domenica 10 dicembre 2017

Il cibo nell’arte occidentale dall’antichità ai nostri giorni


Il cibo nell’arte occidentale dall’antichità ai nostri giorni
Conversazione con Lia De Venere

Giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 19.00
Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi (2° piano)
Via Cardinale Dell’Olio, Bisceglie
Ingresso libero


Giovedì 14 dicembre, alle ore 19.00 presso il Laboratorio Urbano di Bisceglie, al 2° piano di Palazzo Tupputi, in via Cardinale Dell’Olio, si terrà il secondo appuntamento del ciclo di incontri con l’arte promossi dal Cineclub Canudo, dopo il successo del primo incontro con Lia De Venere, storico e critico d’arte, curatore di mostre di arte contemporanea, già docente ordinario di prima fascia di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Bari e a contratto presso l’Università degli Studi di Bari nel Corso di laurea di Scienze e tecnologia della moda (sede di Taranto).  Il titolo di questo secondo incontro con Lia De Venere è Il cibo nell’arte occidentale dall’antichità ai nostri giorni: la conversazione delinea un interessante percorso attraverso l’arte occidentale, partendo dal mondo classico e giungendo sino ai giorni nostri, attraverso dipinti, sculture, fotografie, installazioni, video, in cui i cibi sono stati rappresentati o – come è accaduto a partire dalla seconda metà del secolo scorso – sono stati utilizzati per realizzare delle opere, ovviamente il più delle volte effimere o delle performance. Accanto a opere note vengono presentati lavori poco conosciuti, che insieme offrono non solo interessanti riflessioni dal punto di vista artistico, ma anche preziose informazioni per la storia dell’alimentazione e sulle condizioni economiche delle comunità nell’ambito delle quali sono state realizzate. In particolare, nelle opere del secondo Novecento si ravvisano allusioni più o meno dirette a problematiche di valenza epocale e di diffusione planetaria come l’ecosostenibilità, la difesa dell’ambiente, i disordini alimentari, la contraffazione degli alimenti, le manipolazioni genetiche, la disparità nell'accesso al cibo tra paesi ricchi e paesi poveri. Il cibo, dunque, come metafora della vita in ogni suo aspetto, da quelli materiali a quelli spirituali, da quelli connessi alla vita quotidiana a quelli legati alla ritualità di tipo religioso o laico.

La conferenza, come di consueto, si avvale di un ampio apparato iconografico, con numerose slides corredate da didascalie dettagliate.

Il tema della conferenza è particolarmente indicato a docenti e studenti di istituti d’arte e istituti con indirizzo alberghiero, ma anche a semplici curiosi e appassionati.

Il Cineclub Canudo si costituisce nel maggio 2001 con lo scopo di promuovere e diffondere la cultura cinematografica e le arti contemporanee, ma anche altre forme di sperimentazione artistica in ambito musicale e teatrale. Il Cineclub è intitolato a Ricciotto Canudo, intellettuale nato a Gioia del Colle nel 1877, amico di Apollinaire e Picasso, considerato il primo teorico del cinema. A gennaio 2015 inaugura alla presenza del regista Emir Kusturica il Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi di Bisceglie (www.palazzotupputi.it), presso cui organizza mostre d’arte e fotografia, spettacoli teatrali e musicali, rassegne, cineforum e corsi di cinema. Fin dal 2001 con il progetto A,B,Cinema promuove laboratori cinematografici nelle scuole di ogni ordine e grado, producendo circa 80 cortometraggi. Dal 2002 organizza la Mostra del Video d’Autore Avvistamenti, che ha ospitato nomi di rilievo nel panorama artistico internazionale, tra cui, solo per citarne alcuni: il premio Oscar Zbig Rybczynski, Peter Campus, Pierre Coulibeuf, Paolo Rosa, Roberto Nanni, Augusto Tretti, Flavia Mastrella e Antonio Rezza, Franco Piavoli, Michele Sambin e molti altri. Dal 2013 organizza la Rassegna di Suoni Immagini Sonimage, che ospita tra gli altri il compositore Leone d’Oro Giacomo Manzoni. A partire dal 2015 promuove il progetto PerCorsi Artistici, organizzando corsi indirizzati a bambini, giovani e adulti nei diversi ambiti artistici, tra cui fotografia, video, cinema, disegno, pittura, musica, teatro, danza. www.cineclubcanudo.it


INFORMAZIONI
340 6131760 - 340 2215793



giovedì 7 dicembre 2017

IN CRYPTA. Simbologia sacra nella scultura contemporanea



Tre delle opere in mostra


I simboli del sacro oltrepassano i secoli e le culture e il loro valore si radica in un profondo bisogno d’infinito. Alla riscoperta di questo inestimabile patrimonio simbolico è dedicata la mostra collettiva “In crypta. Simbologia sacra nella scultura contemporanea”, a cura di Francesco Paolo Del Re, visitabile dall’8 dicembre 2017 all’8 gennaio 2018 a Grottaglie, in provincia di Taranto, negli spazi espositivi del Museo della Civiltà Rupestre ospitato all’interno del rinascimentale Convento dei Cappuccini, in occasione della XXXVIII Mostra del Presepe. Sono dodici gli artisti protagonisti: Giorgio Crisafi, Sabino De Nichilo, Paolo De Santoli, Yvonne Ekman, Antonio Grieco, Ezia Mitolo, Riccardo Monachesi, Jasmine Pignatelli, Francesco Sannicandro, Mara van Wees, Antonella Ventola e Antonio Vestita. Inaugurazione venerdì 8 dicembre alle ore 11 alla presenza del Sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò e dell’Assessore alla Cultura Elisabetta Dubla.

Prima di arrivare a Grottaglie, la mostra – che nasce su progetto di Daniela Gallavotti Cavallero, Jasmine Pignatelli e Mara van Wees – ha già fatto tappa nella Basilica dei santi Bonifacio e Alessio all’Aventino a Roma e nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Todi (PG). L’evento è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Grottaglie.

LE OPERE IN MOSTRA – I dodici artisti invitati mettono in scena, attraverso sculture e installazioni, declinazioni creative e contemporanee della simbologia sacra. Scrive il curatore Francesco Paolo Del Re: “L’installazione di Giorgio Crisafi dà una dimensione monumentale alla corona di spine e s’ispira alla laude ‘Donna de Paradiso’ di Jacopone da Todi, usando la circolarità come linea guida per un discorso all’incontro tra vita e morte, umano e divino. Sabino De Nichilo rilegge in chiave dissacrante l’iconografia del cuore sacro, che viene deposto dall’altare per essere trasformato ironicamente in una frattaglia da macelleria, mescolando echi di body art e suggestioni attinte al cinema di genere. Recuperando una memoria magnogreca, Paolo De Santoli riconduce idealmente la forma delcalice a coppa alla tradizione classica del rython, protagonista della convivialità: in essi il vino diventa divino, come nell’episodio evangelico delle nozze di Cana. In un gioco di sovrapposizioni, incroci e ombre, è la stella la figura scelta da Yvonne Ekman, che riprende le relazioni di spazio teorizzate nel ‘De re edificatoria’ di Leon Battista Alberti, mettendo in corrispondenza i rapporti tra le aree con gli intervalli musicali. Antonio Grieco lavora sulla verticalità della turris eburnea, descrivendo un percorso simbolico di elevazione e di ascesa che parte dalla terra e di terra è impastato, valorizzandone la qualità di materiale costruttivo impregnato di un sapere antico. Ezia Mitolo unisce gli elementi della croce e della trinità, ponendo lo spettatore di fronte alla propria immagine riflessa in uno specchio e alla possibilità di interagire con una parte mobile e oscillante dell’installazione da lei progettata, che rimanda al parto. La dimensione liturgica dell’offerta e del dono viene rievocata daRiccardo Monachesi attraverso calici e coppe, nei quali la citazione archeologica viene tradita dall’uso antidecorativo dello smalto, tra interruzione di linearità e sbavature del colore. Attraverso il trattamento modulare del segno della croce, elemento geometrico più che simbolo sacrale, Jasmine Pignatelli sperimenta le relazioni spaziali, temporali, cinetiche e cinematiche che scaturiscono dalla sua sovrapposizione, inclinazione e ripetizione. La conchiglia che identificava i pellegrini medievali del Cammino di Santiago, il pesce e la croce sono i simboli che s’incontrano nell’opera di Francesco Sannicandro, impregnandosi di sfumature marine che parlano della madre Puglia da sempre amata dall’artista. Il cammino è anche al centro dell’opera di Mara van Wees, che riprende i simboli della scala e della croce ed evoca le figure dei cavalieri in transito lungo la via Francigena, con un riferimento all’antico ospedale di Santa Maria della Scala a Siena. Il cristianesimo e il paganesimo si fondono nell’intervento di Antonella Ventola, che racchiude in un’unica rappresentazione scultorea il simbolo del pesce e la figura della Venus, evocando una primordiale vulva che rappresenta la Grande Madre e la fertilità. Tra immaginario e tradizione, tecnica e design, Antonio Vestita elabora un personalissimo codex, un vero e proprio codice miniato in ceramica, un modo di ordinare un antico patrimonio di simboli per un mondo nuovo, alla ricerca di un equilibrio tra cielo e terra”.

UN PATRIMONIO DA RISCOPRIRE – “I simboli sono da sempre delle porte o delle guide che permettono l’accesso alla sfera del sacro e, benché la nostra società secolarizzata sembri sempre più distante dalla spiritualità, anche oggi non perdono il loro potere evocativo – scrive Francesco Paolo Del Re – e conservano anzi inalterato tutto il fascino di un linguaggio pregnante e prezioso, che fa risuonare di echi profondi e arcani una quotidianità troppo spesso assordata da un chiacchiericcio senza testa e senza peso”. I simboli del sacro sono certamente attuali e sono tutt’oggi necessari. A partire da questa consapevolezza, la mostra “In crypta” vuole rileggere, attraverso il lavoro e le forme propri della scultura, alcune figure millenarie che evocano o rappresentano la dimensione sacra nel patrimonio delle varie culture, ponendo domande sul loro valore umano, spirituale e soprattutto creativo nell’ambito specifico dell’arte contemporanea. L’arte è territorio privilegiato di questa ricerca che lega sacro e simbolo. Infatti nella storia dell’umanità, fin dalle sue origini, arte e simbolo sono imprescindibili l’una dall’altro: da qui la riflessione intorno all’arte quale strumento e linguaggio esemplare per rendere espliciti e attuali i valori eterni che i simboli custodiscono.

SCULTURE IN CERAMICA – Non semplice materiale per l’arte, ma vero e proprio medium, è la ceramica l’elemento che accomuna le sculture della mostra “In crypta”. Non a caso. Perché Grottaglie è un centro noto proprio per la tradizione ceramica artigianale. E perché è propria della ceramica stessa una vicinanza, una familiarità con il sacro, sia per l’alchemica congiunzione di terra, acqua e fuoco che ne caratterizza la creazione, sia per l’utilizzo votivo che della ceramica è storicamente stato fatto, a partire dalle coppe per libagioni o dalle offerte di ex voto dei santuari. E oggi la ceramica, liberata da ogni funzione d’uso e dai retaggi che la immaginavano arte applicata o artigianato, dimostra attraverso la scultura una duttilità e una versatilità che si prestano a utilizzi plastici dai risultati originali e imprevedibili.


IN CRYPTA. Simbologia sacra nella scultura contemporanea
Convento dei Cappuccini, Museo della Civiltà Rupestre, via XXV Luglio 124, Grottaglie (TA)
dall’8 dicembre 2017 all’8 gennaio 2018
Ianuagurazione: 8 dicembre 2017 ore 11
Artisti: Giorgio Crisafi, Sabino De Nichilo, Paolo De Santoli, Yvonne Ekman, Antonio Grieco, Ezia Mitolo, Riccardo Monachesi, Jasmine Pignatelli, Francesco Sannicandro, Mara van Wees, Antonella Ventola, Antonio Vestita
A cura di Francesco Paolo Del Re
Un progetto di: Daniela Gallavotti Cavallero, Jasmine Pignatelli, Mara van Wees.
Promosso da: Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Grottaglie
Ingresso gratuito
Orari di apertura: tutti i giorni, dalle 17:00 alle 20:00
Informazioni: Info Point Grottaglie, Castello Episcopio, tel: 800545333 – 0995623866


mercoledì 6 dicembre 2017

Otto d’Ambra. Flip-side


A partire da giovedì 14 dicembre 2018, Burning Giraffe Art Gallery ospita la mostra Flip-side, personale dell’artista Otto d’Ambra. A due anni dalla sua prima mostra nello spazio espositivo torinese, Otto d’Ambra ritorna con un progetto più complesso e articolato rispetto al precedente, in cui, all’estrema perizia tecnica dei disegni e delle incisioni, si aggiungono una raffinata ricerca sui materiali e la volontà di affrontare una gamma più ampia di modalità espressive.

Flip-side è una mostra che raccoglie una serie di opere molto diverse tra loro sia dal punto di vista tecnico e realizzativo che da quello concettuale. Ad accomunare i lavori di questo progetto è il linguaggio critico e ironico tipico dell’artista, che scorre evidente in tutte le opere. I lavori esibiti trattano diversi aspetti della società moderna: dalla tecnologia alla religione, portando a riflettere sul rovescio della medaglia, su quello che c’è dietro la facciata di quella che percepiamo come realtà. Un analisi oggettiva di quello che quotidianamente ci circonda per coglierne la vera natura, i rapporti e l’influenza che hanno sulla nostra vita. Un lavoro che inizia dalla studio della percezione sensoriale, dalla registrazione ed elaborazione delle informazioni come uno degli elementi chiave da comprendere per arrivare a capire meglio la forma delle cose. Una collezione di disegni e incisioni arricchita anche da sculture e installazioni per offrire una varietà di immagini sintetiche che raccontano in modo semplice e diretto le contraddizioni di un’era illusoria.

Otto D’Ambra nasce a Milano, nel 1978. Nel 2003 si laurea in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1998 comincia a collaborare con vari studi milanesi specializzati in design d’interni. Queste collaborazioni lo portano a sviluppare la sua creatività e a maturare un’ottima conoscenza dei materiali. In tutto questo tempo non abbandona mai l’amore per l’arte e continua a portare avanti una personale ricerca estetica che esprime attraverso il disegno e la grafica. Affascinato dalla body art, dal 2005 intraprende una carriera da tattoo artist. Nel 2009, di trasferisce a Londra, dove comincia a interessarsi all’incisione. Tre anni dopo, apre il suo studio, The White Elephant, uno spazio multifunzionale in cui fa convergere le sue differenti anime creative: il disegno, l’illustrazione, l’incisione e la tattoo art. Negli ultimi anni collabora con varie galleria d’arte, tra Londra, Torino e Bruxelles, e a esporre le sue opere in numerose fiere. Nel 2017 comincia una collaborazione con il brand di abbigliamento Levi’s.



Otto D’Ambra
Flip-side
Vernissage: giovedì 14 dicembre 2017, dalle 18:30 alle 21:30
Periodo mostra: dal 14 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018 (chiuso dal 2 al 6 gennaio)
Orari di apertura: dal martedì al sabato, 14:30 – 19:30 (la mattina su appuntamento)
Ingresso libero
Burning Giraffe Art Gallery
Via Eusebio Bava 8/a, 10124, Torino
t. 011 5832745 – m. 347 7975704


martedì 5 dicembre 2017

Sebastiano Mortellaro. SIEGE (Assedio)


La Fusion Art Gallery - Inaudita presenta la mostra SIEGE (ASSEDIO) di Sebastiano Mortellaro, artista multidisciplinare siciliano che vive e lavora tra Siracusa e Torino. La ricerca di Sebastiano è volta principalmente allo sviluppo di temi quali la migrazione, la memoria storica, l'impatto sociale delle politiche pre, neo e post-colonialiste. 

La mostra è parte dei circuiti COLLA, NEsxT e di ContemporaryArt Torino e Piemonte.


PASSATO CONTIGUO
di Barbara Fragogna

La distanza più breve tra due punti è data da una linea retta. – Archimede

E’ semplice. Una linea retta, da un punto all’altro, veloce, diretto, chiaro. E invece no. Indagare la natura umana, cercarne il bandolo, dispiegarla, chiarirne le ragioni nei movimenti, delle corse, dei capitomboli storici, presenti e senza dubbio futuri è uno sforzo frustrante e tipicamente assurdo. Banale. Contraddittorio. Sebastiano Mortellaro commenta e documenta con il suo lavoro allibito proprio questa capacità indefessa che ha l’uomo di reiterare i suoi errori, il morboso interesse per la supremazia e la prevaricazione, l’ansia di conquista, la compulsiva smania di sottrarre cultura ai territori conquistati con l’inganno e la boria di un senso del ridicolo mai veramente analizzato. Politiche del collezionismo d’interesse, ingiustizia tronfia. 

Sebastiano parte dalla Sicilia, da Siracusa, sua città natale, luogo di appartenenza e terreno fertile di metafore, per un viaggio di riflessione sulle questioni universali di cui sopra e che riguardano anche, come allo specchio, i paesi che potenzialmente potrebbero offrire esperienze (illusioni) migliori (Italia, Europa). Siege of Syracuse è un film storico degli anni 60 che parla dell’assedio di Siracusa messo in atto dalle truppe romane nel corso della seconda guerra punica (212 a.C.) e nel quale si distinsero le innovative e impenetrabili difese progettate da Archimede. In uno dei lavori presenti in mostra alcuni footage del film sono messi in confronto con altrettante immagini della costruzione del porto turistico. Assedio è la parola/logos che caratterizza sotto svariati aspetti il lavoro dell’artista negli ultimi nove anni. E’ il pretesto per creare l’esperienza che i vari approcci possono suggerire: “inteso come attacco da parte di nazioni nei confronti di altre, o attacco ad un territorio per un fine economico che ne modifica la natura, inoltre lo si può intendere in maniera distorta come l’invasione da parte dei migranti che giungono in Europa, senza che essi riescano ad essere accettati da parte di quegli stati che precedentemente hanno razziato e seminato terrore nelle loro patrie, stati che si sono serviti di mezzi di distruzione di massa, pur di imporsi”, spiega l’artista. L’invasione stermina il desiderio di comunione, di comunicazione, un atto coercitivo violento genera scontento, si assumono posizioni di difesa aggressiva, qui nasce la follia fascista, mascella alta, testosterone da film comico, nasce l’aborto del pensiero, il grugnito del vile, dell’egocentrico collettivizzato. Macchine che costruiscono e che poi distruggono e vengono distrutte, contrapposizioni di tempi e spazi stretti, accoglienza e rigetto, riflusso apatico, morte, oblio, aperitivo prima di cena. Una patria fittizia, l’Europa attacca pomposa, charmant, gorilla e non sa accogliere, il suo cerebro brillante e colto non sa (perché non vuole) misurare i passi, alle persone non sa dare un volto e tanto meno intelletto. Sebastiano Mortellaro, vive, fa esperienza, scopre le crune e se ne impossessa per regalarle a noi, rimbalza la palla, patata bollente, la prendo? La prendi? Bollente. C’è tutto uno sguardo circolare che scivola da un lavoro all’altro. Il ruolo dell’artista.  Assalto di politichetti senza Tempesta, la motivazione passionale è persa in cambio del misero e sciatto punto di status multinazionale. Corporations. Polverizzare e costruire alberghi sulle ossa di un cimitero portuale, ergere muri di mattoni, di non-idee, di crisi meschine e ben impiattate, monumenti castrati, strappi d’identità di paesi che non si reggono e che ne adombrano altri sottomessi alla loro caduta. I turisti prendono navi, i torturisti spacciano barconi e coperte termiche. Bravi. L’uomo in abiti folkloristici siciliani con le sue scarpine da calcio cerca di andarsene. Ma non se ne va. Noi che siamo i cittadini, perifrasi d’eroi col riscaldamento centralizzato e la termovalvola che ci fotte, (il passaporto sempre valido ci permette 10 giorni l’anno di sollazzo), andiamo a vedere le mostre! Andiamo a conoscere: gli artisti hanno lenti speciali, semplici vetrini magici che stagliano una linea retta per correre veloce dalla domanda A alla risposta B, ad evitare l’Assedio (Siege).

La mostra inaugura Sabato 9 dicembre alle 19, l’artista sarà presente.

Sebastiano Mortellaro (Siracusa, 1974. Vive tra Torino e Siracusa)
Sebastiano Mortellaro nato a Siracusa il 26/08/1974, ed ivi residente, ha conseguito la maturità d’Arte Applicata c/o l’Istituto d’Arte di Siracusa. Dopo aver frequentato per due anni il corso di Pittura di Alberto Garutti presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ha conseguito il Diploma Accademico sez. pittura presso l’Accademia di Belle Arti “Mario Minniti” di Siracusa con l’artista Alfredo Romano. Dal novembre 2008 è entrato a far parte dell'archivio S.A.C.S. di Palazzo Belmonte Riso museo d'arte contemporanea per la Sicilia. E’ stato Artist-in-Residence presso Chiaramonte Gulfi(RG), a cura di Site Specific; presso Querceto(PI), a cura di Eleonora Raspi; presso N38E13 di Palermo, a cura di Salvatore Davì e Katiuscia Pompili; in Marocco presso "Appartement 22" Rabat, a cura di Palazzo Riso di Palermo museo d'arte contemporanea per la Sicilia e Abdellah Karroum curatore della "Biennale di Marrakech 2009"


Mostra
Titolo: Siege (Assedio)
Artisti: Sebastiano Mortellaro
Date 9.12.2017 – 6.1.2018 
Luogo: Piazza Peyron, 9g, 10143 Torino
A cura di: Barbara Fragogna
Inaugurazione: sabato 4 marzo 2017 ore 19
Ingresso libero
Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 16 alle 19.30 e su appuntamento
Info:+39 3493644287 | www.fusionartgallery.net | info.fusionartgallery@gmail.com

pubblica: 

lunedì 4 dicembre 2017

Sidicini Contemporary Art Prize_Terra/Uomo/Cielo










Sidicini Contemporary Art Prize Terra/Uomo/Cielo

Opening: domenica 17 dicembre 2017 ore 17:00

Dal 17 dicembre 2017 al 07 gennaio 2018

Concorso di Arte Contemporanea indetto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Teano in collaborazione con il Polo Museale della Campania.

a cura di Cesare Patanè

Museo Archeologico di Teanum Sidicinum
Piazza Umberto I, 29, Teano (CE)

Il progetto della prima edizione del concorso d’arte Sidicini Contemporary Art Prize - indetto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Teano in collaborazione con il Polo Museale della Campania, a cura di Cesare Patanè - nasce dalla volontà di realizzare un bando di arte fotografica open call internazionale, a partecipazione gratuita ed aperto ad artisti italiani e stranieri senza limiti di età o di esperienza, con l’assegnazione di premi per un totale di 1.800,00 euro.

Una giuria di esperti d’arte (Marco de Gemmis, Nicola Di Benedetto, Gianluigi Gargiulo, Amedeo Patanè e Luigi Spina) ha selezionato i 15 finalisti protagonisti della mostra fotografica Sidicini Contemporary Art Prize Terra/Uomo/Cielo sita all’interno del Museo Archeologico che raccoglie le cospicue collezioni dei reperti provenienti dagli scavi del centro antico e del territorio di Teanum Sidicinum. L’intento è di mettere in relazione forme antiche e contemporanee, scatenando un cortocircuito estetico che da un lato azzera le distanze storiche e, dall’altro, permette un confronto audace tra le ricerche dei linguaggi archeologici e quelli di arte contemporanea. Il tema centrale è il trinomio Terra/Uomo/Cielo: Terra, come luogo di appartenenza, testimone del passaggio e custode di tracce dell’uomo nel tempo attraverso la sua evoluzione; Uomo, come detentore di cultura, segno e significato, interprete del tempo passato ed anello di congiunzione tra il cielo e la terra, tra passato e futuro; Cielo, come aspirazione a cui l’uomo anela, desiderio di trascendere ciò che è e ciò che è stato.

I 15 finalisti selezionati in mostra hanno affrontato il tema con vivo interesse, realizzando degli elaborati attraverso molteplici tecniche fotografiche, dalla classica stampa analogica ai sali d’argento, alle elaborazioni digitali di software art, alle cromatografie su plexiglas.


Segue elenco dei finalisti: Dario Agrimi, Viola Baldi, Elisa Baldissera, Simone Cametti, Chiara Coccorese, Giuseppina Maria Cozzolino, Cristina Cusani, Assunta D’Urzo, Giovanni Ongaro, Ivan Piano, Marco Rossetti, Silvio Russino, Anna Sobczak, Nara Tomassini, Andreas Zampella.

Al termine della giornata inaugurale di domenica 17 dicembre, saranno decretati i vincitori a cui verranno assegnati i seguenti premi:


Primo classificato 1.000,00 €
Secondo classificato 500,00 €
Terzo classificato 300,00 €

Il curatore Cesare Patanè, classe 1985, nasce a Napoli, dove vive e lavora. Diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, fonda nel 2010 l’Username Art Agency occupandosi di arte pubblica in Campania. Attraverso la collaborazione con associazioni e istituzioni come il Museo MADRE e Aporema Onlus, crea e attiva laboratori che si occupano di didattica per l’arte. Fonda nel 2013 la casa editrice Inknot. Nel 2017 si specializza nel mondo della modellazione 3D e dell’animazione digitale.


info: sidicini.cap@gmail.com

domenica 3 dicembre 2017

THESE JAPANESE. Fotografi in un tempo turbolento. Così lontani, così vicini.



La galleria Misia Arte e Cellule Creative Studio presentano la mostra di opere fotografiche di artisti giapponesi, Takuma Nakahira, Yutaka Takanashi, Daido Moriyama, Susumu Matsushima, Hitomi Watanabe, Kazuo Kitai, Eikoh Hosoe e Miyako Ishiuchi, provenenti dalla collezione di Angelo Ceglie, appassionato di fotografia. 

Realizzate in Giappone tra gli anni Sessanta e Settanta, le fotografie in mostra sono la testimonianza di una stagione ricca di cambiamenti e il punto di partenza della maggior parte delle forme espressive attuali. Il rigore compositivo ed estetizzante di Eikoh Hosoe e l’approccio radicale di Takuma Nakahira, i racconti urbani di Yutaka Takanashi e le geniali ossessioni di Daido Moriyama, lo sguardo sensibile e sgranato di Miyako Ishiuchi e le cronache della protesta di Hitomi Watanabe e Kazuo Kitai, per finire con le pin-up sensuali e colorate di Susumu Matsushima; questo il racconto di un mondo in costante e tumultuoso mutamento, riportato da punti di vista diversi e dissonanti, destinati comunque a divenire imprescindibile “storia della fotografia”. 

Completano il ritmo del progetto espositivo l’associazione di queste opere con alcuni pezzi dal design originale scelti da Stefano Straziota, direttore creativo della galleria Misia Arte e Cellule Creative Studio, attraverso lo studio della forma e della decorazione. 



THESE JAPANESE
Fotografi in un tempo turbolento.
Così lontani, così vicini.

Dal 5 dicembre fino al 12 gennaio 2018

OPENING
Martedì 5 dicembre
ore 20:00

con videoinstallazioni a cura di
Francesco Castellani, Cellule Creative Studio e Angelo Ceglie



MISIA ARTE
Bari, via Putignani 151/153
Lun: 13,30 - 20,00
Mar-Sab: mattina 10,00 - 13,00; pomeriggio 16,00 - 20,00
Infotel 080 5212826
misiaarte@gmail.com

   

sabato 2 dicembre 2017

Carlo Ramous. Materia e Materia



CARLO RAMOUS
Presso gli spazi laboratoriali di Officine Saffi,
una piccola mostra dedicata alle opere di Carlo Ramous (1926 - 2003).

In esposizione alcune sculture degli anni '50, tra classicismo e sperimentazioni cubo-primitiviste, che dialogano con tecniche miste degli anni '70, testimonianza della grande sensibilità spaziale dell'artista. Completano la mostra diverse spille in ceramica del 1953, un'eccezionale produzione di sculture da indossare.

Con un testo critico di Alessandra Quattordio


INAUGURAZIONE
giovedì 14 dicembre, 18.00 > 21.00
La mostra è visitabile fino al 17 gennaio 2018


*English below 

CARLO RAMOUS
At the Officine Saffi workshop,
a small exhibition dedicated to the works of Carlo Ramous (1926 - 2003).

On display some sculptures from the 1950s, between classicism and cube-primitivist experimentations, which interact with some mixed techniques of the 70's, witness to the great spatial sensitivity of the artist. The exhibition is completed by few ceramic pins made in 1953, an exceptional production of sculptures to wear.

With a curatorial essay by Alessandra Quattordio

OPENING
Thursday 14th December, 18.00 > 21.00
The exhibition will run until January 17th 2018

Officine Saffi
via Aurelio Saffi 7 - Milano
+39 02 36685696