mercoledì 23 gennaio 2019

A Pavia VIVIAN MAIER. Street photographer

Vivian Maier, Self-portrait, 1953 40x50 cm (16x20 inch.) Framed: 53,2x63,4 cm ©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY


Dal 9 febbraio al 5 maggio 2019, le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia rendono omaggio a Vivian Maier (1926-2009), una delle più singolari e misteriose figure di artista, la ‘bambinaia-fotografa’, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta street photography.

La rassegna, curata da Anne Morin e da Piero Francesco Pozzi, è promossa dalla Fondazione Teatro Fraschini e dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York.

“La primavera del 2019 - afferma Giacomo Galazzo, assessore alla Cultura del Comune di Pavia e presidente Fondazione Teatro Fraschini - sarà l'occasione di una vera e propria celebrazione dell'arte fotografica, protagonista di un importante percorso culturale in questo mandato amministrativo. Lo concluderemo con una doppia iniziativa al Castello Visconteo, luogo strategico per la cultura e per la promozione della città”.

“Alle Scuderie - prosegue Giacomo Galazzo - con una rassegna su una firma celebre e amatissima e con una bella storia da raccontare, quella di Vivian Maier. In Sala mostre, invece, dopo la positiva esperienza pavese alla biennale di Jinan, ricambieremo la bella ospitalità ricevuta ospitando l'arte del Maestro Zeng Yi, che con i suoi scatti ci racconterà la Cina da un punto di vista diverso da quello più frequentato nella discussione pubblica. Ancora una volta, crediamo, l'arte e la cultura saranno uno straordinario veicolo di conoscenza reciproca”.

Il percorso espositivo propone un racconto per immagini composto da oltre cento fotografie in bianco e nero e a colori, oltre che da pellicole super 8 mm, in grado di descrivere Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della produzione dell’artista che, mentre era in vita, ha realizzato un numero impressionante di fotografie senza farle mai vedere a nessuno, come se volesse conservarle gelosamente per se stessa.

Nata a New York da madre francese e padre austriaco, Vivian Maier (1926-2009) trascorre la maggior parte della sua giovinezza in Francia, dove comincia a scattare le prime fotografie utilizzando una modesta Kodak Brownie. Nel 1951 torna a vivere negli Stati Uniti e inizia a lavorare come tata per diverse famiglie. Una professione che manterrà per tutta la vita e che, a causa dell’instabilità economica e abitativa, condizionerà alcune scelte importanti della sua produzione fotografica. Fotografa per vocazione, Vivian non esce mai di casa senza la macchina fotografica al collo e scatta compulsivamente con la sua Rolleiflex accumulando una quantità di rullini così numerosa da non riuscire a svilupparli tutti. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio, cercando di sopravvivere, senza fissa dimora e in gravi difficoltà economiche, Vivian vede i suoi negativi andare all’asta a causa di un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva immagazzinati. Parte del materiale viene acquistato nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare, che, affascinato da questa misteriosa fotografa, inizia a cercare i suoi lavori dando vita a un archivio di oltre 120.000 negativi. Un vero e proprio tesoro che ha permesso al grande pubblico di scoprire in seguito la sua affascinante vicenda. Con uno spirito curioso e una particolare attenzione ai dettagli, Vivian ritrae le strade di New York e Chicago, i suoi abitanti, i bambini, gli animali, gli oggetti abbandonati, i graffiti, i giornali e tutto ciò che le scorre davanti agli occhi. Il suo lavoro mostra il bisogno di salvare la “realtà” delle cose trovate nei bidoni della spazzatura o buttate sul marciapiede. Pur lavorando nei quartieri borghesi, dai suoi scatti emerge un certo fascino verso ciò che è lasciato da parte, essere umano o no, e un’affinità emotiva nei confronti di chi lotta per rimanere a galla. Alle Scuderie non mancano i celebri autoritratti in cui il suo sguardo severo riflette negli specchi, nelle vetrine e la sua lunga ombra invade l’obiettivo quasi come se volesse finalmente presentarsi al pubblico che non ha mai voluto o potuto incontrare. L’esposizione offre quindi, la possibilità di scoprire una straordinaria fotografa che con le sue immagini profonde e mai banali racconta uno spaccato originale sulla vita americana della seconda metà del XX secolo. 

Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia. Una mostra “family friendly” con un percorso creato ad hoc per i bambini, un kit didattico in omaggio da ritirare in biglietteria appositamente creato per la visita dei più piccoli. Inoltre, all’interno delle Scuderie, un’opera ad “altezza bambino” attende i giovani visitatori per un’esperienza immersiva a loro dedicata.


VIVIAN MAIER. Street photographer
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo (viale XI Febbraio, 35)
9 febbraio - 5 maggio 2019

Orari
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 - 19.00
(La biglietteria chiude un'ora prima)

Biglietti
Audioguida inclusa nel prezzo
Intero: € 10,00; ridotto: € 8,00; Scuole: € 5,00 

Informazioni e prenotazioni
Tel. 02.36638600


Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
Anna Defrancesco | tel. 02 36 755 700 | anna.defrancesco@clponline.it | www.clp1968.it


martedì 22 gennaio 2019

LEONARDO & WARHOL IN MILANO. The genius experience


Un lungo viaggio nel tempo, dalla Milano del Quattrocento a quella verticale dei nostri giorni.
Un itinerario di sei secoli accompagnati da Leonardo da Vinci e Andy Warhol, due protagonisti delle loro rispettive epoche che hanno avuto in Milano un loro punto di incontro, seppur a quattro secoli di distanza.
In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Leonardo, dal 1 marzo al 30 giugno 2019, la Cripta di San Sepolcro a Milano, ospita LEONARDO & WARHOL IN MILANO. The genius experience, un’iniziativa, curata da Giuseppe Frangi, nata dall’idea del Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in co-produzione con la Veneranda Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana e il Credito Valtellinese.
Il percorso espositivo prende avvio dalla sala Sottofedericiana della Pinacoteca Ambrosiana e si apre con un’installazione multimediale che, attraverso immagini di grande suggestione, guiderà il visitatore nella Milano vissuta, disegnata e immaginata da Leonardo da Vinci per condurlo alla visione di The Last Supper di Andy Warhol, l’opera con cui nel 1986 il padre della Pop Art reinterpretò il capolavoro leonardesco.
Sarà un viaggio scandito per temi che la mente visionaria di Leonardo aveva anticipato e che hanno segnato la storia e lo sviluppo di Milano. Il percorso narrerà l’uso delle acque, il rapporto con la terra e con la natura, l’innovazione tecnologica e quella architettonica che ha portato alla Milano dei grattacieli e del Bosco verticale. A Milano Leonardo inventa un nuovo modo di guardare il mondo con la sua pittura, con una capacità di osservazione che ha aperto strade allo sviluppo della scienza. Ma ci sarà anche la Milano della musica e quella solidale prefigurata dalla tavola dell’Ultima Cena, che approda alla tavola del Refettorio Ambrosiano e allo svelamento dell’opera di Warhol.
Quindi, passando lungo il corridoio leonardiano, il percorso si chiuderà nella cripta della chiesa del Santo Sepolcro, un luogo a cui Leonardo era molto legato e che in una mappa del Codex Atlanticus, indicava come il vero centro di Milano. La cripta, i cui restauri saranno a breve completati, è uno straordinario monumento artistico e archeologico nel cuore dell’antica Milano.

MILANO | CRIPTA DI SAN SEPOLCRO (ingresso da piazza Santo Sepolcro)
1 MARZO | 30 GIUGNO 2019
LEONARDO & WARHOL IN MILANO
THE GENIUS EXPERIENCE
a cura di Giuseppe Frangi

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 20.00

Biglietti:
intero €12,00, ridotto €10,00


Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
Anna Defrancesco | T. 02 36 755 700 | anna.defrancesco@clponline.it | www.clp1968.it

lunedì 21 gennaio 2019

Massimo Kaufmann. MILLE FIATE


Dal 16 gennaio al 3 marzo 2019, MILLE FIATE è un progetto personale di Massimo Kaufmann (Milano, 1963), a cura di Giusi Affronti, che presenta sei opere (olio su tela) di grande formato, installate al secondo piano di Palazzo d’Accursio, a Bologna, all’interno della Sala Farnese, vestibolo quattrocentesco da cui si accede alla Cappella Farnese e alle Collezioni dei Musei Civici d’Arte Antica.

Realizzato con il patrocinio di DO UT DO e con il sostegno di Art Defender, MASSIMO KAUFMANN. MILLE FIATE è compresa tra i main projectsdi ART CITY Bologna 2019 in occasione di Arte Fiera. Fiera Internazionale di Arte Contemporanea (1 – 4 Febbraio 2019). 

MILLE FIATE si dispiega come una narrazione astratta lungo un’installazione di grandi tele allestite come quinte teatrali: è un invito a percepire leatmosfere del colore attraverso una imponente decorazione tattile in dialogo con gli affreschi del XVII secolo, opera della bottega di Carlo Cignani, che rappresentano otto episodi della Storia della città. Accompagnata dalle suggestioni della fisica epicurea, filtrate dalla lettura della poesia di Lucrezio nel De Rerum Natura, la pittura diMassimo Kaufmann indaga la ritmica del caos in una serie di opere dedicate al Clinamen, termine lucreziano che suggerisce l'indeterminatezza della materia e l’imponderabilità del caso. I dittici, i trittici e i polittici in mostra evocano una concezione letteraria e sacrale della pittura; non a caso, il titolo della mostra è una citazione dal Canzoniere(Rerum Vulgarium Fragmenta) di Francesco Petrarca. Le sperimentazioni e le soluzioni compositive si moltiplicano in un allestimento aulico che ricostruisce uno spazio possibile dove l’invisibile non si configura come un’assenza ma diviene uno stato immaginario di immaterialità, uno stato di grazia dell’arte.
Nelle grandi tele di Kaufmann, apparentemente, non esiste paesaggio né narrazione. La maniera musicale, timbrica, del colore, scevra da simbolismi, assurge astrumento emotivo, empatico. Quasi come in un agone rituale, la pitturacostituisce un mediumepistemologico, un’opportunità di conoscenza,un mantra meditativo che scandisce la perdita di sé fino all’estasi, per aprirsia una visione di scenari possibili. Lo spazio della pittura è pervaso da una trama di punti di colore – stesi letteralmente con il contagocce – che conduce lungo imprevedibili traiettorie di pura energia.

Massimo Kaufmann è autore di una pittura che nasce da lente sovrapposizioni di velature, dove l’azione si riduce ai minimi termini. Nessun dripping, bensì un dropping, goccia dopo goccia, meticoloso e paziente, nel quale la pittura è votata a un’esplorazione del fenomeno della trasparenza in tutte le sue gradazioni e variazioni.


Scheda della mostra
Titolo Mille fiate
Artista Massimo Kaufmann
A cura di Giusi Affronti
Sede Sede Sala Farnese | Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore, 5 | Bologna
Date 16 gennaio – 3 marzo 2019

Orari da martedì a domenica | h 10.00 – 18.30
Orari weekend ARTCITY Bologna 2019 (1 – 3 febbraio): 
venerdì 1 febbraio, h 10.00 – 20.00 
sabato 2 febbraio, h 10.00 – 24.00
domenica 3 febbraio, h 10.00 – 20.00 
Ingresso libero


Main Partner Art Defender
Con il patrocinio di DO UT DO
Promosso da ART CITY Bologna 2019 in occasione di Arte Fiera

Ufficio stampa Giusi Affronti
giusi.affronti@gmail.com | + 39 338 180 48 56








ALCHEMILLA


Inaugura venerdì 1 febbraio 2019 alle ore 18.00 a Palazzo Vizzani-Sanguinetti a Bologna (via Santo Stefano, 43) la mostra Alchemilla a cura di Fulvio Chimento, che propone opere di David Casini, Cuoghi Corsello, Dado, Claudia Losi, T-yong Chung.

La direzione artistica dello spazio espositivo è affidata a Camilla Sanguinetti, mentre la mostra, aperta fino al 16 marzo ad ingresso libero, è organizzata con il supporto di Spazio Arte Minarelli e di Tiberio Cattelani.

Una frase dello scrittore e poeta svizzero Edmond Gilliard, definito “un artigiano della parola” dal filosofo ed epistemologo francese Gaston Bachelard nel suo libro La poetica della rêverie, costituisce il punto di partenza di Alchemilla: “Se fossi più sicuro del mio mestiere metterei fuori fieramente la mia insegna: ‘Qui si puliscono le parole…’. Scrostare parole, lustrare vocaboli: duro, ma utile mestiere”. La comprensione di questi termini permette di intuire come il lavoro del poeta sia basato su una scelta accurata dei vocaboli adatti per la composizione del verso, così come il mestiere dell’arte trova compimento in una riformulazione delle forme astratte. Tale suggestione poetica è coerente con un ruolo da protagonista della forma scultorea, declinata nella sua dimensione prettamente installativa. Gli artisti in mostra risultano uniti da tratti uniformi: la capacità di pensare la contemporaneità in forma tridimensionale, la presenza di una componente concettuale riconoscibile, la dimestichezza nell’adattare il proprio lavoro alle esigenze dello spazio, la permanenza di una sapienza manuale rintracciabile nella realizzazione dell’opera. I lavori artistici dialogano nelle otto sale del palazzo come fossero parole, lette o sussurrate, che “circolano nella penombra e gonfiano i tendaggi”, per parafrasare un verso del poeta francese Louis Émié, che riflette l’atmosfera e il fil rouge dell’allestimento nelle stanze di Palazzo Vizzani-Sanguinetti, disabitate da molti anni. Ogni opera è pensata in relazione alle altre e in funzione della luce, l’illuminazione valorizza i dettagli dei lavori e, al tempo stesso, impreziosisce il contesto architettonico di pregio degli ambienti, che risultano “naturalmente immersivi” anche senza ricorrere a espedienti tecnologici. Lo spettatore di Alchemilla viene calato in un contesto onirico, in una dimensione di dèjà vu. Ciascun artista scava all’interno della propria produzione, esprimendo la sua caratteristica natura grazie a un focus specifico, ma, al tempo stesso, relazionandosi con le opere altrui. In questo “stare insieme” i lavori alterano leggermente il proprio senso, come soggetti a un processo alchemico che favorisce una sottile alterazione linguistica. Per questo motivo il titolo della mostra prende spunto da una delle piante più note agli alchimisti: l’alchemilla (A. vulgaris) o “erba stella”, considerata pregiata per la goccia di rugiada che spesso conserva all’interno della sua foglia, e che resiste al processo di evaporazione. La perla di rugiada protetta dalla piantaè un elemento ricco di principi curativi e, alla luce della lezione fornita da Gaston Bachelard, può rappresentare anche una forma scultorea modellata, raffinata e lustrata dalla pianta stessa.


Nei giorni di Arte Fiera la mostra è aperta con il seguente orario:
sabato 2 febbraio (Art City White Night): 10-22;
domenica 3 febbraio: 10-20;
lunedì 4 febbraio: 10-20.

Alchemilla è aperta tutti i venerdì e sabato dalle 16 alle 20 fino al 16 marzo, gli altri giorni è visitabile su appuntamento.


Il 2 febbraio il curatore conduce due visite guidate gratuite, alle 19 e alle 21.

Mostra ALCHEMILLA
Sede Palazzo Vizzani-Sanguinetti, via Santo Stefano 43, Bologna
A cura di Fulvio Chimento

Periodo 1 febbraio – 16 marzo 2019
Inaugurazione 1 febbraio ore 18
Press preview 31 gennaio ore 11:30 presso Palazzo Vizzani-Sanguinetti (a seguire visita alla mostra con artisti e curatore)

In collaborazione con Spazio Arte Minarelli

Catalogo APM Edizioni, Carpi (Italy), bilingue, contenente il testo critico del curatore Fulvio Chimento, la riproduzione iconografica delle opere esposte a colori e l'elenco completo delle opere in mostra.

Ingresso libero

Orari Venerdì e sabato 16-20
Gli altri giorni la mostra è visitabile su appuntamento. Tel. 340 4700468 – 333 2915615

Orari nei giorni di Arte Fiera
Sabato 2 febbraio 2019 (Art City White Night): 10-22
Domenica 3 febbraio: 10-20
Lunedì 4 febbraio: 10-20

Ufficio stampa

349 1250956

Info
340 4700468

giovedì 17 gennaio 2019

Riccardo Mannelli. Ammazzami


Tre ritratti di donne. Tre corpi in tre stanze disabitate. Riccardo Mannelli presenta in anteprima a Casa Vuota, in via Maia a Roma, il suo nuovo progetto pittorico “Ammazzami”, un atto di denuncia della violenza nei confronti delle donne, con una mostra-evento curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo che inaugura venerdì 25 gennaio alle ore 18:30 e si può visitare fino al 9 febbraio. Nelle tre stanze di Casa Vuota si ambienta “una sorta di presidio sentimentale – spiega Mannelli – fatto di stati d’animo esposti, sguardi fisici, carne disarmata e disarmante. La naturalità che può addomesticare la bestia che incombe. E sospendere il crimine”. Non sono modelle, ma donne comuni quelle che la matita di Mannelli coglie nella loro nudità fatta di bellezza e asperità. Sono protagonisti della mostra “corpi che ti osservano e ti chiedono di essere osservati, non solo guardati maleducatamente. Corpi di donne che chiedono attenzione estrema”.

Una scelta non casuale quella di abitare lo spazio espositivo domestico del Quadraro con tre ritratti femminili composti di dipinti, disegni e appunti di lavoro. Insieme alle tre donne, è la casa a essere protagonista, dentro il racconto pittorico e fuori di esso: Casa Vuota con la sua atmosfera sospesa, di attesa, gravida di presagi che incombono sui corpi nudi offerti allo sguardo. Per il visitatore è l’occasione unica per sbirciare gli appunti di un lavoro pittorico in divenire che a Casa Vuota trova una prima formalizzazione e che Riccardo Mannelli presenterà in forma compiuta in una più ampia mostra nel prossimo futuro.

Nato a Pistoia nel 1955, Riccardo Mannelli vive a Roma dal 1977 Dal ‘75 collabora con la stampa nazionale e internazionale e dal 1980 realizza reportagesdisegnati in giro per il mondo. Protagonista delle maggiori testate satiriche europee (L’Echo des Savanes, Humour. Cuore, Satyricon, ecc.) alcune delle quali dirige, o partecipa alla fondazione (Il Male, Boxer, Il Cuore). Lavora per La Repubblicae Il Fatto Quotidianoe con altre testate, anche estere. Pubblica diversi libri, l’ultimo dei quali nel 2013 “Fine penna mai”. Parallelamente sviluppa una personale ricerca pittorica, documentata in svariate mostre e cataloghi, tra i cui esiti: il ciclo pittorico di sessanta opera Commedia in Z.E.R.O.; il fregio virtuale proiettato sull’Ara Pacis Apoteosi dei corrotti, da cui è nato l’omonimo libro; con Jan Saudek Teneri Barbari. Nel 2011 è invitato alla 54 Biennale di Venezia, nel Padiglione Italia. Sempre nel 2011 espone Commedia IN Z.E.R.O.al Festival di Spoleto. Nel 2012 pubblica per Tricromia il libro d’arte “A.” e tiene la personale “Appunti per la ricostruzione della bellezza” alla Galleria Gagliardi di San Gimignano. Nel 2015 tiene una bi-personale “ROPS + MANNELLI” prima alla Philobiblon Gallery di Roma e poi al Palazzo Ducale di Urbino, a cura di Vittorio Sgarbi. È del 2016 la personale alla Building Bridges Art Exchange di Los Angeles. Insegna all’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma dove coordina il dipartimento di Illustrazione e Animazione.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: AMMAZZAMI
AUTORE: Riccardo Mannelli
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 25 gennaio al 9 febbraio 2019
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: venerdì 25 gennaio 2019, ore 18:30
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com
INGRESSO GRATUITO

mercoledì 16 gennaio 2019

Angelo Bellobono | Linea Appennino 1201

AlbumArte presenta

Angelo Bellobono | Linea Appennino 1201
a cura di Elisa Del Prete

Inaugurazione mercoledì 16 gennaio 2019 dalle ore 18.30
Apertura al pubblico fino al 28 febbraio 2019
AlbumArte | via Flaminia 122, Roma

[🇬🇧 Please scroll down for English version]
Mercoledì 16 gennaio 2019 inaugura ad AlbumArte Linea Appennino 1201, mostra personale di Angelo Bellobono in cui per la prima volta viene esposto un corpus di opere pittoriche che attraversa la sua ricerca artistica degli ultimi anni. 
La mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2019, è a cura di Elisa Del Prete.
Realizzata appositamente per AlbumArte, la mostra prende nome dal percorso che l'artista ha compiuto la scorsa estate lungo la dorsale appenninica, dal limite sud calabro-lucano del Pollino/Dolcedorme fino all’estremo nord del Monte Maggiorasca in Liguria, salendo le principali montagne di ogni regione italiana.
Ne è nato un nucleo di opere che l'artista ha realizzato con le terre originali di queste vette, tra cui Monte Appennino, un grande quadro in cui tutte si mescolano dando vita alla memoria di un monte immaginato. Linea Appennino 1201 si inserisce nella ricerca di Bellobono sul Mediterraneo inteso come un grande lago incastonato tra le montagne, per lui luogo di costante esperienza, lavoro e ricerca, da ragazzino, poi istruttore di sci, come da artista. In tal senso è anche uno sguardo sull’Italia interna, un percorso di memoria e immaginazione, un ponte tra nord e sud, che arricchisce l'esplorazione che da anni compie sulla connessione tra territori.
Quando è nata questa mostra Angelo mi ha espresso l'urgenza di esporre la sua pittura dopo molto tempo in cui il suo impegno espositivo pubblico si era concentrato invece su "progetti", che erano indagini di territori, luoghi e origini, geologie e antropologie. La pittura è la parte più personale e privata di questa ricerca, l'espressione che ha ininterrottamente praticato per sostanziare d'arte tali esperienze. La pittura è – come dice spesso – un atto di restituzione, l'atto di restituzione della propria storia e della propria memoria. (Elisa Del Prete)

Dipingo per tornare a casa. La pittura è la mia mappa di sudore, vento, freddo, sole, salite e discese, è la costruzione del sentiero. (Angelo Bellobono)

Si ringrazia Casale del Giglio per la degustazione dei vini il giorno dell’opening.
________________________________________

Angelo Bellobono (Nettuno 1964) è un artista e un allenatore di sci. Usa la pittura distillando atmosfere e racconti sospesi, che indagano il rapporto tra antropologia, geologia, identità, confine e territorio. Sperimenta costantemente un senso di appartenenza corporale ai luoghi, esperienza necessaria a leggere sedimentazioni e memorie del paesaggio. Il ghiaccio archivio di memoria e montagne cerniere e ponti tra mondi, sono elementi importanti del suo lavoro. Bellobono negli anni ha avviato progetti interdisciplinari in cui l’arte, lo sport e la biosostenibilità, diventano strumenti di connettività sociale e sviluppo microeconomico, come nel caso di Atla(s)now con le comunità Amazigh dell'Alto Atlante marocchino, Before me and after my time che coinvolge i Ramapough Lenape, i Nativi americani indigeni di New York e Io sono futuro nelle aree appenniniche colpite dal sisma. Nell’estate 2018, nell’ambito del nuovo progetto “Linea Appennino 1201” ha realizzato la lunga traversata delle vette appenniniche dalla Calabria alla Liguria, una linea di cresta per immagazzinare terra, pittura e paesaggio. Ha partecipato alla XV Quadriennale di Roma e alla IV e V Biennale di Marrakech, alla mostra museale De prospectiva Pingendi a Todi e Selvatico a Cotignola. Ha esposto in spazi pubblici e privati come l’American University’s Katzen Art Center di Washington, lo spazio Mars di Milano, la Fondazione Volume di Roma, il Museo di arte moderna del Cairo e di Nuova Delhi, il Museo Macro di Roma, il Museo Ciac di Genazzano, il Palazzo Re Enzo di Bologna, la the Othersize gallery di Milano, la Galleria Wunderkammern di Roma, la Galleria Changing Role di Napoli e Envoy Gallery di New York, Frank Pages di Ginevra, Biasa ArtSpace di Bali. Ha vinto il premio Celeste per la pittura nel 2005 e il Drawing artslant nel 2009. È stato finalista del Premio Lissone, del premio Combat, del Premio Portali dello Scompiglio. Nel 2010 è stato invitato ai Martedì critici e nel 2015 al Tedx-Roma. Negli anni è stato invitato in varie residenze come Bocs Cosenza, Landina Cars Omegna, Fondazione La o le Mon San Ceasario di Lecce.

*************************************
• INFO & PRESS CONTACT 
+39 06 3243882 | www.albumarte.org
valentinafiore@albumarte.org | info@albumarte.org

*************************************
Linea Appennino 1201, a personal exhibition by Angelo Bellobono, opens at AlbumArte on Wednesday 16 January 2019. The body of pictorial works spans across his latest artistic research and is exhibited for the first time. The exhibition is curated by Elisa Del Prete and will remain open to the public until February 28, 2019. 
Specifically realized for AlbumArte, the exhibition owes its name to the path the artist took last summer along the ridge of the Appennine Mountains, climbing the main peaks of each Italian region, from the Pollino – Dolcedorme of the Calabria-Basilicata’s southern border, to the extreme north of Mount Maggiorasca in Liguria.
The journey gave birth to a group of works realized using original soils collected from those peaks. Included in the works, Monte Appennino is a large painting where all soils are mixed together giving life to the memory of an imagined mountain. Linea Appennino 1201 builds on Bellobono’s research on the Mediterranean Sea perceived as a large lake nestled between the mountains; for him a place of constant experience, work, and research, both as a kid, as a ski instructor, and as an artist. Somehow, it is also a look at inland Italy, a trail of memory and imagination, a bridge between the north and south, enriching the exploration of the connection between territories that Bellobono has been conducting for years. 
When this exhibition was conceived, Angelo expressed to me the desire to display his painting, after a long time in which his efforts and engagement with public shows had been focused on “projects”, such as surveys of territories, places and roots, geology and anthropology. Painting represents the most personal and private part of this research: a means of expression he has been practiced without interruption in order to substantiate his experiences through art. As he often says, painting is an act of restitution of one’s own history and memory. (Elisa Del Prete)

I paint to go back home. Painting is my map, made by sweat, wind, cold, sun, climbs and descents. It is the construction of the path. (Angelo Bellobono)

Thanks to Casale del Giglio for the wine tasting on the opening day.
________________________________________

Angelo Bellobono (b. Nettuno - Italy, 1964) is an artist and a ski coach. Through paintings, video and performance Bellobono investigates issues of belonging and identity. His work transmute the real, the landscape and the face in a rigorous distillate of atmospheres and suspended tales, which investigate the relationship between anthropology, geology, border and territory. He constantly experiences a sense of bodily belonging to the places, an experience necessary to read sedimentations and memories of the landscape. Ice and mountains, are important elements of his work, ice representing the planet’s archival memory, and mountains depicted as hinges and not barriers, connecting different cultures rather than dividing them, to build bridges and continuity of borders. Bellobono has made several interdisciplinary activities and projects in which art, sport and biosustainability become instruments of social connectivity and microeconomic development, as in the case of Atla(s)now with the Amazigh communities of the Moroccan High Atlas, or Before me and after my time involving the Ramapough Lenape, the Native American natives of New York and Io sono Futuro in the Appennine areas affected by the earthquake. In the summer of 2018, as part of the new project Linea Appennino 1201, he crossed all the Italian Apennine peaks from the south, Calabria, to the north Liguria. He participated in the XV Quadriennale of Rome and in the IV and V Biennial of Marrakech and at the museum exhibition De prospectiva Pingendi in Todi and Selvatico in Cotignola. He has exhibited in public and private spaces such as the American University's Katzen Art Center in Washington, the Mars space in Milan, the Volume Foundation in Rome, the Museum of Modern Art in Cairo and New Delhi, the Macro Museum in Rome, the Museum Ciac di Genazzano, Palazzo Re Enzo in Bologna, the Othersize gallery in Milan, the Wunderkammern Gallery in Rome, the Changing Role Gallery in Naples and Envoy Gallery in New York, Frank Pages in Geneva, Biasa ArtSpace in Bali. He won the Celeste Prize for Painting in 2005 and the Drawing Artslant in 2009. He was a finalist in the Lissone Prize, the Combat Prize, and the Portali dello Scompiglio Prize. In 2010 he was invited to I Martedì critici and in 2015 to Tedx-Rome. Over the years he has been invited to various residences such as Bocs Cosenza, Landina Cars Omegna, La or Le Mon San Ceasario Foundation of Lecce. His work is found in numerous public and private collections.

martedì 15 gennaio 2019

Piotr Makowski. Abstractivism


Nomas Foundation è lieta di presentare "Abstractivism", la prima mostra personale in Italia dell’artista polacco Piotr Makowski (1985, Gdynia), che aprirà martedì 22 gennaio 2019 alle 18.30.

Curata dall’artista stesso e da Elisa Genovesi, "Abstractivism" include disegni monocromi a punta d’argento di piccolo formato (2016), che introducono con discrezione ai dipinti di dimensioni imponenti allestiti nello spazio più ampio della Fondazione. Alla serie dei grandi acquerelli astratti iniziata nel 2016, si sono aggiunti recentemente nuovi lavori, realizzati in vista della loro presentazione a Nomas. Nell’allestimento concepito da Makowski, le composizioni dai colori cangianti ed evanescenti rivestono pari importanza della loro relazione reciproca e dello spazio che le ospita. La disposizione regolare dei dipinti e il loro formato verticale, che ricopre la parete dal pavimento al soffitto, creano nella galleria un panorama pittorico astratto assolutamente unico. L’artista, concentrandosi sugli aspetti puramente formali della pittura, crea – strato dopo strato – vari tipi di composizioni che conferiscono un’apparenza fisica alla sua vita interiore, nutrita di sentimenti, memorie ed emozioni. Così facendo, i suoi dipinti astratti giungono a proporre formulazioni di volta in volta nuove. In un mondo sovraesposto a immagini che veicolano messaggi specifici, Makowski rifiuta qualsiasi aspetto narrativo o descrittivo dell’arte, per concentrarsi sui problemi formali interni alla pittura. Le sue emozioni ed esperienze – trasferite direttamente sulla tela – sono il punto di partenza per una profonda esplorazione del mondo dell’astrazione, che sembra crescere e assorbire sempre di più l’artista a ogni suo lavoro. L’intera mostra può essere considerata come un tributo personale all’astrazione, reso esplicito dal titolo "Abstractivism": un gioco di parole coniato dall’artista. Tra i possibili significati ravvisabili vi è un richiamo sottilmente ironico al credo comune riguardante la superiorità dell’arte non figurativa. Una simile “fede” è riscontrabile in Makowski sin dagli inizi della sua carriera, attraverso il confronto con le diverse declinazioni che può assumere l’astrazione: dalle varianti più geometriche e formalizzate, ad accenti maggiormente organici e fluidi.
Inoltre, il termine "Abstractivism" riflette la sfida di Makowski nel ridefinire le possibilità dell’astrazione oggi.

In collaborazione con: Istituto Polacco di Roma

-------------
Nomas Foundation is pleased to present "Abstractivism", the first solo show in Italy of the Polish artist Piotr Makowski (1985, Gdynia), that will open on Tuesday, January 22nd, 2019 at 6.30 pm.

Curated by the artist himself and Elisa Genovesi, "Abstractivism" includes monochromatic and small format silverpoint drawings (2016) which are a subtle, silent introduction to the big scale paintings arranged in the main space of the Foundation. The series of large, abstract watercolour paintings with iridescent and evanescent colours started in 2016, are developed over the last time for the purpose of their presentation at Nomas. Makowski’s compositions and their mutual relations are as important as the space where they are exhibited. The regular arrangement of the vertical paintings, that fills the walls from the floor to the ceiling, creates a unique type of pictorial abstract panorama inside the gallery. The artist focuses on pure and formal aspects of painting and creates various types of compositions constructed layer over layer in order to give his inner life a physical appearance, nourished by feelings, memories and emotions, creating, at the same time, new formal values of his abstract painting. In a world overexposed to images that vehicle specific messages, Makowski refuses any narrative or informative aspect of art and focuses on internal formal issues of painting. His own emotions and experiences - directly transferred on canvas - are the starting point for a deeper exploration of the world of abstraction, that seems to grow and absorbs the artist more and more with each new work. The whole exhibition can be considered as a personal tribute of the artist to abstraction as manifested in the title of the show "Abstractivism", a pun created by the artist. One of the possible meanings is a subtle irony to the common belief in the superiority of abstraction. Actually, Makowski’s “faith” in abstraction is testified since the very beginning of his career, by an exploration of various directions of abstraction that goes from geometrical and formalized forms to more organic and fluid accents.
Furthermore, the term "Abstractivism" also reflects Makowski’s challenge to redefine the possibilities of abstraction today.

In collaboration with: Polish Institute of Rome


Piotr Makowski
Abstractivism
23 gennaio – 4 aprile 2019

Nomas Foundation
Viale Somalia, 33 – Roma
Inaugurazione martedì 22 gennaio 2019 ore 18.30



Francesco Bartoli e Massimiliano Moro. Visibile – Invisibile


Effimero, sfuggente, il lavoro di Francesco Bartoli e Massimiliano Moro, “Visibile – Invisibile” verrà presentato il 31 gennaio 2019a Bologna per il prestigioso contest SetUp Contemporary Art Fair, impaginato da Simona Gavioli.
Nella veste di una preview inedita e con una prima opera site-specific, il progetto espositivo farà parte della sezione dei progetti speciali, perché selezionato tra i 5 lavori off projectdella kermesse bolognese 2019. In quanto anticipazione, l’esposizione sarà sviluppata più avanti in maniera approfondita per confluire nel vasto progetto culturale di Without Frontiers - Lunetta a Colori, l’operazione mantovana di riqualificazione urbana curata dalla stessa Gavioli che anche quest’anno per la quarta volta vedrà la luce nel mese di giugno.
L’intento di Bartoli e Moro è unire in un dialogo poetico artistico la loro visione e ricerca, perché nell’universo creativo dei due, molte cose hanno il sapore dell’imprevisto, dell’incontro con qualcosa di visibilmente etereo e invisibilmente concreto: una luce scultorea che insegue la materia e si spinge oltre i confini del formato espositivo o un foglio di carta che registra ogni sfumatura della polvere del quotidiano.
Attenti alle mutazioni delle cose che li circondano, la loro ricerca cos’è se non un modo per catturare la fugacità del tempo attraverso immagini altrettanto sfuggenti ed effimere? Il tema su cui si concentra la mostra- e attraverso il quale i due creeranno il loro dialogo - è il paesaggio e il suo confine.
Cosa definisce un paesaggio oggi? quali sono i suoi confini poetici, politici, metaforici e umani? Queste le domande a cui Bartoli e Moro cercheranno di dare artisticamente risposta.
Il progetto concepito come “viaggio sotto pelle, sotto la superficie delle cose” è un percorso visivo in cui le luci/ombre di Moro e la carta di Bartoli, si incroceranno – a volte fondendosi - per tracciare una serie di paesaggi metaforici e mutevoli, la cui tensione è approfondire e ridisegnare l’idea di paesaggio contemporaneo.


Info
Visibile – Invisibile
Massimiliano Moro e Francesco Bartoli
Cocuratela e Press Office di Anna de Fazio Siciliano
annasicilianodefazioatgmail.com – www.artpressagency.it - 349/1505237

SetUp Contemporary Art Fair – VII edizione
Palazzo Pallavicini, via San Felice 24, Bologna
Dal 31 gennaio al 3 febbraio 2019
Orari: giovedi dalle 20. 00 alle 24.00 – venerdi dalle 16.00 alle 24.00 - sabato
dalle 15. 00 alle 24. 00 – domenica dalle 11.00 alle 22.00

lunedì 14 gennaio 2019

Al Madre l’esibizione Death Speaks del duo Matteo Stella Dance Arts


Una prima assoluta site-specific per l’esposizione Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra, protagonista il duo formato dal coreografo Matteo Levaggi e dall’artista visiva Samantha Stella in scena con il ballerino del Corpo di ballo del Teatro San Carlo Salvatore Manzo.

Terzo appuntamento del programma performativo prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.

Domenica 20 gennaio, ore 18.00, al terzo piano del Madre, il museo d’arte contemporanea della Regione Campania, in scena Death Speaks del duo artistico Matteo Stella Dance Arts per il nuovo appuntamento performativo della retrospettiva Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra (15.12.18 - 08.04.19), curata da Laura Valente e Andrea Viliani.

L’esibizione Death Speaks, commissionata e prodotta dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, sarà una prima assoluta site-specific per Coreografia per una mostra, un omaggio unico ad uno dei più grandi fotografi del XX secolo, ideato ed eseguito dal duo artistico Matteo Stella Dance Arts, formato dal coreografo Matteo Levaggie dall’artista visiva Samantha Stella con la partecipazione del ballerino del Corpo di ballo del Teatro di San Carlo Salvatore Manzo, al debutto al Madre per questa mostra evento. 

La performance Death Speaks è ispirata alla mostra e all’omonimo album del 2013 di David Lang, compositore statunitense vincitore del Premio Pulitzer per la musica (2008).

L’intervento artistico rimanda al concept del percorso espositivo, incentrato sui colori rosso, nero e bianco, e sul dialogo delle fotografie di Mapplethorpe con le opere archeologiche, antiche e moderne. 

Caducità ed eternità, bene e male, bellezza, tensione in dialogo con stilemi del passato storico della danza e dell’arte, sono tematiche care a Stella e Levaggi, che qui si uniscono ad echi cinematografici lynchiani dando tridimensionalità alle immagini di Mapplethorpe, rievocando l’ossimoro tra la ruvidezza delle stesse, al limite della violenza, con soggetti tratti dall’underground americano, e la rappresentazione di un ideale estetico vicino al gusto classico.

Death Speaks si svilupperà in quattro sale della mostra, proponendo dei “quadri scenici” che riprendono le produzioni più significative di Stella e Levaggi. Tra cui il triangolo disegnato sul pavimento di Preludio per una Sinfonia in Nero, rappresentato all’Ace Museum di Los Angeles (2014); il busto rosso fiamma della divinità greca Hebe, dea che dava il nettare dell’immortalità, riproduzione di una parte della statua di Bertel Thorvaldsen (1815); la postura a crocifisso utilizzata nella produzione Le Vergini (2011); il busto bianco, riproduzione dell’Apollo del Belvedere (II sec. d.C.) custodito nei Musei Vaticani, dio delle Arti, della Musica della Poesia e della Profezia, ma anche seminatore di morte e distruzione, che appare nella performance Hell23presentata all’Istituto di Cultura di Los Angeles (2016). E ancora, le incomprensibili parole sussurrate in loop utilizzate in diverse produzioni degli artisti, attraverso l’amplificatore customizzato con il crocifisso tratto dall’installazione God Loves You di Stella (2017). Ma il richiamo più forte dell’intervento è all’atto Red della trilogia Primo Toccare (2008-2010 ad oggi la creazione più significativa di Levaggi e Stella (progetto da lei firmato come Corpicrudi).

L’intervento di Matteo Stella Dance Arts segue le produzioni di Olivier Dubois e Vadim Stein. Dubois ha dato inizio al cartellone delle performance, in occasione dell’opening della mostra, con la coreografia originale In Dialogue With Bob, in cui sono stati coinvolti giovani danzatori campani del progetto Abballamm!, mentre Stein ha presentato la coreografia The Floating Grace, e ricevuto il Premio Speciale Coreografo Elettronico 2018 per il progetto di video-arte Immortal Lover.

Via Settembrini 79, 80139 Napoli
+39.081.197.37.254


pubblica:

venerdì 11 gennaio 2019

19 ARTISTI PER IL 2019 a Matera nella città Capitale Europea della Cultura


19 ARTISTI PER IL 2019

M.ASTERI, L.BASILE, G.CAFARELLI, M.COLONNA, B.CONCIAURO, G.DONATELLI, M.D’IMPERIO N.D'IMPERIO, A.GIANNINI, A.LAURELLI, N.LISANTI, N.LOPERGOLO, F.LOVISCO, G.MIRIELLO, M.NARDI, A.PACE, G.PICA, M.SALONNA, P.P.TARASCO.

Sabato 12 gennaio 2019 inaugurazione della mostra di arte contemporanea presso loStudio d'arte  Il Comignolo via Casale,56-67(nel Sasso Barisano) alle ore 17,30.
La mostra resterà aperta fino al 28/02/2019
per info: +39 328 805 6151
lisanti.nicola@tiscali.it

19 ARTISTI PER IL 2019
A Matera nella città Capitale Europea della Cultura 2019 dove passato e futuro diventano contemporaneo 19 artisti lucani e pugliesi espongono le loro opere come a voler rendere un doveroso omaggio.
Un’arte che rinnova la conoscenza del mondo attraverso una visione ed un’immaginazione attonita ed al tempo stesso sontuosa. Che sconfina nell’ideale per poi ritrarsi nel reale, poiché in fondo nella pittura il valore di cui si ammanta non è dato sempre sapere se reale oppure vago.
E’ l’arte che cerca un altro tempo così come ricerca un altro spazio.
Che cerca sempre in sé la propria storia ed il motivo ultimo del suo svolgimento.
Alla ricerca incessante di equilibrio o di accesso divisa a bene vedere tra il desiderio originario di grandezza ed una costante ricerca di piccoli, ma autentici slanci sentimentali.
Un’ arte come uno specchio, dove il riflesso nella sua luce è preservato, il succedersi delle stagioni, il canto degli uccelli e l’amore degli uomini.
Edoardo Delle Donne Critico D’Arte

OTTOCENTO. L’ARTE DELL’ITALIA TRA HAYEZ E SEGANTINI

Francesco Hayez: Ruth

Giovanni Segantini: Pascoli di primavera, 1896, olio su tela. Milano, Pinacoteca di Brera

OTTOCENTO. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini Mostra a cura di: Fernando Mazzocca e Francesco Leone 08 Febbraio 2019 - 16 Giugno 2019 Forlì, Musei San Domenico Comunicato Stampa Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca, Francesco Leone e Gianfranco Brunelli annunciano “Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini”, dal 9 febbraio al 16 giugno 2019, naturalmente presso i Musei San Domenico di Forlì. “Una mostra – evidenzia il coordinatore, Gianfranco Brunelli – che vuole mettere un punto fermo sull’Ottocento italiano, dopo le centinaia di retrospettive che hanno indagato questo o quell’autore, questo o quell’aspetto, declinazione o sfaccettatura di quell’importante secolo”. Più puntualmente, la scelta curatoriale (Fernando Mazzocca e Francesco Leone) ha voluto focalizzarsi sui sessant’anni fatidici che intecorrono tra l’Unità d’Italia e lo scoppio della Grande Guerra. “Si passa – dicono i curatori – dall’ultima fase del Romanticismo e del Purismo al Realismo, dall’Eclettismo storicista al Simbolismo, dal Neorinascimento al Divisionismo presentando i capolavori, molti dei quali ancora da riscoprire, dei protagonisti di quei tormentati decenni”. “Attraverso un immersivo viaggio nel tempo e nello spazio, ci vengono incontro capolavori di pittura e di scultura che segnano aspetti culturali e sociali nuovissimi, di impatto popolare e dal significato universale. La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentono di ripercorrere le sperimentazioni stilistiche che hanno caratterizzato il corso dell’arte italiana nella seconda metà dell’Ottocento e alle soglie del nuovo secolo, in una coinvolgente dialettica tra la tradizione e la modernità”. La mostra presenta, nella loro più importante produzione, pittori come Hayez, Induno, Molmenti, Pagliano, Faruffini, Cremona, Barabino, Bertini, Malatesta, Mussini, Maccari, Muzioli, Gamba, Gastaldi, Fontanesi, Grosso, Morelli, Costa, Fattori, Ussi, Signorini, Ciseri, Corcos, Michetti, Lojacono, Delleani, Mancini, Favretto, Michetti, Nono, Previati, Carcano, Longoni, Morbelli, Nomellini, Tito, Sartorio, Coleman, Cellini, Bargellini, De Carolis, De Nittis, Pellizza da Volpedo, Segantini, Boccioni, Balla; e scultori come Vela, Cecioni, Monteverde, Rosa, Tabacchi, Grandi, Gemito, Rutelli, Ximenes, Trentacoste, Canonica, Bistolfi. Ma sarà anche la straordinaria occasione di far conoscere tanti altri artisti sorprendenti, oggi ingiustamente dimenticati. “I due fuochi, iniziale e finale, Hayez e Segantini, tracciano certamente un confine simbolico, ribadisce Brunelli. Ma quel confine dice ad un tempo tutto il recupero della classicità e tutto il rinnovamento di un secolo. All’inizio e alla fine del secolo, entrambi sono pittori del rinnovamento dell’arte italiana. Se Hayez viene consacrato da Mazzini pittore della nazione, Segantini avrà da D’Annunzio, nella sua Ode in morte del pittore, analogo, alto riconoscimento”. Per la mostra sono state scelte opere fondamentali, mai casuali, spesso prestiti prestigiosissimi, accanto ad opere quasi inedite che la mostra svela per la prima volta al suo pubblico. Ai Musei San Domenico non ci si limiterà alla pittura ma ci si immergerà in un confronto straordinario, tra architettura, pittura, scultura, illustrazione e arti decorative. Ripercorrere in questo modo le vicende dell’arte italiana nel mezzo secolo che ha preceduto la rivoluzione del Futurismo, consente di capire criticamente come l’arte sia stata non solo un formidabile strumento celebrativo e mediatico per creare consenso, ma anche il mezzo più popolare, “democratico” per far conoscere agli italiani i percorsi esaltanti e contraddittori di una storia antica e recente caratterizzata da slanci comuni e da forti tensioni e divisioni. L’arte – chiosa il Presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, avvocato Roberto Pinza, che promuove la mostra – è stata anche un formidabile laboratorio per far conoscere e riscoprire le meraviglie naturalistiche del “bel paese” e quelle artistiche delle città che le esigenze della modernità stavano trasformando irrimediabilmente, com’è avvenuto nel caso di Firenze e di Roma quando vennero innalzate al rango di capitali; per presentare la varietà e il fascino degli usi e costumi delle diverse identità locali; per trasmettere l’eccellenza di tecniche artistiche: dalla scultura all’oreficeria, ad uno strepitoso artigianato, che venivano ancora richieste in tutto il mondo, come era avvenuto nel Rinascimento, ai tempi di Giambologna e di Benvenuto Cellini”. Ufficio Stampa Studio Esseci, Sergio Campagnolo – Padova Referente Stefania Bertelli: gestione1@studioesseci.net Tel. 049.663499


 Pubblica
 Massimo Nardi

giovedì 10 gennaio 2019

Aperte le iscrizioni della decima edizione del PREMIO COMBAT PRIZE


The COMBAT PRIZE is in its tenth!
Aperte le iscrizioni della decima edizione del PREMIO COMBAT PRIZE, concorso internazionale finalizzato alla continua ricerca dei diversi percorsi e talenti che caratterizzano l’arte contemporanea. Il Premio celebra così un traguardo significativo: nato nel 2009, da dieci anni promuove, valorizza e sostiene i linguaggi contemporanei, rappresentando uno dei premi più riconosciuti per le arti visive.

Sarà ancora il Museo Giovanni Fattori di Livorno, sede principale, a ospitare la mostra finale degli ottanta finalisti, che quest’anno si svolgerà dal 22 giugno al 13 luglio 2019. Oltre ai consueti riconoscimenti in denaro, quest’anno si consolida il progetto ART TRACKER, in collaborazione con LUCCA ART FAIR, nel quale quattro artisti selezionati tra i finalisti saranno inseriti nella programmazione eventi della fiera con un progetto curatoriale inedito. Inoltre, si conferma anche in questa edizione il premio Fattori Contemporaneo, ideato per portare avanti la ricerca artistica e dare continuità al confronto aperto durante la partecipazione al Premio. All’artista scelto sarà offerta la possibilità di essere inserito nella programmazione annuale 2020 dei Musei Civici di Livorno, ovvero il Museo della Città sezione Contemporaneo Luogo Pio e il Museo Fattori, con un progetto site specific e una pubblicazione dedicata. La decima edizione presenta anche una novità assoluta: per la prima volta, quest’anno avrà luogo il Premio Poliart, che vedrà l’azienda leader nella lavorazione del polistirene espanso, sostenere la produzione di un’opera scultorea/installativa di un artista selezionato tra i finalisti. Si rafforza così il fruttuoso dialogo tra arte, impresa e territorio, fondamentale per lo sviluppo e la conoscenza degli artisticontemporanei.


Sezioni: Pittura, Grafica, Fotografia, Scultura e installazione, Video Partecipazione: Il concorso è aperto a tutti gli artisti contemporanei e di ogni nazionalità Finalisti: 80 Artisti


Premio: 6000 € vincitore sezione Pittura 
Premio: 6000 € vincitore sezione Fotografia 
Premio: 4000 € vincitore sezione Grafica 
Premio: 4000 € vincitore sezione Video*
Premio: 4000 € vincitore sez. Scultura/Installazione*
*(l'opera vincitrice rimarrà di proprietà dell'artista)

Premio speciale ­ Fattori Contemporaneo ­ Un artista sarà inserito nella programmazione annuale 2020 dei Musei Civici di Livorno: Museo della Città sezione Contemporaneo Luogo Pio e Museo Fattori Livorno, con un progetto site specific e una pubblicazione dedicata.

Premio speciale ­ Art Tracker* ­ Quattro artisti, selezionati tra i finalisti under 35 del premio, saranno inseriti nella programmazione eventi di LUCCA ART FAIR con un progetto curatoriale.

Premio speciale – Poliart* – Un artista, selezionato tra i finalisti, verrà premiato dall’azienda leader nella lavorazione del polistirene espanso, che sosterrà la produzione di un’opera scultorea/installativa.



Applications are being accepted for the tenth edition of the COMBAT PRIZE, an international contest aimed at the constant research of different paths and talents that characterize contemporary art. The prize celebrates an important milestone: established in 2009, for ten years it has promoted, enhanced, and supported contemporary languages, representing one of the most recognized awards in the visualarts.
Once again the Museo Giovanni Fattori of Livorno, will host the final exhibition of the eighty finalists, which this year will take place from June 22 to July 13, 2019. In addition to the usual monetary award, this year the ART TRACKER project grows stronger, in collaboration with LUCCA ART FAIR, in which four artists chosen from among the finalists will be included in the events at the fair in a unique curating project.Plus, this edition also confirms the Fattori Contemporaneo Prize,conceived to conduct artistic research and offer continuity to an open exchange during participation in the award. The winning artist will be given the opportunity to take part in the 2020 events at the Musei Civici of Livorno: Museo della Città sezione Contemporaneo Luogo Pio and the Museo Fattori, with a site­specific project and relating publication.The tenth edition also presents an absolute novelty: for the first time, the Premio Poliart will be offered in which a leading company in expanded polystyrene will support the creation of a sculpture/installation by an artist from among the finalists. Thus a prolific dialogue between art, business, and region will be strengthened and is a fundamental key to the development and understanding of contemporaryartists.


Sections:Painting, Graphic Arts, Photography,Sculpture and Installation, Video
Participation: the contest is open to all contemporary artists, from all nations Finalists: 80 Artists

Prize: 6000 € winner Painting section 
Prize: 6000 € winner Photography section 
Prize: 4000 € winner Graphic Arts section 
Prize: 4000 € winner Video section*
Prize: 4000 € winner Sculpture/Installation section*
*(the winning artwork will be property of the artist)

Special prize Fattori Contemporaneo One artist will be included in the 2020 events at the Musei Civici of Livorno: Museodella Città sezione Contemporaneo Luogo Pio and Museo Fattori Livorno, with a site­specific project and relating publication.


#premiocombat
International Contemporary Art Prize
Info: Associazione Culturale Blob ART | corso Amedeo 118 | Livorno | Italy | T +390586881165

mercoledì 9 gennaio 2019

LA STANZA DI MANTEGNA. CAPOLAVORI DAL MUSEO JACQUEMART-ANDRÉ DI PARIGI



Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano dal 27 settembre 2018 al 27 gennaio 2019, nella sede di Palazzo Barberini a Roma, la mostra La stanza di Mantegna. Capolavori dal Museo Jacquemart-André di Parigi, a cura di Michele Di Monte.
La mostra, frutto di uno scambio con il Museo Jacquemart-André di Parigi, è incentrata su un ristretto numero di opere di notevole qualità e di grande importanza sia dal punto di vista della storia dell’arte che da quello della storia del collezionismo e del gusto, fra cui due capolavori di Andrea Mantegna.
L’artista soggiornò a Roma dal 1488 al 1490 invitato da papa Innocenzo VIII a decorare la cappella del nuovo edificio del Belvedere. Le pitture con le Storie di Giovanni Battista e dell’Infanzia di Cristo andarono perdute durante alcune ristrutturazioni settecentesche. In città non si conservano opere autografe di Mantegna perciò la mostra è un’occasione unica per ammirare alcune opere di questo straordinario Maestro.
Sei le opere in mostra, raccolte dal celebre collezionista Edouard André (Parigi 1833-1894) e da sua moglie Nélie Jacquemart (Parigi 1841-1912), che lasciarono in eredità la loro prestigiosa collezione allo Stato francese.
La selezione è incentrata sul capolavoro di Andrea Mantegna, Ecce Homo, chiara sintesi di inizio Cinquecento tra le esigenze della pittura devozionale e una costruzione scientifica delle forme anatomiche e dello spazio. Il quadro di Mantegna riveste un ulteriore, eccezionale interesse anche per il suo stato di conservazione, che documenta la tecnica esecutiva originale del pittore e gli effetti estetico-visivi da lui perseguiti.
Accanto all’Ecce Homo sarà esposta un’altra opera attribuita allo stesso Mantegna, la più giovanile Madonna con il Bambino tra i santi Gerolamo e Ludovico di Tolosa, che testimonia, con una cronologia più precoce (1455), l’interpretazione mantegnesca delle immagini di Maria, soggetto ampiamente trattato in area veneta dalla bottega di Giovanni Bellini, con cui Mantegna era in stretto contatto.
Questi sviluppi iconografici ed estetici possono cogliersi chiaramente nella piccola tavola, Madonna col Bambino, di Giovanni Battista Cima da Conegliano, che riprende e riformula quell’ormai autorevole e fortunato modello tipologico.
Il raro ritratto su pergamena di Giorgio Schiavone illustra invece l’interesse per il genere allo stesso tempo moderno e classicizzante del ritratto celebrativo, declinato in un profilo inciso di ispirazione antica e reso con un gusto prezioso della materia che l’artista aveva maturato nella bottega del mastro padovano Francesco Squarcione.
Il culto delle forme dell’arte antica è altrettanto evidente sia nel disegno di scuola mantegnesca, Ercole e Anteo, sia nel ricercato bronzetto di Andrea Briosco, detto il Riccio, anch’egli attivo in area padovana, che raffigura Mosè con l’eleganza della posa e il panneggio solenne di una piccola statua classica.
Tutti questi pezzi lasciano trasparire una fase della storia del collezionismo d’arte europeo della fine del XIX secolo, segnato dalla crescente passione per le opere del Rinascimento italiano e per i maestri delle scuole veneta e toscana, in un intreccio in cui si fondono interessi di ordine sociale ed economico, esigenze conoscitive, critiche e storiche e nuove aspirazioni intellettuali, che può trovare un eloquente parallelo nella raccolta di opere che la collezionista tedesca Enrichetta Hertz (Colonia 1846 – Roma 1913) donò alla Galleria Nazionale all’inizio del secolo scorso.


INFORMAZIONI:
MOSTRA: La stanza di Mantegna. Capolavori dal Museo Jacquemart-André di Parigi
CURATORE: Michele Di Monte
SEDE: Roma, Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13
APERTURA AL PUBBLICO: 27 settembre 2018 – 27 gennaio 2019
ORARI: martedì/domenica 8.30- 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00
GIORNI DI CHIUSURA: lunedì


BIGLIETTO BARBERINI CORSINI: Intero 12 € – Ridotto 6 €
Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 10 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Gratuito: minori di 18 anni, scolaresche e insegnanti accompagnatori dell’Unione Europea (previa prenotazione), studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico-artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine, portatori di handicap con accompagnatore, personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.

Informazioni: tel. 06-4824184 | email: comunicazione@barberinicorsini.org

UFFICIO STAMPA BARBERINI CORSINI GALLERIE NAZIONALI 
Maria Bonmassar

pubblica: