venerdì 15 novembre 2019

Jaspal Birdi, Giovanni Chiamenti, Pau Masclans Pazos - AZIONE RESIDUALE

Jaspal Birdi, 14h12m, 2018, olio e foto-trasferimento su tela, 131 x 208 cm


MARS presenta per l’ultimo appuntamento della stagione la ricerca di tre giovani artisti: Jaspal Birdi (Toronto, 1988), Giovanni Chiamenti (Verona, 1992) e Pau Masclans Pazos (Barcellona, 1991).

Apparentemente diversi tra loro ma accomunati dal collasso.

Il grado d’indagine l’ecosistema della società.

La mostra tripersonale si articolerà sulla scomposizione delle forme in grado di generare un’immagine nuova che mette in discussione la natura stessa del mezzo espressivo utilizzato per realizzarle. Il collasso in ogni lavoro dei tre artisti produce differenti stati e processi, vincolati dall’esperienza individuale di ognuno di loro che si riflette nella società attuale.

Il residuo è presente, frutto d’un processo di decostruzione che è anche ritratto d’una società che ha tanta informazione storica sul passato e che ha la prospettiva per guardare i suoi cambiamenti artistici e sociali. Abbiamo uno sguardo che è rappresentazione della realtà materiale, che è fotografia, che è limitazione. Apriamo i limiti, il collasso non esiste più, esiste l’uscita. (P. M. Pazos)


Jaspal Birdi, Giovanni Chiamenti, Pau Masclans Pazos
AZIONE RESIDUALE
a cura di Yari Miele
mercoledì 20 novembre 2019 dalle ore 18
fino al 4 dicembre su appuntamento

MARS
via G. Guinizelli 6,
Milano (MM Pasteur)
mars.mailto@gmail.com 

giovedì 14 novembre 2019

Luisa Gardini - Grèspittura 2009-2017


La galleria per le arti contemporanee Intragallery è onorata di ospitare nei suoi spazi la mostra personale dedicata all’artista Luisa Gardini, in cui saranno presentate al pubblico una selezione di sculture prodotte dal 2009 al 2017.

Luisa Gardini, (Ravenna 1935), ci continua a stupire con i suoi lavori così attuali e contemporanei. Formatasi a Ravenna, poi all’Accademia di Belle Arti di Roma, fu allieva dell’artista e poeta Toti Scialoja, che la introdusse alla produzione dei maestri di quegli anni, in particolare subì il fascino di Twombly, Burri e Pollock. Segno e materia. Questi i due universi indissolubilmente congiunti e interdipendenti della produzione artistica di Luisa Gardini.

“Nel mio percorso sono sempre stata interessata all’indistinzione tra tecniche. Non sempre riesco a scindere la parte scultorea del mio lavoro da quella pittorica, perché vedo molte tele come sculture grazie alla loro matericità.“ Luisa Gardini

“Dal gesto intimo, segnico, su carta e dagli assemblaggi dadaisti degli esordi, Luisa Gardini giunge negli anni alla materia, all’antica e atavica tradizione della terra, giocando sempre sulla sottile bipolarità dell’apparenza, oggi sottolineata dall’utilizzo degli opposti cromatici, bianco e nero. La deformazione della plastica è ricorrente nei suoi manufatti, articolata senza alcuna valenza tormentata, bensì evidenziando la forza e l’energia degli elementi che la sottendono. Non si tratta di passaggi seriali ma di elaborazioni uniche, dove la terra, il duro e fermo grès nello specifico, è protagonista assoluta di un gesto, che diviene segno e metamorfosi. La scatola contenitore per eccellenza, forma che ha accompagnato il percorso dell’artista, si arricchisce oggi di superfici maturate, segnate da impulsi nuovi, passaggi che raccontano una felice urgenza espressiva, intima e variamente decorativa.” 
Claudia Casali, direttrice del Museo delle Ceramiche di Faenza

Sebbene la sua produzione artistica sia stata molto prolifica sin dagli anni ’50, Luisa Gardini ha sempre voluto tenersi al riparo dei riflettori delle scene artistiche e dalle logiche di mercato. Fu nel 1982 che Scialoja la obbligò a fare la sua prima mostra alla Galleria Grafica dei Greci.  “In quell’occasione ho esposto lavori già pronti e dopo anni di lavoro in studio, ho preso coscienza di cosa significasse il distacco fisico dalle mie opere. All’inizio non è stato facile.”(cit. Luisa Gardini) 

È solo nell’ultimo decennio che l’artista Luisa Gardini sta ottenendo i meritati riconoscimenti al suo talento e al suo tratto personalissimo, con importanti mostre a lei dedicate. Questa mostra napoletana,vuole quindi essere sia un tributo che un’occasione per scoprire e apprezzare parte del lavoro di un’artista sicuramente riservata, ma indiscussa e rilevante voce del contemporaneo storico italiano. 

Le ceramiche sono state prodotte presso la Bottega Gatti di Faenza.

Luisa Gardini - Grèspittura 2009-2017
Opening sabato 23 novembre 2019
Dalle 11.00 alle 14.00
23 novembre 2019 / 11 gennaio 2020

Via Cavallerizza a Chiaia, 57
80121, Napoli 





AA.VV. I LUOGHI DEL LIBRO

Maria Lai, Toccando riva, 1987, stoffa e tessuto ricamato, cm 21,5x17,5x4


Nuova Galleria Morone presenta la mostra AA.VV. - I Luoghi del libro, un'esposizione di libri di artisti italiani e internazionali con testo introduttivo di Vittoria Coen.

AA.VV. sigla l’acronimo delle bibliografie con autori diversi che hanno contribuito alla realizzazione di un libro. In questo modo, attraverso l’evoluzione nel tempo del concetto di libro d’arte, si può ben comprendere quali sono stati gli sviluppi, soprattutto nell’arte contemporanea, del concetto di “libro d’artista”, che oggi abbraccia anche un dialogo aperto tra opera e spazio. Il luogo della galleria si trasforma, tra oggetti e installazioni vere e proprie, nelle diverse soluzioni possibili. Il libro rappresenta un insieme di idee che prendono forma, che assumono un aspetto fisico molto importante.

Il percorso diacronico intende approfondire, attraverso l’opera di alcuni dei maestri delle avanguardie storiche in dialogo con opere di artisti della contemporaneità, proprio il tema del cambiamento, della mutazione genetica del libro d’artista. Dal Concettuale storico fino alle più recenti sperimentazioni mutano i riferimenti, le suggestioni, le sensibilità.

In mostra ci saranno opere di:
V. Accame, E. Aro, D. Aubertin, M. Barabas, C. Belloli, M. Bentivoglio, I. Blank, E. Bonamini, V. Capone, L. Caruso, M. Chiossi, D. Coltro, C. Costa, M. Diacono, M. Duchamp, F. Fedi, G. Ferri, L. Fontana, N. Frascà, G. Gini, A. Gomez, M. Gorni, K. Groh, E. Isgrò, M. Lai, A. Lora Totino, S. Mallarmé, A. Martin, M. Martin, S. M. Martini, E. Miccini, R. Monticelli, B. Munari, M. Perfetti, G. Perneczky, L. Pignotti, S. Pizzi, D. Roth, A. Trotta, E. Villa, W. Xerra

AA.VV. - I Luoghi del libro
dal 14 novembre al 21 dicembre 2019

Via Nerino 3 20123 Milano Italia | Tel 02 72001994 | Fax 02 72002163 
info@nuovagalleriamorone.com

pubblica: 

mercoledì 13 novembre 2019

Isabella Ducrot | Claire de Virieu


Questi nuovi fiori coltivati
che nascono d’inverno fuori tempo
e anche in luoghi che sono fuori luogo
hanno uno strano modo di morire.
Morti lo sono già, perché recisi,
perciò di loro si può osservare solo
il modo del disfacimento. Alcuni
d’improvviso si squagliano in pappette ripugnanti,altri aprono i petali ormai arresi
ma poi come storditi ci ripensano,
si fermano, tornano indietro a chiudersi
secchi e impalliditi.

Patrizia Cavalli


La MAC Maja Arte Contemporanea inaugura giovedì 14 novembre 2019 alle ore 18 - in via di Monserrato 30, Roma - la doppia personale di Isabella Ducrot e Claire de Virieu a cui Patrizia Cavalli dedica una poesia inedita.
In mostra un corpus di opere di recente produzione che sorge come un dialogo tradotto visivamente tramite il mezzo fotografico di Claire de Virieu e i pigmenti su carte di Isabella Ducrot.
Non si tratta di uno spazio intimo e di intesa bensì di un teatro che mette in scena due narrazioni visive apparentemente consonanti tra loro per il tema comune, i vasi e le nature morte, che invece sorprendono lo spettatore per la forza della loro dinamica dissonante, quasi un contrappunto dove i temi si rincorrono senza quiete. I vasi della Ducrot hanno un che di irriverente rispetto allo sguardo: gli oggetti irrompono nello spazio che ha il sapore effimero di un luogo “fuori luogo” senza alcuna indicazione, se non talvolta un accenno ad un tovagliato a quadretti o delle onde marine, come se la loro ragione d’essere fosse definitivamente assoggettata alla loro stessa bellezza: “Il loro modo d’essere riguarda il loro apparire.Non sono ‘natura’ ma tutto artificio. L’artista che rappresenta i vasi deve averli visti come ‘vivi’ nel senso di ‘belli a vedere’, per questo li ha dipinti o fotografati.” (Isabella Ducrot)

La tracotanza della loro solitaria bellezza in qualche caso si disfa arrendendosi a una inevitabile dispersione nello spazio di ciò che essi contengono, perché sono dei contenitori. Il loro contenuto, in una sorta di ribellione, evapora e sfugge alla forma, alla categoria della rotondità per disperdersi in un gioco di nuove forme. Le photogrammes di Claire de Virieu tengono a freno la bellezza assoluta dei loro vasi, liberano lo sguardo dalla superficie e dirigono l’occhio oltre la forma visibile. Sembrano infatti voler superare il limite dello spazio e del tempo, tra contenuto e contenitore, tra ciò che appare (il fenomeno) e ciò che è, risolvendo così in un gioco imprevedibile di luci e di ombre, di bianchi e di neri, l’eterna battaglia tra forma e sostanza, tra ciò che l’occhio vede e ciò che l’immaginazione prevede o desidera. I suoi vasi,che svelano un contenuto non arreso al disfacimento, quasi a resistere a quell’estremo passaggiodove la forma si arrende, possiedono tutta la forza e la risonanza di una imprevedibile vitalità: “Nella camera oscura, senza pellicola e senza macchina, l’atto del fotografo forma direttamente la materia: giochi d’ombra e di luce, libertà di accogliere e di modellare più o meno l‘una, più o meno l’altra. Ègrazie alla loro perpetua lotta che sorge l’immagine. Le mani del fotografo agiscono sulle trasparenzeluminose disposte sulla superficie sensibile, ma senza i contorni definiti l’immagine non può cherispondere come una eco al suo desiderio ...” (Claire de Virieu)

Isabella Ducrot (Napoli, 1931) vive e lavora a Roma. Nei molteplici viaggi in Oriente sviluppa un particolare interesse per i prodotti tessili di questi paesi; da qui parte un percorso di ricerca artistica che prevede l’uso di materiale tessile per la realizzazione delle opere. Alla Biennale di Venezia del ’93 presenta un grande arazzo, oggi parte della Collezione del Museo di Gibellina. Del 2002 è una serie di arazzi di carta esposta all’Archivio di Stato a Milano. Nel 2005 realizza due mosaici per la stazione di Piazza Vanvitelli della metropolitana di Napoli. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ospita due suepersonali (2008 e 2014). Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia. Nel 2014 espone alla Galleryske di New Delhi e successivamente partecipa ad Art Basel dove torna nel 2019 con la Galerie Gisela Capitain che la espone nello stesso anno a Frieze (Londra) e alla FIAC (Parigi). Nel 2015 realizza l’installazione Effimero al Museo Archeologico di Napoli, a cura di Achille Bonito Oliva. Del 2019 sono le due personali presso la Galerie Gisela Capitain di Colonia e Capitain Petzel di Berlino. Realizza fondali per palcoscenico, per concerti e balletti (Filarmonica di Roma, Balletto del Sud di Lecce, Teatro Olimpico e Teatro Palladium di Roma). Quattro le sue pubblicazioni: La stoffa a quadri (2018, ed. Quodlibet), Fallaste Corazón (2012, ed. Il notes magico), Suonno (2012, ed. La Conchiglia), La matassa primordiale (2008, ed. Nottetempo).

Claire de Virieu (Parigi, 1948) vive e lavora tra Roma e Parigi.
I soggetti fotografici da lei più amati sono la natura e i paesaggi. Ha pubblicato diversi libri con Pierre Bergé, Marc Augé,Hubert de Givenchy, etc. Negli ultimi vent’anni questi lavori sono stati esposti in varie mostre.
Recentemente si è riavvicinata alla fotografia in bianco e nero, creando paesaggi immaginari di ispirazione giapponese e una serie di foto astratte. Nel 2017 e nel 2019 ha esposto queste ultime alla galleria Pierre-Alain Challier a Parigi ed ha partecipato al Festival Kyotographie a Kyoto.
Un portfolio, intitolato NARA, con i suoi ultimi lavori, è stato realizzato dalle Éditions La Falaise.
Oggi Claire de Virieu è tornata nella sua camera oscura in Borgogna per creare photogrammes: un lavoro in contatto diretto con la materia fotografica, senza macchina e senza pellicola. Tutti i fiori e le foglie che utilizza e che animano i suoi fotogrammi vengono dal suo giardino che, oltre ad essere la sua seconda passione, è anche la sua più grande fonte di ispirazione.

Isabella Ducrot | Claire de Virieu
14 novembre 2019 - 18 gennaio 2020
via di Monserrato 30, Roma
a cura di Nora Iosia e Daina Maja Titonel 

MAC Maja Arte Contemporanea | via di Monserrato, 30 - 00186 Roma
+ 39 06 68804621 | + 39 338 5005483 | info@majartecontemporanea.com | www.majartecontemporanea.com orari: martedì - venerdì h. 15,30-20 | sabato h. 11-13 e 15-19,30 | chiuso lunedì e festivi, altri orari su appuntamento

martedì 12 novembre 2019

Pierre-Yves Le Duc | Erector Vesevo


Venerdì 29 novembre alle ore 18:30 Spazio NEA presenta Erector Vesevopersonale di Pierre-Yves Le Duc. Il progetto espositivo ideato per la galleria napoletana, sarà visitabile fino al 3 gennaio 2020. 

Erector Vesevo è incentrato sul tema dell’eruzione. Oltre a centinaia di schizzi preparatori, sono presenti polittici in bianco e nero, con scheletri (tratti dalla serie Medium) che si alternano a “eruzioni vulcaniche”, come in una scacchiera. Trittici su tela realizzati bianco su bianco (dove la lettura del segno è dovuta al passare e ripassare della pittura in innumerevoli strati) e trittici realizzati a olio su carta, caratterizzati dal contrasto fra due tipi di nero, dialogano con i fogli sui quali Le Duc ha disegnato usando inchiostro di china. Completano la mostra una tela bianca coperta da un velo di lino e un trittico viola su tela e velo di seta.

Sul lavoro dell’artista francese, Diego Lama scrive: «Nuove equazioni della fisica dimostrano che il vuoto non esiste: il vuoto non è affatto vuoto e il nulla non è affatto nulla. Il nulla è una combinazione di materia e antimateria - di particelle e antiparticelle - che si disintegrano a vicenda: miliardi di miliardi di particelle compaiono e scompaiono in un milionesimo d’istante. Il vuoto è una perturbazione infinita, un ribollio pieno di energia, eppure noi non ce ne accorgiamo, crediamo che quello sia il nulla. Il lavoro di Pierre-Yves Le Duc tende al nulla - al vuoto - in due maniere: con la ripetitività del segno e con la sua cancellazione. La prima strategia porta all’annichilimento della parte emotiva del lavoro artistico: ogni ripetizione filtraqualcosa del segno precedente e prepara a quello seguente sempre più inesistente. La seconda, la rimozione - il nero su nero, il bianco su bianco - sottrae materia e immagine all’occhio di chi osserva: cancella, o meglio, nasconde la realtà. Entrambe le strategie producono il nulla: un nulla pieno (pieno di ripetizioni differenti o pieno di parti nascoste), un nulla che ribolle di energia, di materia e di antimateria, di bianco e di nero, di vita e di morte. Anche noi - perché anche noi siamo fatti di vuoto e di nulla - vibriamo e ci perturbiamo di fronte al lavoro di Pierre-Yves».

Spiega l’artista: «Il titolo della mostra “Erector Vesevo” è preso in prestito dalla poesia di Leopardi “Le Ginestre”, parafrasandone un verso. Ma è solo un diversivo. Come sempre, anche per questa esposizione ho cominciato a lavorare disegnando ossessivamente, rappresentando ripetutamente lo stesso soggetto con parametri particolarmente rigidi. All’inizio del lavoro non ho mai la certezza che la strada che intraprendo mi porterà da una parte specifica. Intuisco di dover andare in quella direzione, ma non saprei spiegarne bene il motivo. Si innesca così un processo evolutivo che fa pensare stranamente a quello dell’evoluzione delle specie. Strada facendo, disegno dopo disegno, il cammino assume un senso, e scopro potenzialità delle quali sarei stato all’oscuro se non avessi intrapreso il viaggio... L’impulso iniziale è nato dal desiderio di portare avanti un lavoro del mio passato (ho iniziato il lavoro sul Vesuvio nel 1993) che serve solo da pretesto per esprimere altro. Dopo la fase preliminare di ricerca sul segno, inizia il graduale avvicinamento alla visione della forte drammaticità dell’opera che mi porto dentro. Ma il mio fare è questa volta più lento, lungo e doloroso. Si tratta fondamentalmente di una modalità di avvicinamento, di un tentativo di portare avanti una visione che si rivelerà pian piano e che lascerà stupiti. Me per primo».

«Qui su l'arida schiena / del formidabil monte /
sterminator Vesevo, / la qual null'altro allegra arbor né fiore, /
tuoi cespi solitari intorno spargi, /
odorata ginestra, / contenta dei deserti»

Giacomo Leopardi
La Ginestra, 1836

Pierre-Yves Le Duc nasce in Francia nel 1964. Si laurea alla Sorbona in letteratura italiana nel 1988. Durante gli studi si reca frequentemente in Italia, fino a decidere di trasferirsi a Napoli dopo aver ottenuto una borsa di studio. Nel 1989 realizza le sue prime opere. Fondamentale è l'incontro nel 1992 con Alfredo Bovio Di Giovanni frequentandone il laboratorio fino alla sua morte nel 1995. La ricerca di Le Duc si concentra principalmente sulla realizzazione di installazioni monumentali dedicate a precisi luoghi, cicli di opere complesse e articolate con una forte impronta progettuale. Esposte a Napoli sono l'opera pubblica “Il Cenacolo” allestita attorno all'obelisco di piazza San Domenico Maggiore nel 1994, “Le nove muse e i nove poeti” ideata per l'emiciclo di piazza Plebiscito nel 1995, “I Quaranta Ladroni” nella Napoli Sotterranea nel 1996, “Medium” nella sala del Lazzaretto nel 1998, “GU” esposta al Museo Archeologico nel 2004, “Soap Opera” che ritrae il ciclo dell'acqua e della vita, e altre opere come “Erotoritratti”, “Osso-Buco”, “Bonificarsi, please!”, “Rosarno, desperate house-lives”. Ha lavorato all'elaborazione di “Métastrophysique”, “Débordements”, “APPARATO”, alla video installazione “O”, “Magigonie” e ad altri progetti, quali l'installazione del video monumentale “Motion Painting” e l'installazione interattiva “Kosmic Whore”. È del 2018 la sua ultima personale dal titolo «Andare avanti sino al “via!”» esposta allo Spazio NEA. Nel 2012 si trasferisce con la moglie e la figlia in Francia, continuando a tenere aperto il proprio atelier a Napoli.Le Duc ha esposto in Italia (Milano, Napoli, Pavia, Salerno, Sorrento, Torino, etc.) e all'estero (del 2012 la personale ad Atlanta, Stati Uniti). È presente in importanti fiere quali Basilea Art Fair, Miami Art Fair e Artissima.


artista: Pierre-Yves Le Duc
titolo: Erector Vesevo
durata: 29 novembre 2019 - 3 gennaio 2020
dove: Spazio NEA, via Costantinopoli 53 / piazza Bellini 59 - Napoli
orario: lunedì - domenica dalle 9.00 alle 2.00 am
ingresso: libero
contatti: 081 45 13 58 | info@spazionea.it


pubblica:
amalia di Lanno

Giancarlo Sciannella. Scultore di Archetipi

Veliero, 2009 ceramica, legno, catrame e cera 180 x 50 x 20 cm

È dedicata a Giancarlo Sciannella, scultore in terracotta e fra le massime espressioni della scultura contemporanea italiana, in particolare legata alla materia di terra, la mostra GIANCARLO SCIANNELLA. Scultore di Archetipi, ospitata ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali dal 16 novembre 2019 al 16 febbraio 2020.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il patrocinio del Comune della Città di Castelli e con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è a cura di Simone Battiato. L’ingresso è gratuito per i possessori della MIC.


La mostra, articolata lungo la via Biberatica, documenta la produzione dell’artista dal 1980 al 2013 attraverso 12 opere scelte per aver più significativamente espresso il rapporto tra la scultura e lo spazio. Il progetto espositivo e le modalità di allestimento sono stati pensati proprio in funzione degli ambienti in cui le opere sono collocate e con i quali esse si misurano, creando un percorso di forte suggestione.


Come scrive il curatore Battiato: “È un dialogo interrogativo interiore, intimo e personale, quello intrapreso da Sciannella con la materia primaria e arcaica, che il fuoco concretizza, investendola e trasformandola in scrittura, attraverso un racconto che conserva sacralmente gli echi della tradizione ceramica paesana” di Castelli d’Abruzzo, luogo d’origine dell’artista, famoso per le sue ceramiche.

Sciannella rinnova questa tradizione attraverso il costante confronto con le varie tendenze dell’arte contemporanea rivolte alla materia terra, rappresentate in Italia da Martini, Fontana, Melotti e Leoncillo, e, in tempi più recenti, da Valentini, Spagnulo e Mainolfi.

Il percorso artistico di Sciannella ha cercato e trovato nella ceramica la “ragione povera” delle opere, lontane dal virtuosismo e invece allusive a un passato arcaico e mai perduto. Ne sono esempio le scultureStrumenti(1980) e Macina(2005), che rimandano a un mondo rurale, montano, legato al lavoro e al luogo d’origine.

Zodiaco (2003), Osservatorio(2003) ed Enea(2011) testimoniano il viaggio metaforico intrapreso nel suo intimo dall’artista, novello Odisseo, e, in dimensione storica per quest’ultima opera, il viaggio per mare compiuto dalle anfore romane che le fanno da suggestivo contorno.

Nell’opera Foresta(1993), riconosciuta dalla critica come capolavoro della scultura ceramica italiana del Novecento, Sciannella riesce a “trasformare” la terracotta in legno, mentre in Selva(2011), minimale nella sua essenziale linearità geometrica, riflette gli echi della ricerca di Alberto Burri e delle poetiche dell’Informale.

In relazione ai temi suggestivi e stimolanti per la valorizzazione della forma artistica e per lo stretto legame con il passato, la mostra è completata da attività didattiche e divulgative. 

Le proposte didattiche sono costituite dai progetti di Alternanza Scuola Lavoro da realizzare con il Liceo Artistico Statale Enzo Rossi “Suggerire suggestioni: un’esperienza condivisa”, in collaborazione con le associazioni Opera Sante De Sanctis e Amici di Simone, e “Curatori per un giorno”, rivolto agli studenti delle scuole superiori.

Gli eventi, programmati e tenuti dal curatore per la comunicazione e divulgazione della mostra, prevedono gli incontri “Giancarlo Sciannella scultore” (21 novembre 2019), “Il Liceo Artistico F.A. Grue di Castelli tra passato, presente e futuro”, con il Direttore della Raccolta Internazionale di Castelli (5 dicembre 20129), “La scultura di terra nell’ambito della scultura italiana contemporanea: storia, protagonisti, prospettive”, con la partecipazione dello storico dell’arte Lorenzo Fiorucci (23 gennaio 2020) e “Il MuBAQ: Museo dei Bambini l’Aquila”, con la collaborazione dell’artista Lea Contestabile (6 febbraio 2020).


La mostra Giancarlo Sciannella. Scultore di archetipi è corredata da una monografia sull’artista pubblicata da Silvana Editoriale, contenente saggi di Giulia D’Ignazio, di Lorenzo Fiorucci e del curatore Simone Battiato.


Ufficio stampa mostra
Daniela Fuina 333 9377798; fuinadaniela@libero.it 

Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura 
Chiara Sanginiti 06 82077386 – 340 4206787; c.sanginiti@zetema.it


SCHEDA INFO
Mostra Giancarlo Sciannella. Scultore di Archetipi
Dove Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Via Quattro Novembre 94 – 00187 Roma
Quando 16 novembre 2019 – 16 febbraio 2020
Preview stampa 15 novembre 2019 ore 17.00
Inaugurazione 15 novembre 2019 ore 17.30
Orari Tutti i giorni 9.30 – 19.30
La biglietteria chiude un’ora prima


Biglietteria Mostra senza biglietto integrato.

Ingresso ordinario:
€11,50 intero 
€ 9,50 ridotto 

Per i cittadini residenti nel Comune di Roma 
€ 9,50 intero 
€ 7,50 ridotto 

Ingresso gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
Per i possessori della MIC Card l’ingresso è gratuito.

Promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Patrocinio Comune della Città di Castelli

Organizzazione Associazione Culturale TRAleVOLTE
A cura di Simone Battiato


Volume artista Silvana Editoriale

Sponsor mostra Cingoli Consolidamento e Restauro
SPONSOR SISTEMA MUSEI IN COMUNE

Con il contributo 
tecnico di Ferrovie dello Stato Italiane
Servizi museali Zètema Progetto Cultura

Info Mostra Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) 



lunedì 11 novembre 2019

MAÏMOUNA GUERRESI - RÛH / SOUL


From November 14th, 2019 to January 18th, 2020, the Officine dell’Immagine gallery in Milan will host the largest solo exhibition ever produced in Italy by Italo-Senegalese artist Maïmouna Guerresi, curated by Silvia Cirelli.

Very well known internationally, Maïmouna Guerresi is one of the protagonists at the current Lagos Photo Festival, as well as being included in the Modest Fashion collective at the Stedelijk Museum Schiedam. Invited to exhibit in prestigious museums, such as the LACMA Museum in Los Angeles, Institute du Monde Arabe IMA and the Cultural Institute of Islam ICI in Paris, the KIASMA Museum of Contemporary Art in Helsinki, the National Museum of Sharjah, the National Museum of Bamako and the MACAAL Museum in Marrakech, her works also feature in major public collections, such as at the Smithsonian African Art Museum in Washington, the LACMA Museum in Los Angeles and the MIA Minneapolis Institute of Art.

As a multifaceted artist with an incisive poetic force, Maïmouna Guerresi constantly engages with current issues such as identity and multiculturalism, creating an allusive dialogue between European and African culture. Mixing personal themes with testimonies from the real world, she explores the manifold variety of stylistic languages – from video to installation, from photography to sculpture – by tracing a narrative path that finds its primary motivation in the exaltation of spirituality. In experimenting with a universal humanity, in which harmony between different cultures and faiths takes the place of fear and deaf negation, the artist achieves an expressive boldness full of seductive symbolism and aesthetic contemplation.

The exhibition in Milan, entitled RÛH / SOUL, traces the distinctive traits of her vast artistic career, focusing on a hybrid lexical register, a combination of mystical references, cultural metaphors and thaumaturgical influences. The choice of the title itself – the Arabic rûh means "inner spirit" – contextualises a narrative approach that absorbs a marked contemplative sensitivity, which has always been a thread in the poetic synthesis of Maïmouna Guerresi. In the urgency of internalising and then revealing the artistic message, the symbolism of the body becomes an allegory of the inner dimension: the body as a meeting place for different faiths, as a manifestation of human strength, and as the sacred locus for transformation into continuous becoming. Gesture, choice of colour, of clothes and scenarios build an instant immortalised in its complex elaboration, an instant that gives the characters in the shots an almost ethereal monumentality, suspended between reality and transcendence. 
The juxtaposition of object, its use and its cultural meaning has always been essential in the visionary world of the artist, and it is deeply connected to references of the Sufi belief, a specific Muslim practice with a mystical and ascetic character that places the human being at the centre of the universe, in direct relationship with the divine. This search for intimate dialogue with the divine asserts the importance of natural elements, such as the symbolism of the tree or branch, which become a metaphysical bridge between heaven and earth; but it also surprises us with its use of swings, trampolines or air-filled bags, metaphors for a process of suspension, for a lifting off from the ground. 
The artist projects her own cultural storyline onto the absoluteness of the constant transition between earthly energy and interior contemplation, a storyline that develops its own legitimacy upon the evolutionary concept of human vulnerability.

BIOGRAPHICAL NOTES
Maïmouna Guerresi was born in Vicenza (Italy) in 1951. She currently lives and works between Italy and Senegal. She has numerous participations to her credit, both in important international museums, such as the Stedelijk Museum Schiedam, the Smithsonian African Art Museum in Washington, the KIASMA Museum of Contemporary Art in Helsinki, the MACAAL Museum in Marrakech, the Cultural Institute of Islam ICI in Paris, the National Museum of Sharjah and the National Museum of Bamako; as well as in festivals and biennials, such as the Venice Biennale, Documenta, Les Rencontres de Bamako, the Dak'Art Biennial, Manifesta, 13th Cairo Biennale and the International Festival of Photography of Bangladesh.
Her works also feature in major public collections, such as at the Smithsonian African Art Museum in Washington, the LACMA Museum in Los Angeles and the MIA Minneapolis Institute of Art.

MAÏMOUNA GUERRESI - RÛH / SOUL
Opening: November 14, 2019 
November 14, 2019 – January 18, 2020 
curated by Silvia Cirelli

Officine dell'Immagine
Via C. Vittadini 11, 20136 Milan (Italy) 
info@officinedelllimmagine.com 
www.officinedellimmagine.com

Free entrance
Hours: Tuesday - Saturday: 11 a.m. - 7 p.m.; Monday and holidays by appointment

Lello Lopez - Home Sweet Home

from the cycle "Home sweet home" 2018

Alla Fondazione Filiberto e Bianca Menna è stata presentata la personale di Lello Lopez Home Sweet Home, a cura di Giulia Perugini e Antonello Tolve, in collaborazione con l’Associazione FigurAzioni, visitabile fino al 10 dicembre 2019.

Maturate nell’ambito di un discorso di matrice relazionale che affonda le proprie radici nell’autobiografico, le operazioni artistiche di Lopez insistono sulla valenza fisica e simbolica della memoria che diviene via via catalogazione del vissuto, archivio di un tessuto emozionale fatto di controspazi, teatro stabile di oggetti e di forme che ritornano dal passato per sfilare sulla balaustra del presente e farsi così cronistoria di una vita, quella del singolo, che mira a sintetizzare l’impatto della specie in una trama sociale sempre più smussata dal circolo mediatico, rarefatta dall’ottundimento della ragione, piegata e piagata dalla massificazione, dall’oblio quotidiano. Inteso come terreno fenomenico, veicolo espressivo carico di tracce, superficie densa di significati, di possibilità e di eventualità, ma anche come suolo in cui risiede il pensiero, lo spazio diviene ora protagonista di una indagine radicale che lo trasforma, lo modella secondo un criterio espositivo che attira il pubblico per farlo cadere in una intelaiatura estetica entro la quale il tempo sembra regredire, ripiegarsi su se stesso, tornare agli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Con le sue ampie Tende (2019) su cui l’intervento dell’artista sembra quasi una scrittura braille formulata mediante l’inserto di riquadrature su cui sono disegnati grappoletti di ciliege, con quei cinque parati circolari (tutti del 2018), con la Prima Casa (2018) e la Seconda Casa (2018) dimenticate a memoria e ricreate sotto forma di maquette, con il Memento (2018) imperdibile dove confluiscono natura e cultura, o anche quei Numi Tutelari (2018) su cui ritornano figure di santi e di eroi legati a una infanzia radicata, portata avanti come una traccia poetica legata alla tradizione napoletana, Home Sweet Home rappresenta un salto nel tempo e contestualmente nello spazio per raccontare l’avventura dell’esistere, la sua provvisorietà. 


Un ringraziamento particolare alla Galleria 100mq Arte Contemporanea (Santa Maria Capua Vetere).

Lello Lopez – Home Sweet Home
a cura di Giulia Perugini e Antonello Tolve
fino al 10 dicembre 2019
Fondazione Filiberto e Bianca Menna | Archivio Menna/Binga
Via dei Monti di Pietralata 16 – Roma
info | +39 349 5813002 – 340 1608136

domenica 10 novembre 2019

Tipica Food & Art. L’ARTE INTERPRETA LE TIPICITÀ DEL SUD-EST BARESE

Dario Agrimi, Progresso


Con una mostra collettiva si conclude il racconto artistico di “Tipica Food & Art” per esaltare l’identità territoriale ed agroalimentare del Sud Est barese.

Il GAL continua il percorso di valorizzazione delle eccellenze agroalimentari del Sud Est barese aprendosi a un mondo, quello artistico, capace di esaltare in maniera originale e affascinante le peculiarità materiali ed immateriali del territorio.

Il progetto Tipica Food & Art ha infatti posto in relazione l’arte contemporanea con le risorse agroalimentari di Conversano, Rutigliano e Mola di Bari, come la ciliegia, l’uva da tavola e i prodotti ittici. 

Tipica Food & Art è finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma Straordinario in materia di cultura e spettacolo ed è promosso dal GAL Sud Est Baresee da un vasto partenariato di operatori culturali ed attori istituzionali, tra cui le associazioni ETRA E.T.S e Volontari per la Cultura, la Galleria Cattedrale di Conversano e i Comuni di Conversano, Rutigliano e Mola di Bari, e si avvale della direzione artistica delle associazioni culturali succitate e della curatela della critica d’arte Lia De Venere.

Dopo la presentazione di PROGRESSO, l’installazione di Dario Agrimi presso la Pinacoteca Paolo Finoglio, Castello di Conversano, della mostra LE PAROLE E I PESCI di Massimo Ruiu presso il Castello Angioino di Mola di Bari) e della mostra GRAPPOLI DI LUCE di Salvo d’Avila presso il Museo Civico Archeologico di Rutigliano,

- Il 16 novembre alle ore 18 verrà inaugurata presso la Galleria Cattedrale di Conversano la mostra collettiva che conclude il progetto.

Oltre alle opere di Agrimi, Ruiu e D’Avila saranno esposte presso la Galleria Cattedrale di Conversano anche quelle di tre giovani artiste selezionate attraverso una call: Mariantonietta Bagliato(Bari,1985) con un lavoro sull’uva da tavola, Cristina Mangini(Bari,1988)con un lavoro sulle ciliegie, Anastasiia Morozova(Perm (Russia), 1992) con un lavoro sui pesci. 

La mostra rimarrà aperta presso la Galleria Cattedrale sino all’8 dicembre con i seguenti orari: tutti i giorni dalle 17 alle 20; festivi 10-13; lunedì chiuso.


giovedì 7 novembre 2019

Still Moving / Portuense201 exhibition + open studios

Portuense201 presenta

STILL MOVING
A cura di Label201

Archema Studio – Art Studio MLBS – Copihue Floral Studio – Daniela Pinotti – Delphine Valli – Designfood.house – Dugong Films – Eurofilm – Francesco Turi – Laboratorio di restauro tessile – Marco De Masi Design – Millim Studio – Paolo D’Arrigo Design Studio – Secondome – Spazio FOuR

Un attimo in cui tutto si ferma, mentre quotidianamente tutto è in movimento contaminandosi costantemente. Portuense201 svela l’anima del suo mondo fermandosi all’interno di un unico luogo, Label201. Una scena inedita, sperimentale e vibrante che racconta l’architettura, il design nelle sue più ampie espressioni, l’arte e il cinema prodotte dalle realtà del distretto.

Colore e geometrie generano tensioni nello spazio, rendendo i lavori esposti sospesi in un momento di calma apparente, che presto riprenderà a muoversi per creare nuove prospettive.

Still Moving fa parte di un ciclo di mostre trasversali tra arte e design a cura di Label201 che ha come protagonisti gli abitanti del distretto Portuense201. Microcosmo urbano di ideazione, produzione e generazione di un’estetica contemporanea.

Durante l’inaugurazione sarà possibile visitare gli studi dei designer e artisti in mostra.

Degustazione a cura di Sartoria del Vino

Direzione e organizzazione Manuela Tognoli
Visual design Millim Studio

Label201 - Via Portuense 201, Roma
Opening Venerdi 8 Novembre 2019 ore 19 – 22


Valeria Vaccaro. Carta, forbice, sasso


È Valeria Vaccaro, una giovane artista del marmo, la protagonista della mostra di novembre da PUNTO SULL’ARTE. Il vernissage della sua personale dal titolo Carta, forbice, sasso si terrà sabato 23 novembre 2019 dalle 18 alle 21. 

Un lavoro elegante e dalla realizzazione impeccabile in cui il materiale della scultura per eccellenza diventa simbolo della società liquida che ci contraddistingue. La scultura infatti qui rinnega per certi versi se stessa, ripensando il materiale nobile per oggetti che di nobile non hanno nulla: dal pallet alla cassa da imballaggio, dal foglio di carta alla classica busta da ufficio destinata a essere lacerata e poi gettata via. Un’allusione che si fa ancora più sottile nella realizzazione scultorea di vecchi giocattoli, di un triciclo, di un lettino da bambino con le sponde: la cameretta del passato si trasforma qui in una celebrazione del tempo che passa e che rende questi oggetti inevitabilmente inutili. E un senso di spaesamento invade lo spettatore quando si rende conto che ciò che da lontano gli sembrava una giocosa ricostruzione di un ambiente infantile, da vicino si rivela il monumento a un tempo che non tornerà più. La trasformazione, la metamorfosi, il divenire sono evidenziati nel lavoro dell’artista anche dal ricorrere dell’effetto combustione. La sua materia, infatti, appare spesso invasa da una serie di bruciature che ne denotano la fragilità, la destinazione all’impermanenza. Tutta costruita sui contrasti tra pesante e leggero, eterno ed effimero, prezioso e ordinario, dunque, l’opera di Valeria Vaccaro ci mette di fronte all’incertezza del nostro tempo. 

Un catalogo bilingue, con la riproduzione delle opere esposte ambientate e il testo della curatrice Alessandra Redaelli, verrà realizzato da PUNTO SULL’ARTE. L’Artista sarà presente in Galleria in occasione del Vernissage Sabato 23 Novembre.

Valeria Vaccaro nasce nel 1988 a Torino. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, studia scultura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Espone regolarmente dal 2005. Tra il 2013 e il 2015 partecipa alla Biennale Itinerante Europea JCE Jeune Création Européenne. Nel 2015 espone a Exihibit a Torino e al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivara. Nel 2017, in occasione dell’Art Prize CBM, vince una menzione speciale dalla città di Torino. Nel 2019 inizia la collaborazione con la Galleria PUNTO SULL’ARTE ed espone alla 15° Edizione di ArtVerona. Vive e lavora a Torino.


VALERIA VACCARO
CARTA, FORBICE, SASSO
a cura di Alessandra Redaelli
Vernissage: SABATO 23 NOVEMBRE 2019, dalle ore 18 alle 21
Periodo: 24 Novembre - 22 Dicembre 2019
Luogo: PUNTO SULL’ARTE, Viale Sant’Antonio 59/61, Varese
0332 320990 I info@puntosullarte.it 
Orari: Martedì - Sabato: 10-13 | 15-19. Domenica: 15-19
Catalogo: Testo critico di Alessandra Redaelli

mercoledì 6 novembre 2019

ANTHEA DI ELDI VEIZAJ

 ART JOURNEY” IL PROGETTO DI COPERNICO,
DEDICATO AD ESPLORARE LE INTERCONNESSIONI
TRA ARTE, BUSINESS E LAVORO

PRESENTA LA MOSTRA

ANTHEA DI ELDI VEIZAJ 
Dal 22 novembre 2019 al 6 febbraio 2020

COPERNICO MILANO CENTRALE
Copernico Gallery – via Lunigiana angolo via Copernico, Milano

INAUGURAZIONE: giovedì 21 novembre 2019 | ore 19.00 alle 21.00
Ingresso libero su registrazione: art@coperni.co

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Dal 22 novembre 2019 al 6 febbraio 2020 Copernico Milano Centrale, uno dei 13 centri di Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e del business, ospita, nella sua Gallery di via Lunigiana, ANTHEA, mostra personale dell’artista Eldi Veizaj a cura di Giorgia Sarti. Sponsor dell’esposizione Mondoffice, azienda leader nella fornitura di prodotti e servizi per l’ufficio che da sempre sposa l’arte del fare impresa e del talento. La collaborazione tra l’artista e il brand è caratterizzata da una comune visione e poetica legate all’utilizzo di materiali naturali, nel rispetto della sostenibilità ambientale. La personale di Eldi Veizaj fa parte di Art Journey, il progetto culturale sviluppato da Copernico – la rete di luoghi di lavoro e servizi dedicati allo Smart Working – che esplora interconnessioni e assonanze tra il mondo dell’arte, del business e del lavoro.

In occasione di questa mostra Eldi Veizaj ha creato un nuovo ciclo di opere, al di là di qualunque forma di realismo come è nella natura della sua poetica, che accompagnano i visitatori in un viaggio in cui la visione di forme floreali emerge dalle profondità marine con la leggerezza e la freschezza che da sempre contraddistinguono la sua cifra stilistica.  Il lavoro dell’artista nasce infatti dall’urgenza di trovare uno spazio all’interno del quale poter liberare la potenza delle forme che attraverso una morbida fusione di colori e segni si materializzano in fiori accennati, che sembrano volere uscire dai limiti della figura e tendere verso nuovi e più profondi significati.

Tutto è natura nelle creazioni di Eldi Veizaj, giovane artista, che dalle profondità di un pensiero esistenziale riesce a realizzare opere dove bellezza e natura si rendono protagoniste di un vero e proprio racconto visivo immaginifico. I materiali che utilizza, acqua, curcuma, tè, caffè, zenzero, canapa si mescolano infatti tra loro in una metamorfosi di forme floreali quasi oniriche. Spazio fisico e spazio mentale trovano sfogo e si materializzano in opere dal sapore tanto evanescente quanto consistente, delicato e profondo allo stesso tempo.
Lorenzo Puglisi - Crucifixion, 2018, oil on panel, 130x100cmRitratto 180218, 2018, olio su tavola, 130x100cm dettaglio_©Daniele Fregonese
 
Matteo e l'angelo, 2019, olio su tela, 200x150cmRitratto 180218, 2018, olio su tavola, 130x100cm dettaglio_©Daniele Fregonese
La mostra fa parte di Art Journey il percorso, ideato e curato da Giorgia Sarti - fondatrice di diverse Gallerie d’arte tra cui Whitelight Art Gallery - in collaborazione con Copernico che si sviluppa nell’organizzazione di mostre, eventi e iniziative culturali che contaminano tutti gli spazi di Copernico e accompagnano ogni momento vissuto dalla sua community e non solo. Un riconoscimento del ruolo dell’arte e della creatività che va oltre le logiche note, verso una collisione tra due differenti linguaggi che genera una nuova dimensione, in cui l’impresa e il mondo del lavoro si arricchiscono di nuovi contenuti e di un moto creativo che porta innovazione e idee avveniristiche. Arte come prezioso valore aggiunto al vivere quotidiano, che permette di approcciare temi trasversali ed eterogenei tra loro, creando un dialogo multidisciplinare a sostegno della crescita delle persone e delle imprese. Copernico amplia così gli orizzonti dell’esperienza lavorativa quotidiana aprendo i suoi spazi ormai da diversi anni all’arte e alla cultura. Allo stesso tempo, artisti e operatori dell’arte entrano in contatto diretto con il mondo dello Smart Working, all’interno di un’impresa aggregatrice di altre imprese e acceleratrice di innovazione, dialogando a stretto contatto con un pubblico aperto e in sintonia con i linguaggi propri dell’arte e della creatività.



Ritratto 180218, 2018, olio su tavola, 130x100cm dettaglio_©Daniele Fregonese

CHI È COPERNICO
Copernico è una rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business di freelance, professionisti, start-up e aziende, grazie alla condivisione di risorse, conoscenza, alla contaminazione di idee e al networking in un ambiente caratterizzato da stile, design ed esperienza unici. Oltre 6.000 professionisti utilizzano quotidianamente gli spazi di Copernico come sede di lavoro e luogo preferenziale per meeting e organizzazione di eventi.
sito web: www.coperni.co

Informazioni
Eldi Veizaj | ANTHEA
Copernico Milano Centrale - Via Copernico angolo via Lunigiana, Milano
22.11.20 – 06.02.20
Da lunedì a venerdì su appuntamento
Inaugurazione: giovedì 21 novembre 2019 | ore 19.00 - 21.00
Ingresso su registrazione: art@coperni.co

Ufficio stampa Copernico

Pubblica 
Massimo Nardi

lunedì 4 novembre 2019

Diego Bonelli e Leardo Sciacoviello "àmmàzzati_ammazzati"


MAU - Museo di Arte Urbana
Via Rocciamelone 7c, 10143 Torino
Venerdì 8 novembre 2019, dalle 18.30 alle 21.30, presso la Galleria del Museo d'Arte Urbana, via Rocciamelone 7 c Torino, inaugurazione della mostra di Diego Bonelli e Leardo Sciacoviello "àmmazzàti_ammazzati", a cura di Daniele D'Antonio e Edoardo Di Mauro.

Fino al 3 dicembre su appuntamento 348 4500461 335 6398351

L'evento è inserito nel cartellone di Contemporary Art Torino + Piemonte 2019

Sostenitori istituzionali : Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Circoscrizione 6 Comune di Torino, Comune di Torino Settore Tempo Libero
Sponsor tecnici : OIKOS Colore e Materia per l'Architettura, Fiammengo Federico srl
Direzione Artistica della Galleria del MAU : Daniele D'Antonio e Edoardo Di Mauro
Partner : Associazione Tribù del Bad Night Cafè/Cabina dell'Arte Diffusa, Officine Brand www.officinebrand.it, Galleria Campidoglio www.galleriacampidoglio.it
Info : 335 6398351 info@museoarteurbana.it www.museoarteurbana.it


Il rapporto dicotomico tra “presenza “ ed “assenza” diviene centrale nel dibattito artistico a partire dall’immediato secondo dopoguerra.

L’Informale, la prima corrente diffusa su di una scala ampia che non si limitava all’ambito occidentale, si manifestò con le modalità di un linguaggio aperto al mondo ed all’esperienza, in un rapporto di coinvolgimento e di transazione con l’ambiente che intendeva andare oltre lo schematismo interiore di buona parte delle avanguardie storiche, tendente a sfociare in una rigida geometria delle forme.

Inevitabile, preparata da un secolo abbondante, la fuoriuscita dell’espressione artistica dal sito tradizionale della bidimensione, con relativa invasione spaziale dell’ambiente, tipica di parte della stagione Pop e, per intero, di quella del Concettuale, sia nella versione “mondana”, Land Art ed Arte Povera, che in quella tautologica e rigidamente mentale caratterizzata, tra gli altri, da gruppi come Art & Language e singole personalità come Sol Lewitt e Joseph Kosuth.

La smaterializzazione progressiva dell’opera e la quasi sparizione del livello iconografico, determinarono la crisi del Concettuale, ormai condotto alle sue estreme conseguenze, e l’ingresso nella successiva stagione, caratterizzata dal ritorno della manualità pittorica dapprima e, successivamente, da una lunga fase di citazione degli stili e delle tendenze caratterizzanti l’intero corso del Novecento, sullo sfondo di una società permeata dall’invadenza tecnologica e mediale.

Il tutto non casualmente incorniciato in uno scenario sociale palesemente di passaggio e mutazione. L’essere entrati in maniera decisa e definitiva all’interno di quella contemporaneità più volte annunciata nel corso dell’ultimo secolo, a partire dalle prime applicazioni pratiche dell’elettromagnetismo nell’ 800, ha generato grandi aspettative ed altrettanto intense angosce.

Da un punto di vista artistico in questi anni si sono confrontati punti di vista differenti rispetto a quella che attualmente è una indubbia crisi del modello della “presenza”.

Ad esempio vi è la visione, sostanzialmente “apocalittica”, del culturologo francese Jean Baudrillard che, qualche anno fa, ebbe a sostenere come il ruolo dell’arte sia attualmente interamente assorbito dalla visualità della pubblicità e dei media, e che quindi la partita vada giocata interamente sul fronte dell’”assenza” ricorrendo alla poetica del frammento e del dettaglio, visto come esemplare “parte per il tutto” in grado di fornire ancora un senso all’esperienza visiva, o chi invece rinviene elementi di maggiore speranza riproponendo la “presenza” nei termini di una insolita alleanza tra i miti arcaici, le simbologie religiose della premodernità con la realtà futuribile delle nuove tecnologie, in una civiltà, la nostra, dove è necessario, ormai, dare per scontato come la cultura del Logos sia stata sostituita da quella dell’immagine e ci si incammini in direzione della costruzione di una nuova estetica, dove il confine tra arte e vita è ormai sempre più ravvicinato. Quindi la fatica ed il malessere nell’essere presente esiste ma può essere superato ponendosi l’obiettivo di costruire nuovi progetti all’interno di un’esistenza che è ormai radicalmente mutata.


Diego Bonelli e Leardo Sciacoviello riflettono con estrema consapevolezza su temi affini a quelli delineati nella precedente introduzione, realizzando un allestimento dove il rigore concettuale non è citazione fine a se stessa, ma progetto mentale consapevole, illustrato nell'oggettività e nella precisione dell'allestimento.

Vengono indagati aspetti di estrema attualità: la dispersione qui rappresentata non è soltanto quella fisica ma, con altrettanta forza, viene rivisitata la mancanza di etica, rispetto e sensibilità che caratterizzano i comportamenti dell'uomo contemporaneo.

I lavori degli artisti aiutano i visitatori a riflettere sulla vacuità della nostra società, affrontando e interpretando dal loro punto di vista quello che spesso diamo per scontato, ma che forse non esiste quasi più per il genere umano: la presenza dell'altro.


L'originale titolo "àmmazzàti _ ammazzati" è un gioco di parole che verte sul concetto di morte come ribellione virtuale e strumento di riscatto nei confronti della dispersione e frammentazione dell'Io nella società liquida dell'eterno presente.

Il tema viene sviluppato dai due artisti secondo modalità da loro concordate sul piano di una progettualità e di una sensibilità comuni , ma con declinazioni diverse.


Diego Bonelli si assume l'onere di riflettere sul termine "àmmazzàti".

Questa parola assume un rilievo polisignificante e conduce il suo rilievo critico nei confronti della massificazione telematica e nella prevalenza del brand , in una dimensione sociale dove l'immagine virtuale prevale nettamente sul Logos.

In questo caso la morte viene vista come annullamento nell'identità digitale, condizione dalla quale bisogna svincolarsi per invertire i termini della comunicazione ed assumerne il controllo.

L'allestimento prevede l'affissione di un manifesto di 2 metri per 1 con alla base una risma di volantini contenenti il testo di un manifesto dove, con affermazioni secche e perentorie, si proclama la necessità di un suicidio digitale.

Abbiamo poi l'installazione a parete di una scheda "Arduino", progetto open source con la quale si fanno muovere a comando dei dispositivi , in questo caso matrici Led, che scorrono fino a portare ad una data che segna il momento del suicidio digitale, tramite un virus che adopera lo stesso linguaggio del nemico per ingannarlo e distruggere il sistema.

In ultimo una lastra in alluminio anodizzato che riprende misure e materiali di quelle collocate sulle sonde per esplorazioni spaziali Voyager e Pioneer, con riportate sotto forma di algoritmo le operazioni necessarie per l'approdo al desiderato annichilimento dell'identità digitale.


Nella dialettica dei termini Leardo Sciacoviello per "ammazzati" dispiega la sua carica ironica e la sua maestria nella realizzazione di installazioni oggettuali ed opere tridimensionali, armi con le quali nel recente passato ha prodotto opere in grado di denunciare vicende di grave impatto sociale.

In mostra Sciacoviello pone in essere una riflessione analogica sul post mortem con due gruppi di opere.

Il primo, dal titolo "Contro gli eroi", è una analisi su due personaggi simbolo della storia del fumetto del Novecento come Batman e Robin, la cui epopea è riletta a partire dalle considerazioni loro dedicate da Umberto Eco nel celebre saggio del 1964, "Apocalittici ed Integrati".

Se nella loro prima apparizione, datata ormai circa settantacinque anni, i due super eroi, agli albori della società di massa ed in una fase in cui, al termine della Seconda Guerra Mondiale, l'America, dopo la sconfitta del Nazismo e la necessità di arginare l'invadenza del blocco sovietico, era assurta ad una indiscussa leadership mondiale, incarnavano i valori di apertura e tolleranza della nazione statunitense, argine al male di qualsiasi provenienza, negli ultimi tempi la figura di Batman è stata narrata, in film di grande tono ed impatto, ed in serie televisive, nei suoi aspetti dark e decadenti, ampio spazio è stato concesso a personaggi "neri" come il Joker ed il Pinguino, e la figura, un po' ambigua, del "bravo ragazzo" Robin, messa in disparte.

Batman e Robin hanno finito il loro ciclo, sono ormai vulnerabili.

L'artista li rappresenta metaforicamente appiattiti nella narrazione delle loro gesta, schiacciati e resi alimento dal rullo di una macchina per la pasta, digeriti dall'assuefazione della massa, ormai insensibile alle loro virtù.

In "Natura morta" Sciacoviello rielabora al presente il celebre genere moderno, apponendo tatuaggi ispirati alla nota collezione di Antropologia Criminale di Cesare Lombroso, su oggetti di uso comune realizzati con gomme siliconiche tinta carne come un bavaglio, un guanto, una ciabatta ed una teiera.

Anche in questo caso, come negli altri trattati in mostra da lui e Bonelli in diversi modi e maniere, la critica è verso l'omologazione massificata, che ha confinato un simbolo di devianza ed alterità come il tatuaggio, in uno dei tanti dispositivi di riconoscibilità sociale.


Edoardo Di Mauro,