domenica 11 novembre 2018

Lo schermo dell’arte Film Festival 2018



LO SCHERMO DELL’ARTE FILM FESTIVAL
Firenze, Cinema La Compagnia, Palazzo Medici Riccardi, Palazzo Strozzi
Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, Cango Cantieri Goldonetta

14 – 18 novembre 2018 - 11° edizione
inaugurazione 13 novembre

Torna Lo schermo dell’arte Film Festival: progetto internazionale dedicato alle molteplici interazioni tra cinema e arte che riunirà un ricco programma di film realizzati da artisti, documentari, cortometraggi, incontri con autori e curatori, workshop. 


Tra gli highlights: la Opening Night con Peter Greenaway, il collettivo ZAPRUDER, Ra Di Martino, la prima italiana di Yayoi Kusama: Kusama Infinity, la mostra European Identities. New Geographies in Artists' Film and Video, la formazione per artisti con VISIO. European Programme on Artists’ Film e Feature Expanded. European Art Film Strategies.

Tra gli ospiti della rassegna gli artisti Phil Collins, Gabrielle Brady, Jumana Manna, Diego Marcon, Ila Béka, Dani Gal, Driant Zeneli.

Scopri tutto il programma su 
Lo schermo dell'arte Film Festival, XI edizione
Firenze, Cinema La Compagnia e altri luoghi
14_18 novembre 2018



Lo schermo dell'arte Film Festival 2018
è realizzato con il contributo di
Creative Europe/MEDIA, MIBAC - Direzione Generale per il Cinema, Regione Toscana nell’ambito di “Toscanaincontemporanea2018” / Giovani Sì, Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, La Compagnia / nell’ambito della APQ Sensi Contemporanei Toscana, Fondazione CR Firenze

con il sostegno di
In Between Art Film, Institut français Firenze, Accademia di Belle Arti di Firenze

Sponsor
ottod'Ame, Salvatore Ferragamo, Findomestic, B&C Speakers SpA, Unicoop Firenze

Sponsor tecnici
LUNGARNO COLLECTION Hotels Retreats Villas, Hotel Loggiato dei Serviti

In collaborazione con Compagnia Virgilio Sieni Cango Centro Nazionale di Produzione sui linguaggi del corpo e della danza, CPH: DOX, Festival Scope, FIDMarseille, Fondazione Palazzo Strozzi, HOMEmcr, Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, Netherlands Film Fund, Palazzo Grassi - Punta della Dogana, Seven Gravity Collection, Sub-ti, UNIFI/SAGAS-Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo.

sabato 10 novembre 2018

Anno del cibo 2018_Giornata di studi_La cultura del cibo tra innovazione e tradizione



BARI – COMPLESSO DI SAN FRANCESCO DELLA SCARPA 
14 NOVEMBRE 2018 ore 11:00 
2018 Anno del Cibo Italiano 

Presentazione delle iniziative programmate dal Polo museale della Puglia 

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha dichiarato il 2018 “Anno del cibo”. Tra gli intenti dell’iniziativa emerge quello di promuovere il ruolo del cibo quale componente fondamentale del patrimonio culturale immateriale italiano e, a tal fine, mercoledì 14 novembre alle ore 11:00 nella chiesa di San Francesco della Scarpa a Bari il Polo Museale della Puglia presenterà le attività programmate per l’Anno del Cibo Italiano nei propri siti museali in Puglia. Questo Istituto ha infatti messo a disposizione i propri luoghi della cultura come sedi di un percorso integrato, incentrato sul cibo inteso come perno della convivialità nelle diverse società. Il progetto Cibo Rito Convivialità ha esordito lo scorso 21 giugno con l’inaugurazione della mostra fotografica Can food be art? Fotografie di Salvo d’Avila, a cura di Lia De Venere; l’esposizione, che comprendeva fotografie di nature morte dalla connotazione fortemente pittorialista, è stata allestita negli ambienti dell’ex convento di San Francesco della Scarpa a Bari.  Nell’ambito della mostra permanente Preistoria del cibo. Alle origini del pane, allestita nel Museo Archeologico Nazionale di Altamura, è stato inserito invece il nuovo itinerario Dal pane al vino in cui si racconta la storia del cibo dal paleolitico all’epoca medioevale attraverso i reperti archeologici esposti e approfonditamente illustrati tramite QR Code. 

Altre sono le iniziative che completeranno il programma: presso il Parco Archeologico di Monte Sannace sarà possibile visitare gli ambienti arredati di una tipica casa peucezia, ricostruita a fini didattici. La costruzione, edificata con zoccolo in pietra, elevato in mattoni intonacati e tetto di tegole sostenute da travi, rappresenta la tipologia costruttiva che, già attestata in età arcaica, si diffonde capillarmente in ambito indigeno nel corso del IV secolo a.C. All’interno dell’abitazione è realizzata la ricostruzione di un ambiente destinato al banchetto e al simposio e di un ambiente domestico destinato a cucina. Entrambi gli spazi sono arredati anche con alcune riproduzioni di oggetti antichi. 

Nelle sale del Museo Archeologico Nazionale “G. Andreassi” di Egnazia –Fasanoè prevista la presentazione di una videoproiezione appositamente realizzata per l'occasione, che prende avvio da alcuni reperti esposti nel museo, in particolare il noto gruppo fittile dei Banchettanti.Del gruppo, proveniente dal vestibolo di una Tomba a camera di Egnazia del III a.C., verranno presentati una restituzione 3D e un digital storytelling, realizzaticonl'ausilio anche di immagini 3D di altri reperti provenienti dallo stesso contesto: una testa femminile di orante, frutti in terracotta -melegrane, mele cotogne-, tavolinetti (trapezai)fittili. La narrazione, creata con strumenti digitali (web apps, webware) e composta da molteplici elementi di vario formato (video, audio, immagini, testi), prendendo spunto dalla rappresentazione del noto gruppo egnatino in terracotta, svilupperà il tema del banchetto e dell'allestimento della mensa nel periodo ellenistico-romano, soffermandosi sugli aspetti rituali del mangiare e bere insiemee sul tema dell’offerta rituale del cibo alla divinità.

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio svoltesi il 22 e 23 settembre 2018, il Museo Archeologico Nazionale -Castello svevo di Gioia del Colleha ospitato la performance teatrale I giorni del grano, in collaborazione con Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, interpretando in maniera innovativa e multisensoriale la tradizione panificatoria del territorio delle Murge. Hanno diretto la performance due attori/apprendisti fornai e voci registrate, accompagnati da musiche e da ambienti sonori che gli spettatori hanno ascoltato attraverso cuffie wireless. Il Museo ha adesso in programma la realizzazione di una mostra all'interno del Castello, dal titolo Tavole imbandite, dove saranno in esposizione alcune nature morte di de Chirico provenienti della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.
La Galleria Nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria Devanna” di Bitonto, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Bari, partecipa al progetto Cibo Rito Convivialità con una mostra dedicata alla rappresentazione della tavola nelle fotografie di Michele Ficarelli; grazie alla selezione di immagini tratte dall’archivio del fotografo barese, celebre per la sua collaborazione con la Gazzetta del Mezzogiorno, sarà possibile ripercorrere le abitudini conviviali nelle giornate feriali e festive in Terra di Bari. La mostra, che si inaugurerà venerdì 23 novembre, sarà aperta al pubblico fino all’8 gennaio 2019. 
Le attività in programma presso il Polo museale della Pugliasi arricchirannoulteriormente dei lavori dell’artista sardo Giuseppe Carta, pittore virtuoso che passa con la medesima maestria dalla natura morta al ritratto, abile scultore già coinvolto in numerosi eventi di richiamo internazionale. Il suo linguaggio alterna la bidimensionalità della tela al formato monumentale dei modelli a tutto tondo e ambisce a costruire narrazioni visive come architetture che prendono corpo nello spazio in cui l’opera viene concepita. 
Il progetto Giuseppe Carta. Epifania della Terra mostrerà al pubblico un articolato corpus di interventi allestitivi in alcuni dei più noti musei e castelli del Polo, adattandosi perfettamente al contesto architettonico.Limoni, cipolle e peperoncini giganti in bronzo e resine policrome troveranno così nuova sede negli spazi interni ed esterni del Castello svevo di Bari, nelle corti del Castello di Manfredonia, di Gioia del Colle e del Castello di Trani.


A completare il ricco programma di iniziative, giovedì 15 novembre si terrà la Giornata di studi dedicata a La cultura del cibo tra innovazione e tradizione; a partire dalle ore 9:00 nella Chiesa di San Francesco della Scarpa a Bari, interverranno docenti dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e dell’Università di Foggia, nonché storici dell’arte e antropologi, chiamati a relazionare sul tema nelle sue connotazioni storico – culturali e sociali.



venerdì 9 novembre 2018

Olivia Pendergast. Kindness, l'evidenza invisibile


Dopo il successo della prima tappa cosentina, Kindness L’evidenza invisibile, opera di Olivia Pendergast, arriva finalmente a Roma.

L’appuntamento doppio, prevede la conferenza stampa - in collaborazione con il Rome Art History Network(RAHN) - del 6 dicembre al Macro Asilo, il nuovo progetto del Museo di Arte Contemporanea di Roma a firma di Giorgio De Finis, e, a seguire, il giorno 7 dicembre, l’inaugurazione della vera e propria esposizione - in collaborazione con TRAleVOLTE -all’interno degli ambienti dello studio di SALA2 Architettura, situati nel complesso edilizio del Pontificio Santuario della Scala Santa, visitabile fino al 28 dicembre 2018.

La conferenza stampa sarà l’occasione per presentare il catalogo della mostra e discuterne con l’artista, per la prima volta in Italia, ed il curatore, Daniele Garritano, oltre che per assistere, in anteprima assoluta, alla proiezione della docu-intervista di Natasha Sweeney: "Olivia Pendergast - RELATE".

La mostra presenta il lavoro di Olivia Pendergast, un’artista americana che, affascinata dallo stile e la cultura africana, esplora la realtà dei sobborghi più poveri e sovraffollati di Nairobi. I ritratti della Pendergast raccontano, dunque, gli slumsma con sguardo appuntito e inedito, non di visivo come normalmente avviene, né dualistico, perché il punto di osservazione è diretto. Non a caso Olivia ha scelto di vivere e lavorare in Kenya. Così senza filtri, con un approccio non mediato, Kindness- come sostiene il curatore Daniele Garritano -“è testimonianza della forza della comunità femminile e dei legami che costituiscono le reti dei rapporti familiari”.
La gentilezza, Kindness appunto, gemma preziosa dei rapporti umani, costituisce la summa dell’esperienza di quei legami che, seppure invisibili, rinsaldano le generazioni. Protagonista è l’intuizione di una familiarità fondata sul principio materno, come forma di comprensione reciproca che passa attraverso l’evidenza di una forza generativa.
La modalità artistica adoperata dalla Pendergast è il ritratto, perché, come l’arte di narrare, offre: “la possibilità di accostarci alla vita di chi è diverso da noi, con un interesse più profondo di quello di un semplice turista, con comprensione e partecipazione, e arrivando a percepire il grave errore che la nostra società commette rifiutando di considerare le persone nella loro realtà, senza deformazioni”(Martha Nussbaum).


OLIVIA MAE PENDERGAST
Olivia Pendergast frequenta per cinque anni il Columbus College of Art and Design, dove studia prevalentemente illustrazione senza però mai mettere da parte la sua vera passione per l’arte pittorica. Dopo aver lavorato per un po’ di tempo nell'industria cinematograficadi Los Angelescome designer concettuale, si irrobustisce la sua spinta di tornare a dipingere. Taglia le sue carte di credito e si trasferisce in una capanna nelle montagne dello Utah, dove dipinge a tempo pieno. Nel 2008 viaggia per la prima volta in Africa e inizia a vivere in Malawi, ritraendo “persone straordinarie”. Si sposta anche ad Haiti e in Bangladesh, prima di lasciare definitivamente gli Stati Uniti nel 2016 per trasferirsi in Kenya. Attualmente vive con suo marito e sua figlia a Nairobi, dove è artista e madre. Dal 1999 le sue opere sono esposte tra Stati Uniti, Dubai, Malawi, Etiopia e Kenya.

DANIELE GARRITANO
Dopo aver conseguito un dottorato in estetica e letterature comparate alle Università di Siena e Paris 8, attualmente svolge attività di ricerca presso il dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria, con un progetto sulle pratiche di lettura nella vita quotidiana. Fra le sue pubblicazioni recenti, Il senso del segreto( Mimesis 2016), Platonismo rinascimentale: i nuovi filosofi inquieti e ribelli (Hachette 2016) e l’edizione italiana di Letture della differenza sessualedi Cixous e Derrida (ArtStudioPaparo 2016). È co-fondatore di Zetaesse *digestioni critiche, rivista digitale di cultura e arti applicate.



OLIVIA MAE PENDERGAST
Kindness
L’EVIDENZA INVISIBILE

a cura di
Daniele Garritano

Un progetto di DiffèrArt
in collaborazione con ZetaEsse*digestioni critiche
rivista online di cultura e arti applicate e

Conferenza Stampa
6 dicembre 2018, ore 16.00 - 18.00 | sala cinema
MACRO ASILO - Via Nizza, 138 - Roma

Inaugurazione
7 dicembre 2018, ore 18.30 - 20.00
TRAleVOLTE- Piazza di Porta San Giovanni, 10 - Roma

Fino al 28 dicembre 2018 | dal lunedì al venerdì: 17.00 – 20.00

Ufficio stampa
Artpressagency di Anna de Fazio Siciliano
e-mail: annasicilianodefazioatgmail.com
tel. 349.1505237

Silvia Giambrone. Il danno


STUDIO STEFANIA MISCETTI è lieto di presentare il danno, seconda mostra personale di Silvia Giambrone presso gli spazi della galleria, costituita da una serie di opere inedite – il lightbox Dollhouse (2018), le sculture Il danno (2018), Mirrors (2018) e Frames (2018) e i collage Icone(2017-2018) – realizzate appositamente per l’esposizione.

Nell’immaginario dell’artista, il concetto di “danno” fa riferimento a una lesione provocata in maniera silenziosa, subdola e profonda, non necessariamente fisica o visibile, ma non per questo meno determinante per l’individuo che l’ha subita. Luogo di eccellenza per l’esercizio di questa forma di violenza, è l’ambiente domestico. Spazio reale tanto quanto psicologico, il domestico, il privato, distaccandosi da una concezione che lo associa a ciò che per definizione dovrebbe essere affidabile e familiare, diviene quindi la sede dove esercitare persino un’educazione alla coercizione, un soggiogamento che diviene linguaggio e sistema, agito e concesso, tanto dalla vittima che dall’esecutore. In tale contesto, gli oggetti, spesso muti osservatori delle dinamiche relazionali instauratesi, alienati dal loro contesto e dalla loro funzione, assumono la capacità di essere riattivati, sia nel loro valore estetico sia nella loro qualità testimoniale. Le opere esposte, elevate allo statuto di oggetti emblematici, non solo ci costringono a prendere visione di tali meccanismi di sopruso e a diventare a nostra volta consapevoli del ruolo che assumiamo in quanto testimoni e complici, ma ci invitano anche a riflettere sulle diverse declinazioni della violenza e sulle possibilità che essa stessa prospetta. In questo senso, per quanto si offra apparentemente come confine invalicabile, lo spazio della violenza può divenire terreno fertile sul quale, in maniera dolorosa e feroce, si prepara e rende possibile una reazione catartica e liberatoria.

“Chi ha subito un danno è pericoloso, perché sa di poter sopravvivere.” 
Josephine Hart, Il danno, 1991 – Il danno, 1992 film diretto da Louis Malle.


Silvia Giambrone è nata ad Agrigento nel 1981. Vive e lavora tra Roma e Londra.
Dopo essersi laureata nel 2006 presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, ha frequentato, nel 2009, il Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti. Nel 2015 ha partecipato a una residenza artistica presso l’International Studio & Curatorial Program (ISCP) di New York e nel 2019 risiederà presso lo Swatch Art Peace Hotel Residency di Shanghai, Cina. Selezionata nel 2008 per il Premio Giovani Artisti promosso dalla Fondazione Agnelli di Torino, l’anno seguente ha vinto il Premio Epson rilasciato dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, nel 2013 il primo premio della Biennale di Kaunas e nel 2014 il riconoscimento dei collezionisti durante il Premio Celeste.

Tra le principali esposizioni a cui ha partecipato, ricordiamo:
nel 2018, Young Italians, a cura di Ilaria Bernardi, Italian Institute of Culture, New York; nel 2017, Time is out of Joint, a cura di Cristiana Collu, e Corpo a corpo, a cura di Paola Ugolini, entrambe alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma; nel 2016, dillo con fiori, allo Studio Stefania Miscetti, W. Women in Italian Design, a cura di Silvana Annicchiarico, alla IX Triennale di Milano e Archeology of the domestics vol. I, Italienisches Kulturinstitut Köln, Germania; nel 2014, Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo, a cura di Federico Mazzonelli e Denis Isaia, Museo Alto Garda, Trento; nel 2013, Silvia Giambrone, Critica in Arte, a cura di Silvia Cirelli, Museo MAR, Ravenna, Let it go, a cura di Nari Ward e SACS, American Academy in Rome, Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea, coordinamento curatoriale di Uliana Zanetti, MAMbo, Bologna, Mediterranea 16 Young Artists Biennial – Errors Allowed (BJCEM), a cura di Charlotte Bank, Alessandro Castiglioni, Nadira Laggoune, Delphine Leccas, Slobodne Beze/Loose Associations, Marco Trulli, Claudio Zecchi, Ancona, e SUBJECTIVE MAPS/ DISAPPEARENCES, Parallel Borders 1 / Monuments & Shrines to Capitalism, a cura di Mark Mangion per Malta Contemporary Art, National Gallery of Iceland; nel 2012, Re-Generation, a cura di M. Alicata e I. Gianni, MACRO Testaccio, Roma, e Flyers, la Fortaleza de La Cabaña, Oncena Bienal de la Habana, Cuba; nel 2010, Qui vive?, a cura di Daria Pyrkina, Daria Kamyshnikova, Moscow International Biennale for Young Art, Russia; nel 2009, A Camel Is a Horse Designed by a Committee (Attempts at Rewriting the Wor(l)d), a cura di Stefano Coletto, Anna Daneri, Cesare Pietroiusti, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, e Pandora’s boxes, BAC!10.0, Centro di cultura contemporanea di Barcellona, Spagna; nel 2008,Eurasia. Geographic cross-overs in art, a cura di A. Bonito Oliva, L. Benedetti, I. Boubnova, C. Casorati, Hu Fang, C. Rekade, J. Trolp, MART, Rovereto.

Negli anni, ha esposto in vari musei pubblici italiani, tra cui il MART di Rovereto e Villa Croce a Genova, e internazionali, tra cui il NiMAC di Cipro e il National Museum of M. K. Čiurlionis in Lithuania.

Bibliografia selezionata:
Giada Cipollone, “Con un filo di voce. Il ricamo: la memoria contemporanea di un gesto femminile. Il caso di Silvia Giambrone”, in Lorenzo Donghi, Deborah Toschi (a cura di),Al presente. Segni, immagini, rappresentazioni della memoria, Pavia University Press, Pavia 2017
Cesare Biasini Selvaggi (a cura di), 222 Artisti emergenti su cui investire, Exibart edizioni, Roma 2017
Cristiana Perrella e Silvia Giambrone, Dillo con i fiori, catalogo della mostra, Studio Stefania Miscetti, Roma 2016
Fabrizio Pizzuto, Nina Power e Silvia Giambrone, Archeologia domestica vol. I, catalogo della mostra, Crearte Studio, Gianni Sartori Editore, Ponte di Piave (TV) 2015
Davide Enia, Der Blitz, catalogo della mostra, MAG/Mart, Trento 2014
Laura Francesca di Trapani, Essenza, Dario Flaccovio Editore, Palermo 2014
Silvia Cirelli e Silvia Giambrone, Critica in arte, catalogo della mostra, MAR, La Greca Arti Grafiche, Forlì 2013
Silvia Giambrone e Laura Iamurri in AA.VV., Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea, catalogo della mostra, MAMbo, Corraini Edizioni, Bologna 2013 Andrés D. Abreu (a cura di), Flyers, Oncena Bienal de la Habana, catalogo della mostra, Skira, Milano 2011
Cecilia Casorati, “La rivoluzione siamo noi”, in Achille Bonito Oliva, Eurasia, catalogo della mostra, Skira, Milano 2008.

via delle Mantellate 14 – 00165 Roma tel/fax: +39 0668805880 
info@studiostefaniamiscetti.com 
orari: dal martedì al sabato, dalle 16 alle 20

giovedì 8 novembre 2018

Cristiana Fasano. Window – After Becher



Continua la rassegna "Window" negli spazi del RetroBar di Triggiano (Ba). Le iniziative artistiche, da osservare attraverso la vetrina del nuovo e ricercato locale sito in Via San Pietro n. 38, proseguono con l’esposizione dei lavori di Cristiana Fasano formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

“After Becher” è il titolo del secondo appuntamento con l’arte che dal 10 al 25 novembre 2018, vedrà esposte le opere della scenografa e costumista di origini campane.

Cristiana Fasano rielabora le famose "Water Towers", ispirandosi al progetto fotografico “Anonymous Sculptures” di Bernd e Hilla Becher, fondatori di quella che fu denominata “Scuola dei Becher”, una delle coppie più influenti del nostro tempo che fecero parte del movimento dell'arte concettuale e furono promotori della Scuola di Düsseldorf. E’ così che prende vita, dunque, AFTER BECHER. Una soggettiva interpretazione di un modello più vasto, dove le strutture colorate, ricamate con giochi di pieno/vuoto, collocano l'architettura industriale in una dimensione surreale. L’intento del RetroBar è quello di prestare i propri spazi per promuovere iniziative culturali ed artistiche creando, di volta in volta, mostre site-specific realizzate in un luogo non convenzionale, ma di sicuro impatto visivo. Una diaframmatica rivisitazione dello spazio dunque. Una visione aspecifica, quanto strettamente soggettiva, dall'interno e dall'esterno. Un invisibile legame tra dentro e fuori, che si dipana attraverso l'arte e la sua inevitabile moltitudine di interpretazioni.
Da novembre in poi...

Cristiana Fasano (Avellino 1984, vive e lavora a Roma). Si è laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2008-2010 ha collaborato con l’artista Tarshito realizzando opere in ceramica per diverse mostre, in Italia e in India, dove ha svolto una residenza artistica. Lavora come costumista e scenografa per il teatro e il cinema. Ha iniziato la sua ricerca artistica con la performance, per arrivare alla fiber e textile art, sperimentando l'utilizzo di diversi materiali e tecniche.

Mostre: 2018 -"HUMANS - MINIARTEXTIL 2018" (a cura di Clarita Di Giovanni) Ex Chiesa di San Francesco, Como, Italia; TEXTILE ART OF TODAY 2018/2019 - 5TH ANNUAL TRIENNIAL OF TEXTILE ART", Danubiana Gallery, Bratislava, Slovacchia; "SONO O NON SONO A CASA" for OPEN HOUSE ROME 2018, MattoNato8, Roma; 2016 - “The 11th International Biennial Exhibition of Contemporary Textile Art “Scythia”, Kherson, Ucraina; "INVITO A TAVOLA. MINIARTEXIL 2015" (a cura di Luciano Caramel) Château du Val Fleury, Gyf-Sur-Yvette, Francia; "INVITO A TAVOLA. MINIARTEXIL 2015"(a cura di Luciano Caramel) Le Beffroi, Montrouge, Francia;2015 - "Alice in Wonderland" (a cura di Michele von Buren) Rvb Arts gallery, Roma; "AUTO-nomie" Stripe Art and Architecture Festival (a cura di Tommaso Zijno), Piccole Cisterne Romane, Fermo, Italia; INVITO A TAVOLA. MINIARTEXIL 2015" (a cura di Luciano Caramel) Ex Chiesa di San Francesco, Como, Italia; 2014 - "Radici e Aculei/ Roots & Stings. Cristiana Fasano + mad|is|dead" (a cura di Manuela De Leonardis), Lavatoio Contumaciale, Roma; Under the Cuteness (a cura di Giancarlo Carpi e Graziano Menolascina), galleria Hybrida contemporanea, Roma; Le mie radici cercano, i miei rami attendono (a cura dell’Associazione culturale La buona creanza), Banca BCC, Lavello (PZ) (personale); 2013 - collettiva presso la Vintage Gallery, Vienna; 2012 - collettiva presso lo Studio di promozione dell’arte contemporanea Tridis, Mosca; collettiva alla Galeria Plater, Varsavia;2011 - Allons Enfants!, Lungara 18, Roma; 2009 - FOTOx1000 (a cura di Francesco Amorosino), galleria Sala 1, Roma; Occhio magico (a cura di Graziano Menolascina), a Galleria De’ Portoghesi, Roma;2008 – Sala d’Attesa (a cura di Tiziana Musi), Sala 1,Roma.



Window – After Becher by Cristiana Fasano
10-25 novembre 2018 
Opening 10/11/2018 h. 19.00 
Ingresso libero

RetroBar
Via San Pietro, 38 70019 - Triggiano (Ba)
Info: lorussodino@gmail.com
+39 3393187430
+39 0804113148

Isabella Nazzarri. Fractalia


Fractalia, la personale di Isabella Nazzarri, inaugura a Circoloquadro a due anni di distanza da Life on Mars, mostra da cui prende le mosse e di cui continua, in una sorta di germinazione, il processo artistico e poetico che rivela la raggiunta maturità artistica dell’artista livornese, invitata quest’anno al Premio Cairo.
Fractalia, nome di fantasia che evoca un pianeta lontano, descrive perfettamente il nuovo ciclo di lavori di Isabella Nazzarri che mostra una coerenza poetica insieme a una forte capacità di crescere, maturare e creare opere sempre nuove e fresche, senza mai perdere di intensità. I concetti di trasformazione, metamorfosi e creazione, che abbiamo visto nella mostra presentata nel 2016 a Circoloquadro, vengono qui ripresi e approfonditi grazie a due anni di studi e di lavoro intenso.

“Fractalia è una mostra generativa, nel senso più letterale del termine. Il mio lavoro ha sempre parlato di metamorfosi e trasformazione, gli elementi stessi delle mie opere si trasformano e si plasmano nel tempo con un processo quasi alchemico. […] Le mie opere sono da una parte intimiste, dall’altra metafisiche e alienanti, sembrano venire da un mondo misterioso.”
In mostra ci saranno quattro lavori inediti, che fanno parte della serie Innesti, a cui l’artista lavora dal 2015: si tratta di acquerelli e acrilici su carta in cui elementi fitomorfi e gestuali fluttuano su sfondi neutri e in cui le forme si innestano l’una con l’altra nel processo spontaneo e germinativo, tipico di Isabella Nazzarri.
Da queste carte ha origine la nuova serie dell’artista perché da esse germinano letteralmente nuove opere quasi per mitosi cellulare. Per ottenere questo risultato Isabella Nazzarri ha utilizzato un programma generativo di frattali per elaborare delle opere digitali basate sulla trasformazione delle opere in mostra. Il programma si basa su disposizioni casuali, per cui l’elemento spontaneità, che da sempre accompagna il lavoro dell’artista, diviene anche in questo caso un processo che genera variazioni uniche e irripetibili. Nelle opere originali così come nelle stampe digitali c’è dunque sia l’elemento della spontaneità e della rivelazione sia il processo germinativo di nascita delle forme e della loro trasformazione.

In mostra si potranno dunque ammirare le opere originali e 40 stampe in 10 varianti - uniche e firmate – per ogni opera.

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Isabella Nazzarri nasce a Livorno nel 1987. Vive e lavora a Milano. Nel 2011 si laurea in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente frequenta il Biennio in Arti Visive dell'Accademia di Brera. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’Estero tra cui Villa Brivio (Nova Milanese), Spazio Oberdan (Milano), GalleryV9 (Varsavia), Parabrod Cultural Centre (Belgrado), The Griffin Gallery (Londra), Spazio Soderini (Milano), Interno18 (Cremona), Galerie Michael Schultz (Berlino), Officina Giovani (Prato), Circoloquadro (Milano), Spazio Ex Fornace (Milano), Museo Fattori (Livorno), Abc Arte (Genova), Orizzonti Arte (Ostuni), Palazzo Barbaroux (Torino), Alon Zakaim Fine Art (Londra), Mazzacurati Fine Art (Ferrara), Cittadella Degli Archivi di Milano (Milano), Fondazione Luigi Di Sarro (Roma), Teodora Galerie (Parigi), Atelier Richelieu (Parigi), Grand Palais (Parigi), Galleria Monopoli (Milano), Palazzo Reale (Milano). Nel 2018 è finalista al Premio Cairo.
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Isabella Nazzarri | Fractalia
a cura di Arianna Beretta
Inaugurazione: mercoledì 7 novembre 2018 dalle 18.30
In mostra: dal 7 al 30 novembre 2018
Orario: dal mercoledì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00; o su appuntamento.

Via Gian Battista Passerini 18 Milano
Telefono +39 324 8392144 | Email: info@circoloquadro.com

mercoledì 7 novembre 2018

Juno Calypso in mostra per la prima volta in Italia


Juno Calypso, in mostra per la prima volta in Italia allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano le opere dell’artista londinese.

Sarcasmo e ironia per affrontare i pregiudizi legati alla donna contemporanea, ambientazioni surreali tra cui un motel americano per coppie in crisi e una villa-bunker a Las Vegas. Autoritratti fotografici dall’estetica apparentemente pink e caramellosa, ma dall’approccio critico, sospesi tra noia, narcisismo e black humor.

La giovane fotografa nata e cresciuta a Londra Juno Calypso, nome cult per gli amanti di un’estetica pop pink che richiama gli anni ’60 e ‘80, nota a livello internazionale soprattutto per le tre serie Joyce, TheHoneymoone What to do with a Million Years, debutta per la prima volta in Italia con una mostra allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano in corso Monforte 23. Un lavoro tutto da scoprire, quello di questa artista giovane ma già affermata, capace di calamitare un significativo seguito sia online attraverso i suoi canali social, sia di persona per precedenti esibizioni e performance all’estero a New York, in Sud Corea, Messico, Canada e Cina. 
Quelli di Juno Calypso - vincitrice tra gli altri del prestigioso Photography Awards 2016, il premio di fotogiornalismo più ambito al mondo indetto dal British Journal of Photography - sono scatti gentili e intensi che appassioneranno i visitatori catapultandoli in realtà ironiche e stranianti. Una selezione di immagini selezionate dalle tre serie citate, a partire dall’alter-ego dell’artista, Joyce, personaggio immaginario che raffigura una casalinga sola e repressa in ambientazioni insolite e surreali. Una donna alla ricerca spasmodica della perfezione attraverso l'uso di trattamenti di bellezza e dispositivi per il miglioramento del corpo.
Solitudine della protagonista degli scatti e carattere surreale delle ambientazioni anche per la serie TheHoneymoondel 2015, per cui l'artista si è chiusa per una settimana in una camera demodé di un motel americano per coppie in crisi con la sua valigia piena di parrucche e lingerie. Joyce ha quindi posato in vasche da bagno rosa a forma di cuore e nuda di fronte a specchi multipli mettendo in atto rituali che altrimenti si svolgerebbero in questi spazi con due persone, mostrandoci l’aspettativa di seduzione delusa e un’atmosfera di estrema malinconia. 
Infine saranno presenti opere dal suo ultimo progetto del 2018 What to do with a Million Years. Questa volta la scelta del set cade su Las Vegas, dove ancora oggi si trova un vero e proprio bunker costruito nel pieno del terrore nucleare alla fine degli anni '60. Una villa sotterranea creata da un ricco imprenditore di cosmetici, progettata per essere vissuta quotidianamente. Il bunker è dotato di ogni comfort, piscina, bagno idromassaggio, stanza per gli ospiti, sala da ballo, e un giardino in cui fare il barbecue. "Una via di mezzo tra una tomba e un mausoleo, dove tutto è silenzioso e immobile. Una sorta di capsula del tempo." dice l’artista. A rendere tutto più misterioso è stato per Juno scoprire che l'attuale proprietà del bunker è di una società interessata alla crionica, la scienza che iberna i corpi in azoto liquido.
Le opere di Juno Calypso sono state pubblicate da numerose testate internazionali tra cui: Vogue Italia, TIME, The Guardian, Paper, i-D, Dazed & Confused, The Sunday Times, The Independent and VICE. 

juno calypso
dal 24 ottobre 2018 al 11 gennaio 2019

Corso Monforte 23, Milano - tel. 02/795251 -info@studiovisconti.net 

orari galleria: dal lunedì al giovedì, dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30
venerdì dalle 10 alle 15

Press Office: Giulia Rossi - + 39 338 2166003 - giuliarossipress@gmail.com