venerdì 19 gennaio 2018

BACC_Biennale d'Arte Ceramica Contemporanea_Terza edizione



BACC, giunta alla sua terza edizione si conferma osservatorio permanente sui possibili linguaggi di quella scultura che utilizza ceramica, terracotta o sperimentazioni fittili.

Opere di:
Francesco Ardini, Luigi Belli/Guido Scarabottolo, Raffaele Fiorella, Giovanni Gaggia, Eva Hide, Vincenzo Marsiglia, Dunia Mauro, Angela Palmarelli, Cristiana Vignatelli Bruni, Serena Zanardi.

Sophie Aguilera, Alberto Busto, Xavier Monsalvatje, María Oriza Pérez, Juan Ortí, Gregorio Peño, Juan Pérez, Cristina Salvans, Manuel Sánchez-Algora, Nuria Torres.

Progetto espositivo: Sandro Conte, Francesco Paolo Posa
A cura di Jasmine Pignatelli,
In collaborazione con Giovanna Cappelli, Lorenzo Fiorucci e Juan Carlos García Alía.

Torna la terza edizione di BACC, la Biennale d’Arte Ceramica Contemporanea di Frascati, osservatorio che raccoglie e registra le diverse operazioni artistiche e filologiche che si sviluppano attorno alla ceramica.

L’edizione 2018 registra numerose novità e si arricchisce di spazi espositivi. La prima novità è l’internazionalizzazione della Biennale di Frascati che per la prima volta, ospita la Spagna come nazione straniera e dieci tra i suoi migliori ceramisti in un dialogo con gli artisti italiani.

Insieme ai dieci artisti italiani selezionati da Jasmine Pignatelli, Francesco Ardini, Luigi Belli/Guido Scarabottolo, Raffaele Fiorella, Giovanni Gaggia, Eva Hide, Vincenzo Marsiglia, Dunia Mauro, Angela Palmarelli, Cristiana Vignatelli Bruni e Serena Zanardi, espongono gli artisti spagnoli Sophie Aguilera, Alberto Busto, Xavier Monsalvatje, María Oriza Pérez, Juan Ortí, Gregorio Peño, Juan Pérez, Cristina Salvans, Manuel Sánchez-Algora e Nuria Torres a cura Juan Carlos García Alía.

Quest’anno l’evento accolto presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati si arricchisce di nuovi spazi espositivi. Il Museo Civico Tuscolano ospita parte della collezione Vaselle d’Autore di Torgiano e una selezione di opere in ceramica della collezione Banca d’Italia in un confronto serrato e diretto con i preziosi reperti della collezione permanente del Museo a cura della Direttrice Dr.ssa Giovanna Cappelli. Sempre al Museo Tuscolano per la prima volta al pubblico, viene mostrato uno straordinario Protome di elefante in marmo proveniente dagli scavi al Tuscolo. Per presentare e omaggiare questo ritrovamento, l’artista Luigi Ontani presenta al pubblico di Frascati un suo elefante in ceramica.

Il percorso di apertura alle storie e alla città continua alle Mura del Valadier con due omaggi curati da Lorenzo Fiorucci: al maestro Nino Caruso ad un anno esatto dalla sua scomparsa e all’esperienza Etrusco Ludens laboratorio creativo istituito alla fine degli anni ‘60 da Sebastian Matta a Tarquinia che si avvale delle testimonianze dirette di artisti che lo frequentarono: Giovanni Calandrini, Massimo Luccioli, Luigi Belli, Tommaso Cascella.

Scuderie Aldobrandini | Museo Civico Tuscolano - via G. Marconi, 6 Frascati - 06 941 7195
Mura del Valadier – via Regina Margherita 23, Frascati
Martedì-Venerdì 10,00-18,00 - Sabato-Domenica 10,00-19,00 – ingresso: euro 5.50/3.00



BACC Biennale d’Arte Ceramica Contemporanea – Frascati
Scuderie Aldobrandini – Museo Civico Tuscolano – Mura del Valadier


BACC 2018 | IN CONTINUA MUTAZIONE 

Terza edizione


27 gennaio - 28 febbraio 2018

inaugurazione: sabato 27 gennaio ore 17,30

Scuderie Aldobrandini e Museo Civico Tuscolano, piazza G. Marconi, 6
a seguire
Mura del Valadier, Via Regina Margherita, 23 

giovedì 18 gennaio 2018

T R O V A M E N T O


T R O V A M E N T O
A cura di Angelo Marino


“ Definizioni di trovamento

sillabe: tro|va|mén|to | pronuncia: /trovaˈmento/

sm

(non comunemente) il trovare, l'essere trovato

(termine antico) invenzione, ritrovato.”



Prigioniere nel caveau Le ho trovate trovando()mi.

Hanno sussurrato che volevano aria, occhi che le guardassero, menti con cui fare all’amore.

Le ho accontentate. Opere! Piccoli e preziosi frammenti di vita di Excellent Artists.

Il loro anno di nascita: 1978, 1993, 2001, 1994, 1990, 2000…

Le Madri ed i Padri:
Emanuela Barbi, Claudio Bissattini, Roberto Coda Zabetta, Nunzio De Martino, Crescenzo Del Vecchio, Daniela Morante, Urano Palma, Giustina Piccolo, Franco Scarano ed un Anonimo.



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Opening, domenica 28 Gennaio 2018 ore 18:00-21:00
Dal 30 Gennaio al 5 Marzo, solo su appuntamento, dalle 19:30 alle 21:00
Via Tommaso Campanella, 10 Caserta (Fraz. San Clemente )


Brevi biografie
Emanuela Barbi, artista fotografo, spazia in ambito artistico in maniera poliedrica, lavora su progetto con diversi materiali realizzando opere di carattere istallativo quasi sempre in site specific nei luoghi d’intervento. Un percorso sinuoso attraverso il filo conduttore di una ricerca trentennale sul rapporto arte-natura, la porta ad attraversare le esperienze performatiche e intime da cui sono tratte numerose opere fotografiche e video, tableau vivent nella ricerca ossessiva di un tentativo di mimesi con la vegetazione terrestre, verso una spirituale ricerca artistica a mezz’aria tra il cielo e la terra fatta di apparizioni e misteriose epifanie. Emanuela Barbi è nata a Pescara dove vive e lavora.

Claudio Bissattini è nato a Roma dove vive e lavora. Si è diplomato in Belle Arti nel corso di scenografia tenuto dal Prof.Scialoja. E' stato amico e compagno di studi di quella generazione di artisti che daranno vita alla Scuola di San Lorenzo. I suoi interessi si sono concentrati anche su cinema e teatro nelle vesti di scenografo e costumista, fondando anche, con alcuni amici, un gruppo teatrale di indirizzo sperimentale. Pur avendo spaziato in vari ambiti, la pittura rimane però il suo interesse primario. Nelle prime esposizioni si lega alle correnti pittoriche concettuali degli anni '70, scelta che indirizzerà, in vari modi, il suo lavoro. Punti di riferimento del suo percorso sono, a tal proposito, la collettiva del 1979 con il gruppo "Cosa Mentale" presentata da Maurizio Fagiolo Dell'Arco, a cui fa seguito, dopo varie esposizioni, la sala personale alla Galleria Rondanini di Roma, presentata da Emilio Villa, in cui arricchisce la sua pittura di suggestioni espressionistico-visionarie e dove si afferma prepotentemente il colore. Alla metà degli anni '80 l'artista s'impone una scelta e, infrangendo una norma consolidata, che vede il pittore figurativo spostarsi nell'astrazione, compie la scelta opposta spostandosi verso un ambito prettamente figurativo. Esplicative di tale scelta sono le esposizioni personali degli anni '90 di Caserta e Roma, ben individuate dagli scritti in catalogo di Dario Micacchi, Arnaldo Romani Brizzi, Maria Grazia Branchetti, Massimo Sgroi. Alla fine di quel decennio prende avvio un ciclo di opere che vede come protagonista assoluta la natura, opere che sono anche una investigazione sul procedimento pittorico adottato, chiaro omaggio al concettuale d'inizio carriera. Nei lavori emerge il bianco della tela che si pone in dialogo con la struttura allusiva e con le zone dipinte, come puntualmente riscontrato nelle presentazioni in catalogo di Marco Di Capua e Tiziana D'Achille. Nel 2006 l'attenzione dell'artista si sposta su nuovi soggetti. Lasciato il mondo vegetale si passa a quello metallico/urbano. I rottami si pongono in ideale dialogo con le forme naturali precedenti da cui ereditano, in una sorta di passaggio di consegne, gli stessi concetti, come rilevato da Lorenzo Canova in occasione della grande mostra di Castel dell'Ovo, a Napoli, organizzata e curata da Fabio Cozzi. Le dicotomie luce/ombra, pieno/vuoto, finito/incompiuto sono il comune denominatore per mettere in evidenza i processi esecutivi dell'opera. Tutti i passaggi che portano all'opera compiuta, sono messi in evidenza e sullo stesso piano, come in una sorta di riflessione sul dipingere e, in generale, sul fare pittura figurativa oggi.

Roberto Coda Zabetta nasce a Biella nel gennaio del 1975. Qui frequenta inizialmente l’Istituto Tecnico Sperimentale, per poi completare gli studi presso l’Istituto d’Arte di Roma. Nel 1995, conosce Aldo Mondino, di cui dal 1996 al 2000 è assistente di studio. Dal 1997 inizia a partecipare a mostre e ad alcuni concorsi per giovani artisti, sia in Italia che all’estero. Identità anonime (2000) è il suo primo catalogo, dedicato ai bambini morti nel genocidio in Ruanda. Nel 2001 si stabilisce a Milano. In questi anni vengono pubblicati: In Coda (2003), PPP e Colors (entrambi nel 2004). Tra il 2005 e il 2006 si ricordano due importanti mostre: a Palazzo Venezia e al Teatro India, a Roma. Seguono mostre personali e partecipazioni a mostre collettive in spazi pubblici e privati, da cui scaturisce un forte movimento di critica attorno al suo lavoro. Esce in questi anni il catalogo curato da Robert C. Morgan: Psichic Persona. Subito dopo parte per Parigi e Londra dove vivrà per un anno e dove frequenterà alcuni corsi alla Saint Martin School. Fondamentale in questo soggiorno è la conoscenza di David Roberts, Martin Holman e Laura Petrillo. Inizia la serie dedicata all’Oriente. Nell’aprile 2008 la Indonesian National Gallery gli dedica una personale che verrà seguita da mostre a Singapore, Hong Kong e Beijing. Viene pubblicato Koi Dan Trinacria.Torna in Italia e si stabilisce nel suo nuovo studio in un piccolo borgo marchigiano. Nel 2009 inaugura con una personale il Festival Dei Due Mondi di Spoleto a Palazzo Collicola. Nel 2010 Milano gli dedica una personale molto importante a Palazzo Reale, Nuvole Sacre. Successivamente verrà spostata al Pan – Palazzo delle Arti di Napoli. Nel 2011 si svolgono, nei primi mesi dell’anno, due mostre: Proibito, alla Langgang Art Foundation a Jakarta e ex voto, presso lo Spazio Culturale Antonio Ratti/Ex Chiesa di San Francesco a Como. Roberto Coda Zabetta è stato insignito dei più significativi premi italiani - Premio Passaggi a Nord-Ovest Fondazione Pistoletto, Premio Arte-Fiera di Bologna, Premio Giovani Artisti Miart 2003 e 2004, finalista Premio Cairo Communications - e selezionato per la Dena Foundation al Centre International d'Accueil et d'Echanges des Récollets di Parigi e per il BP Portrait Award 2006 di Londra.

Nunzio De Martino
Nato a Napoli nel 1967 Vive e lavora tra Napoli e Milano. Nella interpretazione heiddegeriana l’arte non è un valore in sé, come sosteneva Nietzsche, per il quale era uno strumento di liberazione degli interessi vitali e della volontà di potenza del Superuomo,ma, al contrario, è una potenzialità creativa di cui il soggetto umano non può disporre a suo piacimento, in quanto implica in se un sostanziale rapporto costitutivo dell’Esserci con uno svelamento originario della verità. Nelle opere di Nunzio De Martino esiste un senso di originaria verità, che si disvela attraverso la forma e nel progetto, e che rende ogni progetto di elaborazione prima un processo di creazione. Esiste un sostrato di religiosità nel lavoro metodico proposto dall’artista napoletano, dove l’io dell’artista si sdoppia tra l’essere la forza ricettiva e l’energia produttiva del segno. Le opere di De Martino ( i disegni, le installazioni, gli oggetti), vivono in un equilibrio precario, liminale, originario, dove l’immagine si riproduce in una moltiplicazione infinita di elementi primari. (Angelo Capasso)

Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, è stato uno dei più noti artisti italiani, docente di Decorazione presso l’Accademia di Brera, ha concluso la sua esistenza nel corso dell’estate 2006, all’età di 69 anni. Nato a Baselice nel 1937, dopo alcune importanti mostre a Napoli, Roma e Milano, vinse il Premio Michetti nel 1972 ed il Premio Pettenon nel 1972 e nel 1974. Fu tra i promotori di Proposta ‘66 e del Gruppo Studio P. 66, con i quali partecipò a numerose mostre. Nel 1976 partecipò alla Biennale di Venezia con una mostra curata da Enrico Crispolti. Presente in numerose Triennali e Quadriennali, si mise in luce successivamente sulla scena artistica internazionale con mostre a Stoccarda, Parigi e Chicago, rispettivamente nella Galerie Senatore, nella galleria Levine e nella galleria Bianca Pilat Contemporary Art.

Daniela Morante è diplomata in scenografia all’Accademia di Belle Arti; Capo progetto del laboratorio Cuore che si rivolge ogni anno a circa 800 bambini e ai loro genitori; organizza laboratori creativi per adulti e bambini sul tema arte-cura; partecipa a diversi convegni di studio sull’importanza della pratica creativa nei contesti di cura e disagio; si è formata in counseling gestaltico ; partecipa a mostre personali e collettive con opere su carta o su tela o con happening su tematiche specifiche; ha curato nel 2014 un Convegno multidisciplinare: “Artefice di benessere” c/o l’Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, pubblicando successivamente il volume analogo con gli atti e la metodologia applicata nei suoi laboratori. Ama esprimersi con il segno ed il colore per riscoprire l’impulso creativo che alimenta in noi potenziali di energia compressa. Ha esposto in mostre personali e collettive, al Mann di Napoli, ad Arte Fiera di Bologna, all’Art Core di Los Angeles, si sposta di continuo tra diversi ambiti artistici, apparentemente non collegati tra loro. Ha sviluppato un suo metodo che offre in happening artistici, corsi di formazione e laboratori d’arte anche in contesti di disagio sociale o psico-fisico, scrive di teatro. Vive a Napoli.

Urano Palma - (1936-2010) nasce a Genova.

Vagando in varie città italiane, con un orecchio teso verso le avanguardie artistiche, si stabilisce a Milano, dove conosce e frequenta Lucio Fontana, grazie al quale ha la possibilità di dedicarsi completamente alla ricerca artistica. Nel 1962, Cardazzo noto gallerista d'arte s'interessa ai suoi lavori, dandogli la possibilità di fare la sua prima mostra personale alla galleria " il cavallino" di Venezia. In trentotto anni di carriera, Urano Palma, ha realizzato mostre in Germania (Ulm, Monaco, Dusseldorf) in Francia, Spagna, Stati Uniti ed in Corea, dove è scelto, insieme ad altri otto scultori, di rappresentare l'Italia in occasione delle olimpiadi di Seoul, con un'opera in ghisa, che si trova attualmente al Museo Permanente di Arte Contemporanea. Sempre in Corea e precisamente a Pusan, realizza un'opera in bronzo alta otto metri, per la Mostra Internazionale d'Arte organizzata dal governo Coreano. Urano Palma, dal 1960, si occupa anche di design. Realizza mobili scultura, utilizzando vari materiali : legno, pietra, bronzo, cristallo e alluminio. Il suo approccio alla pittura ed alle arti visuali proviene da varie esperienze nel settore della grafica pubblicitaria. Incomincia a dipingere verso il 1956, postulando intuitivamente l'inquinarsi atmosferico, raffigura alberi rinsecchiti. Dal 1963 al 1966 effettua esperimenti con materie plastiche ed elastomeri, in particolare con lastre di sicodur trasparente armato con cui elabora fra l'altro, una serie di gabbie con intenti fortemente polemici. Dal 1966 al 1968 svolge ricerche optical. Esperimenta inoltre due tematiche: "ritmi musicali" e "città" da cui in seguito trarrà spunti per attuazioni nel campo del design. Nel 1968 le sue ricerche sboccano nelle "visuali tecnologiche" assi che manipola dapprima intervenendo con il colore e poi, intorno al 1970, lavorandole direttamente con fresature ad intaglio. “Le sue visuali tecnologiche, pannelli di legno organizzati in strutture rigorosamente orizzontali e verticali e sul contrappunto di pieni e di vuoti, si presentano come "metafore" di strumenti di ricognizione e registrazione tecnica (schede perforate, pannelli di comandi ecc. ma, nello stesso tempo, sono il risultato di una processualità operativa volutamente artigianale di un intervento che lascia un largo margine alla casualità, all'invenzione del momento. Così le sue lunghe assi di legno, lavorate con pazienza ossessiva, presentano una struttura iterattiva e apparentemente seriale, in realtà costituiscono sculture o oggetti-emblemi, attrezzi d'una sorta di ritualità magica, dal forte sapore arcaico”(Filiberto Menna). Parallelamente alle "visuali tecnologiche" sviluppa strutture tridimensionali, oggetti afunzionali; adotta costantemente il legno "pover" e lo dilania con perforazioni. Siamo al suo lavoro attuale, il quale <> (Dino Gavina). Nel 1969 Palma riprendendo il tema dell'albero, ne trivellava i tronchi inanimati. Oggi <>, spiega : ed espone opere con tarli veri, <>.....<> (Gian Pacher). L'infierire tarlandoli, oggetti quotidiani archetipi di base antropologica (scranno, desco) può riproporre il gesto dada o commistioni surreali come rifiuto al convezionalismo. Ma Urano Palma pur minando in senso apocalittico l'oggetto, lo emblemizza in senso critico rendendo l'opera significante; il verbo negativo di un'etica sociale.

Giustina Piccolo, nasce a Marcianise. Vive e lavora a Capodrise di Caserta
Autodidatta. Sin dagli esordi (1990 ) elegge la pittura ( olio diluito su tele e/o cartoni ) quale mezzo di indagine del corpo femminile. 

Franco Scarano, nato a Napoli, vive e lavora a Casoria Napoli.
Artista autodidatta. Scarano, si dedica agli inizi degli anni ottanta ad una ricerca pittorica concettuale che predilige grandi dimensioni e pochi colori esasperati. Alla fine degli anni ottanta il suo interesse sono le installazioni utilizzando vari media acqua, luce, video e musica, che inducono il visitatore a riflettere sul suo stato d’animo e a tentare di districarsi tra la realtà e il sogno. Dalla metà degli anni novanta la sua attenzione è la fotografia digitale; moltiplica la stessa immagine innescando una sorte di ossessione.

Anonimo, vivente.
Preferisce restare tale.


Fiorenzo Zaffina e Claudia Quintieri. Apparenze

Fiorenzo Zaffina

Claudia Quintieri


Martedì 23 gennaio 2018 alle ore 19.00 la galleria Borghini Arte Contemporanea inaugura la doppia personale “APPARENZE” di Fiorenzo Zaffina e Claudia Quintieri, accompagnata dal testo critico di Lorenzo Canova e introduzione al catalogo di Rossella Alessandrucci. In questa occasione i mezzi artistici si moltiplicano: la fruizione estetica passa attraverso la scultura, la body art e la video arte che trovano il comune denominatore nella luce. Tutto è creato senza la volontà di fornire contorni precisi, ma l’intenzione è lasciare che l’osservatore si muova tra forme apparenti e indefinite.

“Fiorenzo Zaffina lavora da anni sul punto di incontro tra lo spazio della vita e quello dell’arte, sullo scavo come segno della storia dei luoghi, sul corpo fisico e metaforico della scultura trasformata dall’azione dell’artista che penetra nei recessi della materia e della memoria.” (Lorenzo Canova).

In una “michelangiolesca” visione della materia, l’artista elimina parti dal blocco di plexiglass per giungere a forme leggere ed eteree che quasi contrastano con la gestualità forte ed intensa dello scolpire. Egli“[…] entra nella materia per svelarne il contenuto e lo fa con un gusto estetico sublime stimolando nell’osservatore il piacere di guardare le sue sculture. L’aggiunta della luce nelle opere in mostra produce una sorta di sacralità che presuppone il silenzio.” (Rossella Alessandrucci).

Dalla materia di Zaffina, nelle opere di Claudia Quintieri si passa a sondare l’interiorità dell’essere umano attraverso “un video di forte impatto simbolico e iconico, un lavoro sul corpo, sulle emozioni e sulla passione […] dando un nuovo senso ai frammenti di un discorso amoroso attraverso il contatto, solo apparentemente accennato, ma in realtà totale, dei corpi.” (Lorenzo Canova).

In Claudia Quintieri levità ed evanescenza emergono dal suo video Marikana proposto in site-specific per questa occasione. Entriamo nell’ambito delle emozioni delicate e sfumate, all’interno di una scenografia candida nel biancore della nebbia che caratterizza il video. Inoltre, il contrasto tra i vari elementi del video ci conduce dal particolare all’universale dove l’uomo prescinde da qualsiasi razza egli appartenga. La finezza delle immagini è accentuata dalla luce “[…] che ci conduce nel mondo dei sensi e dell’istinto umano, strumenti offerti dalla natura per percepire nobili e raffinate sensazioni ma soprattutto per evolvere e raggiungere livelli di coscienza sempre più elevati.” 
(Rossella Alessandrucci).


INFO MOSTRA
Fiorenzo Zaffina | Claudia Quintieri
Apparenze

Testo critico di Lorenzo Canova
Introduzione al catalogo di Rossella Alessandrucci

Catalogo in galleria

Opening: martedì 23 gennaio 2018 ore 19.00
Galleria Borghini ArteContemporanea
Via Belsiana, 92 - 00197 Roma

Fino al 17 febbraio 2018
Orari: lunedì - sabato 10-13 / 16-19


GALLERIA BORGHINIARTECONTEMPORANEA
bea.artesrl@gmail.com / borghiniarte@gmail.com
Tel. 066797726 / Cell. 3395784979


Si ringrazia
Morganti il Caffè d’autore


Casale del Giglio www.casaledelgiglio.it


Per informazioni e immagini contattare gli Uffici Stampa

INTRAMEDIA srl
Giuseppina Lavalle

MELASECCA PRESSOFFICE
Roberta Melasecca

martedì 16 gennaio 2018

Bouke de Vries. SOMETIMES I LOOK EAST, SOMETIMES I LOOK WEST

Dal 24 gennaio al 14 marzo 2018 
Officine Saffi è lieta di presentare la mostra personale di Bouke de Vries

La pratica dell’artista olandese, di stanza a Londra, Bouke de Vries riflette perfettamente il nostro tempo, nutrendosi del paradosso contemporaneo della bellezza: una ricerca spasmodica di unicità e perfezione avviluppata alla banalizzazione estetica del consumismo. Tale visione nasce dalla sua esperienza come restauratore di ceramiche. De Vries punta il suo sguardo artistico sul modello culturale occidentale secondo cui la rottura di un oggetto ne comporta automaticamente il suo scarto. Anche chi si occupa di preservare le opere d’arte sceglie spesso di cancellare il più possibile la memoria del trauma subito. Egli invece si sente più vicino alla sensibilità della tradizione cinese e giapponese di riparare importanti artefatti in modo che la rottura sia celebrata, piuttosto che nascosta.
“Un oggetto danneggiato può ancora essere bello così come un oggetto perfetto” ragiona de Vries.
Un gioco di opposti che si rincorrono come nel titolo della personale milanese dell’artista “Sometimes I look east and sometimes I look west”. Silenziose, meditative ma al contempo ingegnose e sovversive, le sculture di de Vries offrono una seconda opportunità narrativa a manufatti dalla fattura squisita, come un vaso cinese a bozzolo in terracotta di epoca Han (206 a.C.–220 d.C.), che per un urto si è mutato in pochi istanti da feticcio a coccio. De Vries decostruisce nello spazio questi antichi frammenti, dando loro una nuova simbologia. Lo sciame di farfalle che circonda il vaso nell’opera “Resurrectio Jar”, da un lato allude alla forma a bozzolo del vaso, dall’altro al loro uso iconografico come simbolo di resurrezione nelle famose nature morte del Secolo d'Oro olandese.
In questa mostra Cina ed Olanda sono i poli estremi della sua narrazione. La prima è letta come forza trainante della manifattura della ceramica, la seconda, oltre che la sua patria, è la nazione che ha raggiunto la potenza mondiale nel XVII secolo, grazie proprio agli scambi commerciali con l’Oriente in preziose porcellane ma anche in maioliche di Delft, che, a loro volta, erano spesso ispirate da originali cinesi.
L’interesse di de Vries tuttavia non si esaurisce esclusivamente in una riflessione sulla genesi di manufatti in ceramica, sulle loro forme, i loro usi e simbologie. La sua curiosità intellettuale abbraccia approfondimenti storici e sociologici del contesto in cui - ieri come oggi - questi vengono realizzati o scambiati.
(...)
Se i lavori de Vries si presentano sotto forma di esplosioni, bruciature, destrutturazioni o al contrario sono ricomposti utilizzando la tecnica kintsugi - la pratica giapponese di usare l’oro per saldare i frammenti di oggetti in ceramica - la qualità di esecuzione è ciò che contraddistingue ognuna di queste lavorazioni. “C’è stato un tempo - dice de Vries - in cui la qualità non era considerata parte integrante di un’opera d’arte contemporanea: era l’idea il parametro essenziale per il suo successo. Ma ora penso ci sia un ritorno a una visione dell'artista come di un produttore, come qualcuno che possieda una particolare abilità creativa che gli permette di dar vita ad opere sublimi”. (...)
*Estratto dal testo critico di Fabrizio Meris

BOUKE DE VRIES
Nato a Utrecht, Olanda.
Bouke de Vries ha studiato alla Design Academy di Eindhoven e in seguito alla Central St. Martin's di Londra. Dopo aver lavorato con John Galliano, Stephen Jones e Zandra Rhodes, ha deciso di cambiare carriera iniziando un percorso di studi in conservazione e restauro della ceramica presso il West Dean College
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From 24th January to 14th March 2018 Officine Saffi is pleased to present Bouke de Vries solo show.

The practice of London-based Dutch-born artist Bouke de Vries perfectly reflects our time, feeding on the contemporary paradox of beauty: a spasmodic research of uniqueness and perfection wrapped in the aesthetic banalization of consumerism. His artistic vision stems from his own experience as a ceramics conservator. De Vries refutes the underlying western attitude that once something is broken it is only fit to be discarded. Even those who take care of preserving works of art often choose to disguise as much as possible the memory of the suffered trauma. Instead he considers himself closer to the Chinese and Japanese tradition of repairing important objects so that the breakage is celebrated, rather than hidden. “I want to give these objects, which are regarded as valueless, a new story and move their history forwards,” he has said. “A broken object can still be as beautiful as a perfect object,” he adds, citing the Venus de Milo, armless but still venerated.
A game of opposites that chase each other, as in the new Milanese exhibition by the artist titled "Sometimes I look east, sometimes I look west". Quiet, thoughtful but at the same time witty and subversive, de Vries’s sculptures offer a second narrative opportunity to exquisite objects, such as a Cocoon Jar from the Han Dynasty (206 BC-220 AD), which changed its essence in a few moments from fetish to potsherd. De Vries skillfully deconstructs these ancient fragments, giving them a new symbolism. The swarm of butterflies surrounding the pot in "Resurrection Jar" alludes on the one hand to the cocoon shape of the vase, and on the other to their iconographic use as a symbol of the resurrection in the famous still lifes of the Dutch Golden Age.
China and Holland are the extreme poles of his narration. The first seen as the driving force of ceramics manufacture throughout history, the second, as well as his home country, a nation that reaches world power in 17th century, via their trade with the east. Ceramics played a pivotal role in this, not only porcelain from China but also Dutch Delftware, much of it inspired by Chinese porcelain. However, de Vries's interest is not limited to a reflection on the genesis of ceramic products, their forms, their uses and symbols. His intellectual curiosity embraces historical and sociological insights into the context in which – yesterday as today – these are realized or exchanged.
Artworks by de Vries may be exploded, combusted, destructured or, on the contrary, recomposed using the kintsugi technique – the Japanese practice of using gold to reconnect the fragments of ceramic objects – the quality of execution is what distinguishes each of these technics. "There was a time,” says de Vries, “when quality was not considered an integral part of a contemporary work of art: the idea was the essential parameter for its success. But now I think there is a return to a vision of the artist as a producer, as someone who possesses a particular creative ability that allows him to give life to sublime works.”

BOUKE DE VRIES
Born in Utrecht, The Netherlands, Bouke de Vries studied at the Design Academy Eindhoven, and Central St Martin’s, London. After working with John Galliano, Stephen Jones and Zandra Rhodes, he switched careers and studied ceramics conservation and restoration at West Dean College.



Officine Saffi
via Aurelio Saffi 7 - Milano
+39 02 36685696

TANDEM. Mostra/Premio artisti vincitori di ALAF 2017 I Francesco Romanelli - Sonia Andresano




Il Museo Tattile Statale Omero
in collaborazione con
Apulia Land Art Festival

presenta

“TANDEM”
Mostra/Premio degli artisti vincitori di Apulia Land Art Festival 2017
Francesco Romanelli - Sonia Andresano
A cura di Giosuè Prezioso e Giuseppe Capparelli

21 gennaio 2018 ore 17.00 | Museo Tattile Statale Omero | Ancona

Il Museo Tattile Statale Omero ospita la mostra “Tandem”, la doppia personale degli artisti Francesco Romanelli e Sonia Andresano, vincitori del premio “Apulia Land Art Festival 2017”, svoltosi presso le saline di Margherita di Savoia la scorsa estate.

La mostra, nata dalla collaborazione con la residenza d’arte Apulia Land Art Festival, diretta da Carlo Palmisano e Martina Glover, è curata da Giosuè Prezioso e Giuseppe Capparelli e si inaugurerà il 21 gennaio 2018, alle ore 17:00.

L’allestimento sarà fruibile al pubblico gratuitamente fino al 18 febbraio 2018.

Connesse virtualmente dallo stesso mare e dallo stesso architetto, Luigi Vanvitelli, le preziose saline di Margherita di Savoia in Puglia, e il lazzaretto anconetano che ospita oggi il Museo Omero, danno via, a seguito del Premio Apulia Land Art Festival – presieduto dal presidente del Museo Omero, Aldo Grassini – alla doppia personale “Tandem”, degli artisti Francesco Romanelli e Sonia Andresano, premiati con un’esposizione proprio nelle sale del Museo.

Ispirandosi alla metafora del Tandem, simbolo di dualità, complicità, fiducia e guida, l’esibizione si propone come un viaggio esplorativo a due attori: l’artista, ‘driver’ frontale del mezzo, e quindi simbolo di guida, mentoraggio, ed ispirazione, e il visitatore, posto sul retro del veicolo e quindi ospite guidato, trainato e diretto, nonché personaggio attivo e indispensabile per il moto del mezzo e del suo scorrimento. “Tandem” è pertanto concepito come un percorso di complicità, dualità e complementarità, valori inscindibili della pratica artistica, che si fanno più forti e concreti nel Museo Omero, un museo per tutti, che promuove la fruizione multisensoriale dell’arte. Attraverso le opere personali degli artisti – a tecnica mista – “Tandem” si propone come un’esperienza d’immedesimazione, scambio e complicità artistica ed umana, che rinnova, da una prospettiva meno consueta dell’arte, l’atto di accedere, fruire e dialogare con l’opera.

La conferenza di presentazione del 21 gennaio, oltre al Presidente Grassini, i Direttori di Apulia ed i Curatori Prezioso e Capparelli, vedrà la partecipazione dell’artista Felice Tagliaferri, scultore non vedente da sempre coinvolto nei progetti del Museo Omero e presente nel contesto internazionale dell’arte tattile, nonché special guest e testimonial della mostra.

Durante l’inaugurazione i curatori organizzeranno visite guidate per la mostra. Seguirà aperitivo in collaborazione con l’azienda agricola “I Tre Monti” di Matelica.

Maggiori info: 


INFO
Museo Tattile Statale Omero - Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio 28, Ancona
tel. 071 28 11 93 5
Ingresso libero dal martedì al sabato ore 16-19; domenica 10-13 e 16-19

pubblica: 



lunedì 15 gennaio 2018

Tiziana Tommei @SetUp 2018 | Enrico Fico - Simone Lingua





Tiziana Tommei @SetUp Contemporary Art Fair 2018
Artists: Enrico Fico - Simone Lingua

1 - 4 febbraio 2018
Palazzo Pallavicini, Bologna 

Dal 1 al 4 febbraio 2018, Tiziana Tommei sarà presente a SetUp Contemporary Art Fair 2018 a Palazzo Pallavicini, Bologna, con un progetto espositivo incentrato su due artisti e ideato a partire dal tema proposto quest’anno - l’attesa. In linea con la scorsa edizione, a cui aveva preso parte come Galleria 33, Tiziana Tommei torna quest’anno a sostenere il lavoro di Enrico Fico (Napoli, 1985), artista candidato con l’opera WAX sia al premio SetUp che al premio Tiziano Campolmi. Accanto a questa conferma, una nuova proposta: Simone Lingua (Cuneo, 1981), nome emergente dell’arte cinetica e optical. In risposta al tema dato, Tiziana Tommei ha voluto concentrarsi su di un componente particolare dell’attesa, che, come essa stessa scrive nell’incipit del testo critico è «quello stato di sospensione in cui perfino gli opposti possono convivere in armonia». Essa mette al centro una riflessione, affermando: «insita nell’attesa stessa è la logica della contraddizione: uno stato di apparente pax e stasi in cui in verità tutto scorre e che, in potenza, reca già in sé l’oggetto o evento in procinto di manifestarsi». Da qui la decisione di affiancare in mostra due artisti e insieme «due linguaggi artistici - e insieme due modi di vedere e concepire l’arte - molto distanti tra loro, se non addirittura assolutamente antitetici […] Da un lato il tono introspettivo e silenzioso, riservato ed emotivo, autobiografico ed ermetico del lavoro di Fico; dall’altro il carattere dinamico e programmato, estetico e scientifico, cinetico e ipnotico delle opere di Simone Lingua». Il titolo del testo, “Poesia interrotta”, è allineato con l’aspetto dell’antinomia e rafforzato in un ossimoro dalla dichiarazione aperta e diretta che apre lo scritto: «Ho sempre amato le attese».

Enrico Fico presenta tre progetti inediti: WAX, Sótto pèlle e Selected Objects. Opere di piccolo formato, nelle quali la cera è assoluta protagonista. Anche in queste nuovi lavori, egli mantiene al centro della sua ricerca il rapporto tra immagine e testo: un nodo che egli non vuole sciogliere, ma indagare in ordine alla sua entità ed essenza. Selected Objects rappresenta la proiezione in formato di sculto-installazione di Ghiandole, collezione presentata lo scorso anno a SetUp. Se in queste opere sono (ancora) gli oggetti inanimati il vocabolo di espressione scelto, WAX e Sótto pèlle segnano nel percorso di Fico l’inizio di un’indagine rivolta alla figura umana. Con l’apertura di WAX l’artista sceglie per la prima volta come soggetto il corpo umano (e il ritratto) e in Sótto pélle si spinge oltre. Tiziana Tommei descrive come segue quest’ultimo progetto: «Immagini mentali di un corpo fisico. Frammenti astratti di nudo, scomposto, indagato e catturato, eppure non deducibile persino nella sua entità immanente. Ombre, profili e dettagli nella quali non viene restituito nulla di epidermico e dove tutto è sublimato. Ogni scatto trascende la realtà sensibile, la pelle e le membra, per divenire un fatto intimo e personale, volutamente non intellegibile».

Simone Lingua espone in forma di installazione una delle sue ultime sperimentazioni in ambito cinetico: la cupola. Plexiglass cromato e verniciato, 60 cm di diametro e 30 di profondità: attraverso questa nuova dimensione, l’artista studia i riflessi di grafiche geometriche diverse su di una superficie convessa, creando nuovi cinetismi, che vengono perfezionati con effetti optical. Come scrive Tiziana Tommei «Per capire veramente l’arte cinetica di Simone Lingua occorrerebbe seguirne tutte le fasi di creazione: dall’ideazione, alla progettazione fino alla realizzazione dell’opera. Noi vediamo il risultato di un processo molto complesso: esso muove da un’idea puramente astratta, che immediatamente dopo si traduce in segno grafico - disegno a mano libera - per poi prendere forma attraverso i materiali. […] Il fulcro di tutto è il riguardante, o meglio il suo sguardo. L’artista, nel corso dell’iter creativo, è chiamato continuamente a misurarsi con il punto di vista dello spettatore. Potremmo definirla un’empatia di sguardi, una relazione a tre, tra soggetto che osserva, autore e oggetto osservato […]. Si cerca, attraverso la sperimentazione, di sorprendere e catturare l’altro, di mantenere la sua attenzione, invitandolo a lasciarsi trasportare». 



Enrico Fico _ Sótto pèlle #6  _ 2017 _ fotografia digitale e stampa fine art su carta cotone, cera e testo montato su rosone ligneo da lacunare antico_ diam. 13  prof. 4,5 cm


Biografie
Enrico Fico è nato nel 1985 a Napoli. Vive e lavora ad Arezzo. Dal 2013 avvia l’attività espositiva, partecipando a mostre, festival e progetti site specific. Tra i progetti espositivi realizzati si citano: Albero, installazione site specific ideata e realizzata in collaborazione con Luca de Pasquale (Galleria 33, Arezzo, dicembre 2014); Dedicato a Sir J, Herschel, doppia personale a cura di Tiziana Tommei (Galleria 33, Arezzo, dicembre 2015 – gennaio 2016); Nyctophilia, doppia personale a cura di Tiziana Tommei (Galleria 33, Arezzo, novembre - dicembre 2016). Partecipa a Setup Contemporary Art Fair 2017 con Galleria 33, che lo presenta come artista under 35, candidando il lavoro À chacun son enfer al premio Setup artista under 35 con testo critico dedicato pubblicato su catalogo. Nel giugno del 2017 espone presso la Fortezza del Girifalco a Cortona nella mostra Take care, my love a cura di Tiziana Tommei. Partecipa inoltre alla seconda edizione di Art Adoption New Generation, esponendo a Palazzo Magini, a Cortona, dal 17 dicembre 2017 al 10 gennaio 2018. Dal 2014 il suo lavoro è seguito da Tiziana Tommei.




Simone Lingua _ Cupola cinetica 17 _ 2017 _ plexiglass cromato e verniciato _ diam. 60  prof. 30 cm

Simone Lingua è nato Cuneo nel 1981. Vive e lavora ad Arezzo. Gli esordi della sua carriera artistica sono legati alla pittura. I primi studi inerenti l'arte cinetica risalgono al 2010 e sono applicati alla progettazione in ambito architettonico per le facciate di Prada. Ha esposto in gallerie e spazi istituzionali, in Italia e all'estero. Tra il 2016 e il 2017 ha esposto al Pan di Napoli, al Louvre, al Castello Estense a Ferrara, alla Galleria Mirabilia a Reggio Emilia, a Palazzo Bentivoglio Gualtieri a Reggio Emilia, alla Galleria Accorsi a Torino, al Museo di Villa Mazzucchelli a Brescia, al Castello di Bratislava, alla Fondazione De Nittis a Barletta, al Castello di Sarzana, alla Galleria Idearte a Ferrara, al Museo Fondazione Sorrento e alla galleria TAG a Lugano. Nel luglio del 2016, Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia, ha ricevuto il Premio come miglior opera concettuale. Di recente ha partecipato alla seconda edizione di Art Adoption New Generation, a Cortona. Tra i prossimi eventi espositivi si citano la personale presso la Galleria Idearte a Ferrara e la mostra Feel the Future ad Éléphant Paname a Parigi, entrambe in programma ad aprile 2018.


Informazioni tecniche
Spazio/Stand A6: Tiziana Tommei
Artisti: Enrico Fico, Simone Lingua

Communication Manager: Amalia Di Lanno

SetUp Contemporary Art Fair 2018

1 - 4 febbraio 2018
Palazzo Pallavicini
Via San Felice 24, Bologna

Preview
giovedì 1 febbraio, ore 20.00 > 24.00


Apertura al pubblico
giovedì, ore 21.00 > 24.00
venerdì e sabato, ore 16.00 > 24.00
domenica, ore 11.30 > 22.00

Ingresso € 7,00
Ingresso gratuito per i bambini di età inferiore a 7 anni







domenica 14 gennaio 2018

Maria Grazia Carriero. Waiting

Arti Visive Gallery presenta venerdì 9 febbraio 2018 alle ore 19, Waiting, il nuovo progetto artistico di Maria Grazia Carriero, mostra personale patrocinata da Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e inserita nel calendario degli eventi dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale.
L’esposizione, a cura di Nicola Zito e organizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Achrome, è dedicata alla più recente indagine dell’artista che si concentra sulla “maschera”, tematica tradotta in lavori fotografici e installazioni che rielaborano immagini, storia e tradizione del folklore delle celebrazioni sacre lucane della festa di Sant’Antonio Abate e di quelle “profane” del Carnevale (tra cui quelle di Tricarico e Satriano di Lucania), dove i festeggiamenti – differenti per dinamiche e motivazioni – hanno un elemento caratteristico in comune, la maschera appunto, percepita come l’indicatore di ciò che è racchiuso nelle profondità della psiche umana.
Lungi dall’essere una semplice copertura del viso, la maschera è l’esito di una pratica misterica che affonda le radici nelle antiche cerimonie sacre riservate agli iniziati, rituali primordiali ampiamente diffusi nei piccoli centri lucani. Celebrazioni che Maria Grazia Carriero ha studiato, approfondendo l’analisi degli aspetti più antichi, e che riscrive con il proprio stile e un personale approccio creativo mescolando religione, superstizione, “la terra, il fuoco e la combustione”, ma anche la pasta e la fotografia, elementi importanti nel suo percorso e peculiari di questa specifica produzione.
All’interno del percorso espositivo verrà anche proiettato un video realizzato dalla stessa artista, un documentario sulle celebrazioni (sacre e profane) a cui la Carriero ha assistito, un collage audiovisivo del fascino e della tradizione di queste manifestazioni.


Maria Grazia Carriero (Gioia del Colle, BA, 1980), artista e docente di Discipline grafiche, pittoriche e scenografiche, si forma in Arti visive e discipline per lo spettacolo, indirizzo pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Instancabile viaggiatrice – con una fondamentale esperienza a Marrakech – e sperimentatrice, passa dalla pittura alla fotografia, alla videoarte e alle installazioni; comune denominatore della sua ricerca è la virtualità, concetto filosofico e antropologico indagato attraverso l’analisi della cultura popolare, delle credenze e delle pratiche ascetiche. Protagonista di numerose mostre personali e collettive, vanta importanti partecipazioni a rassegne di video d’artista alla Fabbrica del Vapore (DOCVA) di Milano e alla Fondazione Merz di Torino. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia espone al Rathaus di Stoccarda, mentre nel 2015 partecipa a Mediterranea 17 – Young Artist Biennale. No Food No Land, curata da Bjcem e Andrea Bruciati, sempre alla Fabbrica del Vapore di Milano, e nel 2016 viene coinvolta nella mostra Another me, organizzata da Angelo Raffele Villani al MARTA di Taranto. Finalista nel 2012 del Premio Zingarelli Rocca delle Macìe, nel 2014 è vincitrice di una residenza d’artista nell’ambito del progetto Open doors to art. L'arte contemporanea nei luoghi del quotidiano, a cura di Lorenzo Madaro, Maria Rosaria Goffredo e Manuela Goffredo (Palagiano, TA). Ha esposto in prestigiose istituzioni pubbliche e private, dalla galleria Pall Mall di Londra ai Kantieri Teatrali Koreja di Lecce e alla Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare.


Maria Grazia Carriero
Waiting
a cura di Nicola Zito

Arti Visive Gallery
Via delle Beccherie 41
75100 – Matera

Inaugurazione: venerdì 9 febbraio 2018, ore 19,00
Dal 9 al 23 febbraio 2018
Dal lunedì al sabato, dalle ore 18,00 alle ore 21,00

Comunicazione a cura di Achrome
+39 3470866802 – associazioneachrome@gmail.com

Info e visite su appuntamento:
+39 3391338989 - c.dipede@tiscali.it