lunedì 16 settembre 2019

SEGNI DI LUCE: il disegno come progetto

Carlo Bernardini, scultura 2004, matita su carta


Nel centro storico di Taranto, nei suggestivi spazi del CRAC Puglia - Centro di Ricerca Arte Contemporanea, della Fondazione Rocco Spani ONLUS, ubicato nell'ex Convento dei Padri Olivetani, sec. XIII, in Corso Vittorio Emanuele II, n. 17 è stat inaugurata la mostra di arte contemporanea “SEGNI DI LUCE: il disegno come progetto”, con tavole progettuali e disegni preparatori di Carlo Bernardini, Giulio De Mitri, Paolo Scirpa, Massimo Uberti.

Conquistare la luce sia artificiale, sia naturale, rendere i suoi effetti e i suoi cambiamenti negli interni e negli esterni, sui corpi e sugli oggetti, è stata per secoli una ricerca fondamentale della pittura, ma solo nel XX secolo gli artisti si sono impossessati della luce, luce artificiale, non più dipinta.

Il medium della luce artificiale viene utilizzata dagli artisti con estrema libertà, trattandola quasi come se fosse un colore da stendere sulla tela o come un materiale plastico con cui realizzare una scultura.

«La luce è sicuramente tra i medium più versatili, capace di coinvolgere il fruitore in differenti stati d’animo e in percezioni immersive e plurisensoriali, - così afferma,nella presentazione in catalogo, la curatrice Sara Liuzzi, critico e storico dell’arte,docente all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino - da questo principio si avvia un processo di studio e di analisi in cui la luce nell’arte viene considerata da un ulteriore punto di vista: il momento progettuale, ovvero la fase principale che ne preannuncia e ne disegna i tratti salienti dell’opera che si andrà a realizzare. Il percorso espositivo della mostra si concentra su aspetti poco noti, eppure fondamentali della progettualità artistica: qual è la genesi di un’opera luminosa? E come si evolve lo studio preparatorio? (...) La creatività al servizio della ricerca artistica: è questo il punto di partenza della mostra, che intende focalizzare l’attenzione sugli aspetti segnici e progettuali che precedono la rappresentazione dell’opera, portando così in auge la fase concettuale, la dimensione embrionale di un’idea dalle infinite possibilità realizzative, attraverso l’iter costruttivo - progetto e processo - che spesso muta nel corso della ricerca».

La rassegna presenta quattro artisti, di chiara fama internazionale, appartenenti a generazioni, formazioni e geografie diverse, che hanno scelto, nel corso degli anni, la luce come medium fondamentale e principale della loro ricerca artistica.

La mostra propone così un attento dialogo con gli artisti: Carlo Bernardini, Giulio De Mitri, Paolo Scirpa, Massimo Uberti, i quali con le loro opere progettuali ridefinisconola Light Art, un linguaggio dell’arte al cui centro vi è l’attenzione per la luce,come mezzo e messaggio estetico, come affermava il sociologo e studioso canadese McLuhan: “il medium è il messaggio”, così le opere di luce di questi artisticontengono il messaggio che è il contenuto del mezzo, senza il quale queste operenon potrebbero esistere.

L’esposizione si struttura in quattro spazi, ognuno è dedicato a un artista che presenta un congruo numero di progetti e disegni preparatori per opere già realizzate o da realizzare.

La mostra è promossa dal CRAC Puglia - Centro di Ricerca Arte Contemporanea della Fondazione Rocco Spani Onlus, in collaborazione con “MAS - Modern Apulian Style” e la galleria “Opere scelte” di Torino, patrocinata dall’Accademia di Belle Arti di Brera e da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), nell’ambito della XV Giornata del Contemporaneo.

Per l’occasione è stata realizzata una pubblicazione edita dal CRAC per la Collana di Arte Contemporanea “Arte e Nuovi Media”, contenente contributi istituzionali di Giovanna Tagliaferro, direttore della Fondazione Rocco Spani, e di Gemma Lanzo, cofondatrice di MAS e curatrice di MAS Week, prefazione dello storico dell’arte Luigi Paolo Finizio, testo critico della curatrice Sara Liuzzi, schede biografiche degli artisti e apparato iconografico.

La mostra resterà aperta sino al 31 ottobre p.v.

CARLO BERNARDINI, GIULIO DE MITRI, PAOLO SCIRPA, MASSIMO UBERTI
SEGNI DI LUCE: il disegno come progetto
a cura di Sara Liuzzi
fino al 31 ottobre 2019

CRAC Puglia| Centro di Ricerca Arte Contemporanea
Corso Vittorio Emanuele II, 17 - 74123 Taranto
Orari di apertura: Martedì-Venerdì 10.00-13.00 | 18.00-20.00
Sabato e festivi solo per appuntamento

Info: Tel./Fax 099 4713316
3483346377 - 3347921142
www.cracpuglia.it
cracpuglia@gmail.com

Michele Tajariol - Corpo Estraneo


La Fusion Art Gallery - Inaudita presenta Corpo Estraneo, mostra personale di Michele Tajariol vincitore di States Of Mind_Prize a cura di Petra Cason Olivares. Il progetto STATES OF MIND_PRIZE è realizzato con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, e si avvale del patrocinio di PAV – Parco Arte Vivente (Torino) e dell’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia).

La mostra rientra nei circuiti di NEsxT, COLLA, ContemporaryArt Torino e Piemonte.

"Costruire altri se stessi è la prima forma di rinuncia a sé. Another from Myself - Corpo Estraneo è parte di un progetto che si muove tra istanze individualiste e collettive. Per sfuggire alla solitudine del sentirsi semplicemente un individuo, non riconosciuto dall’altro, egli cerca di realizzare una maschera che gli consenta di costruire relazioni. In questo continuo esercizio di emancipazione, egli non si rende conto che modellare e deformare la propria maschera lo conduca distante dalla sua natura e, di conseguenza, elude un vero dialogo verso l’altro." - Michele Tajariol


La prima edizione del Premio di arte contemporanea STATES OF MIND per artisti Under 35, promosso dal Festival Gli Stati della Mente e curato da Petra Cason Olivares, ha visto vincitore l’artista friulano Michele Tajariol, scelto da una giuria composta da critici, docenti e curatori, tra i 15 finalisti di oltre 150 adesioni.

STATES OF MIND indagava il tema della marginalità dell’essere - lo stato di limbo che provoca nell’individuo un costante senso di tensione alla ricerca – attraverso una narratività ampia e libera di esprimersi. Michele Tajariol, con la sua opera vincitrice, ha pienamente accolto le premesse dichiarate dal Premio: UNTITLED-SELF scardina i preconcetti dello spettatore che, nel trovarsi di fronte ad un “anti-ritratto” nel quale colori, sembianze, fisionomie riconoscibili saltano, si interroga inconsciamente sui parametri che da sempre consentono all’Uomo di riconoscere se stesso ponendosi di fronte – in relazione – all’Altro, e nell’Altro riconoscersi.

Quanto incide, in ciascuno di noi, la prossimità con l’Altro nel proprio percorso di ricerca? Può essere questo, un primo e stimolante interrogativo a proposito dell’opera di Michele Tajariol. “Corpo estraneo”, racchiude in sé non solo un nucleo di opere realizzate durante il periodo di residenza artistica compiuto negli spazi della Fusion Art Gallery - Inaudita, quanto la sintesi di un ininterrotto processo di analisi, che porta l’artista a confrontarsi costantemente, e in maniera sempre nuova, inattesa, con media e linguaggi differenti, con una libertà e coerenza che gli appartiene.

Al di là dei mezzi che Tajariol indaga, è il significato profondo del “gesto” ciò che affiora in superficie nel suo lavoro “Corpo estraneo”: un gesto solo percepito, perché negato allo sguardo nel momento del suo compiersi. L’opera raccoglie in sé, esaustivamente, il distillato di un processo composito che alterna la creazione e la distruzione – costante, ripetitiva, mai uguale a se stessa – della forma che si fa essenza. Nel “corpo estraneo” ogni paio di occhi può riconoscere una narrazione che, per certi versi, gli appartiene: quanto incide, in noi, la prossimità con l’Altro, nel processo di auto-riconoscimento, e di comprensione di ciò che è Altro da Sé? – Petra Cason Olivares


Grumo effimero

Avere davanti a sé (addosso) un grumo effimero che rincorre un volto sul volto sul corpo, la pelle, la creta, l’oggetto, il soggetto è un po’ un sogno incubato. Sento il peso e l’odore della materia, la gravità che preme verso il basso.

Un’idea d’identità aliena (ma allo stesso tempo ego e alter ego) attraverso l’utilizzo della maschera del doppio del triplo del multiplo, del camouflage come crosta modellabile che copre e scopre, nasconde, soffoca, chiude, macera e fermenta, innesca meccanismi alchemici, trasmuta, reinventa e ricrea un io in cui ogni personalità diventa impossibile. Una soluzione che è una fuga invalida che non risolve la crisi esistenziale dell’essere umano immerso in una società/attualità già distopica. La sottolinea. Una via d’uscita, un fallimento o un monito? Un circolo perverso, una ricerca infruttifera, annientamento, salto mortale e rincorsa. Il “sopra-tra-volto” (la struttura metallica, la gabbia, il legno, la cinghia, linea chiusa o aperta) è una crisalide (più falena che farfalla), dentro e sotto c’è il movimento, la spinta, il rovello. La testa è il centro del corpo, il corpo è centro e fulcro cosmico, la scatola cranica è l’origine del pensiero, la dannazione e la rivalsa. Ma la concrezione superficiale s’incunea, traspira osmotica, è corpo, arto, essudazione concettuale, verità più vera, domanda della domanda, desiderio realizzabile non mistico ma concreto, è illusione e delirio, cieco palpabile contratto per scendere a patti con ciò che non si è. Anche se un attimo. – Barbara Fragogna


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Michele Tajariol
Pordenone 1985
Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Carrara, proseguendo la formazione in Giappone alla Tokyo Zokey University. La sua iniziale ricerca lo porta ad affrontare il linguaggio della scultura attraverso la rivisitazione di oggetti che decontestualizzano spazi o luoghi affettivi. Una idea di scultura che si basa sulla composizione di differenti materiali e oggetti comuni. L’identità di scultura-oggetto ha dirottato il linguaggio dell’artista verso l’uso di quest’ultima a una finalità performativa e fotografica, in cui egli stesso mette a confronto corpo ed opera per una unica oggettualità di sintesi visiva. Espone in Italia ed all’estero, in sedi private e pubbliche, collaborando inoltre con altri artisti nella progettazione e realizzazione di installazioni. Alcune delle più importanti esposizioni degli ultimi anni sono le seguenti: Palinsesti 2017, San Vito al Tagliamento. Not Only Decoration Vienna. Filando i remi, Galleria A. Pizzinato Pordenone. L’anello di Cupra, Museo di Fermo. Nuovi Orizzonti, Museo Revoltella Trieste. Intervallo di confidenza, GC.AC Galleria Comunale d’arte Contemporanea di Monfalcone. Walking, arte in cammino, Tolmezzo. Co:operation garnish, Baltimore Jewelry Center Gallery, Maryland, America. Ibidem, Fondazione Ado Furlan, Pordenone. 98ma Collettiva Giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua La Masa. NASR, Kilowatt Festival, programma Kilow’art, Sansepolcro. JCE Jeune Création Européenne, ‘13-’15. Smuggling Anthologies ’13 ’15, MMSU Rijeka (Croazia), Idrija (Slovenia), Trieste Contemporanea (Italia). Premio Francesco Fabbri per le Arti Emergenti, Pieve di Soligo. Essere o non essere Premio Terna 05, Tempio di Adriano, Roma.

Mostra
Titolo: Corpo Estraneo
Artisti: Michele Tajariol
Luogo: Piazza Peyron, 9g, 10143 Torino
A cura di: Petra Cason Olivares e Barbara Fragogna
Inaugurazione: venerdì 20 settembre 2019 - ore 19
Orari di apertura:
dal giovedì al sabato dalle 16 alle 19.30 e su appuntamento

visitabile dal 20 al 30 ottobre 2019

Info:+39 3493644287 | www.fusionartgallery.net | info.fusionartgallery@gmail.com

Nicola Genco - Promenade

Nicola Genco, Promenade (2019), particolare 1

Venerdì 20 settembre 2019 alle ore 18 presso il Museo Archeologico F. Ribezzo di Brindisi (piazza Duomo 6) sarà inaugurata l’installazione di Nicola Genco intitolata Promenade, curata da Lia De Venere.

L’installazione, costituita da 200 sculture realizzate in ceramica e ferro raffiguranti uomini in cammino, sarà collocata nel giardino che mette in comunicazione il museo con la biblioteca.

Così scrive la curatrice in catalogo:
Le strane figure che in ordine sparso, a passo lento, attraversano il giardino che collega museo e presidio di lettura, sono le immagini di uomini, venuti da lontano o andati lontano, solcando mari e fiumi, scalando alture impervie, percorrendo pianure e foreste, attraversando ponti, scavalcando muri. Sono le ombre di coloro che hanno fatto di un luogo estraneo la propria dimora, che hanno incontrato la diversità e sono essi stessi diventati diversi. Teste e busti di ceramica bianca, fragili e preziosi al tempo stesso, per dire che mente e cuore sono le sedi della conoscenza e dei sentimenti; come gambe lunghi ed esili tondini di ferro arrugginito affondati nel terreno a simboleggiare la durata e la durezza del cammino, ma anche la determinazione e la tenacia con cui l’hanno affrontato. Nicola Genco ha voluto riunire questa moltitudine di creature in una terra di mezzo, in una sorta di guado tra due sponde con l’intento di porre in luce il valore inestimabile dell’incontro di culture, l’indubbia importanza delle relazioni umane, il peso rilevante della circolazione delle idee, l’innegabile utilità dello scambio di esperienze. I volti dei viandanti, sinteticamente modellati, impediscono di individuarne genere, età, etnia. Sono solo persone che vanno spedite incontro all’altro, anche per conoscere meglio se stessi. Ovviamente, è superfluo dire che la loro non è una passeggiata.


All’inaugurazione dell’installazione, che resterà visibile sino al 6 gennaio 2020, interverranno:
Loredana Capone, Assessore all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia
Aldo Patruno, Direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio
Roberto Romeo, Teatro Pubblico Pugliese
Simonetta Dellomonaco, Presidente Apulia Film Commission
Riccardo Rossi, Sindaco di Brindisi
Emilia Mannozzi, Direttrice Polo Biblio-museale di Brindisi
Lia De Venere, Curatrice e storica dell’arte



NICOLA GENCO 
Putignano (BA), 1959. Vive e lavora a Putignano. Grafico, designer, pittore, scultore, fotografo, Genco è un artista visivo a tutto tondo. In tutte le sue creazioni è sempre palese l’interesse per i diversi aspetti della natura, così come il rapporto vivo e forte con la materia; frammenti di mondi diversi attraverso la sintesi creativa danno vita a opere d'arte caratterizzate dalla ibridazione di più materiali.

Mostre personali
2019 
Trattato di entomologia aliena, nell’ambito del progetto “Le parole del cibo, le suggestioni dell’arte”, a cura di Lia De Venere. Laterza (TA). Palazzo Marchesale, Cavallerizza.

2018 
Sacra Famiglia – Omaggio ad Antonello da Messina. Bari, Castello Svevo, Cappella. Dalla natura nella storia, a cura di Lia De Venere. Antiquarium e Parco archeologico di Canne della Battaglia (Barletta). 

2017
Installazioni in occasione del Festival Tra i vicoli della mente. Noci (BA), Centro storico. 

2016-2017-2018-2019
Installazioni in occasione di Cortili Aperti, a cura dell’ADSI Associazione Dimore Storiche Italiane. Sezione Puglia. Lecce, Centro storico.

2016
Festival della Terra delle Gravine, Laterza (TA).

Mostre collettive
2019
Per mare, approdi e naufragi, a cura del Polo Museale della Puglia. Bari, Castello Svevo. 
Viandanti festival, Piiil Cultura Regione Puglia, Altamura (BA), Stabilimento Patroni Griffi. 
Libri d’artista, a cura di Mariastella Margozzi. Bari, Castello Svevo di Bari.
Le parole del cibo, le suggestioni dell’arte, a cura di Lia De Venere. Mostra conclusiva del progetto omonimo promosso dalla Teca del Mediterraneo-Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia. Bari, Palazzo del Consiglio Regionale.
Festival Trilogy, Nabilah, Bacoli (NA).

2018 
Rosso è…Dodici artisti alle prese con un colore molto speciale, a cura di Lia De Venere. Conversano (BA), Galleria Cattedrale.



domenica 15 settembre 2019

Una questione di sguardi


Nell'ambito di TRAFFIC: il festival delle anime gentili, si apre a Casa Sponge la personale di Betrice Meoni con Sue Kennington e Phillippa Peckham a cura di Milena Becci.

Una questione di sguardi, personale di Beatrice Meoni. con Sue Kennington e Phillippa Peckham, a cura di Milena Becci. Il progetto rientra nel cartellone di TRAFFIC - Festival delle anime gentili, che chiude con la mostra a Casa Sponge la tre giorni di questa edizione, regalando un segnale di condivisione e di unione. 

La mostra si inserisce in un cammino più ampio iniziato un anno fa. Era l'autunno dello scorso anno, da quel momento il viaggio di Meoni si è sviluppato in più tappe che l'hanno vista studiare il paesaggio circostante Casa Sponge. Divulghiamo per intero il suo scritto, un ibrido tra le pagine di un diario e un manifesto. Annuncia la mostra, racconta il percorso, si apre al futuro...


Antefatto: l'ospitalità.
Nell'ottobre del 2018 sono stata invitata a Casa Sponge per una breve residenza curata da Angelo Bellobono e Giovanni Gaggia sul tema del paesaggio. Nella giornata dedicata alla pratica della pittura en plein air avevo scelto di dipingere accanto alla finestra di una casetta verde, forse un ripostiglio per attrezzi, ai margini di Montesecco, un piccolo borgo affacciato su un'ampia valle. La vicinanza della casa e alcuni arbusti racchiudevano la vista a quell'orizzonte aperto che gli altri pittori avevano scelto di ritrarre, lasciando che il mio sguardo non si smarrisse. Durante il lavoro uno dei pochi abitanti del paese portò da bere una bottiglia del suo vino, a quel gruppo variegato di pittori e dopo averci rifocillato ritornò sui suoi passi.

Il senso dell'ospitalità.
Quanto scegliere di lavorare accanto ad un piccolo capanno ha a che fare con la mia visione di quel paesaggio antropizzato? Quanto quell'uomo che porta da bere incide su quella visione e dove mi conduce? Cosa vediamo del paesaggio che ci circonda? Alcune di queste domande sono state l'inizio del nuovo lavoro sul paesaggio a Casa Sponge nel prossimo settembre.

La casa / il paesaggio
La stretta connessione tra la pratica della pittura e la sua fruizione dalle pareti di casa, mi spinge ad esplorare le relazioni con gli abitanti di quel territorio. Cosa vediamo e quanto guardiamo dalle nostre finestre. Come cambia, se cambia, il nostro sentire vivendo per un po' di tempo con un dipinto che ci parla del paesaggio che ci circonda, e cosa succede all'opera che viene accolta, a discrezione dei proprietari, nelle case di piccolo un borgo di pochi abitanti immerso nel paesaggio marchigiano?

Montesecco /luglio
Quando sono arrivata a Montesecco sono stata accompagnata alla casa di Anna, lei non c'era, ma mi aveva lasciato le chiavi per poter dipingere il paesaggio dalle sue finestre. Quella sera, uscendo dalla sua casa ho incontrato Maria che tornava dall'orto e mi ha mostrato i belvedere di Montesecco, ma io guardavo il suo orto, le galline del suo pollaio. Risalendo verso la piazza ho incontrato Marina, mi sono fermata sotto il suo balcone con l'ombrellone aperto per non far prendere troppo sole ai fiori, ho fotografato la cassetta di patate che aveva sulla soglia, così ho incontrato Ivana e i vasi di piante rigogliose difronte a casa che avrei dipinto il giorno dopo. Poi Delfina con il suo cane, in un pomeriggio caldo sulla panchina di fronte alla chiesa e ancora Valentino che mi ha lasciato qualche fico appena colto. A Montesecco le piccole cose raccontano nella calura dell'estate anche i suoi belvedere.

Cos'è il paesaggio, quale la visione?
Una questione di sguardi.

Una questione di sguardi è la prima mostra che esce dalle mura di Casa Sponge, coinvolte nel processo alcune abitazioni di Montesecco, La mostra sarà visitabile fino al 10 novembre a Casa Sponge su prenotazione, nelle altre dimore a discrezione degli abitanti. 

Si ringrazia la galleria Cardelli & Fontana per la gentile collaborazione.


Beatrice Meoni (Firenze, 1960)
Dopo la laurea in Letterature straniere, si forma attraverso i lavori con compagnie teatrali e scenografi di rilievo affiancano fin dall’inizio il lavoro di pittrice di scena a quello di progettista per la poesia, per la prosa e per la danza. Negli ultimi anni si dedica principalmente alla pittura e all’indagine e sperimentazione sulle possibilità linguistiche della pratica pittorica. Nel 2012 inizia la sua collaborazione con la galleria Cardelli & Fontana di Sarzana.


Titolo: Una questione di sguardi
Artisti: Beatrice Meoni 
A cura di: Milena Becci
Collaborazione: Sue Kenninghton e Phillippa Peckham
Luogo: Casa Sponge, Via Mezzanotte 84 – 61045, Pergola (PU)
Durata: 15 Settembre – 10 Novembre
Orario di apertura: su appuntamento
Info: spongecomunicazione@gmail.com | spongeartecontemporanea.net | +39 339 4918011

Fiona Annis - La stanza del tempo

Fiona Annis, Teodolite ripetitore (apparent altitude) della serie La Stanza del Tempo
Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Napoli 2019


La galleria per le arti contemporanee Intragallery è lieta di inaugurare la stagione espositiva 2019 / 2020 con la mostra personale La stanza del tempo dell’artista canadese Fiona Annis, venerdì 27 settembre 2019 dalle ore 18.00 alle 21.00. La mostra è accompagnata da un testo critico di Alessandra Troncone.

Fiona Annis, durante il suo precedente periodo di residenza a Napoli, ha lavorato sulla collezione del MuSA - Museo degli Strumenti Astronomici di Capodimonte, una ricca raccolta di strumenti datati dalla metà del XVI secolo fino alla metà del XX che documentano la ricerca astronomica svolta presso l’Osservatorio di Napoli.

“Una raccolta di oggetti, stampe e disegni che accompagnano il visitatore alla scoperta delle più straordinarie intuizioni e invenzioni, mosse dal desiderio di abbracciare l’universo con lo sguardo e di trovare, proprio lì dove lo sguardo si perde, le risposte a ciò che accade nel nostro piccolo quotidiano. Fiona Annis si è avvicinata a questi preziosi dispositivi interrogandosi sul contesto museale, quale luogo di preservazione della storia materiale, e sulla relazione tra il sapere e l’infinito, due concetti in apparente tensione laddove “conoscere”vuol appunto dire definire, circoscrivere, incasellare e misurare, dotandosi dei giusti strumenti. Un’ambizione profondamente umana che si traduce in parametri di convenzione, a partire dalla scansione del tempo. Ed è proprio La stanza del tempo il titolo della mostra di Annis presso Intragallery, in riferimento a quella stanza speciale presente in passato in molti osservatori astronomici, dove gli orologi sono accuratamente calibrati per mantenere il tempo e conservarne uno standard condivisibile. Ricorrendo ad un uso inaspettato - e per certi versi improprio - della fotografia, Fiona Annis ha sottoposto gli oggetti della collezione museale, quali telescopi celestiali, cannocchiali, globi, specchi, pendoli, a un rovesciamento di prospettiva, trasformandoli da strumenti di ricerca in oggetti di studio. Lo ha fatto puntando l’obiettivo su di loro, per ottenerne un’immagine. Ma ha impostato la messa a fuoco scegliendo l’opzione “infinito”,con il risultato di perdere completamente i contorni dell’immagine, cercando il fuoco lontano, ben al di là degli oggetti stessi, e quindi in un luogo non visibile. Proiettando idealmente questi stessi oggetti nelle galassie di cui loro dovrebbero restituirci la visione. 
“Eludendo una rappresentazione oggettiva in favore di un'identificazione empatica”,afferma l’artista. Il risultato è un’immagine incerta alla quale non siamo più abituati nell’era dell’alta definizione, ma che proprio per la sua inconsistenza allude ai mondi ancora da scoprire, quelli che ancora non scorgiamo con nitidezza ma di cui già percepiamo la presenza. In questo processo, l’arte si prende quelle libertà che alla scienza non sono concesse per suggerire ed evocare una materia impalpabile, che ancora non è stata misurata e classificata, sciogliendosi da immagine in immaginazione. Rispecchiando la disposizione di questi oggetti nelle sale museali, nella mostra da Intragallery le stampe sono intervallate da citazioni di scrittori, poeti, filosofi, scienziati che costruiscono una trama di pensieri sui temi dell’infinito, della conoscenza e dell’ignoto, allargando il campo ad altre discipline. Infine, nell’ultimo spazio della galleria, una linea d’oro lunga precisamente 29,9.792.458 cm corre sul muro. La sua estensione misura la distanza che la luce percorre in un miliardesimo di secondo, da cui il titolo Un Miliardesimo di Secondo luce. Con quest’opera, Fiona Annis torna sulla necessità di dare una consistenza visibile a ciò che non lo è: la velocità della luce a dispetto di una linea visibile che ne raffigura la distanza percorsa. Nella semplicità di un orizzonte continuo, due punti ideali si ricongiungono in maniera apparentemente statica, lasciando tuttavia intuire l’impercettibile e sfuggente movimento del tempo.” (cit. Alessandra Troncone). 

Fiona Annis (Glasgow, 1983 - vive a lavora a Montréal) 
Una tendenza costante al centro della pratica dell’artista canadese è l’esplorazione di materiali, di immagini dal passato e di tecnologie già esistenti, alla ricerca di nuovi significati. Il suo è un percorso artistico che evoca sia l’eredità del passato che la promessa di un futuro. Fiona Annis mette in atto un’azione di recupero, o meglio, di riformulazione di un materiale culturale in pericolo di estinzione o relegato ai margini della conoscenza collettiva. Attualmente sta lavorando ad un progetto di ricerca-creazione all’osservatorio Astronomico di Capodimonte che affronta il rapporto strano e misterioso che la fotografia intrattiene con il passato. Fiona Annis ha esposto in centri d’arte, gallerie e musei nazionali ed internazionali. Collabora costantemente con la Società di archivi affettivi.



LA STANZA DEL TEMPO
Fiona Annis
Testo critico di Alessandra Troncone

OPENING venerdì 27 settembre 2019 dalle 18.00 alle 21.00
27 settembre / 6 novembre 2019

Via Cavallerizza a Chiaia, 57
80121 Napoli

pubblica:

REF - Roma Europa Festival 2019

A Roma la 34° edizione del Romaeuropa Festival, dal 17 settembre al 24 novembre 2019, ospitata in 20 spazi della Capitale che accoglieranno 377 artisti e 126 eventi suddivisi fra teatro, danza, arti digitali e kids.



Uno spettro si aggira per il pianeta: l’urgenza espressiva. La memoria, il patrimonio storico e culturale sono le fondamenta su cui poggia l’osservatorio del mondo contemporaneo. Ma da questa solida piattaforma lo sguardo degli artisti spazia ben oltre l’orizzonte dell’attualità. Ecco quindi che la 34esima edizione del Romaeuropa Festival viaggia tra riti ancestrali e cultura urbana, tra radici spezzate e migrazioni forzose, tra realismo globale e intelligenza artificiale, per sviluppare una affascinante lettura critica del nostro tempo. 
Dal 17 settembre al 24 novembre 377 artisti provenienti da 27 paesi sono protagonisti dei 126 eventi in scena in 20 spazi della capitale tra danza, teatro, musica, arti digitali e kids. Un paesaggio da scoprire e da attraversare, come suggerito dalla presidente della Fondazione Romaeuropa, Monique Veaute, e come voluto ed elaborato dal direttore generale e artistico, Fabrizio Grifasi: il “landscape” del REF19 è una geografia del nostro mondo di oggi tra virtualità e realtà, oniriche proiezioni di futuri possibili e affondi nell’ambiguità del nostro quotidiano.

OPENING REF19 || LIA RODRIGUES
Il 17 settembre, l’inaugurazione del Romaeuropa Festival 2019 conduce nel Brasile energico, selvaggio e tagliente della coreografa Lia Rodrigues, per la prima volta al REF con il suo Furia: la danza contemporanea e l’energia delle musiche rituale della Nuova Caledonia caratterizzano una pièce forsennata e a tratti orgiastica, un rituale per il nostro presente esperito da nove danzatori. A partire da qui la bussola del REF19 si orienta verso le stelle polari della creazione artistica internazionale lasciando scoprire contemporaneamente una costellazione di nuove proposte.

LA DANZA. PAESAGGI IN MOVIMENTO 
Se dal Brasile arriva per la prima volta anche Bruno Beltrao con il suo Grupo De Rua, tornano dall’olimpo della coreografia internazionale il celebre coreografo anglo-bengalese Akram Khan (imperdibile il suo addio alle scene nelle vesti di danzatore e performer), il maestro William Forsythe e il visionario Aurelien Bory con un nuovo ritratto dedicato alla danzatrice indiana Shantala Shivalingappa. Gli eventi coreografati da Merce Cunningham sono riallestiti dalla sua ex ballerina Jeannie Steele per il corpo di ballo della compagnia Rambert, con le musiche live di Philip Selway (Radiohead) e con i dipinti di Gerard Richter. Lo spagnolo Jesús Rubio Gamo trasforma il Bolero di Ravel in un inno alla danza e al movimento; la compagnia ungherese Forte racconta la morte di Borromini all’interno di Palazzo Falconieri – Accademia d’Ungheria; mentre Dancing Days, la sezione dedicata alla danza europea a cura di Francesca Manica, vede protagonisti: Arno Schuitemaker (Olanda), Chiara Taviani ed Henrique Furtado Viera (Italia-Portogallo), Hamdi Dridi (Tunisia), Elena Sgarbossa (Italia), Andrea Dionisio (Italia), la compagnia Kor’sia (Spagna) e i Leoni d’Argento alla danza 2019 Théo Mercier e Steven Michel (Francia) oltre ad una selezione di artisti dal network Aerowaves.

IL TEATRO. PAESAGGI DEL PRESENTE 
Costruiscono riflessioni complesse e articolate sul nostro presente alcuni dei registi più acclamati della scena contemporanea: lo svizzero Milo Rau ambienta l’Orestea di Eschilo a Mosul, nel contesto della guerra contro l’IS; il tedesco Thomas Ostermeier insieme a Sonia Bergamasco porta in scena Ritorno a Reims del sociologo francese Didier Eribon; Ascanio Celestini esplora il mondo delle barzellette tra luoghi comuni e autoironia; Saverio la Ruina ricostruisce il rapporto tra un italiano e un musulmano nell’Abruzzo dei terremotati, mentre il giovane talento Julien Gosselin si cimenta nel testo Falce e Martello di Don Delillo.
Per la prima volta al festival il francese Cyril Teste porta in scena l’attrice icona Isabelle Adjani per rileggere un culto della cinematografia mondiale: Opening Night (La notte della prima) di Cassavetes. Contropartita di questo viaggio nella mente di un’attrice è il testo autobiografico e introspettivo di Jan Fabre The Night Writer. Giornale Notturno realizzato appositamente per l’attore italiano Lino Musella. Visionarietà e movimento sono alla base del mago della scena teatrale James Thierrée tra i più grandi innovatori della scena circense ma anche di tre pionieri della sperimentazione teatrale italiana come Giorgio Barberio Corsetti, Alessandra Vanzi, e Marco Solari riuniti sotto il nome della loro storica compagnia Gaia Scienza per riallestire con un nuovo cast La rivolta degli oggetti. Ponte tra generazioni, la sezione Anni Luce, presentata al Mattatoio di Testaccio e curata da Maura Teofili, infine, conduce nel mondo di Liv Ferracchiati, Dante Antonelli, Industria Indipendente e de La ballata dei Lenna.

DIGITALIVE. PAESAGGI VIRTUALI 
Alle sottoculture digitali e alle tribù del virtuale è dedicata la sezione Digitalive a cura di Federica Patti: una quattro-giorni di programmazione negli spazi del Mattatoio oltre ogni categoria disciplinare o classificazione di genere, in un dialogo tra ricerca tecnologica, intelligenza artificiale e performance che vede protagonisti Marco Donnarumma e Margherita Pevere, Jacopo Battaglia, Luca T.Mai, Massimo Pupillo e Lorenzo Stecconi di ZU, Mara Oscar Cassiani, Ultravioletto, Enrico Malatesta, Maria Di Stefano, Franz Rosati, Sandra Mason, i progetti in collaborazione con il premio Re:Humanism e l’Accademia RUFA, e infine due guest star come il performer e coreografo giapponese Hiroaki Umeda e la promessa dell’elettronica internazionale Nicolas Jaar impegnato in una “durational performance” al fianco della danzatrice messicana Stephanie Janaina.


LA MUSICA. PAESAGGI SONORI 
Sonorità contemporanee, elettroniche, rock, jazz o pop post-world, attraversano tutto il REf19 descrivendo una geografia di scambi e contaminazioni. Le celebri pianiste Katia e Marielle Labèque insieme a Bryce Dessner dei The National propongono un programma di musiche commissionate ai più grandi compositori contemporanei (tra cui Thom Yorke) per costruire un ponte tra il minimalismo musicale e il rock; mentre Vanessa Wagner e Murcof reinterpretano alcune delle pagine musicali più importanti del Novecento. Ancora protagonisti della composizione contemporanea sono Lubomyr Melnyk e Craig Leon, Cornelius Cardew interpretato da Fabrizio Ottaviucci, Elzbieta Sikora e Audior, Lucia Ronchetti, Andrea Liberovici, Helga David con lo Shallfeld Ensemble e il Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista e impegnato in due ritratti dedicati a Ivan Fedele e Louis Adriessen. Per Diaspora, un nuovo ciclo di doppi concerti, sono protagonisti alcuni degli artisti emergenti affermatisi in Europa ma costretti a lasciare il loro paese d’origine: le sudanesi Alsarah and the Nubatones e il burundese J.P Bimeni & The Black Belts, il camerunense Blick Bassy e la capoverdiana Mayra Andrade, l’egiziano Abdullah Miniawy al fianco del jazzista Erik Truffaz nel progetto Le cri du Caire; e i libanesi Rayess Bek, Mehdi Haddab e Randa Mirza che con il loro Love & Revenge costruiscono un inno alle icone dell’epoca d’oro del cinema e della musica egiziana.
Teatro musicale infine con la compagnia Bartolini/Baronio e con l’artista visivo fiammingo Hans Op De Beeck, impegnato nella costruzione di uno spettacolo in cui la visionarietà delle immagini si sposa alle musiche eseguite dal quartetto di sax BL!NDMAN ENSEMBLE diretto da Eric Sleichim.

EXHIBIT. ARTI VISIVE 
Hans Op De Beeck è presente anche nella sezione del REf19 dedicata alle arti visive, coordinata da Monique Veaute e suddivisa tra gli spazi del Mattatoio, la Sala Santa Rita di Roma e Palazzo Merulana. Tre le opere site specific presentate dall’artista africano Pascale Marthine Tayou: Arbre de vie, Open Wall e Work in Progress un grande murale realizzato a Piazza Orazio Giustiniani. Curata da Achille Bonito Oliva e Melania Rossi e realizzata in collaborazione con Fondazione Cerasi e Coopcultura, la mostra The Rythm of the brain ospita opere inedite di Jan Fabre, video di alcune sue celebri performance, e opere realizzate ad hoc in dialogo con la collezione della scuola romana di Palazzo Merulana. Opere luminose e digitali sono, infine, quelle pensate dagli artisti Gyula Várnai e Quiet Ensemble sulle linee architettoniche della Sala Santa Rita di Roma.

IL GRAN FINALE 
Ancora musica con il Gran Finale del Romaeuropa Festival 2019 realizzato in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma. Il 24 novembre tutte le sale dell’Auditorium Parco della Musica saranno coinvolte in una serata di concerti, una line-up d’eccezione composta dall’atteso ritorno di Ryuichi Sakamoto al fianco di Alva Noto per presentare il loro Two, Christian Fennesz impegnato al fianco dei visuals di Lillevan nella presentazione del suo ultimo disco Agorà, il pianista e compositore Chassol con il suo Ludi e l’attrice e cantante, “statuaria, superba, elegante” Fatoumata Diawara.

KIDS+FAMILY 
Vero e proprio festival nel festival, curato da Stefania Lo Giudice, Kids + Family trasforma il Mattatoio in uno spazio interamente dedicato ai bambini e alle loro famiglie costruendo una programmazione parallela di danza, musica, teatro e arti visive, talk, laboratori e attività ludiche gratuite. Inaugurata da Riccardo Nova e Giacomo Costantini e da una grande parata nel quartiere di Testaccio curata dalla compagnia francese Les Grandes Personnes la sezione si articola tra gli spettacoli di teatro di Fanny & Alexander e Teatro delle Apparizioni, il teatro di figura del Lutkovno Gledalisce Ljbljana (Teatro delle marionette di LJbljana), la danza di De Stilte, gli spettacoli di circo di Giorgio Bertolotti con Pieter Forman e di Bigup Circo, gli spettacoli musicali di Zonzo Compagnie e Oorkaan con Percossa, le installazioni di Officine K e Katriem oltre ai laboratori di Ottimomassimo - Librerie per Ragazzi, Orecchio Acerbo Editore/Else, Progetto Graf/Maria Carmela Milano, Edizioni Libri Serigrafici e Rai Porte Aperte.

COMMUNITY || PREMI – FORMAZIONE - TALK
Completano il REf19 le attività di community, la sezione dedicata ai premi e all’attività laboratoriali e di incontro con il pubblico. Sono i premi Digital Award e DNAappunti coreografici e Sound Of Silences; gli spettacoli presentati dai vincitori di Opera 4.0 (call del Macerata Opera Festival) e di Vivo d’Arte (Bando del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale), le attività di formazione e per il pubblico realizzate con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, Casa Dello Spettatore, Maxxi – Museo Nazionale delle arti del XXI Secolo, Accademia di Belle Arti di Roma e Accademia Nazionale di Danza, l’azione performativa pensata da Enzo Cosimi, gli incontri con il pubblico di Post-it realizzati con Rai Radio 3 e gli incontri di approfondimento con artisti e studiosi in collaborazione con le università di Roma La Sapienza e Roma3.

UNA MAPPA GEOGRAFICA || RINGRAZIAMENTI
Fondamentale per la realizzazione del Festival il sostegno della Direzione Generale Spettacolo del MiBAC – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, di Roma Capitale e della Regione Lazio, il contributo di Flanders State of Arts e il prezioso supporto di RAI.
Il REf19 è prodotto dalla Fondazione Romaeuropa in corealizzazione con la Fondazione Musica per Roma, il Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo - il Mattatoio, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in collaborazione con Palazzo Merulana, Fondazione Elena e Claudio Cerasi, Coopculture, Galleria Continua, Galleria Magazzino. Sostiene il festival una preziosa rete pubblico/privata, italiana ed europea di cui fanno parte, il British Council, il Goethe-Institut la Fondazione Nuovi Mecenati, l’Institut Français e La Francia in Scena, l’Istituto Polacco a Roma, l’istituto Belassi dell’Accademia di Ungheria in Roma, il dutch performing arts, l’Officina Culturale de l’Ambasciata di Spagna, Istituto Cervantes, l’Istituto di Cultura Giapponese oltre alla rete Aerowaves – Dance Across Europe cofinanziata nell’ambito del programma Europa Creativa.

REf19 è patrocinato da numerose ambasciate internazionali: l’Ambasciata del Brasile, del Messico, Britannica, d’Olanda, di Spagna, della Repubblica di Slovenia, di Francia, di Tunisia, della Repubblica Federale di Germania, d’Ungheria e del Giappone; ed è realizzato in network con Carrozzerie | n.o.t, Villa Medici – Accademia di Francia, MAXXI – Museo Nazionale delle arti del xxi secolo, Nuova Consonanza, TorinoDanza, Festival Aperto, la Farnesina – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per il premio Vivo d’Arte, Macerata Opera Festival per il premio Opera 4.0 e per DNAppunti coreografici, Cango, Casa della Danza – Bassano del Grappa, L’Arboreto - Teatro dimora di Mondaino, Gender Bender, Triennale teatro dell’arte.

Fonte: ROMA\ aise

REF 2019: programma completo

venerdì 6 settembre 2019

Luisa Elia - Souvenir

Luisa Elia, senza grazie A - 2017 tecn. mista con sabbia e pomice 28x28x24 cm 
foto Carlo Bevilacqua

Dal 27 settembre all’11 novembre 2019, presso lo Spazio PAePA di Milano, diretto da Giuliano e Nunzia Papalini, va in scena una personale della scultrice Luisa Elia. Un progetto espositivo curato da Arianna Baldoni che ripercorre l’ormai quarantennale lavoro di ricerca dell’artista. La mostra offre una visione affascinante del suo universo poetico creato da costruzioni nel vuoto, in sabbia e pomice o terra di campagna, appartenenti ai suoi cicli Souvenir senza grazie eIn fieri. Il processo che porta alla creazione di queste astrazioni geometriche ed enigmatiche, secondo la definizione della stessa artista, è l’elemento fondativo di tutta la sua poetica. Le altre sculture, che fanno parte della mostra, ingommaepigmenti, hanno origine da un procedimento che Luisa Elia definisce alchemico. In Passidi/versi, 7 Gomme aggregate, e nel trittico inbronzo,duesueliriche composte a fine anni Ottanta, si integrano con le opere. 

La ricerca della scultrice, che analizza prevalentemente il vuoto e lo spazio, traendo sempre spunto da un mondo in cui idee e cultura interagiscono indissolubilmente, si è avvalsa della collaborazione di Musei, come la Gallery Tom di Tokyo, e di critici, poeti e artisti, tra i quali: Achille Bonito Oliva, Pierre Restany, Dario Bellezza, Luciano Fabro.

Arianna Baldoni, nella sua intervista all’artista, pubblicata sul catalogo che accompagna la mostra, relaziona alcune sue opere come la serie di Gomme 2009 alle ricerche degli anni Sessanta e Settanta di figure come Eva Hesse, Lynda Benglis, Louise Bourgeois, Lee Bontecou,nelle quali sono predominati temi come l’intimità, il dolore, la sessualità, toccando anche argomentazioni socio-politiche tra cui la condizione femminile. 


Luisa Elia, nata a Lecce nel 1960, vive a Milano dal 1987. Ha conseguito studi umanistici e si è laureata in Lettere Moderne e Storia dell'Arte. Dal 1973 al 1980 ha iniziato a creare le sue prime sculture presso lo studio di uno statuario leccese, e a coltivare la sua passione per l'arte e la poesia. Ha frequentato poeti, artisti, critici d'arte, tra i quali: Dario Bellezza, Carmelo Bene, Bruno Brancher, Carmen Gregotti, Luciano Fabro, Hidetoshi Nagasawa, Pierre Restany, Achille Bonito Oliva, e partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali, tra le quali: Il Festival dei due Mondi a Spoleto (1991), con direzione artistica di Achille Bonito Oliva; Art & Tabac, Museo del tabacco a Vienna/Amsterdam (1995) Bruxelles, Tel Aviv (2016), con direzione artistica di Pierre Restany; The bride to peace,Pippa Bacca, a cura della Fondazione Piero Manzoni, Istanbul (2008); Biennaledi Venezia(2011), a cura di Gaspare Luigi Marcone; L'altrametà della scultura, Museo Francesco Messina, a cura di Maria Fratelli, testo di Leonardo Merlini, Milano (2016); Inprincipioèlaterra, Forte di Gavi-Libarna, a cura di Matteo Galbiati e Kevin McManus (2016).  Tra le sue personali si segnalano: Mundi Identitas Castello Carlo V Lecce, a cura dell'associazione culturale Salvatore Calabrese (2017); Luisa Elia:cielo e terra madre, Sculture di sale e di terra, Villa Cernigliaro, Sordevolo, a cura di Nicoletta Pallini (2015); Seasons, Galleria Raffaella De Chirico, Torino (2015); Nuove sculture, Il triangolo nero, a cura di Gianni Baretta, Alessandria (2011); Alfabeta gomma delta, Spazio temporaneo, a cura di Claudio Cerritelli, Milano (2010); SpaziParalleli:Elia/ Fonticoli, Spazio temporaneo, a cura di Angela Madesani, Milano (2008); Luisa Elia, Gallery Saoh, a cura di Harue Murayama, Tokyo (2006); La Casa, Gallery Tom Museum, a cura di Harue Murayama, Tokyo (1996); LuisaEliaOpere, a cura di Il derosa Laudisa , testi di Dario Bellezza, Luisa Elia, Il derosa Laudisa, Pierre Restany, Castello Carlo V Lecce (1996); Opere Novae, a cura di James Rivière, MicroBrera Gallery Milano (1994); TascabiliElia, Castello di Belgioioso, a cura di Guido Spaini, testo di Dario Bellezza (1992); Puzzling room, D’Ars Milano (1984). 

La mostra è accompagnata da una pubblicazione con una intervista all’artista della curatrice (edizioni Quaderni PAePA).

Luisa Elia Geometrie profetiche 2019 
gomma e pigmenti -13x13x13cm; 10x10x8cm; 9x10x9cm - foto Carlo Bevilacqua

Luisa Elia - Souvenir
a cura di Arianna Baldoni

Spazio PAePA - Via Alberto Mario 26/b Milano
27 settembre - 11 novembre 2019

Opening 27 settembre - ore 18.30

Spazio PAePA
Via Alberto Mario 26/b
Telefono 348 2314811 - 0039 02 39401170
Orari apertura: lun. - ven. 10,00 / 12,30 - 15,30 / 19,00 - sabato su appuntamento