro urbano?   Domande che riproponiamo il 15 febbraio per la giornata di sintesi del progetto “ZIPARTY - incontri, confronti, resoconti”, in due momenti dedicati sia alla rigenerazione urbana che alle pratiche artistiche e ricreative.

La mattina alle 11.00, presso il GOS/Distillerie Culturali di Barletta, con le scuole e alle ore 15.30 con i volontari e i cittadini per “La città Felice”, insieme a Cristina Pistoletto, pioniera degli orti urbani e nostra esperta, partiremo dallo spazio vivo che ZIP lascerà in eredità alla comunità che se n’è presa cura: l’orto-mezzaluna, nato come un’aiuola scuola, che oggi produce verdura biologica. Accanto, frutto dei laboratori di autocostruzione, si inaugureranno il semenzario e la compostiera, realizzati il 9 febbraio con l’aiuto di Antonio Corraro e Fabrizio Amicone, ortisti esperti; quindi si affronterà l’ipotesi delle arnie di città. L’iniziativa così articolata sarà un invito a farsi “seme” per il quartiere, grazie alla collaborazione di Bar.S.A. spa, ipotizzando nuove aiuole nel viale intitolato ad Alfredo Reichlin, da accudire all’esterno dal recinto del GOS.

Dalle ore 19.30, un rendez-vous per rivivere tutte le tappe di ZIP e i suoi protagonisti, con un focus sul progetto artistico “RESISTANT A STATE OF MIND” di Sergio Racanati e l’incontro con gli street artist, per chiudere con una festa collettiva, indirizzata ai target più giovani.

Il contributo che l’artista Sergio Racanati offrirà alla cittadinanza per “RESISTANT A STATE OF MIND” sarà una lecture sulla sua pratica artistica, in conversazione con Angelo Bianco della Fondazione Southeritage di Matera; contemporaneamente, sarà allestita una installazione ambientale, con testimonianze delle attività svolte, raccolte in due audio/video, definiti dall’artista “APPUNTI del laboratorio”. Per ZIP,  Sergio Racanati ha attivato la sua pratica legata all’incontro, al dialogo e all’avvicinarsi a tutte le dimensioni storiche-sociali-politiche cosiddette marginali, attraverso diverse modalità di ascolto ed empatia col territorio di Barletta. Una sorta di ritratti, percorsi tra antropologia, storia contemporanea e scienze sociali, che ha composto, scomposto, ricompattato e restituito alla città stessa. Un processo coerente con la propria ricerca, pervasa dall’interrogativo sulla responsabilità dell’artista e sulla necessità di costruire un legame sociale tra arte e comunità. La restituzione in forma di installazione audio/video sarà fruibile, come mostra aperta alla cittadinanza, dal 15 febbraio al 5 marzo, secondo gli orari di apertura osservati dal GOS.

A margine di questo momento centrale, ritorneremo sull’interrogativo “Quale mission per la Street Art?” con Niko Skolp e il Collettivo Wallness Club, Raffaele Fiorella, Rizek, Daniele Geniale, Alessando Suzzi, forti delle loro esperienze sul territorio; sarà possibile assistere alla proiezione in loop della video-performance ispirata a “L’Histoire des larmes” (2013) di Jan Fabre, a cura de La Compagnia delle Formiche/Teatro dei Borgia e “*Fuck in Lulu* performance per una massaia e due galline” (2012) di e con Sergio Recanati, opere realizzate entrambe in luoghi marginali della città.

Dopo le 22.00, il dj set di KINKI VON BERLINKI, che - tra sonorità pop sint, electro e grandi classici da dance floor - creerà atmosfere per una rigenerazione energetica, in un contesto che vedrà i ruderi dell’ex Distillleria rianimarsi di atmosfere psichedeliche.

Alle attività di chiusura del progetto prenderanno parte la responsabile scientifica Giusy Caroppo, il presidente di Eclettica e coordinatore dei laboratori di autocostruizone e di disegno Stefano Faccini, agli esperti delle attività: l’ingegnere e architetto del paesaggio Maria Cristina Petralla, Cristina Pistoletto, Sergio Racanati, Badr Fakhouri, Carla Masciandaro, Pasquale Pio Ferrara (Paky), Giusy Gissi, i referenti delle istituzioni e associazioni coinvolte, i partecipanti ai laboratori, con un invito a tutti i cittadini di Barletta.

"Z.I.P. Zone Interdisciplinar Projects” è progetto vincitore del Bando  CREATIVE LIVING LAB, intervento promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo.

ECLETTICA_CULTURA DELL’ARTE
giusy gissi (segreteria organizzativa): m. 3294669092

giovedì 6 febbraio 2020

OMAGGIO A CHIARA FUMAI


A due anni dalla prematura scomparsa di Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) la Regione Puglia e il Comune di Bari, insieme al Teatro Pubblico Pugliese e Puglia Circuito del Contemporaneo con organizzazione dell’associazione culturale Dafna, rendono pubblico omaggio all’artista barese nel Teatro Margherita, dall’8 febbraio al 6 marzo 2020.

Una mostra molto attesa, che presenta la complessità del pensiero dell’artista e della sua opera nella formula dell’Omaggio a Chiara Fumai ideata da Anna Fresa e Paola Marino con la curatela di Antonella Marino e la consulenza scientifica di Francesco Urbano Ragazzi, direttore di The Church of Chiara Fumai, associazione presieduta da Liliana Chiari, madre dell’artista, che ne preserva l’opera.
Il pubblico omaggio di Bari a Chiara Fumai rende evidente l’attenzione delle istituzioni culturali pugliesi nel riconoscimento di un’eccellenza assoluta nel panorama dell’arte contemporanea.
Nella breve ma intensa carriera Chiara Fumai si è imposta all’attenzione del sistema dell’arte internazionale per il carattere innovativo della sua pratica performativa, che analizza il rapporto tra potere, linguaggio e sovversione attraversando con estrema libertà diversi saperi e ambiti disciplinari. Con una gamma di conoscenze ampissima: dalla musica sperimentale al femminismo radicale, dal pensiero anarchico a studi occultistici, tra teosofia, spiritismo, stregoneria.

Nelle sue azioni l’artista ha dato corpo e voce a numerose figure soprattutto femminili, personaggi ai margini del sistema patriarcale e appartenenti ai diversi ambiti della contro-cultura come fenomeni da baraccone, protagoniste da freak show di fine ‘800, medium, scrittrici, donne criminali.
Nel foyer sarà mostrato un compendio di questo particolare percorso artistico, dopo la Biennale di Venezia e prima della grande retrospettiva che dalla primavera 2020 partirà dal Centre d’Art Contemporain di Ginevra per un tour europeo, che in Italia farà tappa al Centro Pecci di Prato. Bari diventa così l’avamposto di questo momento di attenzione e riconoscimento internazionale. La mostra è stata appositamente disegnata per il Teatro Margherita, in un percorso espositivo immersivo ed esperienziale che propone un affondo nell'universo creativo dell'artista. Il teatro è popolato da una nuova iconografia femminista: figure paradigmatiche eppur marginalizzate della storia come Zalumma Agra, Eusapia Palladino, Annie Jones, Ulrike Meinhof, vengono portate alla ribalta sulla scena.
Lo spazio d’ingresso, totalmente oscurato, è trasfigurato dalla presenza monumentale della video performance Shut Up Actually Talk in cui Zalumma Agra, personaggio del Circo Barnum già evocato da Chiara Fumai nell’opera Moral Exhibition House (Kassel 2012), legge il Secondo Manifesto di Rivolta femminile “Io dico Io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970. Al centro, sul pavimento, è collocato un grande sigillo con una stella a sette punte, simbolo di riconoscimento dell'artista per la prima volta esposto in una versione installativa. L’area sinistra del foyer accoglie invece la video-installazione The Book of Evil Spirits, presentata alla Contour Biennale nel 2016 (e vincitrice della VII edizione del Premio Fondazione VAF), dove Chiara Fumai riunisce in una seduta spiritica diverse figure incarnate nelle sue performance. Sul fondo del teatro torna poi in nuova versione l’installazione La donna delinquente, concepita proprio per il Teatro Margherita in occasione del Premio Lum nel 2011, che ha per protagonista la figura della medium di origini pugliesi Eusapia Palladino. Mentre nell’unica zona luminosa è ricostruita un’ambientazione inedita: The Church of Chiara Fumai, l’archivio che raccoglie quadri, manifesti, dischi, video, oggetti di scena, mobili appartenuti all’artista e riuniti a Bari presso la sede dell’omonima associazione. Tra i documenti esposti è presente un focus su Nicola Fumai, padre dell’artista recentemente scomparso. A lui è ispirata la serie di lavori Chiara Fumai Presents Nico Fumai, tema della sua prima apparizione pubblica alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2010.

NOTE BIOGRAFICHE/IL RAPPORTO CON BARI
Chiara Fumai ha vinto premi prestigiosi come il Premio Furla per l’Arte Contemporanea (2013) e il New York Prize (2017) e partecipato a numerose mostre all’estero e in Italia. Le sue performance sono state presentate in istituzioni importanti come la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, il Museion di Bolzano, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, David Roberts Foundation di Londra, Maison Rouge di Parigi, ISCP di New York. Nel 2011 ha partecipato alla XIII edizione di Documenta a Kassel, su invito della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, e nel 2019 alla 58° Biennale Arte di Venezia, tra i tre artisti scelti per il Padiglione Italia. Chiara Fumai ha vissuto a Bari sino al conseguimento del diploma liceale. Si è trasferita poi a Milano, dove si è laureata in architettura al Politecnico. Ha in seguito frequentato il XV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como e ha studiato Teoria dell'Arte al Dutch Art Institute di Arnhem. Nonostante i riscontri internazionali il legame dell’artista con Bari resta costante. A Bari hanno sempre vissuto i suoi genitori, la madre attrice Liliana Chiari, da cui sembra aver ereditato l’attitudine performativa, e il padre Nicola Fumai.
Nella sua città ha esposto per la prima volta nel 2010, con una performance nella vetrina di Palazzo Mincuzzi per la rassegna nazionale “Gemine Muse”. Nel 2011 ha partecipato alla II edizione del Premio Lum, dentro il Teatro Margherita. Nello stesso anno ha tenuto la personale Valerie Solanas non è nata ieri presso la galleria Murat centoventidue.
La ricerca complessa e originale di Chiara Fumai ha però tanti aspetti ancora da approfondire. Al fine di tutelarla The Church of Chiara Fumai, diretta da Francesco Urbano Ragazzi, ha riunito e catalogato tutti i materiali per la costituzione di un archivio che è in parte custodito dal CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli. La mostra barese, oltre a costituire un primo e doveroso riconoscimento alla talentuosa artista nella sua città, segna dunque un primo e necessario momento di approfondimento e di riflessione sulla sua significativa e originale ricerca visiva.

INFO
Teatro Margherita - Piazza IV Novembre, 70122 Bari
Aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 21.30. Chiuso il 23 febbraio - Ingresso libero

REFERENTE PER LA DIDATTICA
Virginia G.I.Magoga, UniBa virginia.magoga@gmail.com

UFFICIO STAMPA
MANUAL comunicazione informazione immaginazione
T.3393449512 paola.manual@gmail.com

ALLESTIMENTI Romano Exhibit
SPONSOR TECNICO Storm events
PROGETTO GRAFICO Giulia Bellipario

SPONSOR GVM Care&Research

OMAGGIO A CHIARA FUMAI
Bari - Teatro Margherita
8 febbraio - 6 marzo 2020
Inaugurazione: 8 febbraio ore 18.30

A cura di: Antonella Marino e The Church of Chiara Fumai
Direzione progetto: Anna Fresa - Paola Marino
In collaborazione con: DAFNA Napoli





mercoledì 5 febbraio 2020

SCULPTURAL TRAINING

Joseph Beuys, The sense of hearing, 1974, fotolitografia, 23,5 x 30 cm


L’idea di indagare una concezione di scultura in termini più ampi e complessi di quelli che la semplice produzione di un manufatto tridimensionale presuppone è alla base di questo primo progetto espositivo che il Museo Temporale Navile propone per il 2020. Lo stesso museo, fin dal principio delle sue attività, è stato concepito come una forma scultorea e più in generale come un’opera d’arte immateriale. Da questo punto di vista non è un caso che gli ideatori del museo siano due artisti. 

Quella di allargare i confini tradizionalmente intesi dell’opera d’arte e della sua funzione nella società, è uno dei centri di interessi di mtn, insieme alla messa a punto di una nuova idea di museo d’arte contemporanea. La necessità di volere uscire dal campo specialistico dell’arte per intrecciarla all’intero percorso evolutivo della società è il primo parametro con cui gli artisti della mostra “Sculptural Training” si sono confrontati, sviluppando quanto Joseph Beuys, a sua volta ispirato dal pensiero antroposofico di Rudolf Steiner, negli anni 70 poneva come base della cosiddetta scultura sociale. 

L’addestramento cui fa riferimento il titolo della mostra è legato all’esercitasi nel mettere a punto un tipo di pensiero di natura scultorea, perché capace di disincantare il mutismo della fredda materialità terrestre, investendola di forza calorica. Così l’oggetto dell’attività scultorea non è più, o non solo, la creazione di manufatti, bensì l’intero ordine del reale. 

I percorsi creativi in mostra sono frutto di questa rinnovata vitalità, di un nuovo rapporto stabilito con la realtà che, superate la parzialità di concezioni astratte ed equivoche, viene sperimentata come il risultato di tutte le attività di pensiero degli esseri umani. Ogni artista più che un’opera presenta un percorso conoscitivo e, insieme a questo, offre alcuni strumenti a cui tutti possono accedere, e in seguito utilizzare, per agire plasticamente sul rapporto enigmatico tra l’essere umano e il mondo nel quale è inserito. Fotografia, video, performance, installazione, incontri pubblici sono i dispositivi utilizzati in questo progetto per esplorare la pratica del pensiero scultoreo. La partecipazione attiva del “pubblico” è essenziale per il funzionamento del processo creativo. Un documentario racconterà tutte le fasi di “Sculptural Training”.

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SCULPTURAL TRAINING
Alcuni appunti sul progetto espositivo di Marcello Tedesco

Il pensiero scultoreo
La base del pensiero scultoreo, di cui questa mostra è espressione, consiste nel distinguere il Pensiero come forza vitale dai contenuti che questa forza può o meno ospitare. Come dire che i pensieri non sono affatto il Pensiero, così come i vestiti che qualcuno indossa non sono di fatto quella persona. Esercitarsi in questa distinzione permette di conoscere l’energia pre-dialettica inerente al Pensiero, che diventa dunque una vera e propria forza in grado di agire e determinare plasticamente la realtà. In quest’ottica, la scultura oggi non è solo la capacità di creare dei manufatti tridimensionali, bensì l’avere addestrato e dinamicizzato il Pensiero fino a farlo diventare una forza creativa in rapporto alla realtà. Oggi intravediamo la necessità di considerare il processo creativo come un fatto a cui tutti indistintamente sono chiamati.

La materia, dissolto l’enigma della mineralità, è il tempo
La scultura, così come la vita degli uomini, sembra essere avvinta fatalmente alla densità muta della mineralità. Il labirinto della materia sembra davvero impenetrabile e tuttavia ci si aspetta dal suo mutismo una qualche direzione e orientamento. L’uomo che usa il pensiero scultoreo inverte questo rapporto, investendo la fredda mineralità di quella forza calorica, vale a dire di vita, con la quale la densità spaziale della materia si dissolve in una ampia e salutare dimensione temporale, una sconosciuta durata musicale inerente all’interiorità dell’uomo. Un esempio di questo processo può essere tratto dal mondo naturale: il nero carbone investito da calore e pressione millenaria si metamorfizza in diamante, manifestazione stessa del tempo e superamento della densità materica.

Pensiero scultoreo e cultura
Così come si tende a identificare, erroneamente, gli abiti che qualcuno indossa con la persona stessa, così anche si è progressivamente affermata la credenza che la discorsività culturale coincida con la creazione artistica. Con cultura si intende neutralmente identificare quanto è stato in qualche modo già codificato, e in una qualche misura si pone come fenomeno irreversibile. Intuitivo è il comprendere la profonda stasi che un tale fatto comporta. Anche se potrebbe risultare molto radicale da sostenere, tuttavia in questa ottica la cultura è una forza anti-creativa. Si rischia, senza accorgersene, di avere una poderosa quanto effimera attività culturale, senza di fatto averne nessuna creativa, ovvero dinamica, allineata con l’attuale processo evolutivo dell’essere umano. Il pensiero scultoreo si pone diversamente in un territorio sconosciuto, inesplorato: dalla zona celebrale si è coscientemente spostato in quella ritmica, cardiaca. E da qui ha imparato a disincantare con forza le superstizioni, mascherate di adamantina oggettività, del pensiero dialettico/speculativo. Ottenendo così una profonda intuizione di ciò che è possibile ma tuttavia ancora irrealizzato. Il pensiero scultoreo sente che l’uomo non è veramente ancora mai stato e da qui parte per le sue esplorazioni.

Le forze scultoree del pensiero: immaginazione, ispirazione, intuizione
Uscendo dall’ingenuo realismo di un pensiero avvinto alla mineralità, si incontrano tre forze capaci di ridestare il pensiero alla sua attività principale: la creazione. Immaginazione, ispirazione e intuizione sono i fondamenti che permettono la nascita di una nuova teoria della conoscenza basata sui parametri di una riconquistata libertà, ovvero di un nuovo e bilanciato rapporto tra l’uomo e la realtà che, per il momento inconsciamente, egli crea.

Infine l’umorismo
Nell’ottica di lavorare con delle forze vive e non con delle esangui astrazioni, la funzione dell’umorismo è fondamentale per riportare ad azione ritmica quanto si è necroticamente irrigidito sino a divenire luogo comune privo di contenuto. L’esercizio e l’addestramento all’umorismo permette di afferrare e metamorfizzare la tetraggine delle forze anti scultoree. Umoristico è scolpire il muto blocco di marmo, sottraendo da esso tutto ciò che è in eccesso, che blocca l’attività ritmica, che occulta la verità, la quale, come è noto, ama ridere.


SCULPTURAL TRAINING
MTN I MUSEO TEMPORANEO NAVILE
via John Cage 11/a-13/a, Bologna

JOSEPH BEUYS | DOMENICO BRANCALE | DANIELE D’ACQUISTO | NICCOLÒ MORGAN GANDOLFI ALBERTO SCODRO | MARCELLO TEDESCO | MOE YOSHIDA

Fino al 7 marzo 2020
Orari: martedì, giovedì, sabato dalle 15 alle 19 o su appuntamento

pubblica: