mercoledì 23 gennaio 2019

A Pavia VIVIAN MAIER. Street photographer

Vivian Maier, Self-portrait, 1953 40x50 cm (16x20 inch.) Framed: 53,2x63,4 cm ©Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery, NY


Dal 9 febbraio al 5 maggio 2019, le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia rendono omaggio a Vivian Maier (1926-2009), una delle più singolari e misteriose figure di artista, la ‘bambinaia-fotografa’, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta street photography.

La rassegna, curata da Anne Morin e da Piero Francesco Pozzi, è promossa dalla Fondazione Teatro Fraschini e dal Comune di Pavia – Settore Cultura, Turismo, Istruzione, Politiche giovanili, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York.

“La primavera del 2019 - afferma Giacomo Galazzo, assessore alla Cultura del Comune di Pavia e presidente Fondazione Teatro Fraschini - sarà l'occasione di una vera e propria celebrazione dell'arte fotografica, protagonista di un importante percorso culturale in questo mandato amministrativo. Lo concluderemo con una doppia iniziativa al Castello Visconteo, luogo strategico per la cultura e per la promozione della città”.

“Alle Scuderie - prosegue Giacomo Galazzo - con una rassegna su una firma celebre e amatissima e con una bella storia da raccontare, quella di Vivian Maier. In Sala mostre, invece, dopo la positiva esperienza pavese alla biennale di Jinan, ricambieremo la bella ospitalità ricevuta ospitando l'arte del Maestro Zeng Yi, che con i suoi scatti ci racconterà la Cina da un punto di vista diverso da quello più frequentato nella discussione pubblica. Ancora una volta, crediamo, l'arte e la cultura saranno uno straordinario veicolo di conoscenza reciproca”.

Il percorso espositivo propone un racconto per immagini composto da oltre cento fotografie in bianco e nero e a colori, oltre che da pellicole super 8 mm, in grado di descrivere Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della produzione dell’artista che, mentre era in vita, ha realizzato un numero impressionante di fotografie senza farle mai vedere a nessuno, come se volesse conservarle gelosamente per se stessa.

Nata a New York da madre francese e padre austriaco, Vivian Maier (1926-2009) trascorre la maggior parte della sua giovinezza in Francia, dove comincia a scattare le prime fotografie utilizzando una modesta Kodak Brownie. Nel 1951 torna a vivere negli Stati Uniti e inizia a lavorare come tata per diverse famiglie. Una professione che manterrà per tutta la vita e che, a causa dell’instabilità economica e abitativa, condizionerà alcune scelte importanti della sua produzione fotografica. Fotografa per vocazione, Vivian non esce mai di casa senza la macchina fotografica al collo e scatta compulsivamente con la sua Rolleiflex accumulando una quantità di rullini così numerosa da non riuscire a svilupparli tutti. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio, cercando di sopravvivere, senza fissa dimora e in gravi difficoltà economiche, Vivian vede i suoi negativi andare all’asta a causa di un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva immagazzinati. Parte del materiale viene acquistato nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare, che, affascinato da questa misteriosa fotografa, inizia a cercare i suoi lavori dando vita a un archivio di oltre 120.000 negativi. Un vero e proprio tesoro che ha permesso al grande pubblico di scoprire in seguito la sua affascinante vicenda. Con uno spirito curioso e una particolare attenzione ai dettagli, Vivian ritrae le strade di New York e Chicago, i suoi abitanti, i bambini, gli animali, gli oggetti abbandonati, i graffiti, i giornali e tutto ciò che le scorre davanti agli occhi. Il suo lavoro mostra il bisogno di salvare la “realtà” delle cose trovate nei bidoni della spazzatura o buttate sul marciapiede. Pur lavorando nei quartieri borghesi, dai suoi scatti emerge un certo fascino verso ciò che è lasciato da parte, essere umano o no, e un’affinità emotiva nei confronti di chi lotta per rimanere a galla. Alle Scuderie non mancano i celebri autoritratti in cui il suo sguardo severo riflette negli specchi, nelle vetrine e la sua lunga ombra invade l’obiettivo quasi come se volesse finalmente presentarsi al pubblico che non ha mai voluto o potuto incontrare. L’esposizione offre quindi, la possibilità di scoprire una straordinaria fotografa che con le sue immagini profonde e mai banali racconta uno spaccato originale sulla vita americana della seconda metà del XX secolo. 

Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia. Una mostra “family friendly” con un percorso creato ad hoc per i bambini, un kit didattico in omaggio da ritirare in biglietteria appositamente creato per la visita dei più piccoli. Inoltre, all’interno delle Scuderie, un’opera ad “altezza bambino” attende i giovani visitatori per un’esperienza immersiva a loro dedicata.


VIVIAN MAIER. Street photographer
Pavia, Scuderie del Castello Visconteo (viale XI Febbraio, 35)
9 febbraio - 5 maggio 2019

Orari
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00/14.00-18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 - 19.00
(La biglietteria chiude un'ora prima)

Biglietti
Audioguida inclusa nel prezzo
Intero: € 10,00; ridotto: € 8,00; Scuole: € 5,00 

Informazioni e prenotazioni
Tel. 02.36638600


Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
Anna Defrancesco | tel. 02 36 755 700 | anna.defrancesco@clponline.it | www.clp1968.it


martedì 22 gennaio 2019

LEONARDO & WARHOL IN MILANO. The genius experience


Un lungo viaggio nel tempo, dalla Milano del Quattrocento a quella verticale dei nostri giorni.
Un itinerario di sei secoli accompagnati da Leonardo da Vinci e Andy Warhol, due protagonisti delle loro rispettive epoche che hanno avuto in Milano un loro punto di incontro, seppur a quattro secoli di distanza.
In occasione delle celebrazioni per il V centenario della morte di Leonardo, dal 1 marzo al 30 giugno 2019, la Cripta di San Sepolcro a Milano, ospita LEONARDO & WARHOL IN MILANO. The genius experience, un’iniziativa, curata da Giuseppe Frangi, nata dall’idea del Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in co-produzione con la Veneranda Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana e il Credito Valtellinese.
Il percorso espositivo prende avvio dalla sala Sottofedericiana della Pinacoteca Ambrosiana e si apre con un’installazione multimediale che, attraverso immagini di grande suggestione, guiderà il visitatore nella Milano vissuta, disegnata e immaginata da Leonardo da Vinci per condurlo alla visione di The Last Supper di Andy Warhol, l’opera con cui nel 1986 il padre della Pop Art reinterpretò il capolavoro leonardesco.
Sarà un viaggio scandito per temi che la mente visionaria di Leonardo aveva anticipato e che hanno segnato la storia e lo sviluppo di Milano. Il percorso narrerà l’uso delle acque, il rapporto con la terra e con la natura, l’innovazione tecnologica e quella architettonica che ha portato alla Milano dei grattacieli e del Bosco verticale. A Milano Leonardo inventa un nuovo modo di guardare il mondo con la sua pittura, con una capacità di osservazione che ha aperto strade allo sviluppo della scienza. Ma ci sarà anche la Milano della musica e quella solidale prefigurata dalla tavola dell’Ultima Cena, che approda alla tavola del Refettorio Ambrosiano e allo svelamento dell’opera di Warhol.
Quindi, passando lungo il corridoio leonardiano, il percorso si chiuderà nella cripta della chiesa del Santo Sepolcro, un luogo a cui Leonardo era molto legato e che in una mappa del Codex Atlanticus, indicava come il vero centro di Milano. La cripta, i cui restauri saranno a breve completati, è uno straordinario monumento artistico e archeologico nel cuore dell’antica Milano.

MILANO | CRIPTA DI SAN SEPOLCRO (ingresso da piazza Santo Sepolcro)
1 MARZO | 30 GIUGNO 2019
LEONARDO & WARHOL IN MILANO
THE GENIUS EXPERIENCE
a cura di Giuseppe Frangi

Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 20.00

Biglietti:
intero €12,00, ridotto €10,00


Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
Anna Defrancesco | T. 02 36 755 700 | anna.defrancesco@clponline.it | www.clp1968.it

lunedì 21 gennaio 2019

Massimo Kaufmann. MILLE FIATE


Dal 16 gennaio al 3 marzo 2019, MILLE FIATE è un progetto personale di Massimo Kaufmann (Milano, 1963), a cura di Giusi Affronti, che presenta sei opere (olio su tela) di grande formato, installate al secondo piano di Palazzo d’Accursio, a Bologna, all’interno della Sala Farnese, vestibolo quattrocentesco da cui si accede alla Cappella Farnese e alle Collezioni dei Musei Civici d’Arte Antica.

Realizzato con il patrocinio di DO UT DO e con il sostegno di Art Defender, MASSIMO KAUFMANN. MILLE FIATE è compresa tra i main projectsdi ART CITY Bologna 2019 in occasione di Arte Fiera. Fiera Internazionale di Arte Contemporanea (1 – 4 Febbraio 2019). 

MILLE FIATE si dispiega come una narrazione astratta lungo un’installazione di grandi tele allestite come quinte teatrali: è un invito a percepire leatmosfere del colore attraverso una imponente decorazione tattile in dialogo con gli affreschi del XVII secolo, opera della bottega di Carlo Cignani, che rappresentano otto episodi della Storia della città. Accompagnata dalle suggestioni della fisica epicurea, filtrate dalla lettura della poesia di Lucrezio nel De Rerum Natura, la pittura diMassimo Kaufmann indaga la ritmica del caos in una serie di opere dedicate al Clinamen, termine lucreziano che suggerisce l'indeterminatezza della materia e l’imponderabilità del caso. I dittici, i trittici e i polittici in mostra evocano una concezione letteraria e sacrale della pittura; non a caso, il titolo della mostra è una citazione dal Canzoniere(Rerum Vulgarium Fragmenta) di Francesco Petrarca. Le sperimentazioni e le soluzioni compositive si moltiplicano in un allestimento aulico che ricostruisce uno spazio possibile dove l’invisibile non si configura come un’assenza ma diviene uno stato immaginario di immaterialità, uno stato di grazia dell’arte.
Nelle grandi tele di Kaufmann, apparentemente, non esiste paesaggio né narrazione. La maniera musicale, timbrica, del colore, scevra da simbolismi, assurge astrumento emotivo, empatico. Quasi come in un agone rituale, la pitturacostituisce un mediumepistemologico, un’opportunità di conoscenza,un mantra meditativo che scandisce la perdita di sé fino all’estasi, per aprirsia una visione di scenari possibili. Lo spazio della pittura è pervaso da una trama di punti di colore – stesi letteralmente con il contagocce – che conduce lungo imprevedibili traiettorie di pura energia.

Massimo Kaufmann è autore di una pittura che nasce da lente sovrapposizioni di velature, dove l’azione si riduce ai minimi termini. Nessun dripping, bensì un dropping, goccia dopo goccia, meticoloso e paziente, nel quale la pittura è votata a un’esplorazione del fenomeno della trasparenza in tutte le sue gradazioni e variazioni.


Scheda della mostra
Titolo Mille fiate
Artista Massimo Kaufmann
A cura di Giusi Affronti
Sede Sede Sala Farnese | Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore, 5 | Bologna
Date 16 gennaio – 3 marzo 2019

Orari da martedì a domenica | h 10.00 – 18.30
Orari weekend ARTCITY Bologna 2019 (1 – 3 febbraio): 
venerdì 1 febbraio, h 10.00 – 20.00 
sabato 2 febbraio, h 10.00 – 24.00
domenica 3 febbraio, h 10.00 – 20.00 
Ingresso libero


Main Partner Art Defender
Con il patrocinio di DO UT DO
Promosso da ART CITY Bologna 2019 in occasione di Arte Fiera

Ufficio stampa Giusi Affronti
giusi.affronti@gmail.com | + 39 338 180 48 56








ALCHEMILLA


Inaugura venerdì 1 febbraio 2019 alle ore 18.00 a Palazzo Vizzani-Sanguinetti a Bologna (via Santo Stefano, 43) la mostra Alchemilla a cura di Fulvio Chimento, che propone opere di David Casini, Cuoghi Corsello, Dado, Claudia Losi, T-yong Chung.

La direzione artistica dello spazio espositivo è affidata a Camilla Sanguinetti, mentre la mostra, aperta fino al 16 marzo ad ingresso libero, è organizzata con il supporto di Spazio Arte Minarelli e di Tiberio Cattelani.

Una frase dello scrittore e poeta svizzero Edmond Gilliard, definito “un artigiano della parola” dal filosofo ed epistemologo francese Gaston Bachelard nel suo libro La poetica della rêverie, costituisce il punto di partenza di Alchemilla: “Se fossi più sicuro del mio mestiere metterei fuori fieramente la mia insegna: ‘Qui si puliscono le parole…’. Scrostare parole, lustrare vocaboli: duro, ma utile mestiere”. La comprensione di questi termini permette di intuire come il lavoro del poeta sia basato su una scelta accurata dei vocaboli adatti per la composizione del verso, così come il mestiere dell’arte trova compimento in una riformulazione delle forme astratte. Tale suggestione poetica è coerente con un ruolo da protagonista della forma scultorea, declinata nella sua dimensione prettamente installativa. Gli artisti in mostra risultano uniti da tratti uniformi: la capacità di pensare la contemporaneità in forma tridimensionale, la presenza di una componente concettuale riconoscibile, la dimestichezza nell’adattare il proprio lavoro alle esigenze dello spazio, la permanenza di una sapienza manuale rintracciabile nella realizzazione dell’opera. I lavori artistici dialogano nelle otto sale del palazzo come fossero parole, lette o sussurrate, che “circolano nella penombra e gonfiano i tendaggi”, per parafrasare un verso del poeta francese Louis Émié, che riflette l’atmosfera e il fil rouge dell’allestimento nelle stanze di Palazzo Vizzani-Sanguinetti, disabitate da molti anni. Ogni opera è pensata in relazione alle altre e in funzione della luce, l’illuminazione valorizza i dettagli dei lavori e, al tempo stesso, impreziosisce il contesto architettonico di pregio degli ambienti, che risultano “naturalmente immersivi” anche senza ricorrere a espedienti tecnologici. Lo spettatore di Alchemilla viene calato in un contesto onirico, in una dimensione di dèjà vu. Ciascun artista scava all’interno della propria produzione, esprimendo la sua caratteristica natura grazie a un focus specifico, ma, al tempo stesso, relazionandosi con le opere altrui. In questo “stare insieme” i lavori alterano leggermente il proprio senso, come soggetti a un processo alchemico che favorisce una sottile alterazione linguistica. Per questo motivo il titolo della mostra prende spunto da una delle piante più note agli alchimisti: l’alchemilla (A. vulgaris) o “erba stella”, considerata pregiata per la goccia di rugiada che spesso conserva all’interno della sua foglia, e che resiste al processo di evaporazione. La perla di rugiada protetta dalla piantaè un elemento ricco di principi curativi e, alla luce della lezione fornita da Gaston Bachelard, può rappresentare anche una forma scultorea modellata, raffinata e lustrata dalla pianta stessa.


Nei giorni di Arte Fiera la mostra è aperta con il seguente orario:
sabato 2 febbraio (Art City White Night): 10-22;
domenica 3 febbraio: 10-20;
lunedì 4 febbraio: 10-20.

Alchemilla è aperta tutti i venerdì e sabato dalle 16 alle 20 fino al 16 marzo, gli altri giorni è visitabile su appuntamento.


Il 2 febbraio il curatore conduce due visite guidate gratuite, alle 19 e alle 21.

Mostra ALCHEMILLA
Sede Palazzo Vizzani-Sanguinetti, via Santo Stefano 43, Bologna
A cura di Fulvio Chimento

Periodo 1 febbraio – 16 marzo 2019
Inaugurazione 1 febbraio ore 18
Press preview 31 gennaio ore 11:30 presso Palazzo Vizzani-Sanguinetti (a seguire visita alla mostra con artisti e curatore)

In collaborazione con Spazio Arte Minarelli

Catalogo APM Edizioni, Carpi (Italy), bilingue, contenente il testo critico del curatore Fulvio Chimento, la riproduzione iconografica delle opere esposte a colori e l'elenco completo delle opere in mostra.

Ingresso libero

Orari Venerdì e sabato 16-20
Gli altri giorni la mostra è visitabile su appuntamento. Tel. 340 4700468 – 333 2915615

Orari nei giorni di Arte Fiera
Sabato 2 febbraio 2019 (Art City White Night): 10-22
Domenica 3 febbraio: 10-20
Lunedì 4 febbraio: 10-20

Ufficio stampa

349 1250956

Info
340 4700468

giovedì 17 gennaio 2019

Riccardo Mannelli. Ammazzami


Tre ritratti di donne. Tre corpi in tre stanze disabitate. Riccardo Mannelli presenta in anteprima a Casa Vuota, in via Maia a Roma, il suo nuovo progetto pittorico “Ammazzami”, un atto di denuncia della violenza nei confronti delle donne, con una mostra-evento curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo che inaugura venerdì 25 gennaio alle ore 18:30 e si può visitare fino al 9 febbraio. Nelle tre stanze di Casa Vuota si ambienta “una sorta di presidio sentimentale – spiega Mannelli – fatto di stati d’animo esposti, sguardi fisici, carne disarmata e disarmante. La naturalità che può addomesticare la bestia che incombe. E sospendere il crimine”. Non sono modelle, ma donne comuni quelle che la matita di Mannelli coglie nella loro nudità fatta di bellezza e asperità. Sono protagonisti della mostra “corpi che ti osservano e ti chiedono di essere osservati, non solo guardati maleducatamente. Corpi di donne che chiedono attenzione estrema”.

Una scelta non casuale quella di abitare lo spazio espositivo domestico del Quadraro con tre ritratti femminili composti di dipinti, disegni e appunti di lavoro. Insieme alle tre donne, è la casa a essere protagonista, dentro il racconto pittorico e fuori di esso: Casa Vuota con la sua atmosfera sospesa, di attesa, gravida di presagi che incombono sui corpi nudi offerti allo sguardo. Per il visitatore è l’occasione unica per sbirciare gli appunti di un lavoro pittorico in divenire che a Casa Vuota trova una prima formalizzazione e che Riccardo Mannelli presenterà in forma compiuta in una più ampia mostra nel prossimo futuro.

Nato a Pistoia nel 1955, Riccardo Mannelli vive a Roma dal 1977 Dal ‘75 collabora con la stampa nazionale e internazionale e dal 1980 realizza reportagesdisegnati in giro per il mondo. Protagonista delle maggiori testate satiriche europee (L’Echo des Savanes, Humour. Cuore, Satyricon, ecc.) alcune delle quali dirige, o partecipa alla fondazione (Il Male, Boxer, Il Cuore). Lavora per La Repubblicae Il Fatto Quotidianoe con altre testate, anche estere. Pubblica diversi libri, l’ultimo dei quali nel 2013 “Fine penna mai”. Parallelamente sviluppa una personale ricerca pittorica, documentata in svariate mostre e cataloghi, tra i cui esiti: il ciclo pittorico di sessanta opera Commedia in Z.E.R.O.; il fregio virtuale proiettato sull’Ara Pacis Apoteosi dei corrotti, da cui è nato l’omonimo libro; con Jan Saudek Teneri Barbari. Nel 2011 è invitato alla 54 Biennale di Venezia, nel Padiglione Italia. Sempre nel 2011 espone Commedia IN Z.E.R.O.al Festival di Spoleto. Nel 2012 pubblica per Tricromia il libro d’arte “A.” e tiene la personale “Appunti per la ricostruzione della bellezza” alla Galleria Gagliardi di San Gimignano. Nel 2015 tiene una bi-personale “ROPS + MANNELLI” prima alla Philobiblon Gallery di Roma e poi al Palazzo Ducale di Urbino, a cura di Vittorio Sgarbi. È del 2016 la personale alla Building Bridges Art Exchange di Los Angeles. Insegna all’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma dove coordina il dipartimento di Illustrazione e Animazione.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: AMMAZZAMI
AUTORE: Riccardo Mannelli
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 25 gennaio al 9 febbraio 2019
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: venerdì 25 gennaio 2019, ore 18:30
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com
INGRESSO GRATUITO

mercoledì 16 gennaio 2019

Angelo Bellobono | Linea Appennino 1201

AlbumArte presenta

Angelo Bellobono | Linea Appennino 1201
a cura di Elisa Del Prete

Inaugurazione mercoledì 16 gennaio 2019 dalle ore 18.30
Apertura al pubblico fino al 28 febbraio 2019
AlbumArte | via Flaminia 122, Roma

[🇬🇧 Please scroll down for English version]
Mercoledì 16 gennaio 2019 inaugura ad AlbumArte Linea Appennino 1201, mostra personale di Angelo Bellobono in cui per la prima volta viene esposto un corpus di opere pittoriche che attraversa la sua ricerca artistica degli ultimi anni. 
La mostra, che resterà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2019, è a cura di Elisa Del Prete.
Realizzata appositamente per AlbumArte, la mostra prende nome dal percorso che l'artista ha compiuto la scorsa estate lungo la dorsale appenninica, dal limite sud calabro-lucano del Pollino/Dolcedorme fino all’estremo nord del Monte Maggiorasca in Liguria, salendo le principali montagne di ogni regione italiana.
Ne è nato un nucleo di opere che l'artista ha realizzato con le terre originali di queste vette, tra cui Monte Appennino, un grande quadro in cui tutte si mescolano dando vita alla memoria di un monte immaginato. Linea Appennino 1201 si inserisce nella ricerca di Bellobono sul Mediterraneo inteso come un grande lago incastonato tra le montagne, per lui luogo di costante esperienza, lavoro e ricerca, da ragazzino, poi istruttore di sci, come da artista. In tal senso è anche uno sguardo sull’Italia interna, un percorso di memoria e immaginazione, un ponte tra nord e sud, che arricchisce l'esplorazione che da anni compie sulla connessione tra territori.
Quando è nata questa mostra Angelo mi ha espresso l'urgenza di esporre la sua pittura dopo molto tempo in cui il suo impegno espositivo pubblico si era concentrato invece su "progetti", che erano indagini di territori, luoghi e origini, geologie e antropologie. La pittura è la parte più personale e privata di questa ricerca, l'espressione che ha ininterrottamente praticato per sostanziare d'arte tali esperienze. La pittura è – come dice spesso – un atto di restituzione, l'atto di restituzione della propria storia e della propria memoria. (Elisa Del Prete)

Dipingo per tornare a casa. La pittura è la mia mappa di sudore, vento, freddo, sole, salite e discese, è la costruzione del sentiero. (Angelo Bellobono)

Si ringrazia Casale del Giglio per la degustazione dei vini il giorno dell’opening.
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Angelo Bellobono (Nettuno 1964) è un artista e un allenatore di sci. Usa la pittura distillando atmosfere e racconti sospesi, che indagano il rapporto tra antropologia, geologia, identità, confine e territorio. Sperimenta costantemente un senso di appartenenza corporale ai luoghi, esperienza necessaria a leggere sedimentazioni e memorie del paesaggio. Il ghiaccio archivio di memoria e montagne cerniere e ponti tra mondi, sono elementi importanti del suo lavoro. Bellobono negli anni ha avviato progetti interdisciplinari in cui l’arte, lo sport e la biosostenibilità, diventano strumenti di connettività sociale e sviluppo microeconomico, come nel caso di Atla(s)now con le comunità Amazigh dell'Alto Atlante marocchino, Before me and after my time che coinvolge i Ramapough Lenape, i Nativi americani indigeni di New York e Io sono futuro nelle aree appenniniche colpite dal sisma. Nell’estate 2018, nell’ambito del nuovo progetto “Linea Appennino 1201” ha realizzato la lunga traversata delle vette appenniniche dalla Calabria alla Liguria, una linea di cresta per immagazzinare terra, pittura e paesaggio. Ha partecipato alla XV Quadriennale di Roma e alla IV e V Biennale di Marrakech, alla mostra museale De prospectiva Pingendi a Todi e Selvatico a Cotignola. Ha esposto in spazi pubblici e privati come l’American University’s Katzen Art Center di Washington, lo spazio Mars di Milano, la Fondazione Volume di Roma, il Museo di arte moderna del Cairo e di Nuova Delhi, il Museo Macro di Roma, il Museo Ciac di Genazzano, il Palazzo Re Enzo di Bologna, la the Othersize gallery di Milano, la Galleria Wunderkammern di Roma, la Galleria Changing Role di Napoli e Envoy Gallery di New York, Frank Pages di Ginevra, Biasa ArtSpace di Bali. Ha vinto il premio Celeste per la pittura nel 2005 e il Drawing artslant nel 2009. È stato finalista del Premio Lissone, del premio Combat, del Premio Portali dello Scompiglio. Nel 2010 è stato invitato ai Martedì critici e nel 2015 al Tedx-Roma. Negli anni è stato invitato in varie residenze come Bocs Cosenza, Landina Cars Omegna, Fondazione La o le Mon San Ceasario di Lecce.

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• INFO & PRESS CONTACT 
+39 06 3243882 | www.albumarte.org
valentinafiore@albumarte.org | info@albumarte.org

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Linea Appennino 1201, a personal exhibition by Angelo Bellobono, opens at AlbumArte on Wednesday 16 January 2019. The body of pictorial works spans across his latest artistic research and is exhibited for the first time. The exhibition is curated by Elisa Del Prete and will remain open to the public until February 28, 2019. 
Specifically realized for AlbumArte, the exhibition owes its name to the path the artist took last summer along the ridge of the Appennine Mountains, climbing the main peaks of each Italian region, from the Pollino – Dolcedorme of the Calabria-Basilicata’s southern border, to the extreme north of Mount Maggiorasca in Liguria.
The journey gave birth to a group of works realized using original soils collected from those peaks. Included in the works, Monte Appennino is a large painting where all soils are mixed together giving life to the memory of an imagined mountain. Linea Appennino 1201 builds on Bellobono’s research on the Mediterranean Sea perceived as a large lake nestled between the mountains; for him a place of constant experience, work, and research, both as a kid, as a ski instructor, and as an artist. Somehow, it is also a look at inland Italy, a trail of memory and imagination, a bridge between the north and south, enriching the exploration of the connection between territories that Bellobono has been conducting for years. 
When this exhibition was conceived, Angelo expressed to me the desire to display his painting, after a long time in which his efforts and engagement with public shows had been focused on “projects”, such as surveys of territories, places and roots, geology and anthropology. Painting represents the most personal and private part of this research: a means of expression he has been practiced without interruption in order to substantiate his experiences through art. As he often says, painting is an act of restitution of one’s own history and memory. (Elisa Del Prete)

I paint to go back home. Painting is my map, made by sweat, wind, cold, sun, climbs and descents. It is the construction of the path. (Angelo Bellobono)

Thanks to Casale del Giglio for the wine tasting on the opening day.
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Angelo Bellobono (b. Nettuno - Italy, 1964) is an artist and a ski coach. Through paintings, video and performance Bellobono investigates issues of belonging and identity. His work transmute the real, the landscape and the face in a rigorous distillate of atmospheres and suspended tales, which investigate the relationship between anthropology, geology, border and territory. He constantly experiences a sense of bodily belonging to the places, an experience necessary to read sedimentations and memories of the landscape. Ice and mountains, are important elements of his work, ice representing the planet’s archival memory, and mountains depicted as hinges and not barriers, connecting different cultures rather than dividing them, to build bridges and continuity of borders. Bellobono has made several interdisciplinary activities and projects in which art, sport and biosustainability become instruments of social connectivity and microeconomic development, as in the case of Atla(s)now with the Amazigh communities of the Moroccan High Atlas, or Before me and after my time involving the Ramapough Lenape, the Native American natives of New York and Io sono Futuro in the Appennine areas affected by the earthquake. In the summer of 2018, as part of the new project Linea Appennino 1201, he crossed all the Italian Apennine peaks from the south, Calabria, to the north Liguria. He participated in the XV Quadriennale of Rome and in the IV and V Biennial of Marrakech and at the museum exhibition De prospectiva Pingendi in Todi and Selvatico in Cotignola. He has exhibited in public and private spaces such as the American University's Katzen Art Center in Washington, the Mars space in Milan, the Volume Foundation in Rome, the Museum of Modern Art in Cairo and New Delhi, the Macro Museum in Rome, the Museum Ciac di Genazzano, Palazzo Re Enzo in Bologna, the Othersize gallery in Milan, the Wunderkammern Gallery in Rome, the Changing Role Gallery in Naples and Envoy Gallery in New York, Frank Pages in Geneva, Biasa ArtSpace in Bali. He won the Celeste Prize for Painting in 2005 and the Drawing Artslant in 2009. He was a finalist in the Lissone Prize, the Combat Prize, and the Portali dello Scompiglio Prize. In 2010 he was invited to I Martedì critici and in 2015 to Tedx-Rome. Over the years he has been invited to various residences such as Bocs Cosenza, Landina Cars Omegna, La or Le Mon San Ceasario Foundation of Lecce. His work is found in numerous public and private collections.

martedì 15 gennaio 2019

Piotr Makowski. Abstractivism


Nomas Foundation è lieta di presentare "Abstractivism", la prima mostra personale in Italia dell’artista polacco Piotr Makowski (1985, Gdynia), che aprirà martedì 22 gennaio 2019 alle 18.30.

Curata dall’artista stesso e da Elisa Genovesi, "Abstractivism" include disegni monocromi a punta d’argento di piccolo formato (2016), che introducono con discrezione ai dipinti di dimensioni imponenti allestiti nello spazio più ampio della Fondazione. Alla serie dei grandi acquerelli astratti iniziata nel 2016, si sono aggiunti recentemente nuovi lavori, realizzati in vista della loro presentazione a Nomas. Nell’allestimento concepito da Makowski, le composizioni dai colori cangianti ed evanescenti rivestono pari importanza della loro relazione reciproca e dello spazio che le ospita. La disposizione regolare dei dipinti e il loro formato verticale, che ricopre la parete dal pavimento al soffitto, creano nella galleria un panorama pittorico astratto assolutamente unico. L’artista, concentrandosi sugli aspetti puramente formali della pittura, crea – strato dopo strato – vari tipi di composizioni che conferiscono un’apparenza fisica alla sua vita interiore, nutrita di sentimenti, memorie ed emozioni. Così facendo, i suoi dipinti astratti giungono a proporre formulazioni di volta in volta nuove. In un mondo sovraesposto a immagini che veicolano messaggi specifici, Makowski rifiuta qualsiasi aspetto narrativo o descrittivo dell’arte, per concentrarsi sui problemi formali interni alla pittura. Le sue emozioni ed esperienze – trasferite direttamente sulla tela – sono il punto di partenza per una profonda esplorazione del mondo dell’astrazione, che sembra crescere e assorbire sempre di più l’artista a ogni suo lavoro. L’intera mostra può essere considerata come un tributo personale all’astrazione, reso esplicito dal titolo "Abstractivism": un gioco di parole coniato dall’artista. Tra i possibili significati ravvisabili vi è un richiamo sottilmente ironico al credo comune riguardante la superiorità dell’arte non figurativa. Una simile “fede” è riscontrabile in Makowski sin dagli inizi della sua carriera, attraverso il confronto con le diverse declinazioni che può assumere l’astrazione: dalle varianti più geometriche e formalizzate, ad accenti maggiormente organici e fluidi.
Inoltre, il termine "Abstractivism" riflette la sfida di Makowski nel ridefinire le possibilità dell’astrazione oggi.

In collaborazione con: Istituto Polacco di Roma

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Nomas Foundation is pleased to present "Abstractivism", the first solo show in Italy of the Polish artist Piotr Makowski (1985, Gdynia), that will open on Tuesday, January 22nd, 2019 at 6.30 pm.

Curated by the artist himself and Elisa Genovesi, "Abstractivism" includes monochromatic and small format silverpoint drawings (2016) which are a subtle, silent introduction to the big scale paintings arranged in the main space of the Foundation. The series of large, abstract watercolour paintings with iridescent and evanescent colours started in 2016, are developed over the last time for the purpose of their presentation at Nomas. Makowski’s compositions and their mutual relations are as important as the space where they are exhibited. The regular arrangement of the vertical paintings, that fills the walls from the floor to the ceiling, creates a unique type of pictorial abstract panorama inside the gallery. The artist focuses on pure and formal aspects of painting and creates various types of compositions constructed layer over layer in order to give his inner life a physical appearance, nourished by feelings, memories and emotions, creating, at the same time, new formal values of his abstract painting. In a world overexposed to images that vehicle specific messages, Makowski refuses any narrative or informative aspect of art and focuses on internal formal issues of painting. His own emotions and experiences - directly transferred on canvas - are the starting point for a deeper exploration of the world of abstraction, that seems to grow and absorbs the artist more and more with each new work. The whole exhibition can be considered as a personal tribute of the artist to abstraction as manifested in the title of the show "Abstractivism", a pun created by the artist. One of the possible meanings is a subtle irony to the common belief in the superiority of abstraction. Actually, Makowski’s “faith” in abstraction is testified since the very beginning of his career, by an exploration of various directions of abstraction that goes from geometrical and formalized forms to more organic and fluid accents.
Furthermore, the term "Abstractivism" also reflects Makowski’s challenge to redefine the possibilities of abstraction today.

In collaboration with: Polish Institute of Rome


Piotr Makowski
Abstractivism
23 gennaio – 4 aprile 2019

Nomas Foundation
Viale Somalia, 33 – Roma
Inaugurazione martedì 22 gennaio 2019 ore 18.30