mercoledì 1 luglio 2020

Maria Cristina Carlini - Geologie, memoria della terra

Maria Cristina Carlini, Samurai, 2013

Un dialogo ideale fra maestri della scultura. Le opere monumentali di Maria Cristina Carlini abitano gli spazi appartenuti un tempo a Francesco Messina (1900 - 1995) che ancora custodiscono le sue cere, i bronzi, le crete, nel silenzio della ex chiesa di San Sisto. Qui, fra i ritratti di donna e gli atleti del grande scultore del Novecento, crescono i boschi e si moltiplicano le impronte, i crateri e le pagine arse della Carlini. Segni, tracce, memorie di un paesaggio che evocano geografie e geologie ispirate agli umori della terra, ai luoghi selvatici di una natura arcaica e, insieme, sublime.

Dal 10 luglio all’8 settembre 2020 la mostra Maria Cristina Carlini. Geologie, memoria della terra a cura di Chiara Gatti, da un progetto di Raffaella Resch, è accolta allo Studio Museo Francesco Messina, ex Chiesa di San Sisto. Organizzata dal Comune di Milano, Assessorato alla Cultura - Studio Museo Francesco Messina, voluta dalla direttrice del museo Maria Fratelli, la mostra è inserita nel palinsesto I Talenti delle Donne che dedica l’anno 2020 al mondo delle donne al contributo da loro offerto in tutte le aree della vita collettiva compresa quella culturale e fa parte di Aria di cultura la rassegna di iniziative culturali che accompagna l’estate milanese.

Nella navata dai soffitti a doppia altezza della chiesa, sono poste le sculture di grandi dimensioni. Legni è una foresta orizzontale, che si profila nel fuoco prospettico dell'abside, visionario luogo degli accadimenti dove le teste di Messina affiorano fra i tronchi con un effetto teatrale lirico e onirico. Come “portali”, attraverso cui si compie la trasfigurazione della materia semplice in qualcosa di simbolico, grazie all’azione dello scultore e attraverso la presenza percettiva e attiva dello spettatore, opere come Origine e il Libro dei morti rappresentano la fase di creazione, il passaggio dall’inerte al vitale. 
Il tema della germinazione di un modulo all'infinito nutre colonne della conoscenza che si arrampicano nelle cappelle laterali. Lamiera e piombo distillano energia e potenza semantica nelle pagine dipanate nell'aria come una stele o un antro rupestre. Fantasmi del lago è un totem ottenuto con lamiera modellata a sezioni prismatiche verticali, rese opache dal trattamento della superficie come se fossero evanescenti, umbratili.

Mentre nella cripta una sequenza di Impronte recano incise nella materia alfabeti e vestigia di una presenza passata e si distendono al suolo, visibili dalla navata come resti di un'archeologia sepolta nella terra, nelle stanze destinate un tempo allo studio di Messina, le installazioni ambientali distillano due cicli importanti di Carlini, i Crateri e i Libri bruciati. Qui, il senso della materia e del colore, la pelle vibrante della scultura, gli smalti e gli ossidi plasmano elementi sottratti alla natura e alla storia dell'uomo, alla orografia del territorio e alla cultura ancestrale.

Maria Fratelli commenta: “le opere di Maria Cristina Carlini traghettano dentro la navata di San Sisto l'esperienza internazionale dei maestri del Novecento nel cui novero si inserisce la sua scultura e la accostano alle opere di Francesco Messina. Dal confronto scaturisce la forza della scultura quale lingua viva. Per mano di una donna, una grande scultrice milanese che merita questo omaggio, il Museo Messina si fa paesaggio, memoria e terra”.

In esterno, in dialogo col prospetto barocco della facciata, spicca il sontuoso Samurai, simbolo della mostra, armatura di legno e acciaio corten per un volume lineare e sintetico; armonia e ritmo degli elementi plastici evocano un tessuto, una maglia, una cotta attraversata dall'aria e dal vento. Perfezione calligrafica in omaggio alla sintesi assoluta della cultura d'oriente. 
L’installazione Samurai al termine della mostra rimarrà esposta durante la settimana di Art Week e nei giorni di MiArt.


In mostra è presente un filmato realizzato da Storyville con la regia di Stefano Conca Barizzoni dedicato all’atelier dell’artista e alle opere esposte.
Al termine dell’evento verrà pubblicato un libro, in italiano e inglese, a cura di Chiara Gatti e con testi critici di Chiara Gatti e Paolo Campiglio comprendente le opere esposte e un nucleo di lavori significativi del percorso artistico degli ultimi anni.

Cenni biografici. Maria Cristina Carlini inizia il suo percorso artistico a Palo Alto in California dove lavora la ceramica ed espone, successivamente prosegue la sua attività a Bruxelles per poi tornare a Milano. Da questo momento, oltre al grès e alla terra entrano a far parte della sua espressività materiali come il ferro, la lamiera, l’acciaio corten, la resina, il legno di recupero e saltuariamente la carta. 
Maria Cristina Carlini dà vita a opere che spaziano dalle grandi alle piccole dimensioni, la sua carriera è costellata da importanti riconoscimenti, ha insegnato all’estero, ha tenuto mostre personali e partecipato a collettive in diverse sedi pubbliche e private, nazionali e internazionali: le sue sculture monumentali sono presenti in permanenza in tre continenti: Europa, America e Asia. 
E’ stata la prima scultrice donna ad esporre nella Città Proibita e il Comune di Milano l’ha insignita come testimonial dei rapporti con la Cina per l’esposizione di Expo 2010 Shanghai dove è stata presente con sculture monumentali. 
Attualmente vive e lavora a Milano, dove il suo atelier è una fucina attiva in cui l’artista prosegue la sua attività creativa, oltre a continuare ad esporre in tutto il mondo. www.mariacristinacarlini.com


Coordinate mostra
Titolo Maria Cristina Carlini. Geologie, memoria della terra
A cura di Chiara Gatti, da un progetto di Raffaella Resch
Sede Studio Museo Francesco Messina, via San Sisto 4/A – Milano
MM1 Cordusio / MM3 Missori
Date 10 luglio - 8 settembre 2020
Orario da giovedì a domenica ore 11-18

Ingresso libero
con prenotazione (consigliata) – museicivicimilano.vivaticket.it
direttamente al museo – attesa in base alla capienza del momento 

Info pubblico Tel. 02 86453005 - c.museomessina@comune.milano.it
facebook / instagram: @museofrancescomessina

UFFICI STAMPA
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. + 39 334 3015713 - info@irmabianchi.it
Testi e foto scaricabili dal nostro sito


COMUNE DI MILANO | CULTURA
Elena Conenna
Rossella Molaschi

martedì 30 giugno 2020

MATERIA: Eun Sun Park, Rudy Pulcinelli, Paolo Ristonchi, Daniele Salvalai e Giuliano Vangi

Paolo Ristonchi, Casa Pontormo, 2003 scultura in plexiglass e metallo cm 105x35x35



Sabato 4 luglio, dalle ore 18:30 a Pietrasanta (Lu), KYRO ART GALLERY presenta la mostra collettiva MATERIA

L’esposizione si articola intorno ad opere scultoree di 5 artisti, Eun Sun Park, Rudy Pulcinelli, Paolo Ristonchi, Daniele Salvalai e Giuliano Vangi.  Artisti diversi tra loro per filosofia e poetica, che utilizzano materiali differenti, dal marmo al plexiglas, dal ferro all’acciaio corten. 

La mostra contempla una decina di opere, frutto di ricerche e sperimentazioni tra colori e materiali. Il filo conduttore delle opere esposte, è la MATERIA che grazie alle sapienti mano degli artisti diventa scultura. 

Eun Sun Park con le sue opere policrome in marmo e granito, svela la “solida instabilità” delle sue sfere e colonne. 

Rudy Pulcinelli, utilizzando il ferro e l’acciaio corten, unisce le lettere dei 7 alfabeti più diffusi esprimendo un dialogo senza confini e senza barriere. 

Paolo Ristonchi, attraverso il plexiglas sapientemente lavorato, trasforma la materia in luce e colore. 

Daniele Salvalai, con le sue saldature e taglio laser su ferro, approfondisce le dimensioni della materia. 

Giuliano Vangi riesce a materializzare l’essenza interiore dei soggetti nel marmo statuario. 

...“Dico, adunque, che la scultura e la pittura per il vero son sorelle, nate di un padre che è il disegno, in un sol parto et ad un tempo; e non precedono l’una all’altra, se non quanto la virtù e la forza di coloro che le portano addosso fa passare l’uno artefice innanzi all’altro; e non per differenzia o grado di nobiltà che veramente si trovi in fra di loro” ... (Giorgio Vasari)

* I nomi dell’estetica, E. Franzini, Mazzocut - Mis, ed. Bruno Mondadori, p. 16 

Via P.E. Barsanti, 29 Pietrasanta (LU) 
info@kyroartgallery.com 
Tel. +39 0584300701 Mob. +3903341147775




venerdì 26 giugno 2020

LE ARTI, 1966-2020 | THE PRACTICE OF DRAWING

Pino Pascali, le arti, omaggio a ceroli, 1966-2020


Vistamarestudio è lieta di presentare “LE ARTI, 1966-2020”, una mostra in cui gli artisti della galleria interpretano l’idea di disegno.
La mostra trae il titolo dall’opera “Omaggio a Ceroli”, 1966 di Pino Pascali, qui esposta, che agisce da filo conduttore per una mostra sul disegno inteso come progetto e come origine dell’opera d’arte: nell’opera di Pascali un martello che rimanda all’iconografia degli strumenti utilizzati dall’amico Mario Ceroli per la realizzazione delle sue opere e la dicitura “LE ARTI”. Gli artisti invitati si interrogano sul tema fornendo numerosi campi per la sperimentazione a conferma della versatilità del mezzo attraverso le sue molteplici forme: scultura, testo a parete, pittura, esperimenti con la carta fotografica, gesso, proiezioni e stampe. Le opere presentate, lavori nuovi o inediti, ci mostrano il processo creativo di ciascuno, secondo pratiche diverse che delineano le infinite possibilità per espanderlo. 


Nel 1967 Pascali scriveva: “Il realismo e l'astrazione mi spaventano ugualmente perché non cambiano... L'arte è trovare un sistema per cambiare: come l'uomo che ha inventato la scodella per la prima volta. Cosi nasce la civiltà, dalla voglia di cambiare. Dopo la prima volta fare la scodella è accademia. Quello che faccio è l'opposto della tecnica come ricerca, I’opposto della logica e della scienza.” 


Le opere di Maro Airò, Getulio Alviani, Rosa Barba, Joana Escoval, Anna Franceschini, Linda Fregni Nagler, Tom Friedman, Bethan Huws, Mimmo Jodice, Joseph Kosuth, Armin Linke, Polys Peslikas, Eileen Quinlan, Andrea Romano, Lorenzo Scotto di Luzio, Ettore Spalletti, Haim Steinbach si confrontano con il pensiero di Pascali ponendo il loro personale sguardo sull’opera come segno di una rinascita e ripartenza e definendo cosi, ognuno a suo modo, uno stato attuale delle “ARTI”. 

Artisti
Mario Airò | Getulio Alviani | Rosa Barba | Joana Escoval | Anna Franceschini | Linda Fregni Nagler | Tom Friedman | Bethan Huws | Mimmo Jodice | Joseph Kosuth | Armin Linke | Pino Pascali | Polys Peslikas | Eileen Quinlan | Andrea Romano | Lorenzo Scotto di Luzio | Ettore Spalletti | Haim Steinbach.

VISTAMARESTUDIO
Viale Vittorio Veneto 30 - Milano - Lombardia

LE ARTI, 1966 - 2020 
The practice of drawing 
24 giugno – 31 luglio 2020 



giovedì 25 giugno 2020

Lucia Rotundo - Aura bianca. L’arte ai tempi del Coronavirus, una finestra da tenere aperta

Aura-bianca, 2019 Multistrato, tela, abete, acrilico, acciaiofoglia, oro cm200x150x25


A seguito del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono state chiuse molte attività a rischio assembramenti, tra questi anche i musei, le gallerie, i centri per l’arte contemporanea, i cinema, i teatri, e sono state annullate tutte le iniziative culturali in programma. 

L’economia del paese e la nostra cultura vivono così un momento fortemente drammatico. 

Come affermava Joseph Beuys: «se l’umanità fallisce, la natura avrà una vendetta terribile, una vendetta terribilissima che sarà l’espressione dell’intelligenza della natura e un tentativo di riportare gli esseri umani al lume della ragione attraverso lo strumento della violenza».

Dopo i due segnali, quello del 2008 e quello del 2016, iniziati già nel 2006, in seguito alla crisi del subprime innescata, tra il 2007 ed il 2013, dagli Stati Uniti d’America con la grande recessione mondiale e del mercato immobiliare, l’arte e la cultura italiana, prima che europea, aveva perso l’occasione di cambiare il suo destino miserabile e subalterno, causando il crollo finanziario del 2018. E con l’arrivo di sua maestà“Coronavirus”, il terzo avvertimento in meno di venti anni, la scossa prodotta investe non solo l’economia come la prima, non solo i rapporti tra Stati come la seconda, ma oltre all’economia e agli Stati si aggiungono direttamente le persone, e ciascuno di noi.
L’arte è lo sguardo al futuro. L’arte serve, ora più di prima.
L’arte, nella sua apparente scontatezza, ha sempre cercato di cambiare il futuro, non si è mai limita a fare ipotesi o a pre-vedere un/il futuro. 

La modernità del mondo, è stato anche il senso più profondo delle Avanguardie storiche.

L’arte ai tempi del Coronavirus c’è e vuole farsi sentire. 

Spesso, è dai momenti più difficili che arrivano le idee migliori e talvolta rivoluzionarie.

Tamonto, 2018 Multistrato, cotone, abete, acrilico, alluminio, foglia oro cm 275x40x8 

Ed è proprio nei giorni della pandemia, che il mondo della cultura e dell’arte non fa altro che lanciare iniziative virtuali. L’arte, diventa anche l’arte del sapersi arrangiare pur rimanendo a casa, divenendo metafora del mondo che stiamo vivendo. La voglia di continuare a godersi l’arte, vedere che vengono create nuove opere, continua ad esserci nonostante il timore di uscire di casa. 

Il mondo della cultura contemporanea, si è adeguato reagendo in massa.

L’arte, come è abituata a fare più o meno da sempre, ha vissuto quest’emergenza aprendosi a tutte le forme di espressione consentite dal momento. Negli ultimi mesi i musei, le gallerie, i centri per l’arte contemporanea, le riviste da tutte le parti del mondo, hanno prodotto un’ingente quantità di materiali virtuali attraverso social e siti, dando vita ad un vero e proprio spazio virtuale all’interno del quale è possibile mostrare le loro esposizioni in programma, spesso, con risultati, in molti casi, particolarmente interessanti. Ed in questo contesto nell’era del Coronavirus, che anche “Sineresi”, rivista d’arte e cultura ideata e fondata nel 2015 dall’artista Giovanni Cafarelli e dalla scrittrice e critica d’arte Anna R. G. Rivelli, intende dare concretamente un suo contributo al mondo dell’arte e della cultura, inaugurando uno spazio dedicato alle mostre virtuali, e contribuendo a non interrompere l’offerta culturale mondiale tanto duramente messa in crisi dal lockdown e, contemporaneamente, continuando la propria mission di proposta del bello.

Il manifesto programmatico della rivista “Sineresi”, è sintetizzato nel suo sottotitolo “il diritto di essere eretici”, che, riprendendo una frase pronunciata da Gaetano Salvemini, nel famoso discorso parigino del 1935 sulla difesa della cultura, intende sottolineare la necessità di difendere l’arte e la cultura da qualsiasi pensiero dominante e la volontà di improntare le proprie scelte di selezione e promozione a criteri valoriali autentici, del tutto svincolati da leggi e logiche di mercato. 

“Sineresi”, entra in gioco fornendo alla mondo dell’arte un interessante e selezionato programma di mostre virtuali che vede protagonisti artisti nazionali ed internazionali, che negli ultimi anni hanno dato al mondo dell’arte contemporaneo un loro importante contributo culturale. 

Fra le mostre virtuali promosse ed organizzate dalla rivista “Sineresi”, vede in programma anche con la mostra personale Aura bianca, della nota artista Lucia Rotundo. 

Inaugurata lo scorso 17 giugno, rimarrà visitabile in permanenza sul sito della rivista “Sineresi”.

In mostra circa 40 immagini di opere realizzate dall’artista unitamente a stralci critici a firma del Prof. Paolo Balmas, del Prof. Carmelo Cipriani e della Prof.ssa Vittoria Coen.

Un viaggio tra storia e mitologia, quello proposto dall’artista Lucia Rotundo, un invito, in un momento così difficile, a farci riflettere su un’identità che sembra essersi persa. Il candore del bianco che emerge dalle superfici delle opere, la luce (a volte naturale, altre volte artificiale) evoca riflessi, rifrazioni, ombre, riverberi, sovrapposizioni e stratificazioni che vibrano nel loro incontro come messaggio di speranza, “Aura bianca” per una nuova rinascita. 

Lucia Rotundo, si esprime con un linguaggio minimale e concettuale al tempo stesso, attraverso segni e simboli iconici ed aniconici. L’artista conduce un affascinante e misterioso viaggio senza fine, un intreccio tra identità, memoria, storia, mito, antropologia,spaziano tra luoghi ravvicinati e distanti di conoscenza e memoria del sapere, luoghi vissuti e concreti, luoghi remoti e d’astrazione nell’immaginario.

Il Corona virus ha riscritto l’agenda del mondo dell’arte.
Nient’altro oltre la Cultura può fare la Rinascita!

Viaggio tra storia, mito e identità, 2018 Multistrato, tela, pietra, PVC, rame, ottone, metacrillato, piume, foglia oro 
Installazione 15 elementi cm 30x30 cad. cm 100x 135x10

Lucia Rotundo, Aura bianca. L’arte ai tempi del Coronavirus, una finestra da tenere aperta.
Sineresi Arte – Periodico di arte
Associazione Pan Via Flavio Gioia, 1 Brindisi di Montagna (PZ)
+39 3423251054l - info@sineresiarte.it

mercoledì 24 giugno 2020

Mario Cresci - L’oro del tempo


Dal 23 giugno al 30 ottobre 2020 si terrà a Roma, presso la sede ICCD, la mostra di Mario Cresci L’oro del tempo.

Le immagini in bianco e nero esposte in mostra contribuiscono a riattivare i significati stratificati di alcune delle fotografie conservate in ICCD, una fruttuosa modalità per risvegliare tali depositi a distanza di tempo. E proprio al tempo rimanda il titolo del lavoro, che riprende una frase di André Breton: “Je cherche l'or du temps”. Una dichiarazione di intenti: l’instancabile ricerca di ciò che di prezioso e incorruttibile (come l’oro) persiste nel fluire del tempo.

Il lavoro illumina di nuova “brillantezza” immagini che altre mani affidarono al tempo. 

Il programma di ‘residenza d’artista’ è uno dei tanti progetti che l’Istituto sta portando avanti nell’ambito delle politiche sul contemporaneo che mirano, da un lato, a interrogare i materiali fotografici storici attraverso sguardi diversi, dall’altro a incrementare le collezioni con nuove produzioni. Il fatto che Cresci abbia da tempo rivolto la sua attenzione anche ai musei, alle istituzioni, alle collezioni, all’arte “fatta da altri” ha costituito un motivo in più per coinvolgerlo. Nel corso delle sue visite in ICCD Cresci ha potuto così conoscere l’immenso patrimonio conservato, nutrire la sua curiosità per autori lontani nel tempo ma alle prese con lo stesso desiderio di esplorare il mezzo fotografico, ripercorrere generi e stili, approfondire gli aspetti tecnici della fotografia dell’800, toccando con mano albumine, aristotipi, dagherrotipi e carte salate. 

Nel suo lavoro Cresci pone la rappresentazione della figura umana al centro della ricerca. Da un lato i ritratti del fondo di Mario Nunes Vais, fotografati a cavallo tra otto e novecento - palpitanti di vita, sguardi, carne e sangue -, dall’altro le fotografie di sculture per lo più di ambito greco-romano facenti parte dell’archivio del Gabinetto Fotografico Nazionale. E così, l’affascinante ritratto dell’attrice Emma Gramatica o la Testa di Apollo Sauroktono, diventano pretesto per una serie di sperimentazioni visive ottenute alterando, isolando e reiterando alcuni particolari delle fotografie, pur nel rispetto – sempre presente in Cresci – dell’autore che le pensò in origine. Alcune scelte formali sottolineano inoltre l’importanza che Cresci assegna alla natura ‘fisica’ dell’oggetto fotografico. L’utilizzo dei numeri di inventario al posto delle didascalie, l’inclusione del bordo nero del negativo nella stampa finale, così come la scelta grafica del catalogo (fogli sciolti racchiusi in una scatola di tipo conservativo) rimandano al concetto di archivio e ci ricordano che anche la collocazione fisica degli oggetti fotografici, nel loro destino errante, merita di essere osservata con intelligenza. 

Come spiega Francesca Fabiani, curatrice della mostra e responsabile dei progetti sul contemporaneo dell’ICCD, “L’approccio di Cresci alla fotografia è globale: l’interesse per l’autore, per la storia, per la tecnica, per il soggetto e per l’oggetto fotografico, si sommano a quello per la fotografia intesa come linguaggio di segni, grammatica visiva, esperienza percettiva”. 

La mostra è accompagnata da un libro d’artista, in copie numerate e firmate dall’autore, a tiratura limitata, edito da Postcart.



Biografia
Mario Cresci (Chiavari, 1942) è una delle figure cardine nella storia della fotografia italiana, soprattutto grazie al talento critico e all’approccio sperimentale con cui ha saputo rinnovare il linguaggio fotografico, senza però mai tralasciare l’indagine del reale. Dal 1969 – anno della presentazione di Environnement, la prima istallazione fotografica realizzata in Europa presso la galleria Il Diaframma – Cresci ha sviluppato un discorso che privilegia l’indagine critica e autoriflessiva del linguaggio fotografico. A spese di continue “verifiche”, la sperimentazione di Cresci è mossa dalla curiosità di indagare le ambiguità dei processi visivi e di ogni esperienza percettiva. La particolarità della sua figura di “operatore visivo” – fotografo, artista, critico, visual designer – sta nella concezione del linguaggio fotografico, inteso come strumento per indagare la realtà, più che per produrre immagini fine a sé stesse. In tutto il suo lavoro appare evidente come pur concependo la fotografia come un procedimento creativo che trova in sé le sue giustificazioni, Cresci non trascura di misurarsi con il quotidiano, collocando la sua ricerca tra il pensato e il vissuto, tra l’arte e la vita. Radicato negli studi multidisciplinari iniziati a Venezia nel 1963, la sua ricerca si connota in senso concettuale quando si trasferisce a Roma nel ‘69, anche grazie all’incontro con i protagonisti dell’arte povera: Pino Pascali, Eliseo Mattiacci, Yannis Kounellis e Alighiero Boetti. Partecipa al tumultuoso fermento culturale di quegli anni attivando sul territorio operazioni di carattere interdisciplinare, ridefinendo in questa militanza il ruolo dell’artista nella sua dimensione etica e sociale.  Nel 1970 viene invitato alla Biennale di Venezia. Sarà poi invitato nuovamente nel 1978, 1993 e 1995. Negli anni ’70 si trasferisce a Matera dove ibrida lo studio del linguaggio e la cultura del progetto con l’interesse per l’antropologia culturale, realizzando opere ed eventi significativi per quegli anni, tra cui la pubblicazione Matera, immagini e documenti (1975), primo lavoro fotografico sulla cultura antropologica urbana del Mezzogiorno italiano. Dagli anni ’80, quando in Italia si assiste a un generale ripensamento del paesaggio e della sua immagine stereotipata, Cresci si misura con questa nuova impostazione e, invitato da Luigi Ghirri al progetto Viaggio in Italia del 1984, contribuisce in modo sostanziale alla ridefinizione del ruolo della fotografia in questo processo, diventando uno dei protagonisti della cosiddetta “scuola italiana di paesaggio”. Attraverso il suo lavoro Cresci non ha mai smesso di interrogarsi sui temi più attuali, agendo da protagonista nei passaggi più significativi della fotografia in Italia. 



Il 23 giugno 2020, l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) e Matèria, in occasione delle due mostre a Roma di Mario Cresci, hanno aperto le porte dei loro spazi, un opening virtuale sulla piattaforma online ZOOM. L’oro del tempo presso l’ICCD e Combinazioni Provvisorie presso Matèria, rappresentano due esempi chiari della vocazione alla sperimentazione visiva e formale che caratterizza il lavoro di Mario Cresci.

ICCD - ISTITUTO CENTRALE PER IL CATALOGO E LA DOCUMENTAZIONE MIBAC
Via di San Michele, 18 - Roma - Lazio
dal 23 giugno al 30 ottobre 2020
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 18:00 (esclusi festivi)
Ingresso libero ad accesso contingentato

Via Tiburtina 149 - 00185 Rome (IT)
Tue–Sat 11am–7pm
+39 3318336692
contact@materiagallery.com

martedì 23 giugno 2020

Musei in gioco... tra arte e filosofia


Tra le prime istituzioni culturali ad adoperarsi nel periodo di lockdown, sia sul piano della didattica a distanza che sul piano della proposta di attività extra, l'Accademia di Belle Arti di Catanzaro guidata dal direttore Vittorio Politano, continua, con la sua vivacità, a promuovere numerosi incontri webinar.

Non è caso infatti, che tra le mission fondanti dell'Accademia, ci sia non soltanto quella di formare ed educare le allieve e gli allievi al Patrimonio artistico - culturale, ma anche quella di aggiornare le modalità didattiche, nonché stringere e rinforzare il legame tra le istituzioni, i professionisti e le realtà artistiche di tutto il territorio nazionale.

La proposta “Musei in gioco... tra arte e filosofia”, ideata e curata da Lara Caccia (docente di Storia dell’arte contemporanea 1 e Didattica per i musei), in collaborazione con la prof.ssa e cultrice di materia, Anna de Fazio Siciliano, sta animando la didattica con la partecipazione fattiva degli studenti e di altre istituzioni, università o realtà culturali importanti. 

L’intenzione non è soltanto dare lustro a un'Accademia già molto attiva sul territorio, ma soprattutto aprire alle allieve e agli allievi tutte le possibilità di esplorazione di un mondo in fermento, (quello dell’“educazione informale”) che ha a cuore una reale inclusione sociale e civile.

Il progetto “Musei in gioco… tra arte e filosofia”, della Scuola di didattica dell'arte dell’Accademia, sintesi di un lavoro maturato negli anni, impreziosito e nutrito da numerose e prestigiose collaborazioni, è confluito in questi incontri di aggiornamento, incentrati quindi, non soltanto sulla didattica museale come esperienza educativa a confronto e a dialogo con la filosofia ma anche sul tema della rivoluzione digitale in corso. 

Particolarmente interessante è stato il confronto aperto sulla sperimentazione di progetti didattici, all’interno dei musei di arte antica e contemporanea, basati sull’utilizzo delle metodologie della didattica dell’arte e dell’approccio filosofico, raccontato il 10 giugno, da Ilaria Rodella fondatrice insieme a Francesco Mapelli dell’associazione Coi Ludosofici di Milano. 

Nel giro di pochi anni Rodella e Mapelli hanno progettato percorsi e laboratori per prestigiosi musei e istituzioni culturali non soltanto milanesi o istituzioni come la Triennale di Milano, la Peggy Guggenheim di Venezia, e il Mart di Trento e Rovereto.

Rodella ha raccontato i progetti “A spasso con Sofia” e “Gita al museo con filosofia”, da cui sono emerse le parole chiavedella loro scelta didattica, “complessità” –“imprevedibilità” – “divertente” e anche “ascolto del luogo”. Tutti punti su cui si concentra la costruzione, mai a tavolino, del gioco da mettere in campo con le bimbe e i bimbi che sono sempre alla ricerca di senso e di bellezza. E bellezza è stato l’argomento dell’ 11 giugno, per l’incontro tenuto da Clementina Gily, prof.ssa di estetica e autrice del libro “La didattica della bellezza”, direttrice dell'OSCOM (Osservatorio di Comunicazione Ortoformativa Multimediale) dell’Università Federico II di Napoli. Collaboratrice attiva con la Reggia di Capodimonte, Palazzo Reale di Napoli, MANN, Gily, ha percorso un interessante excursus sulle tracce della conoscenza estetica che ha inevitabilmente molti punti di tangenza con la storia della critica d’arte. Benjamin, Derrida e Panovskj sono tutti nomi noti agli allievi che in questo incontro hanno avuto modo di approfondire concetti estetici cruciali quali “sacro”, “aura” e “visione del mondo”che ritrovano un loro concretizzarsi nei laboratori didattici nelle scuole e nei musei.

Il penultimo incontro, di lunedi 15 giugno, coordinato da Anna de Fazio Siciliano, è stato tenuto da Anna Cipparrone, direttrice del Museo multimediale Consentia Itinera, Consigliera regionale ICOM, e membro della Commissione Nazionale per il Sistema Museale Nazionale. Cipparrone ha “sollevato la polvere” del settore dell’arte, facendo leva sulle numerose opportunità di crescita professionale e umana, ma senza nascondere le carenze, i limiti e le sfideche studentesse e studenti devono affrontare per raggiungere le competenze necessarie per svolgere un mestiere complesso e sempre da costruire come quello dello storico dell’arte, del critico, del dirigente museale, ecc.

È emerso dal suo discorso quanto all’idea consunta di “didattica” vada invece associata quella più complessa di un’“educazione”, che racchiuda concetti come “inclusione”, “cura”, “attenzione per i diritti umani”.

Ultimo appuntamento conclusosi il 22 giugno. In collaborazione con le associazioni Amica Sofiae Filò, vedrà la conduzione di Luca Zanettidell’Università di Bologna. L’ospite è stata Chiara Pastorini, creatrice del progetto “Les petites Lumières”, di Parigi.

Ogni incontro è stato moderato dalle allieve, Erika Di Sole e Alessandra Chiarello.

Ufficio stampa
Artpressagencydi Anna de Fazio Siciliano 
annasicilianodefazio@gmail.com

Paesaggi in movimento - Mostre itineranti sui temi della tradizione e della contemporaneità



La Campania rilancia cultura e turismo andando alla scoperta di Rotondi, Sarno, Buonalbergo e Massa Lubrense con residenze creative che vedono coinvolti numerosi artisti. 

Tradizione, identità, sostenibilità e contemporaneità sono i temi principali del progetto Paesaggi in movimento, un modello di rilettura del territorio e di mostre che sarà presentato e visibile dal 27 giugno al 26 luglio nel Fortore beneventano, nella Valle Caudina e in Costiera Sorrentina. La seconda edizione della rassegna diretta da Ciro Delfino con la collaborazione curatoriale di Mario Laporta e Maria Savarese prova a mettere maggiormente a fuoco il concetto di residenza artistica e contemporaneamente mira al rilancio turistico di tre aree rurali che trovano nell’inseminazione culturale una nuova centralità.

Finanziato dalla Regione Campania con il supporto di Scabec Spa, e con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, il programma organizzato dal project manager Alessandra Magnacca punta alla riscoperta e a una nuova cartografia di luoghi considerati periferici o marginali da una Storia e da una nomenclatura centrate spesso solo sulle metropoli e sul patrimonio costiero.

Attraverso le arti visive e fotografiche Paesaggi in movimento prova a ripensare luoghi che hanno tradizioni e valori che meritano nuove forme di narrazione, valorizzando il territorio ed edifici che oggi trovano un’inedita destinazione d’uso grazie alla creatività.

L’edizione di quest’anno della rassegna è un piccolo tour di presentazioni, mostre, opere fotografiche e audiovisive o costruite sull’ibridazione dei media utilizzati, che partirà da Rotondi nell’area della Valle Caudina, si estenderà a Buonalbergo, nel Fortore, passando per Sarno dove trovano sede il Museo Didattico della Fotografia di Villa Lanzara, fino a Massa Lubrense – Punta della Campanella, nella Costiera Sorrentina, creando così un sistematerritoriale regionale per la valorizzazione dei beni materiali, immateriali e paesaggistici attraverso la cultura contemporanea. La parte invisibile di questa avventura consiste nelle residenze che hanno permesso agli artisti invitati di conoscere i luoghi e le comunità locali.


La restituzione di questo indispensabile itinerario di contaminazione comincerà sabato 27 giugno a Rotondi con la presentazione di La fotografia incontra i territori. Il curatore Mario Laporta ha raccolto giovani artiste emergenti coordinate da tutor di chiara fama per fondare e creare un archivio fotografico dei territori attraverso la loro valorizzazione e interpretazione. Le immagini prodotte durante le giornate di stage saranno raccolte in una grande mostra all’aperto, che verrà messa in esposizione sui muri e i cartelloni per affissione nei due paesi coinvolti dal progetto, insieme a videoproiezioni sulle facciate dei palazzi, realizzate con oltre 200 foto, molte di esse anche inedite, di noti autori nazionali ed internazionali.

Le artiste coinvolte in residenza sono Cristina Cusani, Manuela Ricci, Ilaria Sagaria, Valentina de Rosa, Claire Power, Serene Petricelli, seguite rispettivamente dai tutor Francesco Cito, Lucia Patalano, Pietro Masturzo, Gianni Fiorito, Shobha Battaglia e Angelo Turetta.

La presentazione dei loro lavori e quelli di altri importanti autori avverrà anche a Buonalbergo il 18 luglio.

Il secondo tempo di Paesaggi in Movimento, o meglio la seconda ‘mossa’ curata da Ciro Delfino, si terrà dal 4 al 25 luglio negli spazi di Villa Lanzara a Sarno (Sa). Qui Gianluca Carbone esporrà ConTEMPOraneamente, una partita a scacchi con il tempo creata da un’installazione formata da quattro grandi sculture in cartapesta, intese come frammenti e reperti archeologici. “La struttura degli scacchi si presta agevolmente alla rielaborazione dei miei personaggi – scrive Carbone - Sono, per chi li pratica, uno stile di vita, un’ossessione e diventano la rappresentazione morfologica dell’io profondo declinato sulla scacchiera stessa”.

Il terzo appuntamento è affidato a un trittico di artisti curati da Maria Savarese che dall’11 luglio esporranno nella Torre Fossa Lo Papa di Massa Lubrense a Punta della Campanella. La prima è Donatella Spaziani con La voce dei poeti: sugli alberi che conducono alla Torre l’artista collocherà altoparlanti nascosti in piccole sculture costruite come rifugi per gli uccelli, che verranno appese sugli alberi dislocati nel parco; ogni altoparlante riprodurrà la voce di un poeta campano contemporaneo, registrata in presa diretta. La scelta dell’artista di intervenire nel giardino della Torre nasce dalla sua convinzione della necessità di avere una visione poetica della realtà.

A Shōzō Shimamoto è invece dedicata la mostra di fotografie di Fabio Donato, un intervento artistico, pensato ad hoc per Paesaggi in movimento in collaborazione con l’Associazione Shōzō Shimamoto di Napoli.

Saranno selezionate dal suo archivio e presentate per la prima volta al pubblico una serie di fotografie che racconteranno con la sua cifra stilistica e culturale, l’azione che il maestro, fondatore del movimento artistico Gutai, realizzò alla Torre nel 2008. Da spettatore complice, Donato ha realizzato alcuni scatti che fermano su carta l’attività di Shimamoto,

Il progetto fotografico di Cesare Accetta per la Torre Fossa si intitola Memini ed è un’idea di racconto per una storia reale o immaginaria.

La torre e l’uliveto sono i luoghi; una figura femminile; il mare distante, ma non tanto; qualcuno che attraversa il campo e lascia una traccia. Il tema è il tempo, ma in quale accezione? Passato, presente o in divenire? Il titolo suggerisce l’idea del ricordo, ma le domande a cui dare risposta sono molteplici, come le riflessioni che confluiranno in un libro d’artista presentato in anteprima nella Torre di Punta della Campanella.


  

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