giovedì 23 maggio 2019

A Thing of Beauty - Eterogeneità della materia

A Thing of Beauty
Eterogeneità della materia

Rose Cabat, Hans Coper, Keiji Ito, Yasuhisa Kohyama, Kazuhito Nagasawa, Lucie Rie, Päivi Rintaniemi, Shingo Takeuchi, Kati Tuominen-Niittylä, Nanni Valentini, Carlo Zauli

a cura di Laura Borghi

A Thing Of Beauty, Eterogeneità della materia è una collettiva di undici artisti di diverse generazioni - Rose Cabat, Hans Coper, Keiji Ito, Yasuhisa Kohyama, Kazuhito Nagasawa, Lucie Rie, Päivi Rintaniemi, Shingo Takeuchi, Kati Tuominen-Niittylä, Nanni Valentini, Carlo Zauli - attivi dagli anni ’50 ad oggi, per mettere in evidenza l’inalterata e impressionante bellezza della ceramica. 
Opere scultoree emblematiche della poetica di ogni singolo artista sono riunite in un’esposizione che abbraccia tutto il XX secolo per giungere fino ai giorni nostri. Accanto al lavoro di artisti che hanno fatto la storia della ceramica dal dopoguerra in poi, non poteva mancare la massima essenza di equilibrio nella forma e nel colore dell’arte ceramica giapponese e di artisti provenienti dal Nord Europa. 
L’apparente fragilità, spesso in contrasto con la solidità del grés, delle creazioni dalla texture ruvida e dalle sfumature accese e vivaci di Lucie Rie si accompagna ai lavori di Hans Coper più sperimentali, opere astratte e dalle forme monumentali. Un’esplosione di colore emerge dalle minuscole ceramiche di Rose Cabat caratterizzate da smalti viola, rosa, verde, blu, dalla finitura simile a seta. 
Accanto a questi maestri dell’arte ceramica internazionale si impongono, con un linguaggio completamente autonomo, le sculture di due figure fondamentali, protagonisti di una memorabile stagione della ceramica italiana, Nanni Valentini e Carlo Zauli le cui opere sono messe in dialogo con le sculture di quattro artisti giapponesi. Lo stile minimalista e l’inimitabile lavorazione delle sculture antropomorfe, dai richiami arcaici, di Keiji Ito, le forme piene, come scolpite dal vento di Yasuhisa Kohyama, si uniscono alle sculture ermetiche di Shingo Takeuchi fino ai misteriosi contenitori di ricordi di Kazuhito Nagasawa nei quali l'argilla si fonde con il ferro, vetro e legno. Un’alleanza tra potere e fragilità si ritrova nelle grandi e delicate sculture di Päivi Rintaniemi, che esprimono una sintesi poetica tra forme arcaiche e design minimalista. Un’ulteriore presenza finlandese, Kati Tuominen-Niittylä, che con i suoi “contenitori” ci riporta ai paesaggi delle foreste nordiche evocando al contempo le forme di secchi, setacci e cesti, tracce di una vita ancestrale.

L’allestimento della mostra è arricchito da mobili scandinavi anni ‘50 e una selezione di tappeti Beni Ouarain provenienti dai monti del Medio Atlante (Marocco), regione dove giungevano lane molto pregiate mai tinte che le tessitrici hanno trasformato in tappeti di grande luminosità, colore e morbidezza.


Officine Saffi è un centro di ricerca specializzato nella ceramica contemporanea. Il progetto comprende la Galleria che organizza e promuove mostre personali e collettive di artisti contemporanei e maestri del passato. Il Laboratorio dove vengono organizzati corsi e workshop, oltre ad accogliere produzioni di artisti e designer e le residenze d’artista. La Casa Editrice pubblica cataloghi d’arte e la rivista trimestrale Fragile. Infine, completa il progetto, il concorso biennale Open to Art, dedicato alla ceramica d'arte e di design. 

In collaborazione con Altai

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A Thing of Beauty
Eterogeneità della materia

Rose Cabat, Hans Coper, Keiji Ito, Yasuhisa Kohyama, Kazuhito Nagasawa, Lucie Rie, Päivi Rintaniemi, Shingo Takeuchi, Kati Tuominen-Niittylä, Nanni Valentini, Carlo Zauli

curated by Laura Borghi


A Thing Of Beauty, Eterogeneità della materia is a collective of eleven artists from different generations active from the 50s to today, brought together to highlight the enduring and extraordinary beauty of ceramics.
An exhibition spanning the entire twentieth century up to the present day brings together sculptural work displaying each artist’s aesthetic. Artists who defined the history of post-war ceramics feature alongside the delicately balanced forms and colours of Japanese ceramic art and artists from Northern Europe.
The apparent fragility, the rough-textures and the bright, lively tones in the work of Lucie Rie – often in contrast with the solidity of the stoneware – appears alongside the more experimental, abstract and monumental forms of Hans Coper. Rose Cabat’s miniatures explode in a flourish of silky pink, purple, green and blue enamels.
These masters of international ceramic art appear alongside Nanni Valentini and Carlo Zauli, two important sculptors who defined an era in Italian ceramics, and whose stylistic autonomy is juxtaposed with works by four Japanese artists. The minimalist style and inimitable workmanship of Keiji Ito’s anthropomorphic sculptures with their archaic references, and Yasuhisa Kohyama’s full forms, seemingly sculpted by the wind, join Shingo Takeuchi’s hermetic sculptures and Kazuhito Nagasawa’s mysterious memory receptacles, in which clay merges with iron, glass and wood. Päivi Rintaniemi’s large, delicate sculptures express an alliance between power and fragility in her poetic synthesis of archaic form and minimalist design. A second Finnish artist is Kati Tuominen-Niittylä, whose “containers” recall Nordic forest landscapes while evoking the forms of buckets, sieves and baskets as traces of ancestral life.

The display is complemented by a selection of Scandinavian furniture from the 1950s and a collection of Beni Ouarain rugs from the Middle Atlas Mountains (Morocco), where weavers transform precious, undyed wools into soft, brightly coloured carpets.


Officine Saffi is an experimental hub focused on contemporary ceramics. The project includes the Gallery specializing in ceramic art, with exhibitions of work by contemporary artists and master ceramists of the past; the Workshop, used for courses and practical work, as well as for production by artists and designers and during Artists’ Residencies; and the Publishing House, which produces the specialist quarterly magazine Fragile and art catalogues. The project is completed by the Open to Art international competition, dedicated to contemporary art and design.

In collaboration with Altai


A Thing of Beauty - Eterogeneità della materia
22 maggio - 28 giugno 2019

Via A.Saffi, 7 | 20123 Milano
Tel. +39 02 36 68 56 96
Fax +39 02 36 59 74 44
P.I. 08799230969
info@officinesaffi.com

indici.casa.volo di Eugenio Giliberti


La galleria per le arti contemporanee Intragallery è lieta di presentare la mostra personale indici.casa.volodi Eugenio Giliberti

La mostra è una tappa del progetto di arte pubblica “Voi siete qui/ vico Pero / Giacomo Leopardi - progetto di artista abitante” che vede la collaborazione di Intragallery con due altre realtà dell’arte contemporanea cittadina: la Fondazione Morra e la galleria Dafna di Napoli.
Dalle parole dell’artista: “Nella sezione manoscritti della Biblioteca Nazionale di Napoli sono conservati, tra le “Carte Leopardi”, alcuni fogli pieni di numeri vergati dal poeta. Sono gli indici con i quali Leopardi permette la lettura ordinata per argomento del suo Zibaldone di pensieri. 
Quei numeri mi avevano colpito ma, attratto da altri materiali di studio, non ne avevo colto il senso. Mi tornavano alla memoria come immagini e li pensavo animati da una logica matematica affine alle mie opere combinatorie. Partendo da questo “mal entendu”, ormai chiarito, ho realizzato una serie di quadri – dipinti involontari - in cui le cifre da 1 a (1)0 sono rappresentate da altrettanti colori che si dispongono in piccoli quadrati nella superficie della tela secondo l’ordine degli indici leopardiani.”
In mostra, saranno presentati quattro quadri di dimensioni diverse, realizzati con la tecnica dell’encausto i cui titoli: “teorica delle arti, lettere ec.”, “trattato delle passioni”, “della natura degli uomini e delle cose”, “memorie della mia vita” ricalcano le sezioni degli indici. Saranno inoltre esposti alcuni lavori su carta - una cartella di appunti per il “progetto di artista abitante”, di cui sarà realizzata una edizione a stampa, e una nuova versione della già nota animazione tridimensionale “volo di un omino giallo”, ispirata all’operetta morale “elogio degli uccelli“.

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L’arte della matematica
La matematica non è altro che un’arte; una sorta di scultura in una materia estremamente dura e resistente (come certi porfidi che a volte usano, credo, gli scultori) 
André Weil, Lettera alla sorella Simone, Rouen, 1940[i]

Per l’opera di Eugenio Giliberti il paradosso di André Weil è forse vero al contrario: è il modello, matematico o teorico che sia, la prima sbozzatura della materia poetica della sua riflessione; in questa mostra il tema – la “materia poetica” - è univoco ed è il ‘progetto di artista abitante’, che avrà come esito una installazione site-specific sulla facciata del palazzo di via Santa Teresa dove Leopardi visse gli anni napoletani e, per pura casualità, è l’edificio su cui affaccia l’abitazione di Giliberti. 
Quattro tele costituiscono il nucleo centrale della mostra indici.casa.volo alla Intragallery di Napoli: le sequenze di quadratini colorati dipinti rigorosamente ‘a mano’ con la tecnica dell’encausto, pigmenti di colore emulsionati con cera naturale, si dispongono secondo una logica combinatoria, frutto di una opzione stabilita a priori. I colori scelti corrispondono infatti ai numeri degli Indicidi Giacomo Leopardi, vergati dal poeta e oggi conservati alla Biblioteca nazionale di Napoli per offrire una traccia di lettura secondo gli argomenti del suo Zibaldone. Le scritte sulle tele, teorica delle arti, lettere, ec, trattato delle passioni, della natura degli uomini e delle cose, memorie della mia vita ricalcano le sezioni degli indici e alludono ai contenuti dell’opera, ma l’andamento dei quadrati colorati procede invece secondo la successione astrattamente prestabilita, spostando l’attenzione, anzi costringendo a focalizzare l’attenzione non tanto sulla natura simbolica del procedimento quanto invece sulla libera casualità delle alternanze dei colori, delle dimensioni dei singoli moduli, del loro disporsi sulla superficie. E così, come nella sua lettera al padre Leopardi ne impetrava la clemenza per la sua ‘strana immaginazione’, l’immaginazione di Eugenio Giliberti ci porta senza mediazione nel suo universo creativo, la cui chiave interpretativa è il metodo e la pratica del suo fare di uomo e artista a tutto tondo, di stampo rinascimentale, in cui le discipline diverse si fondono nel raggiungimento dello scopo etico ed espressivo. Se le tele con i quadratini dipinti sono una costantenell’opera dell’artista - in quanto precipitato ‘estetico’ dei suoi meccanismi inventivi - affascinante e produttivamente differente ne è qui la resa formale con l’effetto di un decorativismo in cui la nozione perde ogni connotato di vacua superfluità per attingere a una definizione autenticamente significativa: la bellezza e la forza di una sintassi tutt’altro che puramente astratta ma stringente nella sua ‘logica’. Struggente poi, nella sua libertà e poeticità, la serie dei disegni su carta sempre dedicati al ‘progetto’ da cui sarà tratta anche una cartella di stampe: in esse l’artista dispiega la sua versatile abilità di disegnatore, pittore e in questo caso fine ricercatore, indicando nelle diverse tavole un percorso che va dalla memoria storica della radicale trasformazione urbanistica dell’area, con la costruzione del ponte della Sanità nel primo decennio dell’Ottocento, alla poetica dell’idea sottesa al suo intervento. E infine, ancora una volta, ripercorrendo il cerchio di passato e presente, altra costante dell’arte di Giliberti, attraverso una animazione tridimensionale ancora di matrice meccanica, una piccola scultura che rappresenta un ‘omino giallo’ spiccherà il volo riconducendoci ad una delle più famose Operette moralidi Leopardi ma riportandoci anche, a ritroso, a medesimi espedienti visivi che hanno ispirato il nostro ‘artista abitante’. Confermando, se ce ne fosse bisogno, la sua attitudine a tener fede a temporalità diverse, quella della lavorazione e quella della rappresentazione, consentendoci con elegante sottigliezza di pensare a un altro spazio, a un altro tempo, a un altro luogo. 
Angela Tecce 
[i]S. Weil, A.Weil, L’arte della Matematica, Adelphi, Milano 2018


indici.casa.volo
di Eugenio Giliberti
dal 16 maggio al 11 luglio 2019

Via Cavallerizza a Chiaia, 57, Napoli
info@intragallery.it

sabato 18 maggio 2019

Adored and Adorned - Opere di Harvey B-Brown & David Scheinmann


Come ogni anno, la galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni partecipa al calendario degli eventi ostunesi con un'ampia gamma di proposte artistiche anche di respiro internazionale.

Quest'anno l'apertura della stagione degli eventi è affidata agli artisti londinesi Harvey B-Brown e David Scheinmann con la presentazione dei loro meta-ritratti fotografici della serie Adored and Adorned.

Gli artisti, uno dei quali ormai residente in Puglia da qualche anno, con questa mostra si aprono per la prima volta al mercato italiano, usando il loro linguaggio come gesto di apertura e integrazione nella comunità pugliese.

Adored and Adorned è un progetto composto da una serie di meta-ritratti fotografici e multimediali realizzata in collaborazione dai due artisti del cui lavoro affermano: 'Abbiamo notato come ormai la fotografia fa sempre più parte del nostro quotidiano con un'infinità di immagini scattate e prontamente archiviate senza dare un valore intrinseco alla foto stessa per cui abbiamo pensato di dare una qualità narrativa ad ogni nostra fotografia, migliorando il valore dell'identità del soggetto, pur mantenendo una certa iconografia. 

Abbiamo iniziato a scattare fotografie di persone con cui avevamo una forte connessione emotiva, adornando poi le immagini, in un secondo momento, con materiali e orpelli che raccontano la storia del soggetto ritratto, facendo scherzosamente riferimento all'iconografia contemporanea familiare. Le stampe fotografiche vengono trasformate in tre dimensioni, utilizzando vernici, inchiostri, tecniche di collage e scultorie, poi ulteriormente potenziate con la tecnologia in fase di postproduzione. Le immagini risultanti possono definirsi "Meta-ritratti", ovvero la trasformazione del ritratto fotografico tradizionale in una costruzione di coinvolgenti e ispirate raffigurazioni; ecco quindi poi il motivo del nome stesso della serie e della mostra, Adorati ed Adornati". 

La serie A & A Editions esposta in galleria, è una collezione unica di stampe numerate e in rilievo di alcuni personaggi famosi e di animali domestici e addomesticati.

Harvey B-Brown è un premiato regista, direttore creativo, musicista, art director e scenografo. Dopo essersi diplomato presso il prestigioso Royal College of Art di Londra, ha fondato "The New Renaissance", una fusione fra alta moda e varie collaborazioni cinematografiche con artisti famosi fra cui George Michael, Bryan Ferry e le Scissor Sisters. Ha progettato e installato vetrine iconiche per Harvey Nichols, Liberty e Henri Bendels a New York. Ha musicalizzato importanti eventi di moda e mostre a Londra, Milano e Tokyo e il suo lavoro promozionale musicale ha definito un vero e proprio genere. Ha collaborato inoltre con importanti giornali e riviste di alta moda tra cui ID, The Sunday Times Style, The Face e Elle.


David Scheinmann è un artista che lavora nel campo della fotografia e del cinema. Si è laureato con lode in fotografia, film e televisione al The London Institute. David ha alle spalle una carriera come fotografo affermato in ambito internazionale, costellata da numerosi premi internazionali per l'originalità creativa di immagini pubblicitarie e principalmente nel settore dello spettacolo dove ha firmato collaborazioni con artisti come Peter Gabriel, Enya e Cher, così come con The Royal Ballet Opera e varie compagnie shakespeariane. Durante questo periodo il lavoro di David è stato visionato da milioni di persone con le sue immagini iconiche della cultura popolare del consumatore medio attraverso riviste, cartelloni pubblicitari, album, copertine di CD, film e manifesti teatrali. Oggi David, attraverso la sua fotografia e attraverso tre lungometraggi di cui è regista, continua ad esplorare i temi dell'iconografia, della cultura popolare e dell'identità culturale portando avanti una ricerca personale che definisca meglio noi stessi tramite storie e immagini.

Adored and Adorned
Opere di Harvey B-Brown & David Scheinmann

INAUGURAZIONE in galleria DOMENICA 19 MAGGIO 2019 - ore 18,30
dal 19 al 26 maggio 2019

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA 
Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
info@orizzontiarte.it
F: Orizzontiartecontemporanea

Communication Manager
Amalia Di Lanno 
info@amaliadilanno.com

venerdì 17 maggio 2019

Antonio Laurelli - Destrutturazioni e dissolvenze




ANTONIO  LAURELLI Destrutturazioni e dissolvenze
a cura di Franco Cortese
presentazione di Massimo Nardi
testo critico di Alfredo Pasolino

SAB 18.05 − DOM 02.06.2019
19:30 − 21:00
Domenica mattina su prenotazione
Vernissage
sabato 18 maggio alle19:00


SPAZIO START
Via Cattedrale, 14
Giovinazzo (BA)
389 191 11 59
Spazio espositivo dedicato
alla rappresentazione di idee,
espressioni, forme e percorsi di
ricerca artistica.
Dimensionalità  atemporale  tra spazio-colore

Dal limite allo spazio, l’astrazione di campi colorati, un periodare alla ricerca del soggetto,
l’opera del pittore progredisce verso la chiarezza nella lettura, non verso paludose generalizzazioni  da cui si possono trarre parodie di idee, cioè  fantasmi, ma idee vere e proprie. E proprio  dall’identità spazio-colore muove la ricerca  di Laurelli. Il ruolo di memoria, geometria,  astrazione, tra l’idea e l’osservazione, raggiunge  la chiarezza, nella sua pittura, a ruolo  di comprensione, pervenendo a un’intensità  di cromatismi che dà anima e corpo, è il caso  di dirlo, al quadro. Filtri sospesi tra un mondo  e l’altra dimensionalità atemporale , fi no a  diventare spazio-colore, superfi ci e aggregazioni  di un impianto, di cui riesce a coniugare   gli elementi e le superfi ci, cui stende calme  velature di colore che assorbono ogni gesto  pittorico fi no a diventare spazio.
Un impianto non più avvertito come limite,  ma divenendo esso stesso «spazio», nell’ambito
di una profonda coerenza dell’opera. L’impasto  è denso, steso con pennellata larga e compatta  a formare il fondo; le tonalità sono calde e  decise, in accostamenti vivaci e forti.
La sperimentazione di Laurelli, intesa come  ricerca, tende quindi a rivelare strutture  sommerse, che contribuiscono a confi gurare  una gnoseologia della sua creazione, operando  la ricerca di geometrie, campi di forze,  condensazioni o rarefazioni della normale  densità visiva e oggettuale del reale.
Tensioni tra le forme e i colori, texture, piani  sovrapponibili e sfalsati rappresentano un’entità  alla ricerca di un equilibrio che ogni elemento   ha contribuito a creare spazio; un rapporto  spazio/colore che regola dall’interno il sistema  dell’opera.
Alfredo Pasolino


Antonio Laurelli nato nel 1943 ad Isernia, vive ed opera a Bari. Ha insegnato presso il Liceo Artistico di Bari. Ha al suo attivo numerose mostre e premi tra cui, signifi cativo, è il Carlo Levi”.
La sua straordinaria simbiosi tra colore e forma – simbolismo e comunicazione – vivifica la scenografica concettuale di molte opere, creando un’atmosfera di brillante dinamismo ed elevazione spirituale, ottenendo risultati del tutto originali, allorché si pensa alla sua formazione prettamente fi gurativa che negli anni lo hanno portato ad elaborare la sintesi della forma in soluzioni e rappresentazioni che trovano nell’espressione individuale il travaglio interiore di una ricerca, dove a volte l’elemento residuo di materiale deteriorato o inservibile assurge al ruolo primario identitario. 
È presente nella Storia dell’Arte Italiana del Novecento – Generazione Anni Quaranta** –
Giorgio Di Genova.



TraMe - Tracce di memoria: OZMO - Al suono delle trombe


Domenica 19 maggio, alle ore 11.30, in Via Borsellino a Rieti, su uno degli edifici di maggior valore per la città, il Palazzo di Giustizia, sarà inaugurata un’opera monumentale di Ozmo, artista di riconosciuta fama, tra i più importanti esponenti della Street Art in Italia. 

Nell’ambito del progetto Trame – Tracce di memoria, ideato dall’Agenzia Creativa The Uncommon Factory, Gionata Gesi, in arte Ozmo, invitato dalla curatrice Annalisa Ferraro, realizzerà una grande opera di arte urbana dedicata alla città, in grado di dialogare con le memorie storiche e storico-artistiche del territorio, con le pitture murali che Rieti conserva in esemplari di grande pregio.

L’opera renderà, infatti, omaggio a uno degli affreschi più rilevanti conservati sul territorio, Il Giudizio Universale dei fratelli Torresani, e citerà il Ratto delle Sabine, una delle vicende più antiche e significative per la cultura reatina.

Ozmo ha esplorato la città di Rieti per abbracciarne la storia, la cultura, le opere più significative, per conoscere miti e leggende, tradizioni entrate a far parte della memoria cittadina. Ispirato dall’affresco dei fratelli Torresani, Il Giudizio Universale, conservato a Rieti, nell’Oratorio di San Pietro Martire, l’artista è riuscito a catturare la fatica e la sofferenza con cui i santi si impegnano a salvare le anime periclitanti. Nel Ratto delle Sabine del Giambologna, Ozmo ha colto la violenza e la drammaticità di un rapimento, la potenza racchiusa nei corpi giovani e la resa di un corpo senile, sulle cui spalle pesano non solo gli anni, ma anche tutti i mali e le angosce del genere umano. Un’opera, quella di Ozmo, che pur traendo l’ispirazione dal passato, da due gesti simili ma profondamente diversi, dono di salvezza l’uno, dono di schiavitù l’altro, riesce ad essere quanto mai attuale e profondamente calata nell’epoca d’oggi.

Un’impresa quanto mai coraggiosa, quella intrapresa dall’Agenzia Creativa The Uncommon Factory, dalla curatrice Annalisa Ferraro, dall’artista Ozmo, dal Comune e dal Palazzo di Giustizia di Rieti, volta alla realizzazione della prima opera d’arte urbana mai realizzata sulle pareti di un Tribunale.

Ozmo sarà il primo di quattro artisti, invitati a lavorare in città nell’ambito dell’iniziativa “Linguaggi contemporanei tra affreschi e street art”, un ciclo di quattro seminari dedicato al confronto tra due linguaggi artistici differenti per epoca storica ma vicini per tecniche, iconografie e funzioni, testimonianza che la conservazione della memoria e lo studio del passato si manifestano poi nella nascita e nello sviluppo di pratiche simili a quelle antiche ma al tempo stesso innovative e mutevoli.

L’iniziativa “Trame – Tracce di memoria” è sostenuta dalla Regione Lazio e cofinanziata dal FESR.
  





giovedì 16 maggio 2019

Delphine Valli | CLIMAX



Per il quarto appuntamento del ciclo AlbumArte | Flash!, il 21 maggio 2019 ad AlbumArte, spazio indipendente per l’arte contemporanea di Roma, inaugura la mostra personale di Delphine Valli dal titolo CLIMAX, a cura di Claudio Libero Pisano. 
Per questa sua prima personale ad AlbumArte, Delphine Valli (Champigny-sur-Marne, Francia, 1972, vive e lavora tra la Francia e l’Italia) realizza una serie di opere a parete, wall drawings ed elementi lineari, inediti e site specific rendendo la mostra un insieme di interventi plastici che attivano un inaspettato dialogo con l’intero spazio espositivo. Le opere interagiscono e si completano nella sfida con la solidità dell'architettura esistente, formando un’atipica coesione.

L’artista esplora da sempre, nella sua ricerca, le tensioni che si creano tra l’intervento artistico e lo spazio, coinvolgendolo come elemento plastico, poiché i suoi lavori non parlano tanto di loro stessi quanto dello spazio con i quali entrano in relazione. La geometria ambigua delle sue installazioni innesca un rapporto inedito con la percezione della realtà conosciuta, volta a considerare la straordinarietà di ogni cosa ordinaria. Valli sostiene che se la scultura è arte dello spazio, ne interroga la sostanza: utilizzare il colore a parete in scultura vuole sollecitare lo spazio e non la superficie: la pittura, in scultura diventa immateriale. 

La mostra gode del patrocinio dell’Institut français Italia. Un grazie speciale allo studio di architettura Labics e a IRI REAL ESTATE | Investimenti e compravendite immobiliari. Grazie a Casale del Giglio per la degustazione dei vini il giorno dell’opening.


Delphine Valli | CLIMAX
Mostra personale a cura di Claudio Libero Pisano
Inaugurazione martedì 21 maggio 2019 dalle ore 18.30
Aperta al pubblico fino al 4 giugno, dal martedì al sabato ore 15.00 - 19.00
Parte del ciclo AlbumArte | Flash! Le mostre brevi di AlbumArte
AlbumArte via Flaminia, 122 Roma

AlbumArte
Spazio indipendente no profit per l’arte contemporanea
Via Flaminia 122 00196 Roma T | F +39 0624402941 E info@albumarte.org

Vedo e Scopro. L'Armadio di Daniela Dallavalle



Vieni a scoprire la collezione di Daniela Dallavalle
Designer e artista contemporanea in continua evoluzione attraverso il fashion & lifestyle apre il suo Armadio 

POP COUTURE
Ispirazione ereditata dalla migliore tradizione sartoriale italiana, rinnovata e reinterpretata secondo
un concetto di contemporaneità che appartiene a tutti.

MIX&MATCH
Una collezione season free. Un gioco di accostamenti senza tempo né limiti
per comporre il proprio outfit e sperimentare in libertà.


GRAPHIC D.SIGN
Tratti grafici, lettering urbano, frasi poliglotte e simboli iconici sfuggono al foglio di carta per incontrarsi,
rincorrersi e sovrapporsi in un nuovo concetto di cultura pop da indossare.

La linea total look Daniela Dallavalle rappresenta l’apice della creatività dell’omonima designer e della valorizzazione del Made in Italy.

Artista poliedrica e imprenditrice di Carpi, Daniela Dallavalle è innamorata dell’armonia dei contrasti, dell’uso del segno e della parola e della tradizione sartoriale italiana: valori fondanti su cui si sviluppa la sua filosofia creativa. Chi sbircia nell’armadio di Daniela Dallavalle - cui occhio è appunto il simbolo e tema iconografico ricorrente su capi e accessori - scopre di poter comporre il proprio outfit e di sperimentare i contrasti e le sfumature di tendenze differenti: fondendo basico e raffinato, elegante e casual, déco e pop, oriente e occidente.Eclettica, pop, urban: la collezione vuole essere un omaggio alla moda che supera il concetto di “tendenza” e alle donne contemporanee, originali e stiliste delle proprie emozioni.


Partecipa anche tu alla realizzazione della scultura collettiva "LYRIC PLASTIC" di Daniela Dallavalle, porta con te un oggetto di plastica che non utilizzi e donagli una nuova vita!


PRESS DAY DANIELA DALLAVALLE
22 maggio 2019 | h 10.30 - 18.00

Showoroom Daniela Dallavalle, via Tortona 9, building A, 5° piano – Milano
Ufficio stampa Daniela Dellavalle | Sofia D'Altrui press@atlasgroup.it

ATLAS GROUP S.p.A. | Centro Media & Barter
Piazza Castello, 4 | 20121 Milano | Tel. 02 36685565 - 02 36687441



mercoledì 15 maggio 2019

Maria Grazia Carriero - Hunting Evil


Secondo appuntamento espositivo presso lo Spazio MICROBA, che inaugura sabato 25 maggio 2019, alle ore 19,00, la mostra di Maria Grazia Carriero, Hunting Evil, a cura di Nicola Zito.
Nuova e inedita tappa della personale ricerca antropologica e artistica dell’autrice pugliese, l’esposizione è strutturata su una serie di opere scultoree e fotografiche che hanno come tematica centrale la superstizione, sui riti e gli amuleti apotropaici che sono parte importante della storia e della tradizione di intere comunità, “persistenza di un pensiero ‘magico’ in una società culturale estremamente votata alla tecnologia che apparentemente respinge le credenze, ma che tuttavia ad esse ricorre”.
La mostra personale di Maria Grazia Carriero, organizzata con l’Associazione culturale Achrome, con cui MICROBA rinnova la proficua collaborazione, sarà aperta e visitabile fino al prossimo 29 giugno 2019, dal martedì al sabato dalle ore 17,00 alle ore 20,00.

MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.

L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell'Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall'organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città – e i suoi abitanti – e le dinamiche dell'Arte Contemporanea.

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Maria Grazia Carriero (Gioia del Colle, BA, 1980), artista e docente di Discipline Pittoriche, si forma in Arti visive e discipline per lo spettacolo, indirizzo pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Instancabile viaggiatrice – con una fondamentale esperienza a Marrakech – e sperimentatrice, passa dalla pittura alla fotografia, alla videoarte e alle installazioni; comune denominatore della sua ricerca è la virtualità, concetto filosofico e antropologico indagato attraverso l’analisi della cultura popolare, delle credenze e delle pratiche ascetiche. Protagonista di numerose mostre personali e collettive, vanta importanti partecipazioni a rassegne di video d’artista alla Fabbrica del Vapore (DOCVA) di Milano e alla Fondazione Merz di Torino. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia espone al Rathaus di Stoccarda, mentre nel 2015 partecipa a Mediterranea 17 – Young Artist Biennale. No Food No Land, sempre alla Fabbrica del Vapore di Milano, e nel 2016 viene coinvolta nella mostra Another me, organizzata al MARTA di Taranto. Finalista nel 2012 del Premio Zingarelli Rocca delle Macìe, nel 2014 è vincitrice di una residenza d’artista nell’ambito del progetto Open doors to art. L'arte contemporanea nei luoghi del quotidiano (Palagiano, TA). Ha esposto in prestigiose istituzioni pubbliche e private, dalla galleria Pall Mall di Londra ai Kantieri Teatrali Koreja di Lecce e alla Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare. Nel 2018 pubblica con Progedit Editore il suo primo libro: Arte e ricerca etnografica. Il laùru: i luoghi, gli incontri, le testimonianze, nella collana editoriale Antropologia e Mediterraneo diretta da Eugenio Imbriani, e presenta la sua personale Waiting, patrocinata da Matera Capitale della cultura 2019 ed inserita nel calendario dell’anno europeo del patrimonio culturale.

Maria Grazia Carriero
Hunting Evil
A cura di Nicola Zito

MICROBA
Via Giambattista Bonazzi 46
70123 – Bari

Inaugurazione: sabato 25 maggio 2019, ore 19
Dal 25 maggio al 29 giugno 2019
Da martedì a sabato, dalle ore 17 alle ore 20

Info:
MICROBA
+39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com

ACHROME
+39 3470866802 – associazioneachrome@gmail.com






Arianna De Nicola - Il suono del limite


L'Assessorato alle Politiche Culturali della Città di Pescara in collaborazione con “Opus” e “16 Civico”, spazio indipendente per l'arte contemporanea, presentano: Il suono del limite, la mostra personale di Arianna De Nicola.

Che suono potrebbe avere il limite? Che forma potrebbe avere il labile rapporto d’incontro-scontro tra due entità?

Partendo da questi quesiti la ricerca di Arianna De Nicola si propone di indagare le relazioni tra individui, affrontando il tema del limite sia come soglia di creazione sia come principio drammatico originario di una possibile rottura. L’interesse nei confronti delle variabili e verso la coesistenza della creazione e della distruzione danno origine ad un’indagine metaforica rispetto all’agire e alle relazioni umane, al comportamento, alle conseguenze. Eliminando tutto ciò che è superfluo, l’artista si concentra sulla poetica dell’incontro e dello scontro, senza nessuna prova, né finale prestabilito. Una riflessione sulla trasformazione di tutte le cose, che si traduce in un agire senza ripetizioni che lascia al caso le alterazioni dei corpi in un sistema in stato di equilibrio instabile. Arianna ha immaginato di creare uno spazio evocativo, denso di strutture sonore e immagini che richiamano il cambio sviluppando lavori installativi scultorei e performativi che invitano il pubblico alla riflessione sull’incontro e sullo scontro, dove lo spiazzamento è affrontato in forma leggera. Attraverso la ceramica, materia solida e labile allo stesso tempo, De Nicola esprime in senso plastico la fragilità dell’armonia, riflettendo sulla pratica della scultura come esperienza umana. Se nella prima installazione sensoriale l’oscillazione casuale delle sue parti nel vuoto dello spazio produce la nascita del suono e, al contempo, la possibilità di una destabilizzante rottura come conseguenza allo scontro; la seconda, in parte caratterizzata da un’azione performativa dell’artista realizzata al momento dell’installazione dell’opera, si propone di sviluppare, attraverso il gesto d’inchiodare delle ceramiche alla parete, la tematica della moltitudine e dell’insieme come metafora del coraggio dell’unione con possibili conseguenze. Non casuale la decisione di sviluppare le opere in uno spazio domestico, un luogo con un vissuto interpersonale che evoca l’inizio e
la fine di un rapporto.


Arianna De Nicola è nata a Roma nel 1986, vive e lavora tra Italia e Spagna. Ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma e la Facultad de Bellas Artes Miguel Hernández, Alicante, Spagna. La sua ricerca si concentra sulla percezione emotiva e sul tema del limite, dove la connotazione negativa di frontiera assume un valore positivo diventando stimolo verso nuovi orizzonti, facendo riferimento al desiderio e all'impulso dell'essere umano. Nel suo lavoro prevale il monocromatismo e l'assenza di colore evidenziando un minimalismo materico. Attraverso la pittura come mezzo di espressione, tecniche di stampa manuali e scultura in ceramica, rappresenta figurazioni distorte al limite
dell'astrazione. Nel suo lavoro recente sviluppa installazioni scultoree e azioni performative, in cui il tema principale è il superamento del limite psichico e la decostruzione.
Realizza varie esposizione personali negli ultimi anni, tra le più recenti Overcoming presentata al Centro14 e Deep alla Fundación Frax ad Alicante; ha, inoltre, partecipato a conferenze, esposizioni collettive e festival in Spagna. In Italia ha partecipato alla residenza artistica BoCs Art a Cosenza curata da Alberto Dambruoso e Annalisa Ferraro; ha realizzato la personale Il giardino che non c’è ad Aratro Galleria Gino Marotta - Università del Molise, spazio curato da Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio e, in ultimo, a Pescara ha presentato Il suono del limite nello spazio espositivo indipendente “16 Civico” con la curatela di Maila Buglioni.


L'evento è sponsorizzato dal progetto "Auà" presso Le Stanze di Bruno B&B
INGRESSO GRATUITO
Nei giorni successivi l'inaugurazione è necessaria la prenotazione.
- 16 Civico -
Spazio per l'arte contemporanea
Strada Provinciale S.Silvestro, 16 - 65129 - Pescara
info: 3402537653


ARIANNA DE NICOLA
IL SUONO DEL LIMITE
25 MAGGIO - 22 GIUGNO 2019
OPENING 25 MAGGIO H 18:30
Mostra personale d’arte contemporanea
a cura di Maila Buglioni
- 16 CIVICO -
Strada provinciale San Silvestro n° 16 - Pescara

martedì 14 maggio 2019

Bianco-Valente, Misuro il tempo


Il 19 maggio, a Ischia, si inaugurerà Misuro il tempo, una nuova installazione di Bianco-Valente sulla struttura delle Terme di Casamicciola di proprietà del Pio Monte di Misericordia di Napoli, straordinaria architettura, portatrice di un’importante memoria storica e culturale, ma da decenni, precisamente dal 1973, in stato di forzato abbandono, conseguenza di una lunga vertenza giudiziaria al cui esito il complesso termale è stato reimmesso nella piena disponibilità del Pio Monte della Misericordia, che ne ha promosso il recupero.

L’evento, curato da Maria Savarese, è promosso e finanziato dal Pio Monte della Misericordia di Napoli, con il Patrocinio Morale del Comune di Casamicciola, con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e accompagnerà la ristrutturazione dell’importante edificio firmata dall’architetto Massimo Pica Ciamarra.

Bianco-Valente nell’ideazione del loro intervento si sono ispirati ad alcuni brani delle Confessioni di Sant'Agostino in cui il filosofo tenta di dare una definizione al concetto di tempo. Se è vero che il passato esiste attraverso la nostra memoria, allargando questo concetto all'edificio del Pio Monte della Misericordia di Casamicciola, lo spirito di un luogo rimane presente estendendosi nel tempo anche a dispetto delle sue condizioni oggettive.

L’intera operazione artistica sarà filmata e documentata dal regista Alessandro Capuano attraverso un video - racconto con interviste, oltre che agli artisti ed alla curatrice, anche al Soprintendente del Pio Monte della Misericordia Alessandro Pasca di Magliano, all’architetto Massimo Pica Ciamarra, ed al Sindaco di Casamicciola Giovan Battista Castagna, che sarà presentato in prima nazionale a Napoli, e poi in diverse sedi museali nazionali.

Il Pio Monte della Misericordia fu fondato a Napoli nel 1602 da 7 nobili in piena controriforma per esercitare le “sette opere della Misericordia corporali” fra le quali c’è quella di “curare gli infermi”. Per curare gli infermi i Governatori nel 1604 fondarono a Casamicciola nell’isola d’Ischia un “ospedale” per curare i ceti meno abbienti attraverso l’acqua termale “miracolosa” che il medico di corte, Julio Jasolino, aveva decantato nel suo libro “De rimedi naturali che sono nell’isola di Pitecusa hoggi detta Ischia” che per due secoli è stato il più importante trattato di idrologia medica sulle acque termali dell’isola d’Ischia. Due secoli dopo – cioè agli inizi del 1800 – questo “ospedale” era diventato una imponente costruzione nella Piazza dei Bagni del Gurgitello e costituì la struttura fondamentale per l’affermazione di Casamicciola fra le più importanti stazioni di cura d’Europa poiché nacquero altri stabilimenti termali, alberghi e ville residenziali.
Il terremoto del 28 luglio 1883 distrusse tutta Casamicciola ed anche il grande complesso ma i Governatori dell’Ente decisero di costruirne un altro “in più ferma sede” e così appena 12 anni dopo il terribile sisma fu inaugurato il nuovo maestoso complesso giù verso la Marina collegato alle fonti del Gurgitello da un acquedotto imponente per circa 500 metri. Questo complesso maestoso – con ampi giardini, depositi di acqua, due enormi sale e corridoi rivestiti di marmo di Carrara – è stata la struttura fondamentale per la “prima rinascita” di Casamicciola ed è stato il centro della vita civile non solo di Casamicciola ma di tutta l’isola d’Ischia. Lo è stato per circa un secolo e cioè fino al 1973, anno in cui fu chiuso. Ora, con il progetto di recupero dell’intera struttura termale, si realizzerà un complesso ricettivo polifunzionale che darà slancio alla economia locale, continuando e rafforzando gli antichi legami fra la Comunità di Casamicciola ed il Pio Monte della Misericordia. 

Bio degli artisti
Bianco-Valente (Giovanna Bianco e Pino Valente)iniziano il loro progetto artistico nel 1994 indagando dal punto di vista scientifico e filosofico la dualità corpo-mente, l’evoluzione dei modelli di interazione tra le forme di vita, la percezione, la trasmissione delle esperienze mediante il racconto e la scrittura. A questi studi è seguita un’evoluzione progettuale che mira a rendere visibili i nessi interpersonali, influenzata anche da una teoria astrologica basata sui viaggi e le influenze astrali, che stanno sperimentando su se stessi dal 2001 e che li spinge a raggiungere in occasione del proprio compleanno astronomico determinati luoghi del globo terrestre dove si intrecciano tempo, coordinate geografiche e struttura simbolica rappresentata dalla posizione dei pianeti nel cielo. Ne è un primo esempio la videoinstallazione Relational Domain (2005) a cui hanno fatto seguito altre installazioni che hanno interessato vari edifici storici e molti altri lavori incentrati sulla relazione fra persone, eventi e luoghi. Dal 2008, a Latronico, curano A Cielo Aperto, un progetto di arte pubblica per il quale invitano altri artisti a conoscere il territorio per sviluppare un’opera che si ponga in relazione con il luogo, la sua storia, le persone che lo animano e che viene allestita in permanenza all’aperto nel tessuto urbano della cittadina. Sin dai loro esordi Bianco-Valente hanno partecipato a numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, ed eseguito interventi installativi per importanti istituzioni museali e spazi pubblici, come Museo MAXXI (Roma), MACBA (Barcellona), Museo Madre (Napoli), Fabbrica 798 (Pechino), Palazzo Strozzi (Firenze), Triennale di Milano, Urban Planning Exhibition Center (Shanghai), Museo Reina Sofia (Madrid), Palazzo delle Esposizioni (Roma), Museo Pecci (Prato), Kunsthaus di Amburgo, NCCA (Mosca), MSU (Zagabria), Palazzo Branciforte (Palermo, evento collaterale di Manifesta 12). Partecipano alla Bienal del Fin del Mundo 2015, Mar Del Plata, (Argentina) e alla 2nd Xinjiang International Art Biennale, Urumqi (China) 2014. Hanno realizzato progetti site specific anche in Libano (Becharre), in Marocco (Marrakech), New York (ISP 2014 Whitney Museum, The Kitchen), Rio de Janeiro (Casa Italia - Olimpiadi Rio 2016), Stoccolma, Istituto Italiano di Cultura, 2018, FreiRaum Naples/Amsterdam 2018/2019.


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lunedì 13 maggio 2019

Mutaz Elemam. Dream scape from river


Giovedì 23 maggio alle ore 18.00 la Shazar Gallery presenta Dream scape from river, personale dell’artista sudanese Mutaz Elemam. Il pittore, che vive e lavora al Cairo, ha all’attivo la partecipazione ad innumerevoli esposizioni a New York, Miami, Emirati Arabi, Egitto, Libano, Qatar, Kuwait, Sudan, a Biennali, come quella di Pechino, e a Simposi internazionali ma è la prima volta che una sua personale viene organizzata in Europa. La mostra di Mutaz Elemam alla Shazar Gallery rappresenta quindi un evento unico e irripetibile e si inserisce nella nuova programmazione dello spazio napoletano che vedrà l’infoltirsi della scuderia della galleria con artisti internazionali.

Infatuato della bellezza maestosa del Nilo, Mutaz Elemam, ha sviluppato nel corso degli anni un repertorio visivo che si espande verso l’astrattismo con ampie pennellate liquide, illuminate da tocchi chiari che ne accentuano la profondità e una tavolozza che cattura lo spirito del paesaggio fluviale. La pittura del sudanese parla della bellezza sopita, dello scorrere lento del fiume che attraversando il continente nero ne ripropone i colori e le contraddizioni, una visione che è anche un modo di dipingere, insieme moderno e antico. Nella serie presentata per l’occasione, Dream scape from river, campiture verdi, marroni e blu ricostruiscono gli angoli della vegetazione senza ometterne i particolari, annullando la separazione tra cielo, acqua e terra e declinando ad ogni visione una personale accezione del fiume. Le soluzioni stilistico cromatiche che ne accompagnano i racconti segnano la riflessione e la comprensione interiore che l’artista trova in ogni sua opera, dando vita alle mille sfumature e alle macchie dalla resa contemporanea eppure radicate nella cultura africana. La mostra rimarrà aperta fino al 5 luglio 2019 dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 19.30 e sabato su appuntamento.

Mutaz Elemam è nato e cresciuto a Kassala, nella regione orientale del Sudan. Ha studiato a Khartoum Belle Arti all'Università della Scienza e della Tecnologia del Sudan. Tra il 2003 e il 2007 ha lavorato in Art Therapy presso la Grace Child Care Organization di Khartoum, una struttura che ospita e forma i giovani sopravvissuti a guerre e circostanze sociali sfavorevoli.
Attualmente vive e lavora al Cairo, in Egitto.
La sua pratica artistica comprende pittura, disegno, tecnica mista e collage.

Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive a livello nazionale e internazionale le più recenti delle quali sono:

Mostre personali :
2017 The River, Ubuntu Gallery, Swan Lake, Egitto 
2016 Unyielding River, Ubuntu Art Gallery, Cairo, Egitto 
2015 Mutaz Elemam, Alexandria Fine Art Museum, Alexandria, Egitto
2015 Selfie, Cordoba Gallery, Cairo, Egitto
2014 Sound Interpretations, Gallery Misr, Cairo, Egitto
2013 CMYK, Tache Art Gallery, Cairo, Egitto
2011 CO2, Al Mashrabeya Gallery, Cairo, Egitto 
2010 Climates, Al Mashrabeya Gallery, Cairo, Egitto 
2010 The River, Artellewa, Cairo, Egitto
2009 Colour In Symphony, Kunst Art Gallery, Cairo, Egitto
2009 Black Touch, Al-Balad Art Gallery, Cairo, Egitto
2008 Paintings, Cairo Atelier, Cairo, Egitto 

Mostre collettive e Fiere :
2019 African Art Fair, Ubuntu Gallery, New York, USA 
2018 Verona Art Fair, Shazar Gallery, Verona, Italia 
2018 Dakar Biennale, Senegal
2017 Miami art fair, Ubuntu art gallery, USA
2016 Sudanese Contemporary Art, Sharjah Art Museum, UAE
2016-2017-2018 Trullo 227, Martina Franca, Italia
2013 Art…Freedom, Zamalek Art Gallery, Cairo, Egitto
2012 The 5th Beijing Biennale, Cina 
2012 A Selection of Contemporary Sudanese Art, Boushahri Gallery, Kuweit 
2012 Sketch of Life, Al Markheya Gallery, Doha, Qatar 
2011-2012 Collage: 100 Years On, The Gallery, Cairo, Egitto 
2011 Menas Art Fair, Beirut, Lebano 
2011 Shadows of Memory, Fa Gallery, Kuweit City 
2010 Taches and Taches, Saint Lo, Francia
2010 Nord Art, Dusseldorf , Germany


Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8 
80134 Napoli
www.shazargallery.com– info@shazargallery.com

Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com

venerdì 10 maggio 2019

Open House Roma #OHR19

Open House Roma è l'evento internazionale di architettura che ogni anno apre gratuitamente le porte di centinaia di edifici storici, bellezze architettoniche e luoghi insoliti spesso chiusi al pubblico.

Nel 2019 il tema di Open House Roma è Utilitas: con Firmitas (solidità) e Venustas (bellezza) l'Utilitas è per la cultura classica una qualità che ogni architettura deve possedere. Indagare il rapporto tra le architetture e la loro “utilità” significa anche interrogarsi su quanto gli spazi siano in grado di trasformarsi nel tempo per rispondere ai bisogni in continuo mutamento. 

Con più di 200 luoghi visitabili gratuitamente, tour ed eventi, Open House Roma sarà un viaggio alla scoperta di tutto questo e una grande festa della città, dell'architettura, delle sue energie migliori!



Info e dettagli www.openhouseroma.org