lunedì 16 luglio 2018

DEMANIO MARITTIMO.KM-278. VIII Edizione / Coexistence


Venerdì 20 luglio, dalle 6 pm alle 6 am, sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia, la notte dedicata all’architettura, alle arti e al design

Si svolge il 20 luglio 2018, al km 278 del litorale di Marzocca di Senigallia, l’ottava edizione della notte dell’architettura, delle arti, del design: Demanio Marittimo.Km-278, come sempre dalle 6 di sera alle 6 del mattino. Dedicata al tema Coexistence, inviterà nuovi ospiti internazionali sui palchi allestiti in riva al mare per un racconto della contemporaneità che dura fino all’alba, con talk, conferenze, workshop e produzioni live.
Il progetto è a cura di Cristiana Colli e Pippo Ciorra ed è promosso dalla rivista MAPPE, Gagliardini Editore – direttore editoriale Cristiano Toraldo di Francia - con la collaborazione del MAXXI, Museo delle Arti del XXI secolo, del Comune di Senigallia, della Regione Marche e con il supporto di un’ampia rete di imprese, istituzioni e associazioni culturali nazionali e internazionali.
Ogni anno su questo tratto di litorale adriatico si riunisce una comunità ampia e mobile, tenuta insieme dalla fiducia nel progetto, applicato ad architettura, arte, design, impresa, territorio e sempre diretto all’innovazione sociale. Edizione dopo edizione, questa comunità ha preso forma grazie alle centinaia di voci italiane e internazionali che la hanno animata e a un sistema di reti che dal territorio si sono aperte alle due sponde dell’adriatico e infine a una prospettiva globale. Riprendendo le fila dall’edizione del 2017, dove la parola chiave era proprio comunità, il tema della coesistenza, di idee, di storie, di traiettorie, di migrazioni, assume quest’anno un significato ancora più attuale.

I PROTAGONISTI
Coexistence e architettura: Demanio Marittimo invita a parlarne figure di grande rilievo come Giancarlo Mazzanti (Medellin), Christopher Roth (Berlin) e Jan Boelen (Eindhoven) e giovani artisti, performer e autori già affermati come Liam Young (Los Angeles), James Taylor-Foster (Stockholm) e molti altri.Alcuni di loro arrivano sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia per far partire un ambizioso progetto di ricerca itinerante e transdisciplinare, Housing the Human, che intende promuovere il contributo che il “progetto” può dare alla coesistenza tra individui e comunità nello spazio contemporaneo. La ricerca, a cura di Freo Majer (Forecast, Berlin), Joséphine Michau (Copenhagen Architecture Festival), Jan Boelen (Istanbul Design Biennale) e Pippo Ciorra (MAXXI, Demanio Marittimo.Km-278), porterà alla realizzazione di 5 prototipi che saranno presentati a Copenaghen e Berlino nel corso del 2019, e quindi alla prossima edizione di Demanio Marittimo.
Il tema si declina in Housing the Art in un talk condotto dal curatore Marcello Smarrelli e da Signe Boggild (Copenhagen Architecture Festival), con artisti, critici e architetti: Simone C Niquille, Margherita Moscardini, Matilde Cassani, Liam Young, Matteo Nasini – la cui personale, a cura di Smarrelli, inaugura il 21 luglio al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro – Dries Deporter, Christopher Roth.
A Demanio si continua a parlare di geografie in transito e trasformazione, guardando l’orizzonte Adriatico-Mediterraneo, in un talk moderato da Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta. Così come rimane acceso l’obiettivo puntato sul terremoto del 2016. Saranno infatti presentate le committenze fotografiche affidate a Olivo Barbieri, Paola De Pietri e Petra Noordkamp per Terre in movimento, un progetto promosso dalla Soprintendenza ai Beni e alle Attività Culturali e del Turismo delle Marche guidata da Carlo Birrozzi, insieme al MAXXI e all’Ambasciata Olandese, e impegnato a restituire la metamorfosi del paesaggio naturale, culturale e urbano marchigiano segnato dal sisma del 2016.
I Grattacieli Adriatici, da Rimini a Porto Recanati, sono lo scenario di un incontro condotto da Manuel Orazi (Quodlibet) con il regista Marco Bertozzi, l’antropologo e regista Giorgio Cingolani, e Claudio Gaetani dell’Università di Macerata. Cingolani e Gaetani sono autori di Homeward Bound: sulla strada di casa, film sperimentale realizzato a costo zero con un gruppo di adolescenti che vivono all’Hotel House di Porto Recanati, enorme (17 piani, 512 appartamenti) e isolato grattacielo/ghetto dove vivono circa 2000 persone provenienti da più di 40 paesi differenti: luogo periferico e marginale, limbo separato, socialmente e per dimensioni, dalla piccola cittadina.
La “rete di reti” di Demanio ospiterà anche protagonisti di manifestazioni importanti della scena culturale internazionale – dalla Biennale di Architettura di Venezia a Manifesta; non mancherà un rimando a un anniversario speciale con Il mio ’68: per il tramite di un panel trasversale, Francesca Molteni e Franco Raggi raccontano le varie anime del movimento e le influenze rispetto alle discipline artistiche e del progetto.
L’omaggio al Maestro del Territorio esplora una figura mitica tra spiritualità e paesaggio, impresa magia e alchimia – Girolamo Varnelli – l’erborista preveggente che nel 1868, diede vita alla Distilleria Varnelli, un’impresa celebrata in tutto il mondo, con spirits divenuti iconici come l’Anice Secco, l’Amaro Sibilla e il Persico ripresentato in occasione della celebrazione nel 2018 dei 150 anni di fondazione. Saranno racconti di montagne e misteri, Sibille e immaginari con Orietta Maria Varnelli, imprenditrice e discendente di Girolamo, Aldo Bonomi sociologo e studioso di sviluppo locale e Oliviero Olivieri, Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Si guarda al territorio anche con l’incontro, con la partecipazione del presidente ADI MAM, Michele Gasperini, dedicato ai Compassi d’Oro marchigiani: Gianfranco Tonti IFI e Fabrizio Crisà ELICA, vincitori del XXV Compasso d'Oro ADI.

LE PRODUZIONI DEDICATE
Due produzioni appositamente concepite accompagnano la manifestazione, l’attesa dell’alba e i giorni successivi, realizzate con differenti partner nazionali e internazionali.
Sislej Xhafa presenta obbobobbobo dul peshku, un’installazione site specific che inaugura sabato 21 luglio in un altro tratto di lungomare adriatico, all’altezza del ristorante Da Nialtri, prodotta dall’Associazione Demanio Marittimo.Km-278 in collaborazione con il Ministero della Cultura del Kosovo, la Galleria Nazionale del Kosovo di Prishtina, la Municipalità di Peja, l’Università Politecnica delle Marche, Galleria Continua e con il patrocinio del Comune di Montemarciano.
Su un palcoscenico dedicato si svolgerà Unnamed, lo spazio rituale, progetto interpretato da Andrea Anastasio, Roberto Paci Dalò e Alessandro Sciarroni e curato dal direttore artistico Davide Quadrio che si compone, lungo tutta la notte, di una conversazione, un’installazione e due performance. La prova generale occuperà la prima ora del programma, aprendo simbolicamente Demanio Marittimo con una conversazione tra lo stesso Quadrio, Cristiana Colli e l’artista e designer Andrea Anastasio con cui si introducono le azioni successive. Alle prime luci dell’alba, il palco quadrato 10x10 metri che ospita l’installazione di Anastasio, Sinopie, diventa il centro delle performance Niggunim | sashimono di Roberto Paci Dalò e Don’t be afraid of turning the page di Alessandro Sciarroni, con cui idealmente si conclude la manifestazione.

Il passaggio di ogni ora, dalle 6 pm alle 6 am, viene scandito da una parola chiave che restituisce la varietà semantica e la sintassi come orientamento: 12 parole per 12 ore formulate da Giorgio Moretti, fondatore del blog unaparolaalgiorno.it.

Questa edizione è inoltre documentata e raccontata da Usmaradio (la stazione radio fondata e diretta da Roberto Paci Dalò e prodotta dall’Università di San Marino). Una sezione podcast dedicata – disponibile in tempo reale – trasmetterà le voci dei protagonisti di Demanio Marittimo.Km-278. usmaradio.org

L’ALLESTIMENTO
Gli incontri e le azioni dell’ottava edizione di Demanio Marittimo Km-278 si svolgono negli spazi e sui palchi ideati dagli studenti del Royal College of Art di Londra, partner per quest’anno del concorso di idee per realizzare il progetto di allestimento, un’architettura temporanea, della durata di 12 ore, pensata per inquadrare il mare ed ospitare idee, immagini e pensieri. Intitolato Fili d’Unione, il progetto vincitore riflette sulla spiaggia come limite del paesaggio urbano contemporaneo, luogo di incontro tra l’identità e l’eccellenza locale e la creatività internazionale. I vincitori - selezionati dalla giuria presieduta da Margherita Guccione, Direttore MAXXI Architettura sono gli studenti Matthew Darmour-Paul, Dika Terra Lim, Yujun Liu, Chi-Jen Wang.

Questa inedita architettura, creata da giovani talenti, incontrerà e ospiterà anche un seduta iconica della storia del design, il mitico Sacco di Zanotta che nel 2018 celebra i suoi 50 anni e sarà la “poltrona ufficiale“ di Demanio Marittimo.Km-278.


Ufficio stampa
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venerdì 13 luglio 2018

Altre | Stanze - Anni '50 e '60 - Opere dalle raccolte della Banca d'Italia


Venerdì 20 luglio 2018 alle ore 17:30 presso la sala Federico II del Castello Svevo di Bari sarà inaugurata la mostra Altre | Stanze Anni ‘50 e ‘60, opere dalle raccolte della Banca d’Italia.
Saranno qui esposte al pubblico oltre quaranta opere di trentacinque artisti italiani, raccolte per l’occasione e provenienti da varie sedi italiane della Banca d’Italia.
Destinate precedentemente agli uffici di rappresentanza, tali opere vengono oggi ricondotte alla più giusta unità di visione, mostrando la loro non scontata rilevanza in quanto testimonianza del passaggio nell'arte italiana dalla fase figurativa a quella astratto – informale, nel corso dei due decenni di maggior sviluppo creativo per la nostra cultura artistica.
Da Lucio Fontana a Franco Angeli, da Renato Guttuso a Corrado Cagli, da De Chirico a Mambor, la mostra presenta dipinti e sculture che hanno segnato l’arte contemporanea del nostro Paese, rileggendo i fermenti culturali di almeno due generazioni di artisti, la distruzione di molti dei valori interiori preesistenti e la forte volontà di crearne di nuovi.
Il catalogo, pubblicato dalla Banca d’Italia, sarà fornito ai visitatori su contributo volontario e i fondi così raccolti saranno destinati al restauro di opere d’arte provenienti dal Castello.


Aperta al pubblico fino al 15 ottobre, la mostra osserverà i seguenti orari:
ore 8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:30);
chiusura settimanale: martedì.


Informazioni Evento:
Data Inizio: 20 luglio 2018
Data Fine: 15 ottobre 2018
Costo del biglietto: 9 €; Riduzioni: 6 €; Per informazioni 080 5213704
Prenotazione: Facoltativa
Luogo: Bari, Castello svevo di Bari
Orario: ore 8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:30) chiusura settimanale: martedì.
Telefono: 080 5754201


Dove:
Castello svevo di Bari
Proprietà: Ente MiBAC
Indirizzo: piazza Federico II di Svevia, 4 70122 - Bari (BA)
Telefono: +39 080 5213704


pubblica: 

mercoledì 11 luglio 2018

Ettore Pinelli. Un luogo sconosciuto

About reactions | P1 2016 fusaggine su carta 150x210cm

Che cosa fa sì che un luogo ci appaia sconosciuto? Cosa lo rende tale? Possibile che questo terreno nel quale un attimo fa mi sentivo a casa sia ora un luogo pericoloso? Ettore Pinelli sviluppa il suo lavoro da queste domande focalizzando la propria attenzione su quelle dinamiche relazionali violente in grado di cambiare la percezione di un ambito da sicuro e intelligibile a pericoloso, inquietante e impenetrabile.

Da Ritmo l’autore espone una serie di lavori eterogenei che si dipanano con coerenza, tenuti insieme dal fil rouge di rapporti oppositivi e conflittuali. Scene di guerriglia urbana si alternano a scontri animaleschi tra gorilla, mentre tecniche diverse danno corpo a questo immaginario, mantenendo un grande eclettismo mediale, sempre concluso con grande perizia tecnica, tanto nella fusaggine su carta quanto nell’olio su tela. Per la prima volta vengono mostrati anche due video come opere autonome, sorta di readymade visivi da cui l’autore trae ispirazione e spunto per le proprie composizioni ma anche documenti visivi che impressionano per il “sublime contemporaneo” da youtube che riescono a creare.

Tutta la mostra nel suo insieme analizza con sguardo quasi antropologico la capacità dell’animale-uomo di trasformare lo spazio in maniera psicologica, proiettando su esso e sugli altri soggetti che lo attraversano le proprie ambizioni di sopraffazione e controllo. Così i centri delle nostre città o le placide giungle incontaminate possono diventare scenari di guerre e scontri se solo qualche piccolo particolare si incrina, capovolgendo tutto quanto è noto in una nuova dimensione. La mostra presenta sette lavori recenti di Ettore Pinelli ed è accompagnata da un testo di Gabriele Salvaterra.

EN

What makes a place seem unknown? What are its traits? And how is it possible that this very place, in which a few moment ago I felt like home, is now a dangerous place? Ettore Pinelli develops his artistic work starting from these questions, focusing his attention on those violent relational dynamics that are able to change the perception of a safe field into something dangerous, unsetting and impenetrable.
Pinelli presents at Ritmo in Catania, Italy, a series of diverse works that develop their discourse with coherence, kept together by the leitmotiv of conflicted and hostile relationships. Scenes of urban guerrilla are shown together with animal fights of gorillas. At the same time, different techniques give shape to this universe, with an eclectic approach to the medium that is always concluded with great mastery, both in charcoal on paper or in oil on canvas. For the first time in Pinelli’s experience also two videos are exhibited as autonomous works. These videos operate like visual readymades, from which the author takes inspiration for his composition, and like real documentation of violence that shocks for its youtube-like “contemporary sublime”.
The entire exhibition – entitled An Unknown Place – analyzes, with an almost anthropological view, the ability of the human-animal to transform the space in a psychological manner, projecting on it, and on the other actors that pass through it, his own ambition of subjugation and control. In this way the centers of our cities or the calm, uncontaminated, jungles can become war or battle sceneries if only any small detail changes, transporting everything is known in a new unknown dimension.
The exhibition presents seven recent works by Ettore Pinelli and is presented with an essay by the curator Gabriele Salvaterra.


Ettore Pinelli (Modica, 1984)

Formatosi in Accademia di belle arti di Firenze, si diploma in pittura nel 2007 e in progettazione e cura degli allestimenti nel 2010 in collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Nel 2009 fonda .LAB (Young Artists Sharing Ideas | Firenze)
Nel 2014 è selezionato per la 1ª edizione del Premio FAM Giovani per le arti visive (AG). Nel 2015 partecipa al Workshop Residenza Ritratto a Mano 2.0 con Simone Berti e Valentina Vetturi, a cura di Giuliana Benassi e Giuseppe Pietroniro, Caramanico Terme (PE) e sempre nel 2015 é selezionato da Eva Comuzzi ed Andrea Bruciati per Some Velvet Drawings (ArtVerona). Tra il 2015 e il 2016 è finalista in numerosi premi tra cui il Premio Fondazione San Fedele (Milano), Premio Combat Prize (Livorno), Premio Arteam Cup (Alessandria) e Premio Francesco Fabbri (Treviso). Nel 2015 è vincitore del Premio Marina di Ravenna e nel 2016 del Premio We Art International (Milano) in collaborazione con Basement Project Room (LT). Nel 2015 è artista selezionato dai curatori del premio ORA. Nel 2016 è uno dei finalisti di TU 35, geografie dell’arte emergente in Toscana, promosso dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Artista inserito da Camillo Langone in Eccellenti Pittori, il diario della pittura italiana vivente. Presente nella collezione Identità Siciliane di Imago Mundi, Fondazione Benetton. Nel 2017 partecipa a Modernolatria Boccioni+100 esponendo alla Galleria Nazionale di Cosenza. Nel 2017 è finalista al 18º Premio Cairo (Palazzo Reale Milano). Invitato da I Martedì Critici a partecipare alla 5ª sessione del progetto di Residenze Artistiche Bocs Art a cura di Alberto Dambruoso (Cosenza). Menzionato dalla rivista Arte (Cairo Editore) come uno degli artisti under 40 significativi dello stato della ricerca artistica italiana.


UN LUOGO SCONOSCIUTO
Ettore Pinelli

a cura di Gabriele Salvaterra

opening: 15 Luglio / h 19.00
15 Luglio – 15 Settembre 2018
Ritmo / v. Grotte Bianche 62 – CT

Straperetana | Il tempo svogliato

​Thomas Braida, exhibition view, ph. Gino Di Paolo



STRAPERETANA
arte contemporanea nella porta d’Abruzzo
un progetto ideato da Paola Capata e Delfo Durante
a cura di Saverio Verini

Il tempo svogliato
con Francesco Alberico, José Angelino, Francesco Arena, Elisabetta Benassi, Lupo Borgonovo, Thomas Braida, Simone Camerlengo, Michela de Mattei, Roberto Fassone, Matteo Fato, Flavio Favelli, Corinna Gosmaro, Lorenzo Kamerlengo, Valerio Nicolai, Alfredo Pirri, Nicola Samorì, Sissi

Pereto (AQ)
Fino al 5 agosto 2018

Dopo la prima edizione tenutasi nell’estate del 2017, il borgo di Pereto, in provincia de L’Aquila, torna ad animarsi con straperetana. Nato da un’idea di Paola Capata e Delfo Durante, il progetto, a cura di Saverio Verini, vede la partecipazione di 17 artisti: per un mese le loro opere saranno visibili in diversi spazi di Pereto – sia all’aperto che al chiuso – comprendenti chiese, cantine, abitazioni dismesse, vicoli e piazze. Gli interventi coinvolgeranno l’intero borgo, creando un percorso che si dipanerà tra vie, architetture e paesaggio.
Il nome del progetto espositivo, straperetana, allude a una dimensione fieramente “di paese”, ma estesa, amplificata: gli interventi degli artisti contamineranno il luogo, in un tentativo di dialogo tra contemporaneo e antico, tra innovazione e tradizione, che offrirà una lettura inedita di un contesto già carico di storia e fascino (le prime notizie su Pereto risalgono all’anno 995 dopo Cristo). Le opere, disseminate in tutto il borgo, si pongono come interferenze lievi, degli intervalli che intendono porsi in relazione con Pereto, senza stravolgerla e offrendo la possibilità di fruire delle sue peculiarità: un’occasione unica per scoprire un luogo inaspettatamente ricco di bellezze architettoniche e paesaggistiche, a soli 70 chilometri da Roma.
Quest’anno straperetana è accompagnata da un sottotitolo: Il tempo svogliato. Un’espressione che fa riferimento al senso di “stasi” e quiete di Pereto: aggrappata alla montagna, in posizione dominante rispetto alla valle, a Pereto sembra quasi che il tempo – il tempo presente – si manifesti a fasi alterne, tra vecchie insegne, abitazioni datate, usanze e abitudini cristallizzate. Il tempo scorre, ma secondo un ritmo difficilmente definibile, che si limita a sfiorare il borgo e concorre a definire il carattere del luogo, apparentemente sospeso tra senso di attesa e desiderio di non essere toccato dai cambiamenti.
Questa condizione conferisce a Pereto un sapore quasi letterario, che le opere degli artisti cercano di interpretare, suggerire e rilanciare. Più che un vero tema, Il tempo svogliato vuole essere una traccia capace di dare una “temperatura” al percorso espositivoe di fungere da collante tra i diversi lavori, senza tuttavia imbrigliarli e permettendo la coesistenza di poetiche eterogenee che si manifestano attraverso mezzi espressivi che vanno dalla pittura all’installazione, dalla performance al video, toccando sia lo spazio pubblico che quello privato.

I 17 artisti che partecipano alla seconda edizione di straperetana sono: Francesco Alberico (Pescara, 1996), José Angelino (Ragusa, 1977), Francesco Arena (Torre Santa Susanna (BR), 1978), Elisabetta Benassi (Roma, 1966), Lupo Borgonovo (Milano, 1985),Thomas Braida (Gorizia, 1982), Simone Camerlengo (Pescara 1989), Michela de Mattei (Roma, 1984), Roberto Fassone (Savigliano (CN), 1986), Matteo Fato (Pescara, 1979), Flavio Favelli (Firenze, 1967), Corinna Gosmaro (Savigliano (CN), 1987), Lorenzo Kamerlengo (Pescara, 1988), Valerio Nicolai (Gorizia, 1988), Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), Nicola Samorì (Forlì, 1977), Sissi (Bologna, 1977).


L’avvicinamento a straperetana 2018 è stato preceduto da due iniziative nel corso degli scorsi mesi. In prossimità delle feste natalizie si è infatti svolto il progetto Maluttaklaus, con il coinvolgimento del collettivo di artisti Fondazione Malutta, che hanno disseminato nel borgo una serie di pecore realizzate in vari materiali – alcune delle quali donate direttamente agli abitanti di Pereto; l’idea era quella di creare una specie di presepe alternativo, puntando l’attenzione su un elemento “marginale” del presepe stesso e al tempo stesso con una forte relazione con il contesto e le sue usanze. Lo scorso aprile invece l’artista Thomas Braida ha tenuto due giornate di laboratorio artistico incentrato sul disegno e sulla lavorazione dell’argilla insieme ai bambini dell’istituto Salvo D’Acquisto di Pereto; due interventi che puntano a dare continuità all’azione di straperetana sul territorio, stringendo con esso un rapporto sempre più saldo.
Gli interventi di straperetana saranno visibili fino a domenica 5 agosto. Nelle settimane di apertura, le opere saranno liberamente fruibili dal pubblico dal venerdì alla domenica, dalle 15.30-20.00; negli altri giorni su appuntamento.

Straperetana si avvale del Patrocinio del Comune di Pereto ed è inserito tra gli eventi dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018.


Titolo: straperetana| Il tempo svogliato

Artisti: Francesco Alberico, José Angelino, Francesco Arena, Elisabetta Benassi, Lupo Borgonovo, Thomas Braida, Simone Camerlengo, Michela de Mattei, Roberto Fassone, Matteo Fato, Flavio Favelli, Corinna Gosmaro, Lorenzo Kamerlengo, Valerio Nicolai, Alfredo Pirri, Nicola Samorì, Sissi

A cura di: Saverio Verini
Organizzazione: Paola Capata e Delfo Durante
Luogo: Pereto (AQ), varie sedi
Durata: fino al 5 agosto 2018
Orari: dal venerdì alla domenica 15.30-20.00; gli altri giorni su appuntamento
Account social: FB straperetanashow - TW @straperetana - IG straperetana

press: Santa Nastro snastro@gmail.com +39 3928928522

Paolo Loschi. TARAB, quando le anime si toccano

TARAB, quando le anime si toccano
MOSTRA PERSONALE di Paolo Loschi
testo critico di Cristina Principale

INAUGURAZIONE IN GALLERIA DOMENICA 22 LUGLIO 2018 ore 18,30 
dal 22 luglio al 5 agosto 2018 

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale
Centro Storico
Ostuni

LIVE PERFORMANCE
CONCERTO PER PENNELLO E TROMBA 
con Paolo Loschi, painter
e Alberto Di Leone, jazz trumpet
Giardini Vescovili, Museo Diocesano ore 19,00

Il quinto evento previsto nel calendario delle mostre della galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni per questa estate è affidato all'artista trevigiano Paolo Loschi con la sua mostra "TARAB, quando le anime si toccano".
La mostra giunge dopo un lungo percorso di crescita e consolidamento della pittura di Loschi; un gesto ormai maturo, fluido e veloce con cui l'artista imprime su tele di grandi dimensioni la proiezione quasi cinematografica di più immagini in movimento. 
Grazie alla pronta collaborazione del Museo Civico di Ostuni e del Museo Diocesano, che per l'occasione hanno messo a disposizione i Giardini Vescovili, alle ore 19,00 in apertura mostra, avrà luogo una performance, una frizzante ed immediata action painting eseguita sulle note stridule ma dolci, incalzanti e lente della tromba jazz di Alberto Di Leone. La sinuosa melodia guiderà il gesto di Loschi a dare forma ad immagini maschili e femminili, sospese e volanti, sorprese nell'ignoto della infinita lotta della danza d'amore. 

Ecco come Cristina Principale descrive il lavoro dell'artista:

Da spettatori delle opere di Paolo Loschi, si è coinvolti oltre i confini bidimensionali delle immagini e lo spazio in cui vengono a collocarsi. Esempio di pittura, la sua, che trasuda il gesto che di volta in volta la compie e i contenuti di una potente immaginazione.
Verrebbe infatti da domandarsi dove risieda quel quid nel suo linguaggio che lascia credere che da un momento all’altro le scene prendano vita, liberate da una condizione determinata e dal riferimento del tempo, e svincolate dall’influenza di un titolo o un sentimento in particolare. 
Ebbene, una risposta possibile la suggerisce una delle accezioni del termine tarab, che sta a indicare idealmente lo stato di estasi che viviamo quando ascoltiamo certa musica, per ciascuno diversamente speciale; l’alterazione felice in cui ci troviamo quando avviene quel coinvolgimento, appunto, che ci aiuta a riconoscere l’arte, nelle sue coniugazioni. Vi sono infatti elementi di fascinazione nella sensibilità dell’artista Loschi che accompagnano al piacere. La capacità di riscrivere la realtà, mettendo in gioco nuovi mondi visivi, e certamente il ritmo della sua pittura.
L’impronta sinestetica della sua creatività, come l’ha definita Michela Giacon nel 2008, rinviene dalla formazione come musicista e da una spontanea e accentuata attenzione alle armonie. Propriamente alle relazioni tra elementi, umani o formali, rapporti dentro e fuori la superficie. Sia questa di carta, legno o tela, di piccole o grandi, grandissime dimensioni.
Loschi riesce, con la medesima intesa espressività, a gestire il segno pittorico tanto concentrandolo nei pochi centimetri di una cartolina che sfidando supporti vuoti, fino a 30 metri – record di un suo ultimo progetto dell’estate 2018. E la musica risulta tutt’altro che accessoria nel determinare l’azione, che ha a che fare con la dote di quanti nell’esecuzione vanno “ad orecchio”, come lui stesso riconosce. È capace così, rivolto al suo supporto, di concerti da camera e per orchestra, con un tocco talvolta intimista e delicatissimo, altre volte plateale e gridato. A partire dal disegno asciutto nero su bianco, per completarsi con tonalità liquide e luminose che danno corpo a intensi ritratti, di protagonisti singoli o a più figure, vedute di paesaggi naturali o urbani, e collages di forme a descrivere paesaggi invece interiori, per lo più legati in serie e che scandiscono la sua ricerca negli anni.
L’esperienza forbita e di lunga data di Loschi fa eco alle avanguardie storiche, rinnovando lo sguardo sull’importanza della concertazione, e garantendo pregio performativo e nella resa pittorica.
Una spontanea disposizione all’ensemble ha guidato proprio ad una serie di site specific che lo vedono autore, nell’ultimo lustro, di Concerti per musica e pennello, performance collaudate nelle quali il pittore si esibisce live durante la creazione, accompagnato da musicisti che contribuiscono all’esibizione e ne scandiscono l’umore. Questa proposta è stata declinata in contesti d’eccezione sempre differenti, in spazi museali, quanto in spazi storici e industriali, dedicata a collezionisti privati o aperta al pubblico. Il tratto in comune con le sperimentazioni in studio è, puntualmente, la sensazione di immersione nelle anime dei suoi colori.
Da spettatori delle opere di Paolo Loschi, si può condividere la seduzione del contatto, il suo con la musica, quello tra i soggetti delle opere nelle opere, e tra questi e noi, attraverso un’espressione umorale e incalzante, frutto di un imprevedibile incontro.

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Paolo Loschi è nato a Treviso nel 1966. Personalità poliedrica, si distingue fin dagli inizi della sua attività artistica per la creatività passionale fuori dagli schemi. Dopo aver frequentato il Liceo musicale negli anni giovanili, cambia rotta per dedicarsi interamente alle arti figurative entrando in contatto con artisti veneziani e trevigiani nell’ambito pittorico e grafico. La sensibilità musicale acquisita, avrà tuttavia forti ripercussioni sulla tendenza lirica e gestuale del suo linguaggio pittorico, tanto da definirsi “un pittore dal buon orecchio”. 
Si impone molto presto al pubblico per il suo segno incisivo e analitico, sarcastico e introspettivo, capace di indagare e far emergere l’intimità dei suoi soggetti e di spingere agli estremi il figurativismo espressivo. 
Dal 1996 in poi realizza numerose mostre collettive e personali in Italia, Europa e America, collaborando maggiormente con le gallerie d’arte di Roma, Milano, New York (U.S.A.), Amsterdam (Olanda) e Berlino (Germania). 
Tra il 2001 e il 2002 lavora a Siviglia (Spagna) per un progetto che lo vede collaborare con importanti artisti spagnoli. Le contaminazioni espressive, la straordinaria luce del Sud della Spagna, saranno un’esperienza fondamentale per la maturazione del suo stile in senso cromatico. 
Dal 2014 inizia la fruttuosa collaborazione con l’artista salentino Fabrizio Fontana, una perfetta fusione di stili dalla quale nasce un simbolico terzo artista ironico e dissacratore, che darà vita alla serie di opere battezzata: Jioki Loschi.
Instancabile sperimentatore, propenso alla contaminazione tra linguaggi artistici diversi, alcuni suoi cicli di opere hanno ispirato o si sono prestate alla scenografia di pièce teatrali di rilievo.
Ha realizzato le copertine dei compact disc dell’autore Massimo Bassan, la copertina di un romanzo e l’illustrazione del noto libro musicale di Camille Saint-Saëns, Il Carnevale degli Animali. 
Attualmente vive e lavora a Giavera del Montello (TV), dove da alcuni anni si è ritirato per assecondare il bisogno di stare a contatto con la natura.

- TARAB, quando le anime si toccano
MOSTRA PERSONALE di Paolo Loschi

INAUGURAZIONE IN GALLERIA DOMENICA 22 LUGLIO ore 18,30
dal 22 luglio al 5 agosto 2018

- LIVE PERFORMANCE
CONCERTO PER PENNELLO E TROMBA
con Paolo Loschi, painter e Alberto Di Leone, jazz trumpet

presso GIARDINI VESCOVILI, MUSEO DIOCESANO ORE 19,00

Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
info@orizzontiarte.it 
F: Orizzontiartecontemporanea

Communication Manager
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Le otto opere di Misericordia di Oliviero Rainaldi


Oliviero Rainaldi, classe 1956, artista di fama internazionale le cui opere sono presenti all’estero e in Italia - come Cadutinel Palazzo dell’ONU; il bassorilievo Neptune in the Windrealizzato per il marchio Maserati; la scultura simbolo del Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park in Michigan - il 18 luglioa Napolipresenta il suo ultimo lavoro, Le otto opere di Misericordia: all’interno del Pio Monte della Misericordial’artista rivisita uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte qui conservato, Le Sette opere di Misericordia(1607) del Caravaggio.

L’intento di Rainaldi è quello di completare - come se la sua opera fosse l’estensione naturale profusa dalla luce del quadro - il lavoro del Caravaggio, caricandolo di ulteriori segni mistici e profondi significati.

Il dipinto del Merisi – che fu la prima commissione da parte di Luigi Carafa che protesse la fuga dell’artista da Roma dopo la condanna per omicidio – esprime attraverso il forte contrasto di luci la visione diretta della realtà che lascia emergere la verità delle azioni e i sentimenti di compassione.
Rainaldi, alle sette opere - Dar da bere agli assetati, Ospitare i pellegrini, Visitare gli infermi,Dar da mangiare agli affamati, Vestire gli ignudi, Visitare i carceratie Seppellire i morti- col suo progetto unico propone l’aggiunta di un’ottava: la misericordia con sé stessi, il proprio essere che è luogo dell’accoglienza, del perdono, della carità, come preparazione attraverso la conoscenza e riconciliazione con la propria interiorità.
Le otto opere di Misericordia sono così sintetizzate, non più nella rappresentazione descrittiva di ogni singola opera, bensì nella loro più profonda essenza.
In bilico tra sacro e profano, misticismo e indagine sulla natura umana, la scultura realizzata per l’esposizione partenopea si ispira a quella fiamma simbolo dello Spirito, citando la torcia che compare al centro della tela del Caravaggio che troneggia nell’abside della Chiesa.
La mostra è curata da Maria Savarese, nasce dalla collaborazione scientifico-culturale tra Oliviero Rainaldi, il Pio Monte di Misericordia di Napoli e vede la partecipazione di Genus Bononiae, del Museum of Contemporary Art di Shanghai(MoCa), del Venice International University, Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park(Michigan, USA) e del Museo d’Arte Contemporaneadi Cassino.
L’evento vede come main sponsorItalgas, leader nella distribuzione del gas in Italia e terzo in Europa, come sponsor Campari Group, Lottomaticaattraverso Il Gioco del Lotto, Grimaldi Groupe come sponsor tecnico Quaysidee Caldic Italia S.r.l.
L’istallazione – che avrà poi un seguito itinerante – è accompagnata da un catalogo edito da Allemandicon un’introduzione di Alessandro Pasca di Magliano, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia e testi di Maria Savarese, Qilan Shene Claudio Strinati.

La mostra vede la partecipazione del Chirurgo Dottor Paolo Vittorini che da vent'anni anni si occupa di Body Sculpting e della Scultura dell'Obesità, perché a volte la sofferenza anticipa la bellezza.


MATERIALE STAMPA SCARICABILE DAL LINK > http://bit.ly/OLIVIERO_RAINALDI

Le otto opere di Misericordia di Oliviero Rainaldi
l’artista rivisita uno dei più grandi capolavori di Caravaggio, Le Sette Opere di Misericordia conservata al Pio Monte della Misericordia di Napoli
dal 18 luglio (a partire dalle 18.30) al 30 settembre 2018
Pio Monte della Misericordia, Napoli


Sede
Pio Monte della Misericordia
Via dei Tribunali, 253 - Napoli

Orari
dal lunedì a sabato, ore 9 – 18
Domenica, ore 9 - 14.30
(la biglietteria chiude mezz’ora prima)

Ingresso
Intero € 7,00
Ridotto € 5,00
(il biglietto consente la visita all’istallazione, alla chiesa e alla quadreria)

Info al pubblico
segreteria@piomontedellamisericordia.it

Ufficio stampa nazionale - Arthemisia
Adele Della Sala - ads@arthemisia.it - +39 345 7503572

Ufficio stampa Napoli - NORA comunicazione
Eleonora Caracciolo di Torchiarolo – info@noracomunicazione.it- +39 339 8959372


martedì 10 luglio 2018

PURE WHITE


“Il bianco è un mondo così alto rispetto a noi che quasi non ne avvertiamo il suono, è un nulla prima dell’origine.” (Vassili Kandinsky)

Il colore bianco comprende tutti i colori dello spettro luminoso e sta agli antipodi del colore nero: simboleggia, infatti, il confine che segna l’inizio della fase vitale. Rappresenta lo stato di purezza, l’innocenza, i nobili sentimenti e la voglia di cambiamento. Evoca la verginità, la spiritualità e la divinità. È il colore che più di tutti rappresenta il silenzio e il freddo. È un colore puro e immacolato.
Un omaggio artistico alla città di Ostuni, che più di altre rappresenta questo meraviglio colore.


Palazzo Tanzarella
Via Cattedrale, Ostuni (BR)
dal 15 al 21 luglio 2018
Inaugurazione domenica 15 luglio ore 11.00
Ingresso libero


Selezione
Gli artisti selezionati, 42, provenienti da diverse realtà geografiche e diverse cifre stilistiche, hanno interpretato il tema “PURE WHITE” mettendo in luce la capacità di utilizzare modalità espressive contemporanee, innovazione e sperimentazione, valore della ricerca artistica, originalità, utilizzo dei linguaggi in modo trasversale.


Sezioni
La mostra prevede l’esposizione di opere di arti visive nelle categorie di:
pittura, scultura, fotografia, installazione.

In esposizione:
ADEMARA LUSIGNANI G., ANTONINI KAREN, ATIPICA CERAMIC, BATTISTELLI SIMONA BELELLI ELEONORA, CAFAGNA MARIA PIA, CASAMASSIMA GIOVANNI, CATALDI PIX, CIAVARELLA SERGIO, CONIGLIO GUIDO, D’AUTILIA DANIELA, FIORI PINA, FRACELLA ROBERTA, GALAJIAN SHAKAR, GALLO MILENA, GARRONE GIULIANA, GARUTI CESARE, GRASSI LILIANA A, GUIDI ENRICO M., KALASHNIKOV CARMELO, LUCARELLI ANTONIO, MANSI FRANCESCA, MARIN WALTER, MONACO IOLE, NAPOLITANO ADELE, PAGLIARO DANIELA, POLILLO MARIO, PUGLIESE SABRINA, RENZI E LUCIA, RICAUDA A. SUSI, RUCCIA DOMENICO, SALVO MARIO, SANSONI STEFANO, SELLITRI MARIELLA, SPOLVERINI SARA, TARONI MARINA, URSO G. MATTIA, VASSETTI SANDRA, VITALE TOMMASO, ZABATTI IMMACOLATA, ZACCARON SOPHIA, ZENUCCHINI LORENZO.


Testo critico a cura di Teresa Stacca, storico dell’arte
Bianco, bianco puro. Il bianco è un colore che inganna nella sua finta semplicità, è il re di tutti i colori, perché al suo interno tutti gli altri vi si nascondono e fanno capolino solo quando gli occhi di chi li osserva riesce a coglierli. Il bianco riflette, quindi allontana, come se fosse uno schermo, un limite. La sensazione che ne deriva è di freddezza e di distacco, di certo non è fredda la città che ha ispirato questa mostra, la splendida Ostuni, conosciuta come “la città bianca”, per via delle sue costruzioni così bianche e splendenti; nei torridi giorni d’estate è magica la luce che si crea su quelle pareti che si stagliano contro un cielo di un azzurro reso ancora più intenso grazie al forte contrasto con la calce bianca che ricopre le costruzioni del borgo antico.
Il bianco puro è un tema che ha lasciato libero sfogo agli artisti, è un tema di grande ampiezza che li ha ispirati in modi, tra i più vari in termini di contenuti e di tecniche utilizzate, del tutto personali.
La città di Ostuni è musa ispiratrice nelle opere di Immacolata Zabatti e di Mario Polillo, in entrambe il bianco è “corrotto” da colori vivaci e luminosi. Il bianco prende forma anche più concettuale: intrise di significato, a sottolineare la complessità di questo colore, sono le opere di Sara Spolverini, Renzi e Lucia, Tommaso M. Vitale – Tommy 64. Richiami a elementi architettonici, anche se non si tratta della città di Ostuni, sono la fotografia di Guido Coniglio – G.C. Pintò e l’installazione di G. Mattia Urso. Il bianco si collega anche alla purezza tipica dell’anima angelica, angeli che prendono forma femminile, donne meravigliose come quelle dipinte da Sergio Ciavarella e Giuliana Garrone. Il corpo femminile viene preso in esame da uno studio di Domenico Ruccia; Walter Marin, Carmelo Kalashnikov e Simona Battistelli dipingono corpi lievi, sfumati, leggiadre donne splendide e di spalle, che aprono il loro cuore sull’anima candida. C’è anche chi si è ispirato in modo esplicito a grandi artisti del passato, come Cesare Garuti o Mario Salvo, oppure, come nel caso di Giovanni Casamassima e di Francesca Mansi dove il richiamo è sfrontatamente ai decori dell’arte classica. Opere che utilizzano il bianco come prismi che riflettono e si trasformano in molti altri colori sono quelle di Iole Monaco, Milena Gallo, Ademara G. Lusignani, Marina Taroni e Pina Fiori; bellissima la matericità delle opere di Enrico M. Guidi e di Sandra Vassetti, Daniela D’Autilia, Liliana Angela Grassi, Antonio Lucarelli e Adele Napolitano in cui il banco è scomposto in modo più che materico, il colore, le sfumature si possono toccare quasi ad arrivare fin dentro al cuore, fino a bucare gli occhi, la vista, in profondità. Opere che raccontano storie sono quelle di Sabrina Pugliese e Stefano Sansoni. Dal gusto onirico sono i lavori di Susi Ricauda Aimonino, Pix Cataldi e Karen Antonini Karengiòarte, anche qui il bianco si trasforma in tante sfumature diverse che diventano un unico groviglio colorato e luminosissimo. Le opere di Lorenzo Zenucchini - Zenu e Daniela Pagliaro ci guardano, ci osservano dall’alto del loro fascino misterioso, invitandoci a guardare oltre, andando molto in profondità.
Silenzio interiore, partenza, tabula rasa. Il bianco è quell’energia forte da cui tutto parte e da cui tutto ha origine, il colore sovrano, visibilissimo delle opere di Maria Pia Cafagna, Mariella Sellitri e Atipica Ceramic, in cui il mondo è circoscritto ed elegantissimo, si va oltre, si sprofonda in un ignoto luminoso e curioso. Parlano di movimento perenne le opere di Roberta Fracella e di Shakar Galajian, c’è qualcosa d’inquietante in questa continuità, turbata da interferenze imperfette. Nei lavori di Sophia Zaccaron e Eleonora Belelli oltre il visibile c’è qualcosa che stride dentro ed e fatto di metallo pesante, di materiale inerte che tutto ingloba in uno stato di profonda confusione.
Il bianco puro non esiste, il bianco è sempre compromesso, è un colore fatto da altri colori, quindi, la purezza non esiste in questo caso.

La mostra è visitabile tutti i giorni ore 11.00/13.00 - 15.00/22.00

INGRESSO LIBERO

Info e contatti: